17 novembre 2021

QUALE CONTRIBUTO IL PERCORSO DELLA FEDE E DELLA SPIRITUALITÀ PUÒ DARE PER FAVORIRE LA SALUTE FISICA E MENTALE?

Stiamo attraversando un periodo davvero speciale ed unico, caratterizzato da una pandemia di dimensione globale come mai prima, ma non solo. Sembrano infatti aumentare tante situazioni di sciagure di vario genere, alluvioni, terremoti, guerre e conflitti. Senza considerare tanti aspetti di malcontento sociale che spesso sfociano in forti tensioni, paure e grande incertezza nelle scelte e percorsi di vita e che spesso minano proprio la fiducia stessa nella vita e nel futuro. Senza addentrarci in una trattazione psicologica sui condizionamenti che queste situazioni determinano nella psiche in generale, abbiamo voluto aprire, con questo interrogativo, una serie di considerazioni che abbiamo raccolto da alcuni rappresentanti di diverse fedi che sono parte del progetto di UPF denominato IAPD Italia (Associazione Interreligiosa per la Pace e lo Sviluppo) e che ringraziamo sin d'ora per il loro contributo. Alcune considerazioni che ci auguriamo possano essere di aiuto e di riflessione sul sostegno che fede e spiritualità possono offrire in tutte le vicende della nostra esperienza come esseri umani.

di Don Valentino Cottini 1

La parabola del Buon Samaritano (Lc 10,29-37) è l’icona che Papa Francesco ha voluto come leit motiv della sua enciclica Fratelli tutti. Al centro della spiritualità cristiana, dunque, non sta una discussione filosofica o antropologica, come per esempio la comune appartenenza di tutti gli esseri umani alla medesima specie; non sta nemmeno una disputa teologica o giuridica, come avrebbe desiderato il dottore della Legge che aveva interrogato Gesù; non si tratta neanche di una generica esortazione morale a interessarsi agli altri. Al centro sta invece la cura concreta di una persona ferita nel corpo e lasciata sola. Sofferenza fisica e spirituale, abbandono e solitudine. Il ferito, anonimo e sconosciuto, è curato da uno straniero eretico, che fattivamente si fa “prossimo” dello sconosciuto e non solo non esige nulla in cambio ma addirittura ne paga di tasca propria la “convalescenza”. L’icona del Samaritano mostra in trasparenza il volto di Dio, che si fa “prossimo” alla fragilità umana e la condivide nel Figlio Gesù fino alla morte.

7 novembre 2021

Dionisio Cumbà - Ministro della Salute in Guinea Bissau

Cosa unisce la italianissima Padova alla Guinea Bissau? Il Ministro della Salute Dionisio Cumbà.

di Flora Grassivaro

La sua è una storia di difficoltà superate con determinazione e coraggio, impegno, amicizia e soprattutto mette in luce la sua grande umanità e competenza. Nato nel piccolo villaggio di Jugudul decide di voler continuare gli studi nella capitale, a Bissau. Per sostenere le spese di trasporto vende una gallina ma arrivato in città scopre che la prova di ammissione è solo l’indomani e, non potendo coprire le spese di pernottamento, con i pochi soldi che aveva racimolato, decide di dormire sui gradini del Liceo dove poi si sarebbe iscritto. La vita a Bissau non è semplice, lontana dagli affetti familiari, ma il giovane ha la fortuna di incontrare Padre Ermanno Battisti, missionario che ha dedicato la sua vita al continente africano, che lo accoglie nella sua casa-famiglia offrendogli sostegno e formazione nella creazione di manufatti artistici. Il missionario intuisce le capacità e il sogno del giovane e lo ammette tra gli studenti che possono beneficiare di una borsa di studio. A maggio del 1991 Dionisio arriva in Italia, a Verona dove frequenta la scuola per infermieri; nel ’94 parte per Lisbona dove trascorrerà un anno alla fine del quale tornerà in Italia per riprendere gli studi universitari. La vita, la lingua, l’integrazione non sono sempre passaggi facilissimi ma il giovane africano riesce ad avere una cerchia di solide e fraterne amicizie che gli permetteranno di sostenere gli studi e di conseguire la laurea in medicina e la specializzazione in Chirurgia Pediatrica nel 2010.

Domanda: Ministro, quando è partito dal suo paese aveva un sogno: diventare medico. Dopo il suo intenso percorso di studi le è arrivata una proposta da Londra che nessun medico avrebbe rifiutato, Cosa l’ha spinta a ritornare in Guinea Bissau?

