20 luglio 2026

Dal servizio alla fiducia sociale: ciò che la UPF ha imparato da 100 Giorni al Servizio della Comunità

Una campagna globale ha unito partenariati, servizio concreto e iniziative centrate sulla famiglia nelle comunità di tutto il mondo 

Dal 20 febbraio al 1° giugno 2026, la Universal Peace Federation ha invitato le proprie sezioni nazionali, le associazioni affiliate, gli Ambassadors for Peace e le organizzazioni partner a partecipare alla campagna 100 Giorni al Servizio della Comunità. Marzo è stato dedicato ai partenariati, aprile al servizio e maggio alla famiglia. La campagna si è conclusa in occasione della Giornata Mondiale dei Genitori delle Nazioni Unite.

La campagna è nata da una domanda fondamentale: come può un’organizzazione internazionale per la pace diventare più utile alle comunità in cui vivono i suoi membri e partner?

La pace viene spesso affrontata attraverso negoziati, istituzioni e accordi internazionali. Tuttavia, la fiducia pubblica nasce anche dalle esperienze quotidiane. Le persone imparano a fidarsi gli uni degli altri quando collaborano per rispondere a un bisogno locale, mantengono gli impegni presi, condividono responsabilità e continuano a lavorare insieme anche dopo la conclusione di un evento.

Questa visione si collega alla proclamazione del 2026 come Anno Internazionale dei Volontari per lo Sviluppo Sostenibile da parte delle Nazioni Unite. Il volontariato sostiene le comunità non soltanto attraverso il lavoro svolto, ma anche grazie alle relazioni che contribuisce a creare. Esso mette in contatto persone di professioni, generazioni, culture e convinzioni diverse in un’autentica esperienza di cooperazione.

Una verifica intermedia della campagna ha documentato incontri locali, progetti di servizio, programmi educativi, nuovi partenariati e una crescente comunicazione pubblica tra i gruppi partecipanti. Più importante dei numeri è stato il modello emerso: il servizio stava andando oltre la semplice attività occasionale, diventando parte di relazioni durature, di una collaborazione tra istituzioni e di un coinvolgimento stabile nelle comunità locali.

Le attività si sono sviluppate secondo le esigenze dei diversi contesti.

In Tanzania, durante il Peace Leadership Seminar, 65 leader religiosi, giovani, educatori e rappresentanti della società civile hanno approfondito i principi della pace, della cooperazione interreligiosa e della progettazione sociale. Ventotto partecipanti si sono impegnati ad avviare iniziative di pace nelle proprie comunità. Il programma ha così collegato formazione e responsabilità concreta, invitando i partecipanti a tradurre quanto appreso in azioni locali.

In Costa d’Avorio, la UPF ha avviato una collaborazione con il settore nazionale del turismo per preparare i giovani alle professioni legate al turismo, promuovendo nello stesso tempo la coesione sociale e i valori della pace. L’iniziativa ha mostrato come occupazione, educazione e costruzione della pace possano procedere insieme quando istituzioni pubbliche e società civile condividono un obiettivo comune.

In Russia, le attività dedicate alla famiglia, svolte a Mosca e Kazan, hanno riunito bambini, genitori, nonni, artisti, educatori e rappresentanti religiosi. Arte, musica, tornei di scacchi intergenerazionali e dialogo interreligioso hanno creato occasioni accessibili per rafforzare i rapporti familiari e costruire nuove relazioni nella comunità. Altre iniziative hanno riguardato l’educazione ambientale, programmi culturali e la collaborazione con reti di volontariato.

In Canada, la collaborazione ormai consolidata tra la UPF e i Lions Clubs ha unito servizio alla comunità, iniziative giovanili e una Marcia per la Pace aperta al pubblico. Questa relazione, costruita negli anni, ha dimostrato che la fiducia cresce grazie a una cooperazione continua, più che attraverso un singolo accordo o una semplice cerimonia.

In America Latina e nei Caraibi, webinar regionali hanno collegato le diverse sezioni nazionali, mentre programmi locali hanno coinvolto parlamenti, amministrazioni comunali, comunità religiose e Ambassadors for Peace. In Perù, la collaborazione con il Congresso della Repubblica ha portato responsabilità ambientale, partecipazione civica ed educazione alla pace all’interno di un’importante istituzione nazionale. In Argentina, la UPF e il Rotary hanno reso omaggio alle comunità di immigrati presso il Parlamento della Città di Buenos Aires, valorizzando identità culturale, riconoscimento civico e partenariato comunitario.

Le sezioni dell’Asia-Pacifico hanno utilizzato la campagna per rafforzare il coordinamento regionale, migliorare la comunicazione digitale e preparare nuovi programmi umanitari e giovanili. In Sri Lanka, un progetto del Religious Youth Service realizzato presso una scuola situata in un’area remota ha mostrato come i giovani possano sviluppare capacità di leadership attraverso il servizio diretto. Più in generale, il modello del Religious Youth Service riunisce giovani provenienti da differenti tradizioni religiose e culturali per svolgere attività comunitarie, condividere esperienze formative e promuovere la pace.

