23 marzo 2026

Contro l’indifferenza: i giovani e la scelta della responsabilità

L’indifferenza non è neutralità: è una forma lenta di resa. In un tempo segnato da conflitti, polarizzazione e sfiducia, ai giovani viene spesso attribuita passività; ma molte volte è una difesa dall’impotenza percepita. Questo articolo propone una tesi semplice e pratica: scegliere “da che parte stare” significa ricominciare da piccoli gesti quotidiani, capaci di trasformare indignazione in responsabilità.

di Rebecca Stoica*

Essere giovani oggi, portatori di valori profondi e di ideali fondati sulla pace e sulla cooperazione, non è semplice. Quando si è guidati da un forte senso di giustizia, la quotidianità può apparire faticosa, incerta e talvolta solitaria. Il disallineamento tra valori personali e realtà sociale genera spesso un senso diffuso di frustrazione e di impotenza. 

Il contesto globale contribuisce ad accentuare questa percezione. Il mondo appare sempre più instabile: le notizie di conflitti armati, violazioni dei diritti umani e crisi umanitarie si susseguono senza interruzione. Secondo stime recenti, tra il 2024 e il 2025 almeno 240.000 persone sono morte in violenze legate ai conflitti. A queste cifre si aggiungono le conseguenze indirette che tali eventi producono, tra cui povertà, migrazioni forzate e insicurezza alimentare. 

Tecnologia e pace: responsabilità digitale nell’era degli algoritmi e dell’IA

La tecnologia non è “buona” o “cattiva” in sé: diventa ciò che scegliamo di farne. In un tempo in cui un gesto digitale può amplificarsi in pochi secondi, la pace passa anche dagli schermi: dalla cura delle parole, dalla verifica delle fonti, dall’uso consapevole degli algoritmi e dell’IA. Un articolo chiaro e concreto per trasformare il “click” in responsabilità.  

di Andrea Valgoi

Quando si parla di bene e di male, spesso si immaginano due categorie nette di persone: da una parte i “buoni”, dall’altra i “cattivi”. In realtà la storia dimostra che le cose sono molto più complesse. Le stesse persone che in alcune situazioni aiutano, proteggono e costruiscono, in altre possono ferire, escludere o distruggere. Non perché siano improvvisamente diventate malvagie, ma perché ogni essere umano agisce dentro un contesto fatto di interessi, paure, scelte e possibilità. Il bene e il male, quindi, non abitano negli oggetti né nelle macchine, ma nelle decisioni di chi le usa.

Libertà religiosa in Asia orientale: quando anche le democrazie vacillano

La libertà religiosa non è una conquista “assicurata”, nemmeno nelle democrazie. Un webinar promosso da UPF Canada e IMAP ha acceso i riflettori su Corea del Sud e Giappone, analizzando dinamiche politiche e mediatiche che possono delegittimare minoranze e nuovi movimenti religiosi. Con gli interventi di Massimo Introvigne, Franco Famularo e Isaac Jeong, l’incontro ha richiamato un punto chiave: la tutela della libertà di coscienza resta un indicatore decisivo della qualità democratica.

di Vittorio Patanella

La persecuzione religiosa, considerata una delle principali minacce del nostro tempo, non conosce barriere geografiche o politiche. Anche le democrazie più consolidate non sono immuni da questo pericolo che è sempre più diffuso a livello globale. Tale preoccupante realtà richiede un'attenta vigilanza e una tutela delle libertà fondamentali, spesso erroneamente considerate come garantite.

Di questi argomenti si è parlato nel corso del webinar intitolato "Il futuro della libertà religiosa nell'Asia orientale", che ha visto la partecipazione di illustri esponenti del settore come Massimo Introvigne, Franco Famularo e Isaac Jeong.

Oltre Charles Darwin: scienza, Logos e creazione per stadi

Le scienze della vita stanno ampliando lo sguardo sul mondo naturale e, in alcuni punti, stanno anche riaprendo domande di fondo: direzione, ordine, significato. Senza contrapporre ricerca e fede, questo articolo propone un dialogo possibile tra interpretazioni scientifiche e una visione spirituale della creazione “per stadi”, come la formula il Pensiero dell’Unificazione. Un invito a leggere complessità e responsabilità—non come rivali, ma come alleati.

di Giorgio Gasperoni

Nel corso dell’ultimo secolo le scienze della vita hanno ampliato enormemente il nostro sguardo sul mondo naturale. Eppure, proprio oggi, molti ricercatori riconoscono che la teoria dell’evoluzione – nella versione classica formulata nell’Ottocento – non riesce a spiegare tutta la ricchezza dei fenomeni viventi.

Questa constatazione non intacca il valore della ricerca, ma apre uno spazio prezioso di dialogo tra pensiero scientifico e visione spirituale. È su questo terreno che si colloca la prospettiva del Pensiero dell’Unificazione.