Risposta: Possiamo parlare di casualità anche se forse c’è sempre un disegno dietro ciò che accade. Avevo ricevuto l’invito a trasferirmi a Londra per lavorare in coppia con un altro chirurgo italiano e avevo già preso visione della città. Era una buonissima occasione e non potevo farmela sfuggire. Decisi allora di tornare a visitare la mia famiglia, in Africa, per salutarla e metterla a conoscenza dei miei progetti futuri. Giunto al termine delle poche settimane che mi ero concesso, mi sottoposero un caso clinico. Una bimba di soli 15 giorni con un addome gonfissimo! Nonostante fosse già stata visitata da molti, nessuno, purtroppo, era riuscito a diagnosticare una

Pandemia e Green Pass: alcune riflessioni

Come in tutte le situazioni di grande incertezza, le necessità di chiarezza e comprensione si impongono anche in questa pandemia.

di Gioele Liscidini,

Viviamo costruendo abitudini e rituali che rendono la realtà uno spazio consueto, necessario al soddisfacimento dei nostri bisogni e delle nostre aspirazioni. Quando tale spazio viene meno, l’esigenza di ristabilirlo si fa impellente, l’emotività e l’irrazionalità sono fortemente stimolate e spesso la capacità di razionalizzare viene sopraffatta.

Epidemie e pandemie ci sono sempre state, le ultime, “Spagnola” e “Asiatica”, appartengono al secolo scorso. Ai tempi della Spagnola ci vollero due anni perché l’epidemia divenisse pandemia globale. Oggi, il SARS-CoV-2 ha raggiunto i quattro angoli del globo in qualche mese.

Come il mondo sia divenuto un “villaggio globale” è chiarito anche da queste tempistiche: ci descrivono un pianeta iper-interrelato e connesso, dove le decisioni devono inevitabilmente essere coordinate e gli sforzi condivisi, poiché nessuno può pensare di arroccarsi in qualche sperduto eremo e “salvarsi da solo”. Gli stessi elementi di iper-connessione, tuttavia, che hanno agevolato il subitaneo diffondersi della patologia, sono stati elementi di forza per la scoperta e produzione di vaccini in tempi record. Realizzare una fiala del più usato vaccino anti Covid19 a mRNA, richiede decine di input da svariati impianti industriali, da diversi Paesi del mondo. Si comprende chiaramente come la forte specializzazione abbia disperso i poli di conoscenza e le filiere produttive attraverso i continenti, oltrepassando confini fisici e politici. Credo sia importante, sulla base di queste considerazioni, prendere consapevolezza della necessità del multilateralismo nella politica internazionale e del fatto che, chiunque voglia emanciparsi dal dialogo e dalla mediazione fra Stati, si ponga non solo in netto contrasto agli interessi globali, ma in contrasto con l’epoca in cui viviamo, dove, se è sempre valso, ora più che mai, l’unione fa la forza.

6 novembre 2021

I TALEBANI: IDENTITÀ E VICENDE DI UN MOVIMENTO ISLAMICO FONDAMENTALISTA

Tornati recentemente al potere in Afghanistan i Talebani, protagonisti di esperienze di lotta e di governo, continuano a suscitare interrogativi e timori.

di Emilio Asti

Dopo la rapida presa del potere dei Talebani a Kabul, ai quali non è stata opposta resistenza, uno scenario considerato improbabile solo pochi mesi fa, parecchie sono le domande che molti ora si pongono. Nessuno può negare che per l’Afghanistan ed anche per l’intera regione, che da tempo rappresentano un’area esplosiva, si sia aperta una nuova fase, piena di incognite.

Le reazioni in Occidente sono state allarmistiche e sono molti i governi timorosi nei confronti del nuovo governo afghano che non paiono credere alle promesse dei Talebani, convinti che non sia possibile alcun dialogo con loro. Non si può negare che la loro visione sia incompatibile con la democrazia; tuttavia, non ci si può limitare a qualificarli soltanto come un gruppo di fondamentalisti, chiudendo ogni prospettiva di confronto con loro, ma occorre considerare ulteriori aspetti. Da un certo punto di vista la loro fede profonda, sovente accompagnata da duri sacrifici e continui rischi, può essere anche apprezzata, ma parecchie loro scelte, compiute in nome di princìpi religiosi interpretati in modo unilaterale, risultano incompatibili con il rispetto dei diritti umani fondamentali.

