2 luglio 2026

L’intelligenza artificiale può governare la finanza, ma chi governa l’intelligenza artificiale?

Tra innovazione tecnologica e responsabilità umana, il futuro dell’economia dipenderà dalla capacità di coniugare efficienza, trasparenza e bene comune.

L’intelligenza artificiale sta entrando con crescente rapidità nei processi decisionali che riguardano la finanza, gli investimenti e la gestione del rischio. Ma fino a che punto possiamo affidare agli algoritmi decisioni che incidono sulla vita delle persone?

Il convegno “Artificial Intelligence for Financial Innovation”, ospitato il 19 maggio 2026 presso la Sala Stampa della Camera dei deputati, ha affrontato queste domande mettendo a confronto studiosi, professionisti e rappresentanti delle istituzioni.

di Maria Gabriella Mieli

Il 19 maggio 2026, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, si è svolto il convegno “Artificial Intelligence for Financial Innovation”, appuntamento conclusivo della seconda edizione di Towards Financial Culture (TFC25), realtà nata con l'obiettivo di connettere persone e idee, influenzare i decisori e favorire la creazione di valore per il Sistema Paese, partendo dalla promozione di una più diffusa cultura finanziaria atta a favorire il dialogo tra il mondo accademico, le istituzioni, i professionisti e gli operatori economici sulle principali trasformazioni che stanno interessando i mercati contemporanei.

L'iniziativa è stata realizzata in partnership con UNINT – Università degli Studi Internazionali di Roma, Rome Diplomacy, CeSFFI – Centro Studi di Fiscalità e Finanza Internazionale e Bruno-Pavlov & Partners Public Affairs & Advocacy, confermando la vocazione multidisciplinare del progetto e la volontà di affrontare temi di particolare attualità attraverso il contributo di competenze provenienti da ambiti diversi. 

L'evento ha riunito studiosi, operatori della finanza, esperti di innovazione tecnologica, rappresentanti del mondo associativo e operatori del settore per riflettere sulle profonde trasformazioni che l'intelligenza artificiale sta producendo nell'economia globale e, in particolare, nel sistema finanziario.

In un contesto caratterizzato da una crescente digitalizzazione dei mercati, dalla disponibilità di enormi quantità di dati e dalla progressiva automazione dei processi decisionali, il tema dell'intelligenza artificiale non rappresenta più una prospettiva futura, bensì una realtà che già oggi influenza investimenti, sistemi di valutazione del rischio, strategie di mercato e modelli organizzativi.

Tra i partecipanti figurava anche Maria Gabriella Mieli, Responsabile delle Relazioni Esterne e Internazionali di Universal Peace Federation Italia e Coordinatrice UPF Europa Sud, invitata dall’Avv. Andrea Stranieri, General Manager di TFC e co-fondatore di Rome Diplomacy, in rappresentanza di Universal Peace Federation International, organizzazione non governativa accreditata presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC) con Status Consultivo Generale.

La partecipazione di UPF assume un particolare significato alla luce delle attività che l'organizzazione svolge da anni nel promuovere il dialogo tra istituzioni, società civile, mondo accademico e operatori economici, nella convinzione che lo sviluppo tecnologico debba sempre essere accompagnato da una riflessione sui suoi effetti sociali, etici e umani. In tale prospettiva, i temi affrontati nel corso del convegno si collocano pienamente all'interno delle finalità perseguite dalla International Association for Economic Development (IAED), una delle associazioni internazionali promosse da UPF.

Ad aprire i lavori è stato il Dott. Damiano Perrons, Presidente di Towards Financial Culture (TFC), il quale ha evidenziato come la cultura finanziaria e l'innovazione tecnologica rappresentino strumenti fondamentali per affrontare le sfide economiche del nostro tempo.

