Quando si parla dei rischi dell’IA, l’immaginazione corre facilmente a scenari da fantascienza: macchine che sviluppano una volontà propria e decidono di ribellarsi all’essere umano.
Forse, però, il problema più concreto è un altro.
Quando si parla dei rischi dell’IA, l’immaginazione corre facilmente a scenari da fantascienza: macchine che sviluppano una volontà propria e decidono di ribellarsi all’essere umano.
Forse, però, il problema più concreto è un altro.
Dichiarazione della Universal Peace Federation International sulla sentenza di primo grado riguardante la Dott.ssa Hak Ja Han
UPF Italia si associa alla dichiarazione ufficiale della Universal Peace Federation International relativa alla sentenza di primo grado riguardante la Dott.ssa Hak Ja Han, cofondatrice della UPF.
Nel documento, la UPF International esprime preoccupazione per gli aspetti giudiziari e umanitari del caso, ricordando il lungo impegno della Dott.ssa Han a favore della pace, del dialogo interreligioso e del servizio all’umanità.
Di seguito pubblichiamo la traduzione italiana integrale della dichiarazione.
New York / Seoul — 31 agosto 2026
La Universal Peace Federation Int. (UPF) prende atto con profonda preoccupazione della sentenza di primo grado pronunciata oggi dal Tribunale distrettuale centrale di Seoul nel procedimento riguardante la Dott.ssa Hak Ja Han, cofondatrice della UPF.
Dal 23 al 28 agosto 2026, la Repubblica di San Marino ospiterà il progetto “Un Calcio per la Pace”, promosso e organizzato da UPF San Marino – in collaborazione con UPF Israel, con la partecipazione di una delegazione giovanile proveniente da Israele, composta da giovani appartenenti a diverse comunità religiose e culturali della Terra Santa.
La delegazione sarà composta da 18 giovani partecipanti di 13-14 anni, appartenenti alle comunità ebraica, musulmana e cristiana. Saranno accompagnati da educatori, allenatori e responsabili della delegazione.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di offrire ai partecipanti un’autentica esperienza di incontro, convivenza e collaborazione. Attraverso il linguaggio universale dello sport, e in particolare del calcio, giovani provenienti da diverse comunità della Terra Santa avranno l’opportunità di condividere allenamenti, attività educative, esperienze culturali e momenti di dialogo.
Aprendo l’incontro, Mario Salinas, segretario generale di UPF per l'America Latina e i Caraibi, ha delineato l'idea alla base dell'evento, che in linea con l'Agenda delle Nazioni Unite, si propone di ridurre in tutto il mondo la percentuale di giovani che non studiano né lavorano, offrendo loro competenze che aumentino la loro produttività in ambito socio-economico.
L'evento, moderato dal dott. Franco Famularo, coordinatore globale di ISCP, ha visto la partecipazione di quattro ex capi di Stato o di governo, un esperto di leadership globale e oltre trecentosessanta persone provenienti da più di ottanta paesi.
Il panel ha evidenziato l’attuale "disordine mondiale", rilevando la necessità di riformare con decisione l'ordine internazionale basato sulle regole e come non sia opportuno demolirlo, ma piuttosto adattarlo e rafforzarne le strutture per affrontare le crisi, le tensioni e le nuove sfide comuni.
Durante l'incontro, i relatori hanno approfondito il legame tra tutela ambientale, spiritualità, etica e sviluppo sostenibile. La discussione, moderata da Pierre Beauregard, coordinatore di IMAP Canada, ha evidenziato l'urgenza di un cambiamento dei valori e di una maggiore consapevolezza per affrontare la crisi ambientale che colpisce l'umanità, una questione che non può essere affrontata esclusivamente attraverso la scienza e la tecnologia. Levento è stato inaugurato dal dott. Christoph Wilkening della
Mentre i paesi dei Balcani occidentali avanzano verso l’integrazione nell’Unione Europea, i media svolgono un ruolo essenziale nel promuovere la democratizzazione, la trasparenza e la cooperazione regionale.
di Maria Gabriella Mieli
L’8 luglio si è svolta presso la Camera dei Deputati, a Palazzo San Macuto a Roma, la terza edizione della conferenza istituzionale “Mutamenti Geopolitici e nuovi scenari internazionali”, organizzata da Geocrazia. L’evento ha riunito rappresentanti delle istituzioni, della diplomazia, del mondo accademico, delle imprese, della società civile e di organizzazioni internazionali per riflettere sull’impatto dell’attuale instabilità geopolitica sul commercio, sulla sicurezza, sull’energia e sul futuro della cooperazione globale.
