Il dialogo locale come fondamento di società pacifiche
Settimana 12 della campagna “100 Giorni di Armonia e Speranza” (9–15 gennaio)
La Settimana 12 della campagna “100 Giorni di Armonia e Speranza”, osservata dal 9 al 15 gennaio, pone al centro la comunità e i valori universali come fondamento vivo di società pacifiche. Mentre la campagna entra nella sua fase conclusiva, l’attenzione si sposta dalle iniziative individuali ai quadri etici condivisi che sostengono, a livello locale, dialogo, fiducia e cooperazione. La pace non si costruisce solo attraverso accordi tra istituzioni, ma attraverso comunità che coltivano valori comuni e praticano un confronto civile nella diversità.
Questa enfasi sulla comunità risuona con la decisione delle Nazioni Unite di riconoscere il 2026 come Anno Internazionale della Donna Agricoltrice, evidenziando il ruolo centrale delle donne in agricoltura come pilastri della sicurezza alimentare, della coesione sociale e di mezzi di sussistenza sostenibili. Questo focus si allinea anche con il Decennio delle Nazioni Unite dell’Agricoltura Familiare (2019–2028), che riconosce gli agricoltori familiari come custodi del sapere locale, dei valori condivisi e della coesione sociale nelle comunità rurali. Mentre la comunità internazionale guarda all’Anno Internazionale della Donna Agricoltrice nel 2026, il Decennio dell’Agricoltura Familiare offre un quadro più ampio che collega la leadership femminile in agricoltura alla responsabilità intergenerazionale e alla resilienza comunitaria.
Le donne agricoltrici sostengono le comunità rurali, trasmettono conoscenze tra generazioni e sono custodi della terra, delle risorse naturali e del capitale umano. Il loro contributo promuove direttamente l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 2 (sconfiggere la fame), l’Obiettivo 5 (uguaglianza di genere) e l’Obiettivo 15 (vita sulla terra). Rafforzando la leadership delle donne a livello comunitario, le società consolidano le fondamenta etiche e sociali su cui poggiano comunità pacifiche e resilienti.Questo approccio è sostenuto dalla missione della International Association for Peace and Economic Development (IAED), che mira a integrare riflessione etica, dialogo politico e cooperazione economica. In questo contesto, la Universal Peace Federation promuove la propria visione delle fondazioni morali della democrazia. UPF afferma che i sistemi democratici dipendono non solo da istituzioni e procedure, ma anche da coscienza, responsabilità e rispetto della dignità umana.
Il registro storico di UPF e delle sue iniziative predecessore, in questo periodo di gennaio, mostra come i valori comunitari siano stati a lungo tradotti in un impegno globale. Rapporti d’archivio documentano anche iniziative UPF svolte precisamente in questa settimana in anni diversi, mostrando come i valori universali prendano forma attraverso dialogo e cooperazione radicati nelle comunità.
Il 13 gennaio 1968, a Seoul (Repubblica di Corea), venne fondata la International Federation for Victory Over Communism, in un’epoca in cui il confronto ideologico minacciava la stabilità globale. Pur segnata dal contesto della Guerra Fredda, l’iniziativa rappresentò un primo tentativo di articolare risposte morali e spirituali al conflitto ideologico, ponendo l’accento su valori e coscienza accanto a considerazioni politiche ed economiche. Questa iniziativa rifletteva un impegno a privilegiare risposte morali rispetto alla divisione ideologica, allineando la coscienza spirituale agli appelli delle Nazioni Unite al dialogo. Fin dai primi anni, la dott.ssa Hak Ja Han e il dott. Sun Myung Moon, fondatori di UPF e delle sue iniziative predecessore, hanno costantemente distinto tra ideologie e persone, affermando il rispetto per le nazioni e i loro cittadini a prescindere dai sistemi politici e rifiutando l’ostilità verso i popoli sulla base dell’ideologia.
Dal 14 al 15 gennaio 1996, la Summit Conference for World Peace si tenne al Victoria Plaza Hotel di Montevideo(Uruguay). L’incontro riunì leader politici, figure religiose, accademici e rappresentanti della società civile dell’America Latina e di altre regioni, mettendo in evidenza dialogo, riconciliazione e responsabilità condivisa come vie verso la pace in società post-autoritarie e in transizione. Il summit di Montevideo sottolineò l’importanza della cooperazione regionale e del dialogo inclusivo nel rafforzare la cultura democratica e la fiducia sociale.