Nel suo intervento introduttivo ha ricordato come l'intelligenza artificiale costituisca oggi uno dei principali driver di trasformazione dei mercati finanziari, sottolineando tuttavia che nessuna tecnologia può sostituire integralmente le capacità tipicamente umane di “intuizione, responsabilità e comprensione della realtà”, ammonendo infine con un messaggio particolarmente significativo: “Guai confondere uno strumento con chi quello strumento lo utilizza”.

Anche gli algoritmi più sofisticati, infatti, restano il prodotto di scelte umane e continuano a riflettere le finalità, i valori e le responsabilità di coloro che li progettano e li impiegano.

La direzione scientifica dell'incontro è stata affidata al Prof. Vincenzo Carbone, che ha moderato il confronto tra relatori e pubblico, favorendo un dialogo interdisciplinare tra informatica, economia, finanza, diritto e profili regolatori.

Sono intervenuti il Prof. Roberto Navigli, Professore di Informatica e Intelligenza Artificiale, riconosciuto a livello internazionale come uno dei principali studiosi nel campo della linguistica computazionale e dell'intelligenza artificiale generativa; il Prof. Stefano Simone Galiani, docente di Econometrics for Financial Markets, derivatives trader e Generative AI Research Fellow; e il Dott. Giovanni Lapidari, analista finanziario, trader e sviluppatore di software specializzato nel settore del trading algoritmico.

Nel corso degli interventi è emerso come l'intelligenza artificiale stia progressivamente modificando il modo in cui vengono raccolte, elaborate e interpretate le informazioni finanziarie.

L'evoluzione degli algoritmi consente oggi di analizzare quantità di dati impensabili fino a pochi anni fa, individuando correlazioni, tendenze e segnali di mercato con livelli di rapidità e precisione sempre maggiori.

Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo dei sistemi generativi e dei Large Language Models, che stanno aprendo scenari completamente nuovi nella gestione delle informazioni, nella produzione di analisi e nella costruzione di strumenti di supporto alle decisioni.

I relatori hanno evidenziato come l'efficacia di tali strumenti dipenda tuttavia dalla qualità dei dati utilizzati, dalla trasparenza dei processi decisionali e dalla capacità degli operatori di comprendere i limiti delle tecnologie adottate.

Un primo elemento di riflessione emerso dal dibattito riguarda infatti il rapporto tra efficienza e affidabilità.

Se da un lato gli algoritmi consentono di accelerare enormemente i processi decisionali, dall'altro permane l'esigenza di verificare la correttezza delle informazioni elaborate e la solidità dei risultati ottenuti.

In ambito finanziario, dove anche un piccolo errore può produrre conseguenze rilevanti, il controllo umano continua, pertanto, a svolgere un ruolo essenziale.

Un secondo aspetto particolarmente approfondito riguarda l'utilizzo dell'intelligenza artificiale nei processi di valutazione del rischio.

Grazie alla capacità di elaborare enormi quantità di dati provenienti da fonti differenti, i sistemi di AI possono contribuire a migliorare le attività di previsione, consentendo una gestione più efficiente dei rischi finanziari e una più accurata allocazione delle risorse.

Tale evoluzione potrebbe produrre benefici significativi sia per gli operatori professionali sia per i risparmiatori, favorendo una maggiore stabilità dei mercati e una più efficace individuazione delle criticità.

Un terzo elemento emerso dal confronto riguarda il tema della formazione.

L'intelligenza artificiale sta infatti modificando non soltanto gli strumenti utilizzati, ma anche le competenze richieste ai professionisti del futuro.

È stata sottolineata la necessità di sviluppare percorsi formativi interdisciplinari capaci di integrare conoscenze economiche, informatiche, statistiche, giuridiche ed etiche, superando la tradizionale separazione tra discipline.

Secondo i relatori, la vera sfida non consiste semplicemente nell'apprendere l'utilizzo delle nuove tecnologie, ma nel comprendere il contesto all'interno del quale esse operano e gli effetti che producono sulla società.

Ampio spazio è stato inoltre dedicato alle implicazioni etiche e regolamentari dell'intelligenza artificiale.