Le immagini delle frontiere continuano a dividere l'opinione pubblica. Da una parte c'è chi invoca controlli sempre più rigidi; dall'altra chi chiede un'accoglienza senza condizioni. Tra queste due posizioni, però, esiste uno spazio spesso poco esplorato: quello della responsabilità condivisa. La vera domanda non è soltanto come difendere un confine, ma come farlo senza perdere di vista la dignità di chi bussa alle nostre porte.
di Giorgio Gasperoni
Ogni volta che una crisi migratoria occupa le prime pagine dei giornali, il dibattito sembra ripetersi con le stesse parole. Si contrappongono sicurezza e solidarietà, controllo e accoglienza, sovranità e diritti umani. È un confronto che, nella sua forma più estrema, rischia di semplificare una realtà molto più complessa.
Sebbene la Giornata sia celebrata ufficialmente il 5 giugno, UPF Burkina Faso ha deciso di posticipare l'evento per coinvolgere un numero maggiore di partecipanti includendo comunità e villaggi rurali, trasformando l'impegno per l'ambiente in un patrimonio condiviso e radicato nel territorio.
L’iniziativa ha celebrato la Giornata Internazionale delle Famiglie e la Giornata dell’Africa, riunendo circa duemila persone in presenza, tra cui esponenti religiosi, deputati, attivisti per la pace, nuclei familiari e rappresentanti delle comunità. A questi si sono aggiunti oltre quattrocento partecipanti collegati da varie regioni africane, che hanno seguito i lavori in portoghese, inglese e francese.
L’iniziativa si è svolta nell’ambito della terza edizione della Campagna di 100 Giorni di Speranza e Pace di UPF, incentrata sull’impegno di “100 Giorni di Servizio alla Comunità”.
L'evento è stato organizzato congiuntamente da Universal Peace Federation Africa, da UPF Benin e dal Dipartimento Giovani della Federazione delle Famiglie per la Pace Mondiale e l'Unificazione Benin.
L’iniziativa sarà realizzata in tutti i duecentouno comuni del Paese e si concentrerà sulla formazione e sull’accompagnamento all’inserimento lavorativo di ottanta giovani laureati per ciascun comune, nei comparti del turismo, dell’ospitalità e della ristorazione. Attraverso un intervento di ampia portata, le due istituzioni intendono consolidare il turismo come settore strategico per l’occupazione giovanile, il progresso nazionale e la costruzione di una pace duratura.
Condotto dal prof. Benezer David Mwang’ombe, Segretario generale di UPF Tanzania, il seminario ha riunito sessantacinque partecipanti provenienti da diverse comunità religiose, gruppi giovanili e organizzazioni della società civile.
La conferenza inaugurale, organizzata da UPF Africa, UPF RDC e dall'Assemblea Nazionale della Repubblica Democratica del Congo, si è svolta presso il Palazzo del Popolo a Kinshasa, con la partecipazione di circa duecento persone, tra cui alte cariche parlamentari, membri delle istituzioni, rappresentanti di UPF, ambasciatori per la pace, giovani leader e ospiti di riguardo.
Una campagna globale ha unito partenariati, servizio concreto e iniziative centrate sulla famiglia nelle comunità di tutto il mondo
Dal 20 febbraio al 1° giugno 2026, la Universal Peace Federation ha invitato le proprie sezioni nazionali, le associazioni affiliate, gli Ambassadors for Peace e le organizzazioni partner a partecipare alla campagna 100 Giorni al Servizio della Comunità. Marzo è stato dedicato ai partenariati, aprile al servizio e maggio alla famiglia. La campagna si è conclusa in occasione della Giornata Mondiale dei Genitori delle Nazioni Unite.
La campagna è nata da una domanda fondamentale: come può un’organizzazione internazionale per la pace diventare più utile alle comunità in cui vivono i suoi membri e partner?
La UPF riafferma la propria fiducia nella giustizia, nel giusto processo e nell’innocenza della Dr.ssa Hak Ja Han
New York, 15 luglio 2026 – A seguito dell’udienza conclusiva del 10 luglio 2026 presso il Tribunale Distrettuale Centrale di Seul, nell’ambito del procedimento giudiziario riguardante la Dr.ssa Hak Ja Han, cofondatrice della Universal Peace Federation (UPF), la UPF rilascia la seguente dichiarazione.