Lo slancio è proseguito anche dopo la conclusione ufficiale della campagna. In Thailandia, un programma dedicato alla Giornata Mondiale dei Genitori, organizzato insieme a istituzioni pubbliche e partner della comunità, ha unito formazione per coppie e genitori all’assegnazione di borse di studio a venti studenti. L’iniziativa ha dimostrato come matrimonio e famiglia possano collegare relazioni personali, educazione e responsabilità pubblica.

Le quattro lezioni apprese

Da questa esperienza emergono alcune importanti lezioni.

La prima è che il servizio rafforza la fiducia quando nasce da relazioni già esistenti. Una singola iniziativa può suscitare interesse, ma è la collaborazione ripetuta che genera fiducia. Incontri interreligiosi, programmi giovanili, attività per la famiglia, progetti ambientali e iniziative di servizio permettono alle persone di conoscere nel tempo l’affidabilità, i valori e il modo di operare degli altri.

La seconda è che i partenariati acquistano significato attraverso il lavoro condiviso. Un evento pubblico o un accordo possono aprire una relazione, ma la fiducia cresce quando ogni partner offre un contributo concreto: competenze professionali, sedi, volontari, comunicazione o accesso alle comunità locali.

Questa esperienza riflette pienamente lo spirito dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 17, che promuove partenariati efficaci tra istituzioni pubbliche, società civile e altri settori della società. La campagna ha aggiunto un elemento pratico: i partenariati diventano credibili quando rispondono a un bisogno reale della comunità, si basano su una collaborazione ripetibile e producono risultati visibili.

La terza riguarda il rapporto tra comunicazione e servizio. Il lavoro svolto nelle comunità deve essere documentato affinché altri possano comprenderne il valore e trarne ispirazione. Allo stesso tempo, la comunicazione pubblica acquista credibilità quando racconta persone reali, collaborazioni autentiche e risultati concreti, invece di limitarsi a dichiarazioni generiche.

La quarta riguarda gli Ambassadors for Peace, che rappresentano una delle reti internazionali più preziose della UPF. Essi mettono a disposizione esperienza professionale, relazioni locali e conoscenza del territorio. Il loro contributo cresce quando il riconoscimento ricevuto è accompagnato da formazione, comunicazione costante e opportunità di partecipazione concreta. Un Ambassador for Peace può essere educatore, organizzatore, consulente, partner o responsabile di progetto. Il passaggio dal semplice riconoscimento all’assunzione di responsabilità rafforza le sezioni nazionali e permette ai progetti di svilupparsi a partire dalle reali esigenze delle comunità.

La campagna ha mostrato anche che i risultati dipendono dalle persone e dalle capacità locali. Alcune sezioni dispongono di gruppi consolidati, partner affidabili e programmi regolari. Altre possono contare soltanto su pochi volontari con tempo e risorse limitati. Le campagne internazionali possono offrire orientamento, materiali e incoraggiamento, ma un lavoro locale duraturo richiede leadership preparata, relazioni stabili e forme realistiche di sostegno.

Questo non significa ridurre le ambizioni. Significa definire con attenzione il significato del progresso. Un piccolo progetto che continua nel tempo, forma nuovi leader e conquista la fiducia della comunità può contribuire alla pace molto più di un grande evento che non lascia alcuna collaborazione stabile.

I fondatori della Universal Peace Federation, la Dr.ssa Hak Ja Han e il compianto Rev. Dr. Sun Myung Moon, hanno posto il servizio agli altri al centro della loro visione della pace. La loro concezione dell’umanità come “Una Famiglia sotto Dio” invita le persone ad andare oltre le divisioni nazionali, religiose e culturali, assumendosi responsabilità per il bene degli altri.

La campagna 100 Giorni al Servizio della Comunità ha mostrato come questa visione possa tradursi in pratica. La fiducia sociale cresce quando le persone servono insieme, imparano reciprocamente e scoprono che la cooperazione produce benefici concreti. Famiglie, giovani, comunità religiose, educatori, istituzioni pubbliche e organizzazioni della società civile hanno tutti un ruolo in questo processo.

La Universal Peace Federation accoglie con favore nuove collaborazioni con organizzazioni e persone interessate a sviluppare forme concrete di servizio adatte alle proprie comunità. Questo spirito proseguirà attraverso gli UPF Summer Events 2026, in preparazione all’81ª Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riunendo partner regionali e internazionali per promuovere dialogo, formazione e cooperazione pratica.

L’esperienza di questi cento giorni suggerisce una conclusione semplice ma significativa: la pace diventa più credibile quando i valori condivisi si traducono in azioni costanti e in relazioni capaci di durare nel tempo.

Dr. Tageldin Hamad, Presidente, Universal Peace Federation

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