12 agosto 2026

America Latina: chiamata urgente a educare i giovani all’empatia e alla cooperazione

Centro e Sud AmericaIn occasione della Giornata Mondiale delle Competenze Giovanili delle Nazioni Unite, un gruppo di giovani professionisti dall'America del Sud, dall'America Centrale e dai Caraibi ha organizzato un webinar dedicato al tema "Competenze per abbattere le barriere e costruire ponti per la pace", organizzato da Universal Peace Federation, il 17 luglio 2026.

Aprendo l’incontro, Mario Salinas, segretario generale di UPF per l'America Latina e i Caraibi, ha delineato l'idea alla base dell'evento, che in linea con l'Agenda delle Nazioni Unite, si propone di ridurre in tutto il mondo la percentuale di giovani che non studiano né lavorano, offrendo loro competenze che aumentino la loro produttività in ambito socio-economico.

“Con questo forum - spiega Solinas - UPF si impegna, inoltre, a sostenere i giovani talenti che si sono distinti in diversi settori, valorizzando il loro impegno, le loro proposte innovative e incoraggiandoli a contribuire in modo costruttivo sia a livello nazionale sia internazionale”.

A seguire, è intervenuto Eliecer Araya, Presidente regionale di UPF per l’America Latina e i Caraibi, secondo cui “le competenze dei giovani non si limitano alle sole abilità tecniche: sono veri ponti che uniscono i cuori rimuovendo le barriere grazie a valori, servizio e cooperazione”.

Il relatore prosegue facendo notare che "per UPF i giovani non rappresentano solo il futuro, ma anche la vitalità delle nostre comunità. Con la loro energia, creatività e impegno, essi sono i veri protagonisti della storia, portatori di speranza per l'umanità. Per UPF, rafforzare e valorizzare le competenze giovanili è una scelta importante, in quanto direttamente collegata alla sua missione di costruire la pace e concorrere allo sviluppo umano integrale”.

Primo speaker del panel è stato l’ing. Luis Somarriba Rivas, direttore dell’Istituto Universitario dell’Energia in Nicaragua. A suo avviso, “i ponti più significativi che costruiamo non sono fatti soltanto di acciaio o cemento, ma di relazioni tra persone. Questi ponti - osserva - possono nascere anche tra due lingue, due culture o perfino tra due persone che non si comprendono. Incontrarsi nel mezzo, pertanto, non è un ostacolo, è un’opportunità. Significa saper mediare tra esigenze e visioni differenti”.

Successivamente, ha preso la parola il dott. Celso Ramón Vázquez Denis, docente, psicologo e responsabile della ricerca presso la Facoltà di Scienze della Salute dell'Universidad Gran Asunción, in Paraguay. "Desidero affrontare temi che ritengo fondamentali, che pur non ricevendo un consenso unanime, contribuiscono a costruire un mondo fondato sulla speranza e sulla pace", ha dichiarato. Per l'oratore "la pace non equivale all'assenza di conflitti, ostacoli o periodi difficili, ma alla scelta di agire in modo costruttivo anche quando le circostanze non sono favorevoli. La pace - conclude - è la risposta che diamo quando qualcuno manifesta opinioni diverse dalle nostre".

È stata poi la volta della dott.ssa María Alejandra Rodríguez Pedraza, avvocato e membro dell'Inter-American Bar Association, che ha affrontato l'argomento da una prospettiva educativa. La relatrice ritiene che "oggi un giovane può imparare qualunque materia dal proprio cellulare, avviare un'impresa dalla propria camera e generare un impatto sociale attraverso l'uso di un computer e una connessione a Internet. Tuttavia - osserva - “riscontriamo anche una crisi di valori, di empatia e di scopo e che l’informazione sembra diffondersi più rapidamente rispetto allo sviluppo umano”.

Per quanto riguarda l’educazione dei giovani, a suo giudizio “non basta formare professionisti realmente competenti, occorre soprattutto educare persone a realizzarsi pienamente, in grado di unire sapere, etica, leadership, umiltà e responsabilità per il bene comune. Dobbiamo insegnare loro che competere non equivale ad esludere gli altri, che il successo non coincide soltanto con l’accumulo di ricchezza, e che il vero progresso si misura anche attraverso l’effetto positivo che produciamo sulla società”.

Il successivo intervento è stato quello dell’ing. Emanuel García Barragán, Consigliere comunale dei giovani di Chía, in Colombia, che ha iniziato la sua presentazione con il video musicale “Everything Can Change”, la cui canzone è stata composta da suo padre nel 2017 in occasione della visita di Papa Francesco nel Paese.

"Si dice spesso che il cambiamento provenga dall'esterno, dalle decisioni di pochi. Tuttavia, noi giovani sappiamo che non è così: il cambiamento inizia quando osiamo fare il primo passo. Questo processo prende forma da ciò che impariamo, da ciò che sappiamo fare e dalle competenze che costruiamo quotidianamente”. Concludendo Barragán afferma che la posizione dei giovani è chiara: “Non ci attendiamo che il cambiamento ci sia fornito su un piatto d'argento; piuttosto, chiediamo di poterlo costruire con le nostre mani". 

A chiudere la serie degli oratori è stato il dott. Gustavo Pollet, avvocato e docente di diritto presso l’Università di Buenos Aires, dove tiene corsi di Diritto della proprietà industriale, mercati e concorrenza e integrazione regionale, oltre a svolgere attività di docenza anche nelle scuole secondarie.

“Educare è un gesto di amore e, se desideri la pace, semina la giustizia”: questi sono i principi che orientano il suo lavoro, spiega l’oratore, aggiungendo che l’ambiente scolastico e quello familiare non costituiscono più i principali luoghi di crescita per i giovani.

Come rileva Pollet, oggi le nuove generazioni acquisiscono conoscenze e definiscono la propria visione del mondo attraverso messaggi digitali, video e brani musicali che spesso non poggiano su fonti autorevoli e certificate

Proseguendo, l’oratore manifesta la propria preoccupazione per la fragilità delle menti e dei sentimenti dei giovani rispetto all’“intelligenza artificiale”, in grado di generare e produrre idee che, in una società priva di un pensiero critico fondato su conoscenze acquisite in precedenza, potrebbero essere percepite come verità indiscutibili.

Pollet segnala inoltre i possibili rischi delle “emozioni artificiali” diffuse da piattaforme sociali come Instagram, TikTok, Facebook e altre, che propongono modelli di comportamento incentrati su una felicità immediata e priva di sforzo.

In conclusione, l'autore evidenzia che "l'Intelligenza Artificiale e i social media non sono, di per sé, negativi, a condizione che si sappia distinguere ciò che è corretto da ciò che non lo è e che si educhino gli utenti a seguire questa pratica. In caso contrario, gli effetti sulla società potrebbero risultare difficili da controllare".

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