La Universal Peace Federation riafferma il proprio profondo rispetto per il procedimento giudiziario e la propria fiducia nel fatto che i principi del giusto processo, dell’indipendenza della magistratura, dell’imparzialità, della presunzione d’innocenza e dello Stato di diritto guideranno le deliberazioni della Corte e la sentenza finale. Tali principi trovano riscontro negli standard internazionalmente riconosciuti in materia di giustizia, compresa la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che afferma il diritto di ogni persona a un processo equo e pubblico dinanzi a un tribunale indipendente e imparziale.
Viviamo in un’epoca in cui la geopolitica è tornata al centro del dibattito mondiale. Guerre, competizione tecnologica, sicurezza energetica, intelligenza artificiale, controllo delle risorse e nuovi equilibri internazionali impongono analisi sempre più sofisticate. Tutto questo è necessario. Ma, accanto a una domanda su come governare il mondo, ne emerge un’altra, forse ancora più decisiva: chi educa la coscienza di coloro che quel mondo sono chiamati a guidare?
di Maria Gabriella Mieli e Giorgio Gasperoni
Negli ultimi anni abbiamo imparato un nuovo linguaggio. Parliamo di multipolarismo, resilienza delle filiere produttive, deterrenza, sicurezza energetica, rotte commerciali, intelligenza artificiale, spazio, terre rare, corridoi strategici. Sono espressioni che fino a poco tempo fa appartenevano quasi esclusivamente agli specialisti e che oggi sono entrate nel dibattito pubblico.
Il Forum delle Nazioni Unite a New York si concentra su acqua, energia, infrastrutture, città e partenariati, mentre la UPF sottolinea le relazioni umane che permettono a questi obiettivi di radicarsi nella vita quotidiana
Quando un bambino può studiare dopo il tramonto perché l’elettricità è finalmente arrivata in modo affidabile nella sua casa, quando una scuola dispone di acqua potabile sicura, o quando i vicini collaborano per proteggere uno spazio pubblico, lo sviluppo sostenibile diventa qualcosa di concreto. Può essere misurato attraverso politiche, sistemi e indicatori, ma viene vissuto, in ultima analisi, nelle famiglie, nelle scuole, nei quartieri e nelle comunità locali.
La Universal Peace Federation ha avviato gli UPF Summer Events 2026, una serie di programmi raccolti sotto il tema pubblico “Ricostruire la fiducia: che cosa si può fare ora per la pace?”, in vista dell’apertura, nel settembre 2026, dell’81ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
La serie invita le regioni della UPF, le associazioni, le sezioni nazionali e le iniziative per la pace a proporre brevi riflessioni fondate sull’esperienza locale, sulla responsabilità morale e sulla visione di pace della UPF.
L'evento è stato promosso come risposta alla crescente necessità di affrontare il problema della diffusione di sostanze stupefacenti tra le nuove generazioni, una questione che non conosce confini geografici e che richiede una risposta comunitaria forte e incisiva.
All'evento ha preso parte una delegazione di UPF, formata da dodici membri e nove ambasciatori per la pace, insieme a rappresentanti di varie tradizioni religiose, organizzazioni umanitarie, culturali e sociali, leader spirituali e delegati di ordini templari nazionali e internazionali.
L'evento è stato organizzato da UPF Argentina, dal Rotary Club Montserrat, dal Club Satellite delle Comunità e dal Rotary Club Parque de los Patricios, con l'intento di riconoscere il contributo di diversi gruppi d’immigrati giunti in Argentina.
L'evento è iniziato con la proiezione del video "La diplomazia della bellezza", un documento visivo che ha fornito ai presenti una panoramica storica delle tappe fondamentali dell'impegno del rev. Sun Myung Moon e della dott.ssa Hak Ja Han fondatori di UPF, a sostegno delle arti dello spettacolo.
L’evento, cui hanno preso parte esperti provenienti dall’America Latina e dai Caraibi, è stato realizzato in collaborazione con l’Associazione Internazionale dei Parlamentari per la Pace (IAPP), l’Associazione Internazionale degli Accademici per la Pace (IAAP) e l’Associazione Interreligiosa per la Pace e lo Sviluppo (IAPD), tutti progetti di UPF.
L'incontro, svoltosi il 30 maggio 2026 a Melbourne, ha evidenziato l'importanza fondamentale del dialogo, della diversità e di una leadership etica per affrontare le attuali e complesse sfide sociali e globali. I partecipanti hanno analizzato come un coinvolgimento inclusivo, che vada oltre le barriere culturali, ideologiche e istituzionali, possa rafforzare la cooperazione e favorire una pace duratura.