22 marzo 2026

Contro il razzismo non bastano le parole: serve una cultura della dignità

Dal 21 al 27 marzo le Nazioni Unite promuovono la Settimana di solidarietà con i popoli che lottano contro il razzismo e la discriminazione razziale. Nel suo messaggio, la Universal Peace Federation richiama il valore della memoria, della giustizia e della riconciliazione come basi concrete di una pace vera.  

Dal ricordo di Sharpeville alle iniziative educative in Bolivia, Georgia e Senegal, la dichiarazione della UPF invita istituzioni, società civile e comunità religiose a contrastare il razzismo non solo sul piano delle idee, ma anche in quello delle relazioni, delle strutture e della coscienza pubblica.  

Ogni anno, tra il 21 e il 27 marzo, la comunità internazionale è chiamata a fermarsi per riflettere su una delle ferite più persistenti della storia moderna: il razzismo. La Settimana di solidarietà con i popoli che lottano contro il razzismo e la discriminazione razziale, promossa dalle Nazioni Unite, si apre con la Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, legata alla memoria del massacro di Sharpeville del 1960, quando 69 manifestanti pacifici furono uccisi in Sudafrica sotto il regime dell’apartheid. È una memoria che non appartiene solo al passato: continua a interrogare il presente.  

Eid al-Fitr: un augurio di pace ai musulmani del mondo in un tempo ferito dalla guerra

La Universal Peace Federation saluta la conclusione del Ramadan con un messaggio rivolto alle comunità musulmane di tutto il mondo, richiamando il valore della solidarietà, della disciplina interiore e della fraternità umana in una fase segnata da conflitti e divisioni.  

Nel messaggio firmato da Dr. Tageldin Hamad, l’Eid al-Fitr viene presentato non solo come festa religiosa, ma come occasione per rilanciare una cultura della pace, del servizio e del dialogo interreligioso, proprio mentre il Medio Oriente continua a soffrire.  

Mentre i musulmani di tutto il mondo celebrano l’Eid al-Fitr, la festa che conclude il mese sacro del Ramadan, la Universal Peace Federation rivolge un messaggio di augurio e vicinanza alle famiglie e alle comunità islamiche in ogni parte del pianeta. Non si tratta soltanto di una formula di cortesia religiosa. Nel testo diffuso in occasione della ricorrenza, la UPF riconosce nel Ramadan e nel suo compimento festivo un patrimonio morale che parla anche al nostro tempo: riflessione, autodisciplina, cura degli altri e responsabilità verso la comunità.  

Oltre il rumore: media, dignità umana e architettura della pace

Una dichiarazione della Universal Peace Federation per MEDCOM 2026

Mentre studiosi, giornalisti e professionisti della comunicazione si riuniscono a Bali, in Indonesia, il 23 e 24 marzo 2026, in occasione dell’11th World Conference on Media and Mass Communication (MEDCOM 2026) sul tema “Rethinking Media Futures: Sustainability, Resistance, and Communication Justice”, la Universal Peace Federation (UPF) accoglie con favore questo opportuno confronto globale.  

La conferenza si svolge in un momento cruciale. Il mondo si trova oggi ad affrontare guerre, migrazioni forzate, stress ambientale e la rapida espansione dell’intelligenza artificiale e dei sistemi mediatici guidati dagli algoritmi. In un simile contesto, il futuro dei media non è soltanto una questione tecnologica. È anche, e soprattutto, una questione pubblica e morale.  

20 marzo 2026

Diritti umani e libertà religiosa: una bussola europea per la convivenza

La Giornata Mondiale dei Diritti Umani richiama ogni anno un punto essenziale: i diritti non sono un rituale celebrativo, ma un criterio concreto di convivenza. Il convegno promosso da UPF e IAPD a Roma ha messo a fuoco, con voci istituzionali, accademiche e giornalistiche, un nodo decisivo per l’Europa: la libertà di fede, credo e coscienza come fondamento della dignità e della pace sociale.

di Maria Gabriella Mieli

«Settantasei anni fa, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani pose al centro dell’ordinamento internazionale un principio semplice e rivoluzionario: ogni persona, in quanto tale, è titolare di diritti inviolabili. È questo il messaggio che la comunità internazionale volle affidare al futuro, traendo lezione dalle macerie morali e materiali dei conflitti mondiali. È un messaggio che continua a sollecitare la nostra coscienza collettiva».

Con la dichiarazione del Presidente della Repubblica diffusa per la Giornata Mondiale dei Diritti Umani, da cui sono tratte queste parole, Sergio Mattarella ha ricordato che i diritti sono obiettivi da difendere e rinnovare ogni giorno, soprattutto in tempi segnati da conflitti, disuguaglianze e nuove minacce alla convivenza pacifica.