Una parola può aprire una porta oppure chiuderla per molti anni. Può custodire la dignità di un’altra persona oppure, silenziosamente, renderla più facile da ignorare. Prima che la violenza entri nelle istituzioni o nelle case, passa attraverso il linguaggio. Impara a chiamare un vicino “minaccia”, uno straniero “peso”, un credente “pericolo”, una nazione “nemico” o una comunità ferita “ostacolo”.
Per questa ragione, la Giornata internazionale delle Nazioni Unite per il contrasto ai discorsi d’odio, celebrata il 18 giugno, possiede un significato che va oltre la comunicazione pubblica. Istituita con la risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite A/RES/75/309, la ricorrenza si inserisce nella Strategia e Piano d’azione delle Nazioni Unite sui discorsi d’odio, avviati nel 2019.
La Universal Peace Federation guarda a questa giornata attraverso una prospettiva morale. Ogni essere umano possiede un valore che precede ogni discussione, ideologia o identità politica. Questa convinzione è centrale nella visione della UPF, fondata dalla Dr.ssa Hak Ja Han e dal compianto Dr. Sun Myung Moon. È anche il cuore della comprensione secondo cui l’umanità costituisce una famiglia con Dio.
I discorsi d’odio feriscono questo senso di appartenenza. Restringono l’immaginazione fino a impedire di riconoscere un fratello, una sorella o un concittadino in chi si trova dall’altra parte. Dicono a una persona ferita che il disprezzo è forza. Dicono ai giovani che la crudeltà è coraggio. Nulla di tutto questo è pace.
Le tradizioni spirituali del mondo custodiscono una saggezza più profonda. Insegnano la moderazione quando l’ira appare giustificata. Insegnano la disciplina dell’amore verso il nemico.
La storia dell’impegno della UPF per la costruzione della pace offre numerosi esempi concreti di questa disciplina. In Nepal, durante un periodo segnato da tensione, amarezza e odio, la South Asia Peace Initiative portò un messaggio di amore, perdono, riconciliazione e vita vissuta per il bene degli altri all’interno di un contesto politico nel quale molti ritenevano che il dialogo fosse destinato al fallimento.
A Gerusalemme, la Middle East Peace Initiative creò uno spazio nel quale partecipanti ebrei e cristiani poterono stare insieme in un atteggiamento di pentimento, chiedere perdono e avanzare verso la guarigione e la riconciliazione.
In America Latina e in Africa, il forum “For a Peace Culture”, promosso da UPF-Angola e UPF-Argentina, rifletté sui legami storici tra regioni segnate da un passato doloroso, compresa l’eredità della schiavitù. I relatori sottolinearono il valore dell’educazione, della cultura, della famiglia, del dialogo e del lavoro necessario per superare risentimenti storici, pregiudizi e discriminazioni.
Nell’Asia nord-orientale, la UPF incoraggia da tempo il coinvolgimento diretto tra i popoli al di là delle divisioni storiche e nazionali. Il rapporto del 2024 sui giovani coreani e giapponesi impegnati nella costruzione di una Future Leaders Network descrive iniziative volte a promuovere l’incontro tra giovani dei due Paesi, favorire la comprensione reciproca nonostante differenze di lingua, cultura, nazionalità e prospettiva, e creare un comune senso di appartenenza.
Anche i media portano una responsabilità particolare. In occasione del lancio della International Media Association for Peace, i relatori della UPF affrontarono temi quali l’etica dei media, i discorsi d’odio, la polarizzazione politica, la disinformazione e il pericolo della disumanizzazione.
Contrastare i discorsi d’odio, dunque, comincia prima delle politiche pubbliche. Comincia nel cuore, nella casa, nelle scuole, nelle comunità religiose, nelle riunioni di redazione, nei parlamenti e nelle conversazioni private.
In questa Giornata internazionale per il contrasto ai discorsi d’odio, la UPF invita i propri Ambassadors for Peace e i partner della società civile a considerare la parola come una forma di servizio. Una parola serve la pace quando protegge la dignità. La pace comincia quando il volto umano torna ad abitare il nostro linguaggio.
Dr. Tageldin Hamad, Presidente, Universal Peace Federation
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