Il nostro mondo non manca di strumenti, risorse e capacità organizzative. Spesso manca di una direzione morale condivisa. Le crisi del tempo presente pongono una domanda semplice e severa: la persona resta il fine delle decisioni, oppure diventa il prezzo da pagare per sicurezza, potere, profitto e stabilità?
di Giorgio Gasperoni
Viviamo in un mondo che sembra avere più mezzi di ogni altra epoca e, allo stesso tempo, meno certezze su come usarli. Abbiamo tecnologie capaci di elaborare quantità immense di dati, reti di comunicazione istantanee, sistemi finanziari globali, organizzazioni internazionali, apparati di sicurezza sofisticati, strumenti umanitari più rapidi di un tempo. Eppure,
davanti alle crisi, ritorna spesso la stessa impressione: sappiamo intervenire, ma non sempre sappiamo custodire.
L’intelligenza artificiale sta entrando con crescente rapidità nei processi decisionali che riguardano la finanza, gli investimenti e la gestione del rischio. Ma fino a che punto possiamo affidare agli algoritmi decisioni che incidono sulla vita delle persone?
Il convegno “Artificial Intelligence for Financial Innovation”, ospitato il 19 maggio 2026 presso la Sala Stampa della Camera dei deputati, ha affrontato queste domande mettendo a confronto studiosi, professionisti e rappresentanti delle istituzioni.
di Maria Gabriella Mieli
Il 19 maggio 2026, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, si è svolto il convegno “Artificial Intelligence for Financial Innovation”, appuntamento conclusivo della seconda edizione di Towards Financial Culture (TFC25), realtà nata con l'obiettivo di connettere persone e idee, influenzare i decisori e favorire la creazione di valore per il Sistema Paese, partendo dalla promozione di una più diffusa cultura finanziaria atta a favorire il dialogo tra il mondo accademico, le istituzioni, i professionisti e gli operatori economici sulle principali trasformazioni che stanno interessando i mercati contemporanei.
La Dichiarazione politica del 2026 su HIV/AIDS, Uniti per porre fine all’AIDS entro il 2030, adottata il 23 giugno 2026 in occasione dell’Incontro di Alto Livello delle Nazioni Unite a New York, sottolinea che affrontare HIV/AIDS va oltre i soli servizi clinici e comprende anche la stabilità familiare e la solidarietà internazionale. La dichiarazione riafferma l’impegno contenuto nell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 3, compreso l’obiettivo di porre fine all’AIDS come minaccia per la salute pubblica entro il 2030.
Mentre giugno 2026 volge al termine, i calendari di diverse tradizioni religiose e spirituali convergono attorno a temi quali digiuno, memoria, purificazione, preghiera, gratitudine e responsabilità. Queste ricorrenze non attenuano le identità distinte delle fedi del mondo. Al contrario, rivelano preoccupazioni morali comuni attraverso le quali gli esseri umani sono invitati a coltivare l’autodisciplina, ad approfondire la compassione, a onorare ciò che gli altri considerano sacro e a rafforzare quelle abitudini da cui dipendono le società pacifiche.
Per i musulmani, Ashura — 10 Muharram 1448 dell’Egira — dovrebbe cadere intorno al 25 giugno, secondo l’osservazione locale della luna. Tra i musulmani sunniti, questa giornata è spesso segnata dal digiuno e dalla gratitudine, nel ricordo di momenti di liberazione divina nella storia sacra.
Quando la Settimana ONU della costruzione della pace 2026 si aprirà a New York, dal 22 al 26 giugno, molta attenzione si concentrerà naturalmente su istituzioni, finanziamenti, inclusione e impatto. Sono attenzioni necessarie. La costruzione della pace richiede strutture capaci di resistere alle pressioni politiche, rispondere alle realtà locali e sostenere le comunità prima che la violenza ritorni.
Eppure, una parte della costruzione della pace rimane spesso meno visibile, perché non comincia con un accordo firmato. Comincia prima, nel periodo in cui nessuna intesa è pronta, nessuna parte è disposta a cedere e il linguaggio pubblico si è già irrigidito. In quel momento, il lavoro più utile può consistere nella discreta salvaguardia dei canali: canali tra comunità e tra regioni che hanno imparato a guardarsi attraverso paure antiche.
