L’evento ha offerto un confronto articolato tra esperienza cristiana, unificazionista, visione avventista e prospettiva indiana Vaishnava, per indagare il tema della libertà religiosa come diritto fondamentale e dimensione della coscienza umana. Attraverso analisi bibliche, testimonianze e riflessioni, i relatori mettono in luce la portata universale della libertà di fede, il rispetto delle diversità religiose e le implicazioni etiche e spirituali delle scelte personali. Particolarmente rilevante è la discussione sul rapporto tra regole della fede e libero arbitrio, sulla necessità di proteggere il diritto di credere (o non credere) per tutti e sulla concezione di Dio come entità che invita, guida ma non costringe
Il Prof. Scuccimarri ha delineato l’importanza della libertà religiosa come pilastro ereditato storicamente dalla tradizione battista. Ha scelto di declinare la riflessione biblica partendo da due episodi: il celebre passo di Matteo 22:21 («Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio») che, se in origine fu risposta strategica a una trappola, è divenuto oggi manifesto della separazione tra potere religioso e politico, e dunque della libertà di coscienza. Viene poi discusso il racconto di Naman dal Secondo Libro dei Re: guarito miracolosamente, Naman si converte al Dio d’Israele, ma nel suo ruolo di corte aiuta comunque il re di Siria a compiere i suoi riti. Eliseo approva la sua richiesta, riconoscendo il valore della libertà di coscienza e della lealtà gentile verso il diverso.
Ha preso poi la parola Cristina Cordsen, rappresentante del Comitato per la Pubblicazione della Scienza Cristiana. Ha citato la fondatrice Mary Baker Eddy e il caposaldo secondo cui «La scienza cristiana innalza lo stendardo della libertà» invitando tutti ad accogliere la libertà come gloria divina. Riconosce come la scoperta di questa prospettiva sia stata per lei una trasformazione personale: non aveva mai pensato prima di essere titolare di questo diritto, né che esso spettasse a tutti. Insiste poi sull’impegno della fondatrice della scienza cristiana a trasmettere una visione della religione come incontro personale e liberante con Dio, non come imposizione, e come possibilità aperta dalla creazione stessa di essere figli liberi e creativi di Dio.
L’ultima parte ha visto l’intervento registrato di Mauro Bombieri, che ha aperto l’orizzonte su fede e libertà nel contesto della devozione a Krishna. Bombieri rileva come nei contesti religiosi spesso la fede sia associata a obblighi e confini mentre la libertà venga percepita come assenza di limiti. In realtà, nella filosofia Vaishnava, la vera fede nasce solo dalla libertà del libero arbitrio, considerato un dono sacro e non un semplice errore o incidente: senza questa libertà nessuna relazione autentica con Dio può essere costruita e nessuna esperienza d’amore risulta possibile. Cita la Bhagavad Gita: dopo aver esposto i suoi insegnamenti ad Arjuna, Krishna lo invita a riflettere e a scegliere liberamente. Questo passaggio verte sul principio che Dio guida, insegna e suggerisce, ma non obbliga mai, lasciando la decisione spirituale all’individuo stesso.

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