La Giornata internazionale del dialogo tra le civiltà, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione A/RES/78/286, invita l’umanità a fermarsi e ad ascoltare. Non soltanto i discorsi, le istituzioni o le dichiarazioni pubbliche, ma la voce più profonda dei popoli, delle culture e delle tradizioni spirituali che hanno plasmato la storia umana.
Le civiltà non sono muri. Sono memoria della ricerca dell’essere umano. Ogni civiltà si è domandata come rendere significativa la vita, come assicurare stabilità alle famiglie, come permettere alle comunità di vivere nella giustizia, come guarire la sofferenza e come avvicinare il cuore umano alla pace. I loro linguaggi sono diversi. Le loro memorie sacre sono differenti. Le loro storie non coincidono. Eppure, al di sotto di queste differenze, vive un comune desiderio di dignità, appartenenza e amore.
La Universal Peace Federation guarda a questa giornata a partire dalla convinzione che l’umanità sia una famiglia sotto Dio. Questa visione non ridimensiona le culture. Offre loro lo spazio per respirare. Permette a ciascun popolo di portare la propria saggezza, le proprie ferite, la propria bellezza e la propria speranza dentro una più ampia conversazione umana.
Il dialogo comincia quando smettiamo di trattare l’altro come una categoria. Una civiltà non può essere compresa soltanto attraverso la politica, il conflitto o la paura. Possiede canti, preghiere, madri e padri, bambini, anziani, memorie di perdite subite e sogni di rinnovamento. Quando le persone si incontrano a questo livello, il dialogo non è più soltanto una tecnica. Diventa un atto di rispetto.
Per questa ragione, il dialogo interreligioso e interculturale rimane centrale nel lavoro della UPF. Le tradizioni di fede hanno contribuito a formare l’immaginario morale dell’umanità. Hanno insegnato compassione, moderazione, perdono, servizio e rispetto per la vita. Quando i leader religiosi e spirituali si incontrano con umiltà, aiutano le civiltà a ricordare la loro vocazione più alta. Quando cultura, fede e coscienza si incontrano in un dialogo sincero, la pace acquista un volto umano.
La UPF è stata fondata dalla Dr.ssa Hak Ja Han e dal compianto Dr. Sun Myung Moon nella convinzione che la pace cresca attraverso relazioni di fiducia tra leader e cittadini, religioni e nazioni, famiglie e comunità. In questo senso, il dialogo tra le civiltà non è lontano dalla vita quotidiana. Comincia quando una persona ascolta senza preparare un’accusa, parla senza umiliare l’altro e riconosce che il disprezzo non serve la verità.
Molto prima che questa ricorrenza delle Nazioni Unite venisse istituita, i fondatori della UPF avevano già esplorato il dialogo tra i popoli attraverso una prospettiva particolarmente ampia. Negli anni Novanta, iniziative come la Federation of Island Nations for World Peace, la Federation of Peninsular Nations for World Peace e la Federation of Continental Nations for World Peace cercarono di creare spazi nei quali le nazioni potessero incontrarsi non soltanto sulla base dell’ideologia o del potere, ma anche attraverso la geografia condivisa, la memoria e la responsabilità comune.
Successivamente, la Mongolian Peoples’ Federation for World Peace aprì un’ulteriore via di riflessione sulle radici comuni, sui popoli dispersi e sulla possibilità di sanare le distanze create dalla storia. Queste iniziative ci ricordano che le civiltà non sono soltanto idee custodite nei libri. Vivono attraverso oceani, penisole, continenti, steppe, confini, migrazioni, famiglie e sogni ereditati.
Il mondo parla spesso delle divisioni tra Oriente e Occidente, Nord e Sud, tradizione e modernità. Eppure, le grandi questioni del nostro tempo attraversano ogni frontiera. La ricerca della pace, la tutela della famiglia, la cura del creato, la dignità dei poveri, il futuro dei bambini e l’uso morale del potere appartengono a tutte le civiltà.
Queste preoccupazioni sono anche vicine allo spirito dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, perché uno sviluppo duraturo non dipende soltanto dai sistemi e dalle risorse, ma anche dalla fiducia, dalla coscienza e dalla cooperazione. Nessuno possiede da solo l’intera risposta. Nessuna persona è priva di un dono da offrire.
In questa giornata, la UPF invita gli Ambassadors for Peace della Universal Peace Federation, i partner e gli amici a considerare il dialogo come una disciplina sacra della pace. Una conversazione tra comunità, un incontro tra leader religiosi, una manifestazione culturale, un forum giovanile, un gesto condiviso di servizio o un momento silenzioso di preghiera possono diventare piccole porte attraverso le quali le civiltà si incontrano.
Il futuro non chiede alle civiltà di scomparire dentro un’uniformità senza volto. Chiede loro di incontrarsi con un cuore più aperto e profondo. Quando le civiltà si ascoltano reciprocamente, l’umanità comincia a ritrovare la memoria di sé stessa.
Dr. Tageldin Hamad, Presidente, Universal Peace Federation
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