Una parola può aprire una porta oppure chiuderla per molti anni. Può custodire la dignità di un’altra persona oppure, silenziosamente, renderla più facile da ignorare. Prima che la violenza entri nelle istituzioni o nelle case, passa attraverso il linguaggio. Impara a chiamare un vicino “minaccia”, uno straniero “peso”, un credente “pericolo”, una nazione “nemico” o una comunità ferita “ostacolo”.
Per questa ragione, la Giornata internazionale delle Nazioni Unite per il contrasto ai discorsi d’odio, celebrata il 18 giugno, possiede un significato che va oltre la comunicazione pubblica. Istituita con la risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite A/RES/75/309, la ricorrenza si inserisce nella Strategia e Piano d’azione delle Nazioni Unite sui discorsi d’odio, avviati nel 2019.
Nel mondo di oggi, molte persone avvertono un crescente senso di inquietudine. I conflitti continuano, la fiducia nelle istituzioni rimane fragile, il dibattito pubblico è spesso polarizzato e molte comunità sperimentano divisioni proprio là dove sarebbe urgente ricostruire legami. In questo contesto, la prossima Conferenza SDG 16 del 2026 presso le Nazioni Unite offre un’importante occasione per esaminare i fondamenti più profondi delle società pacifiche e riflettere sulle condizioni che permettono alla pace di durare.
Per la Universal Peace Federation, questa comprensione è sempre stata centrale. Una pace duratura comincia dalle persone. Cresce attraverso il carattere, le relazioni e i valori che orientano il comportamento umano molto prima che gli individui entrino nella vita pubblica.
di Giorgio Gasperoni
Molti grandi scienziati del passato non hanno vissuto la fede come un ostacolo alla ricerca, ma semmai come uno sfondo di intelligibilità del reale. Galileo non pensava che credere in Dio rendesse inutile studiare il cosmo; al contrario, vedeva nella natura un ordine degno di essere indagato con rigore. Newton, da parte sua, non separava in modo netto il suo lavoro scientifico dalla sua visione religiosa: cercare le leggi dell’universo significava, anche, riconoscere che il mondo non era un caos privo di senso.
Sicurezza, responsabilità e dignità nei luoghi fragili del mondo
La sicurezza è un diritto essenziale, ma perde il proprio significato quando, nel tentativo di proteggere, finisce per colpire proprio le persone più vulnerabili. La pace non chiede di rinunciare alla forza necessaria, ma di sottoporla al diritto, al limite e alla responsabilità.
di Giorgio Gasperoni
Viviamo in un tempo in cui la parola “sicurezza” ritorna ovunque. La sentiamo nei discorsi politici, nelle campagne elettorali, nelle strategie militari, nei dibattiti sull’immigrazione, nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata. È comprensibile. Le persone hanno bisogno di sentirsi protette. Hanno diritto a vivere senza paura, a lavorare, studiare, viaggiare e crescere i propri figli senza essere minacciate dalla violenza.
La manifestazione ha visto la presenza di dodici squadre della categoria “E” (10-11 anni), dieci provenienti dalla Svizzera e due dall’Italia. L'evento si è svolto in un'atmosfera festosa, con diverse centinaia di partecipanti, tra cui genitori, nonni, amici e familiari dei giovani atleti.
di Maria Gabriella Mieli
L’iniziativa è stata un’importante occasione di confronto, segnando l’inizio di una nuova leadership e l’approvazione di un appello all’azione condiviso. IAFLP intende passare dal dialogo a una piattaforma di advocacy strutturata, in linea con l’ECOSOC, concepita per incidere sui processi di pace e di mediazione in tutto il continente.
All'evento hanno partecipato più di settanta persone, richiamate da un tema di grande rilevanza sia a livello globale sia nel contesto canadese e quebecchese, dove il dialogo, e ancor più la collaborazione interculturale e interreligiosa, è diventato indispensabile per garantire la sopravvivenza di una società libera e armoniosa.
Manila, Philippines - L’Associazione Internazionale dei Parlamentari per la Pace (IAPP), un progetto di Universal Peace Federation, ha organizzato il 20 maggio 2026 un webinar internazionale dal titolo “Il ruolo dei parlamentari nella riduzione della polarizzazione: promuovere l’unità di là delle divisioni nazionali, religiose, etniche e politiche”.
All'evento hanno preso parte centocinquanta persone provenienti da ventuno nazioni, tra cui deputati, promotori di pace, diplomatici e delegati di diverse regioni. L'obiettivo dell'incontro era affrontare le crescenti difficoltà legate alla polarizzazione e analizzare il contributo dei parlamentari nella diffusione di pace, unità, governance democratica e coesione sociale.