Il 15 gennaio 2001, la World Media Conference si svolse al Keio Plaza InterContinental Hotel di Tokyo(Giappone). Professionisti dei media, studiosi e leader pubblici esaminarono le responsabilità etiche del giornalismo in un mondo sempre più interconnesso. La conferenza evidenziò il ruolo dei media responsabili nel plasmare il dibattito pubblico, contrastare la disinformazione e sostenere i valori democratici attraverso accuratezza, equità e rispetto della dignità umana. Questi temi restano particolarmente attuali mentre la comunicazione digitale continua a trasformare la vita delle comunità e la partecipazione politica.
Il periodo dall’8 al 15 gennaio 2012 fu segnato da manifestazioni e raduni internazionali a sostegno degli sforzi per promuovere la riconciliazione nella Penisola coreana e far avanzare la pace globale.
Un’ulteriore espressione di questo approccio ebbe luogo dall’11 al 13 gennaio 2015, quando UPF convocò la conferenza della Middle East Peace Initiative intitolata “Gerusalemme e i Luoghi Santi: un appello alla pace in un tempo di crisi”, tenutasi a Gerusalemme. L’incontro riunì leader ebrei, cristiani e musulmani, studiosi e rappresentanti della società civile. L’evento si concentrò su preghiera interreligiosa, riflessione etica e dialogo sullo status dei luoghi santi. Più che perseguire una negoziazione politica, la conferenza mise in risalto responsabilità morale, rispetto reciproco e fiducia a livello comunitario come prerequisiti per una pace sostenibile in una delle regioni più sensibili del mondo.
La costruzione della pace a base comunitaria si riflette anche in iniziative locali documentate in questa stessa settimana. Il 15 gennaio 2019, il capitolo UPF di San Pietroburgo aprì la stagione invernale dell’iniziativa Peace Road con un evento di Nordic walking che combinava attività fisica, dialogo informale e impegno civico. Realizzato in partenariato con organizzazioni locali della società civile e con la partecipazione degli Ambasciatori per la Pace, l’evento mostrò come esperienze condivise e semplici atti di cooperazione possano rafforzare i legami sociali e tradurre valori universali nella pratica quotidiana.
Questa stessa settimana ha rilievo anche nella storia più recente. Il 9 gennaio 2022, al Cheongshim Peace World Center (Corea del Sud), si tenne un raduno di preghiera che riunì leader e partecipanti di diverse denominazioni cristiane, comunità buddhiste e altre tradizioni religiose, uniti in preghiera e riflessione per la pace, la riconciliazione e il futuro della Penisola coreana. Pur radicato in una forma spirituale, il raduno espresse un orientamento inclusivo alla cooperazione interreligiosa e alla solidarietà morale. La collocazione all’inizio dell’anno lo rese un momento di preparazione etica e spirituale, proiettato verso iniziative successive dedicate all’armonia e al dialogo interreligioso. In questo senso, l’evento del 2022 mostra come un’intenzione spirituale condivisa possa diventare fondamento per un più ampio impegno comunitario e per gli sforzi interreligiosi evidenziati nelle settimane successive.
Riflettendo sulla ragione profonda di tale cooperazione, Sun Myung Moon formulò con chiarezza questo principio nei suoi discorsi del 1985 (World Scripture II): “Attraverso il dialogo e l’armonia interreligiosa dovremmo realizzare un mondo ideale di pace, che è lo scopo della creazione di Dio e la speranza comune dell’umanità.” Questi eventi hanno mobilitato comunità in più regioni, sottolineando unità, responsabilità morale e la forza dell’impegno collettivo nel superare divisioni storiche. Essi riflettono un’attenzione costante alla partecipazione comunitaria come motore di più ampie iniziative di costruzione della pace.
Durante la Settimana 12, la Universal Peace Federation invita i propri Ambasciatori per la Pace, le organizzazioni partner, educatori, legislatori, leader religiosi e rappresentanti delle comunità a organizzare dialoghi locali radicati in valori universali. Sostenendo le donne come leader in agricoltura, promuovendo cooperazione etica tra iniziative religiose e ambientali e favorendo un confronto civile attraverso l’impegno accademico e parlamentare, UPF riafferma che le società pacifiche si costruiscono dalla comunità verso l’esterno.
La visione che guida questo lavoro è la convinzione che l’umanità appartenga a un’unica famiglia, legata da una responsabilità morale condivisa, come una famiglia sotto Dio, in cui la coscienza orienta le azioni verso il “vivere per gli altri”. Affermiamo che quando le comunità coltivano coscienza e rispetto reciproco, adempiono al nostro dovere comune di edificare una pace duratura.
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