10 febbraio 2026
Settimana Mondiale dell’Armonia Interreligiosa 2026: riflessioni di febbraio sulla fraternità umana
7 febbraio 2026
Senza virtù, la libertà si consuma dall’interno
Famiglia, scuola, associazionismo e comunità religiose: le “officine” del carattere civico che tengono in piedi una società libera.
di Giorgio Gasperoni
C’è un modo in cui la libertà muore senza che nessuno se ne accorga. Non serve la censura in divisa, non servono carri armati o decreti d’emergenza. Basta un logoramento lento, quasi domestico: la perdita di quelle virtù minime che rendono vivibile una società libera. È una corrosione silenziosa: si comincia a considerare l’altro non come un concittadino ma come un nemico; si scambia la forza per autorevolezza; si confonde il diritto di parola con il diritto di umiliare; si invoca la libertà mentre si spezza la fiducia.
1 febbraio 2026
Settimana Mondiale dell’Armonia Interreligiosa: una piattaforma per un dialogo globale fondato su principi tra comunità di fede
In continuità con gli sforzi internazionali nell’agenda delle Nazioni Unite per una cultura di pace e per il dialogo interreligioso e interculturale
27 gennaio 2026
Ricordare il passato, salvaguardare la nostra umanità condivisa
Dichiarazione UPF per la Giornata Internazionale di Commemorazione in Memoria delle Vittime dell’Olocausto 2026, in linea con il tema ONU 2026: “Memoria dell’Olocausto per la dignità e i diritti umani”
24 gennaio 2026
Dalla dignità alla prassi – una serie in 3 tappe
Parte 3 - Negli ultimi mesi, seguendo i materiali dei “secondi 100 giorni” legati alle Nazioni Unite, abbiamo raccolto una convinzione semplice: la pace è fatta di pratiche verificabili. Questa serie propone tre prospettive complementari: proteggere i civili (R2P), rafforzare la resilienza dei territori (Mare & Foresta), raccontare le crisi senza ferire (IMAP).
Leggi anche: [Parte 1 – Proteggere i civili] · [Parte 2 – Mare & Foresta]
Media per la paceDieci regole per raccontare senza ferire
Le parole possono curare o ferire. Quando raccontiamo guerre, migrazioni o violenza, la scelta del titolo, dell’immagine e della fonte decide se aggiungiamo dolore o protezione. Le linee guida IMAP nascono per un’informazione che tenga insieme verità e dignità: dieci regole semplici per evitare sensazionalismo, tutelare le vittime, verificare i fatti e indicare vie d’uscita.
di Giorgio Gasperoni
C’è un momento, in ogni redazione, in cui il mondo entra dalla porta senza chiedere permesso: una foto, un audio, un video. Un titolo possibile. Un secondo titolo, più “forte”. Poi la tentazione più comune: pubblicare subito e ragionare dopo. È lì che si decide che tipo di informazione vogliamo essere. Perché raccontare una crisi non significa solo “dire cosa è successo”: significa anche scegliere se la nostra narrazione protegge le persone o le espone, se aiuta a capire o alimenta la rabbia.
Dalla dignità alla prassi – una serie in 3 tappe
Parte 2 - Negli ultimi mesi, seguendo i materiali dei “secondi 100 giorni” legati alle Nazioni Unite, abbiamo raccolto una convinzione semplice: la pace è fatta di pratiche verificabili. Questa serie propone tre prospettive complementari: proteggere i civili (R2P), rafforzare la resilienza dei territori (Mare & Foresta), raccontare le crisi senza ferire (IMAP).
Leggi anche: [Parte 1 – Proteggere i civili] · [Parte 3 – Media per la pace]
Mare & Foresta
Adattamento, allerta precoce e comunità resilienti
La sicurezza di una comunità non nasce solo da eserciti e confini: nasce anche da foreste e mare. Oceani e boschi regolano clima e acqua, sostengono cibo e lavoro, riducono rischi sanitari e sociali. COP30 e Decennio ONU delle Scienze del Mare offrono un’agenda concreta: adattamento, early warning, finanza e trasparenza delle filiere. Tradotta bene, diventa politica pubblica praticabile—anche in 90 giorni.
di Giorgio Gasperoni
Perché “Mare & Foresta” insieme
Il binomio funziona perché tiene insieme tre piani che spesso trattiamo separati. Il primo è il clima: l’oceano assorbe calore e influenza correnti e precipitazioni; le foreste trattengono acqua e carbonio, stabilizzano i versanti, riducono l’erosione. Il secondo è l’economia reale: pesca, turismo, filiere del legno e dell’agroalimentare, servizi ecosistemici che – quando saltano – diventano costi pubblici. Il terzo è la pace positiva: meno shock climatici vuol dire meno conflitti locali per risorse, meno migrazioni forzate, più coesione sociale. In pratica: meno emergenze e più futuro.
Dalla dignità alla prassi – una serie in 3 tappe
Parte 1 - Negli ultimi mesi, seguendo i materiali dei “secondi 100 giorni” legati alle Nazioni Unite, abbiamo raccolto una convinzione semplice: la pace è fatta di pratiche verificabili. Questa serie propone tre prospettive complementari: proteggere i civili (R2P), rafforzare la resilienza dei territori (Mare & Foresta), raccontare le crisi senza ferire (IMAP).
Leggi anche: [Parte 2 – Mare & Foresta] · [Parte 3 – Media per la pace]
Proteggere i civili
Vent’anni di R2P tra etica e istituzioni
di Giorgio Gasperoni
Una norma, non un’ideologia
R2P non nasce in laboratorio, ma nella memoria dei fallimenti: quando la comunità internazionale arriva tardi, o arriva divisa, e i civili pagano il prezzo più alto. Nel 2005 l’ONU riconosce due cose insieme: la prima è che ogni Stato ha la responsabilità di proteggere la propria popolazione; la seconda è che, quando uno Stato non può o non vuole farlo, la responsabilità diventa anche internazionale, attraverso strumenti diplomatici, umanitari e – solo in ultima istanza – azioni collettive nel quadro ONU. È qui la differenza decisiva: R2P non è “diritto d’ingerenza”, ma responsabilità condivisa e graduale, con un primato netto della prevenzione.
23 gennaio 2026
UPF UK ospita la proiezione di "Unsilenced”, documentario prodotto da UN Women
Per sostenere la lotta contro la violenza di genere, Universal Peace Federation UK, ha ospitato presso la sua sede londinese di Lancaster Gate, il 9 dicembre 2025, la proiezione del documentario in tre episodi, "Unsilenced: Storie di sopravvivenza, speranza e attivismo”.
Attraverso la voce di Nicole Kidman, Ambasciatrice di Buona Volontà di UN Women, il filmato racconta la difficile situazione delle donne e delle ragazze vittime di violenza domestica, coercizione e pratiche culturali oppressive in diversi paesi e contesti, evidenziando la gravità della loro situazione.