Organizzato da Universal Peace Federation, in collaborazione con l’Associazione Internazionale dei Parlamentari per la Pace (IAPP), l'evento è stato moderato da Mario Salinas, segretario generale regionale di UPF per l’America Latina e i Caraibi, il quale ha introdotto l’argomento definendo tre parole chiave: multilateralismo, diplomazia e ambasciatore.
La Giornata internazionale del dialogo tra le civiltà, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione A/RES/78/286, invita l’umanità a fermarsi e ad ascoltare. Non soltanto i discorsi, le istituzioni o le dichiarazioni pubbliche, ma la voce più profonda dei popoli, delle culture e delle tradizioni spirituali che hanno plasmato la storia umana.
Le civiltà non sono muri. Sono memoria della ricerca dell’essere umano. Ogni civiltà si è domandata come rendere significativa la vita, come assicurare stabilità alle famiglie, come permettere alle comunità di vivere nella giustizia, come guarire la sofferenza e come avvicinare il cuore umano alla pace. I loro linguaggi sono diversi. Le loro memorie sacre sono differenti. Le loro storie non coincidono. Eppure, al di sotto di queste differenze, vive un comune desiderio di dignità, appartenenza e amore.
di Giorgio Gasperoni
Viviamo in un tempo in cui la comunicazione non accompagna semplicemente gli eventi: spesso li precede, li orienta, li ingigantisce, talvolta li deforma. Le parole non arrivano mai neutre. Possono curare o ferire, chiarire o confondere, riconciliare o dividere. Le parole possono riportare alla luce dolori rimossi, storie lasciate ai margini, responsabilità che qualcuno preferirebbe non vedere. Ma possono anche fare l’opposto: semplificare, etichettare, indicare un nemico. È una delle questioni più serie del nostro tempo. Oggi la comunicazione non passa soltanto dai giornali o dalla televisione: attraversa i social, gli algoritmi, le strategie politiche, la diplomazia pubblica, i conflitti culturali e persino il modo in cui le comunità religiose parlano di sé e degli altri.
Il 5 giugno, il mondo celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente 2026, guidata dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente. Quest’anno la ricorrenza globale è ospitata dalla Repubblica dell’Azerbaigian, con un’attenzione particolare al cambiamento climatico e ai segnali che la Terra sta inviando all’umanità.
Il linguaggio della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2026 è diretto. Il pianeta invia segnali attraverso l’innalzamento dei mari, gli incendi, le ondate di calore, lo scioglimento dei ghiacciai, gli ecosistemi danneggiati e il mutare delle stagioni. Ma sta emergendo anche un altro segnale. I pannelli solari compaiono sui tetti. Le turbine eoliche cambiano gli orizzonti. Le città vengono ripensate. Le foreste vengono ripiantate. In tutto il mondo, le comunità stanno trovando modi per rispondere alla paura con la cura e al danno con il ripristino.
Quando arriva la Giornata globale dei genitori delle Nazioni Unite, il 1° giugno, la campagna dei 100 giorni della UPF ha già attraversato molti luoghi diversi: una tavola di iftar a Washington, D.C., un mercato di beneficenza a Madrid, una scuola remota nello Sri Lanka, una sala pubblica a Lima, un incontro familiare a Parigi, attività di servizio giovanile in Asia, la celebrazione dell’Africa Day in Benin, e conversazioni comunitarie in America Latina e in Nepal. In ogni luogo, alcune persone hanno cercato di servire qualcuno al di là della propria cerchia.
A partire da Magnifica Humanitas e da una riflessione di Massimo Introvigne
di Giorgio Gasperoni
Massimo Introvigne ha recentemente proposto un confronto molto interessante tra due testi quasi contemporanei: l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, e un saggio pubblicato dallo Study Times, organo della Scuola centrale del Partito comunista cinese, sul rapporto tra AI, pensiero di Xi Jinping e costruzione di un sistema autonomo di conoscenza cinese.
A partire da Magnifica Humanitas: disarmare l’AI per custodire l’umano
di Giorgio Gasperoni
Ho ascoltato l’espressione “disarmare l’AI” e mi è rimasta dentro. Non perché suoni come uno slogan contro la tecnologia. Anzi, forse proprio per il contrario: perché costringe a distinguere. Non si tratta di spegnere l’intelligenza artificiale, né di guardarla con paura. Si tratta di chiederci quale spirito la guida, quali interessi la orientano, quale idea di uomo finisce per servire.