L'evento, moderato dal dott. Franco Famularo, coordinatore globale di ISCP, ha visto la partecipazione di quattro ex capi di Stato o di governo, un esperto di leadership globale e oltre trecentosessanta persone provenienti da più di ottanta paesi.
Il panel ha evidenziato l’attuale "disordine mondiale", rilevando la necessità di riformare con decisione l'ordine internazionale basato sulle regole e come non sia opportuno demolirlo, ma piuttosto adattarlo e rafforzarne le strutture per affrontare le crisi, le tensioni e le nuove sfide comuni.
Inoltre, è emerso che per raggiungere un consenso, è fondamentale democratizzare la governance globale, partendo dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite; istituire una Corte internazionale per l'ambiente con giurisdizione vincolante; gestire la rapida crescita dell'intelligenza artificiale e dei sistemi finanziari alternativi; oltre a promuovere un quadro di leadership etica che metta la dignità umana al centro delle priorità.
Approfondimenti dei relatori e raccomandazioni politiche
Gloria Macapagal Arroyo, ex Presidente delle Filippine, ha aperto gli interventi illustrando le trasformazioni geopolitiche ed economiche in atto, insieme all'impatto della rivoluzione dell'intelligenza artificiale sulla frammentazione dell'attuale ordine mondiale.
La relatrice sostiene che l'emergere del Sud globale e dei paesi BRICS stia delineando un blocco emergente con l'Eurasia come elemento centrale. Proseguendo, osserva che le nazioni in via di sviluppo, spinte dalla strumentalizzazione del sistema finanziario globale attraverso le sanzioni, stanno attivamente cercando sistemi di pagamento e meccanismi di riserva alternativi.
Per Arroyo è necessario sensibilizzare l'opinione pubblica sui rischi esistenziali derivanti dall'affidarsi a sistemi automatizzati di IA per decisioni delicate come la scelta di un'occupazione, l'accesso al credito o la partecipazione a un conflitto armato. Ha inoltre espresso la convinzione che tali sistemi manchino di compassione umana e che le armi autonome rendano la guerra più praticabile.
Secondo la sua tesi, gli organismi internazionali dovrebbero facilitare queste trasformazioni multipolari anziché ostacolarle, promuovendo la smilitarizzazione dell'IA attraverso un controllo democratico. In conclusione, ha ribadito con fermezza la necessità di una «via asiatica alla pace»: una strategia che anteponga l'integrazione economica pragmatica e il dialogo regionale ai blocchi militari fondati sull'equilibrio di potere.
Successivamente, Goodluck Jonathan, già Presidente della Nigeria, ha posto l'attenzione sulle disuguaglianze strutturali presenti nelle istituzioni globali. Secondo la sua analisi, all'interno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sussiste un evidente squilibrio demografico, poiché il continente africano, composto di cinquantaquattro Stati sovrani e oltre 1,5 miliardi di persone, non ha una rappresentanza permanente.
In base alla sua opinione, la riforma del Consiglio è fondamentale per restituire legittimità ed efficacia alle Nazioni Unite e le richieste di riforma provenienti dai Paesi in via di sviluppo, non devono essere interpretate come tentativi di smantellare l'ordine globale, ma piuttosto come contributi necessari per renderlo più inclusivo ed equilibrato.
In seguito, Anthony Carmona, ex Presidente di Trinidad e Tobago e già giudice della Corte penale internazionale (CPI), ha tenuto un discorso a sostegno del multilateralismo e dell'uguaglianza sovrana.
In base alla sua opinione, un ordine basato su regole efficaci dovrebbe offrire protezione alle nazioni più fragili e riconoscere la dovuta rilevanza alla sovranità dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo.
Carmona riscontra una grave carenza del sistema di giustizia internazionale, in altre parole l'assenza di un meccanismo permanente per perseguire i crimini di distruzione ambientale.
Il relatore ha poi espresso preoccupazione riguardo alla capacità della Corte Penale Internazionale di affrontare reati ambientali come l'ecocidio, rilevando la mancanza di risorse e competenze scientifiche adeguate.
Per questo motivo, propone l'istituzione di una Corte Internazionale per l'Ambiente indipendente, con giurisdizione vincolante, in grado di rendere Stati e aziende giuridicamente responsabili per l'incuria climatica, avvalendosi sia di giudici legali sia di esperti in scienze ambientali.
Intervenendo, José Manuel Barroso, ex Primo Ministro del Portogallo e già Presidente della Commissione europea, ha osservato che, sebbene il sistema post-bellico fosse fortemente influenzato dall'Occidente, i suoi principi fondamentali sono stati universalmente adottati, contribuendo significativamente alla crescita straordinaria del Sud del mondo.
In base a quanto affermato dal relatore, il riequilibrio geopolitico sarà disordinato e si baserà su accordi regionali piuttosto che su un consenso multilaterale globale.
Barroso, proseguendo, si è detto convinto che il Nord del mondo debba abbandonare la propria presunzione, mentre il Sud del mondo dovrebbe superare il risentimento per il passato coloniale. La diplomazia del futuro, conclude, dovrà concentrarsi sulla dignità dell'individuo e su modelli di cooperazione volti a garantire il bene pubblico globale.
Per Tageldin Hamad, Presidente di UPF International, è fondamentale costruire una solida integrità morale per sostenere il diritto internazionale e favorire relazioni giuste e pacifiche tra le nazioni. A suo avviso, è fondamentale promuovere l'idea universalistica dell'umanità, intesa come un'unica famiglia, evidenziando che nessuna nazione può assicurarsi un futuro prospero e pacifico se considera gli altri paesi come sacrificabili.
Secondo Hamad, in assenza di valori universali condivisi, le norme internazionali diventano meri strumenti tecnici privi di significato reale. Egli sostiene la necessità di un approccio di «leadership paterna», orientato alla riconciliazione e alla guarigione. Propone, inoltre, la creazione di un Consiglio Interreligioso all'interno delle Nazioni Unite, con l'obiettivo di integrare una profonda saggezza etica e spirituale nei processi decisionali internazionali.
Conclusioni e linee guida strategiche
In conclusione, secondo l'ISCP, per garantire la stabilità globale, è fondamentale superare le rigide strutture del 1945 e, per assicurare una transizione efficace verso una realtà multipolare, gli organismi di governance globale devono seguire tre linee guida principali:
Democratizzare il potere: avviando una riforma strutturale del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per eliminare i poteri di veto monopolistici e garantire una rappresentanza equa.
Applicare la normativa ambientale: istituendo una Corte Internazionale per l'Ambiente con giurisdizione vincolante e dotata di competenze scientifiche avanzate, al fine di attribuire la responsabilità giuridica ai soggetti che causano la distruzione ecologica.
Riformare i modelli di leadership: istituzionalizzando la dirigenza femminile e giovanile ai massimi livelli della diplomazia globale e integrando quadri etici nel dibattito internazionale. Ciò garantirà che le regole siano al servizio della giustizia, della riconciliazione e della dignità umana universale.

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