L'automazione dei processi decisionali pone infatti interrogativi sempre più rilevanti in termini di trasparenza, accountability e tutela dei diritti fondamentali.

Se un algoritmo assume decisioni che incidono sulla concessione del credito, sulla valutazione del rischio o sulla gestione di patrimoni, chi risponde delle eventuali conseguenze negative?

Quali strumenti devono essere predisposti per garantire il controllo umano?

Come evitare che bias presenti nei dati utilizzati vengano replicati e amplificati dai sistemi intelligenti?

Si tratta di interrogativi che non riguardano soltanto gli specialisti del settore, ma investono direttamente le istituzioni democratiche e l'intera collettività.

È proprio su questo terreno che il dibattito ha assunto una dimensione particolarmente significativa anche per Universal Peace Federation.

La missione di UPF è infatti fondata sulla promozione della pace attraverso la cooperazione tra popoli, istituzioni e comunità, nella convinzione che lo sviluppo umano non possa essere misurato esclusivamente attraverso indicatori economici.

Le innovazioni tecnologiche, per quanto straordinarie, devono essere valutate anche in funzione del loro impatto sulla persona, sulla dignità umana, sulla giustizia sociale e sulla costruzione del bene comune.

In tale prospettiva, il tema dell'intelligenza artificiale applicata alla finanza non riguarda soltanto la crescita economica o l'efficienza dei mercati.

Riguarda anche il modo in cui le società distribuiscono opportunità, ricchezza, conoscenza e potere decisionale.

Riguarda la capacità di garantire che i benefici dell'innovazione siano accessibili a tutti e non concentrati esclusivamente nelle mani di pochi soggetti dotati di maggiori risorse tecnologiche.

Dal confronto tra i relatori è emersa con chiarezza l'idea che l'efficienza degli algoritmi non possa mai essere separata dalla responsabilità di chi li progetta, li governa e li utilizza.

Le decisioni finanziarie influenzano il risparmio delle famiglie, gli investimenti delle imprese, le opportunità occupazionali e la stabilità economica delle comunità.

Per questa ragione, l'intelligenza artificiale non può essere considerata un semplice strumento neutrale, ma deve essere inserita all'interno di un quadro di valori, regole e responsabilità condivise.

L'incontro ha altresì evidenziato la necessità di una governance consapevole dell'innovazione tecnologica, capace di coniugare progresso, sicurezza, trasparenza e tutela dei diritti fondamentali.

In questo scenario, il dialogo tra mondo accademico, istituzioni pubbliche, operatori economici e società civile appare sempre più indispensabile per orientare lo sviluppo tecnologico verso finalità autenticamente umane.

L'evento, trasmesso in diretta streaming attraverso i canali istituzionali della Camera dei deputati, ha registrato un significativo interesse da parte del pubblico e degli addetti ai lavori, confermando la crescente centralità del tema nel dibattito economico e istituzionale contemporaneo.

A soli due anni dalla sua nascita, Towards Financial Culture si conferma così come uno spazio di confronto qualificato sulle grandi trasformazioni che stanno interessando il rapporto tra economia, tecnologia e società.

Al termine dell'incontro, è stato vivo il vicendevole interesse manifestato ad avviare future forme di collaborazione anche con Universal Peace Federation, riconoscendo la convergenza di obiettivi nella promozione di uno sviluppo sostenibile, responsabile e orientato alla centralità della persona.

Il convegno ha infine lasciato una riflessione destinata ad accompagnare il dibattito dei prossimi anni: il futuro della finanza non dipenderà esclusivamente dalla potenza degli algoritmi, ma dalla capacità delle istituzioni, delle imprese e della società civile di governare tali strumenti secondo criteri di responsabilità, trasparenza, equità e rispetto della dignità umana. Solo in questo modo l'intelligenza artificiale potrà trasformarsi da semplice innovazione tecnologica a reale strumento di progresso al servizio dell'uomo e della collettività.

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