SALVIAMO IL MYANMAR

Otto mesi dopo il colpo di stato dei militari che ha rovesciato il governo di Aung San Suu Kyi, la resistenza di un intero popolo è tuttora attiva.

di Albertina Soliani

Dopo le elezioni del 2020, stravinte dalla leader dell'NLD, il Myanmar è precipitato nel caos. Il NUG, il Governo di Unità Nazionale, nato dai parlamentari eletti e esautorati, dalla società civile e dai gruppi etnici, ha invitato il popolo, il 7 settembre scorso, all'insurrezione difensiva. I gruppi di difesa del popolo, People's Defence Force (PDF), continuano, sia pure con gradualità e cautela, ad attaccare i militari e a liberare parte del territorio. Si sono uniti ai gruppi etnici armati. Parecchi giovani lasciano le città per addestrarsi nella giungla; essi sanno che ogni loro azione è a difesa del popolo, a tutela delle vite dei civili inermi. Il Tatmadaw, composto di 400.000 militari, tiene prigioniero un popolo di 54 milioni di persone. Tra i militari cominciano a manifestarsi defezioni nonostante il controllo e i ricatti, anche sulle loro famiglie. La ferocia dei militari, alimentata anche dalla droga, ricorda la disumanità delle epoche più buie della storia.

La crisi birmana, tra conflitti interni e attori esterni

Il golpe dell’esercito che ha rovesciato il governo in Myanmar e riportato il Paese nel buio della dittatura militare non è solo l’ennesima turbolenza politica interna di uno Stato lontano dall’Europa, ma si inserisce in un quadro regionale denso di sfide e criticità.

Andrea Castronovo e Luca Cinciripini*

Nell’attuale congiuntura geopolitica, il Myanmar riveste un ruolo delicato per via della vicinanza con alcuni degli scenari più intricati a livello internazionale. Stretta tra giganti come India e Cina, bagnata da mari tanto preziosi per le rotte marittime quanto per questo pericolosi, a cavallo tra alcuni dei più insidiosi nidi jihadisti del pianeta, la crisi birmana esonda dal contesto puramente regionale per porsi all’attenzione europea e occidentale nel complesso.

5 novembre 2021

Rispettare i diritti delle donne, dei bambini e delle bambine, per il futuro dell’Afghanistan

Una situazione di conflitto e sofferenza è quella che si è venuta a creare recentemente in Afghanistan con la consegna del paese in mano ai Talebani. 


di Elisabetta Nistri

Lo staff della WFWP International a Vienna, con il sostegno delle Youth WFWP, preoccupato per la situazione delle donne e dei bambini, si è attivato subito per stilare una dichiarazione scritta che è stata presentata ed accolta in data 22 agosto dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite nella sua sezione speciale sull’Afghanistan. Tale dichiarazione è stata sottoscritta da una ventina di organizzazioni tra cui:

 International Alliance of Women, Universal Peace Federation, International Federation of Business and Professional Women, Soroptimist International, Mothers Legacy Project, National Alliance of Women's Organizations, UFER - United for Equity and Ending Racism, Widows Rights International e diverse altre Organizzazioni non governative.

Al di là del perché si sia verificata questa situazione, quali siano state le cause o a chi attribuirne le colpe, c’è bisogno di agire presto, subito. Le notizie potrebbero piano piano affievolirsi. Sappiamo infatti quanto sia difficile per i giornalisti riportare dall’Afghanistan o semplicemente mantenere la loro presenza lì. Ma la popolazione soffre e donne e bambine sono coloro che subiscono le peggiori conseguenze. Il rischio è che la situazione esploda in gravi disordini o peggio ancora ricada in una dittatura religiosa integralista con la perdita di tutti i diritti acquisiti con tanta fatica. Abbiamo contatti diretti con amici e amiche afghane che ci riportano il clima di terrore che si è instaurato. Le scuole che sono rimaste aperte sono state occupate e sono sotto il controllo dei Talebani; alle ragazze non è permesso frequentare tutti i corsi, ma solo quelli dedicati a loro.

Il Rally of Hope e l’inaugurazione del Think Tank 2022

i leader mondiali rinnovano l’appello per la pace nella penisola coreana

di redazione

Leader ed esperti internazionali hanno rinnovato il loro appello per la riconciliazione pacifica nella Penisola coreana, durante il Rally of Hope svoltosi il 12 settembre 2021 in modalità virtuale. Nel corso della manifestazione è stato presentato il Think Tank 2022, il nuovo progetto della Universal Peace Federation (UPF). Questa iniziativa si propone di definire una strategia globale per promuovere una grande svolta in favore della pace entro la fine del 2022. L'evento è stato trasmesso in diretta dalla Corea del Sud ed é stato seguito online da milioni di spettatori in tutto il mondo.

"Credo fermamente che un futuro straordinario attenda il popolo della Corea del Nord. Sono convinto che se perseguiranno il cammino della denuclearizzazione, faranno di quel futuro una magnifica realtà", ha dichiarato l'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel corso dell'evento. "Finché non arriverà quel giorno benedetto, la forza indispensabile per garantire la pace nella Penisola coreana rimane un'America forte. Come abbiamo visto recentemente in altre parti del mondo, la debolezza favorisce solo maggiore violenza e caos".