All'evento hanno partecipato personalità di rilievo, tra cui ex funzionari governativi afghani, accademici, operatori di pace, leader religiosi e rappresentanti delle comunità afghana, africana e iraniana. Il dibattito si è concentrato in particolare sull'Australia, considerata una terra di opportunità, di responsabilità istituzionale e di leadership eticamente solida.
I lavori sono stati aperti da Mujib Abid, studioso afghano-australiano e ricercatore post-dottorato presso l'Iniziativa per la Costruzione della Pace dell'Università di Melbourne, il quale ha analizzato l'impegno politico della diaspora e il ruolo cruciale delle comunità locali nei processi di pace.
Ha affermato che per costruire una pace duratura è necessaria un'azione autenticamente locale, ricordando come le prospettive delle comunità siano state spesso messe in secondo piano durante gli interventi occidentali in Afghanistan. Per l'oratore, gli effetti residui di una narrativa liberale dominante che spesso non ha mantenuto le proprie promesse, hanno portato a un atteggiamento di scetticismo nei confronti dei modelli di pace imposti dall'esterno.
Abid ha evidenziato l'importanza delle contro-narrazioni come forma di resistenza nonviolenta, in grado di ridare voce all'impegno politico e di opporsi alle ingiustizie. Ha inoltre osservato un divario crescente tra le convinzioni individuali e la loro espressione pubblica, spesso influenzata dal timore dell'esclusione sociale.
Questo atteggiamento si manifesta soprattutto quando le posizioni personali entrano in conflitto con le narrazioni dominanti, limitando così un confronto aperto. In conclusione, ha osservato che l'assenza di spazi di dialogo aperti, protetti e pluralistici potrebbe compromettere le iniziative di pacificazione, rendendole superficiali e inconcludenti.
Sul tema della leadership orientata alla riconciliazione all'interno della società afghana, è intervenuto Masoom Stanekzai, un esperto negoziatore di pace afghano ed ex alto funzionario governativo. Basandosi sulla sua esperienza decennale in governance, sicurezza e mediazione, ha affermato che la pace deve costituire una priorità assoluta in uno scenario globale di conflitti in aumento e di un ordine internazionale sempre più fragile.
Per Stanekzai, i valori universali sono attualmente soggetti a una forte pressione e il mancato equilibrio tra ideali e realtà contestuali rischia di alimentare polarizzazione ed estremismo. Ha inoltre messo in luce i punti di forza dell'Australia in termini di multiculturalismo e governance fondata sui diritti, pur riconoscendo le criticità emerse in occasione di recenti episodi di tensione sociale.
Riconoscendo il profondo legame che unisce le comunità della diaspora alle terre segnate dai conflitti, ha evidenziato la loro responsabilità di favorire la pace dall'Australia, tramite il dialogo, la riflessione e un impegno collettivo. Ispirandosi a figure storiche di rilievo come Nelson Mandela, Mahatma Gandhi e Martin Luther King Jr., Stanekzai ha messo in evidenza l’importanza di una pace stabile e duratura, raggiungibile attraverso il perdono, il coraggio e la nonviolenza radicata in principi etici.
Nel suo intervento, Ahmed Tohow, vicepresidente della Global Somali Diaspora e operatore di pace, ha delineato il percorso per la creazione della pace attraverso l'Ubuntu, la filosofia africana dell'interdipendenza: "Io sono perché noi siamo". Ha parlato della costruzione della pace come un processo sociale dinamico e relazionale, in cui il benessere personale è strettamente legato a quello collettivo. In tale ottica, la pace si fonda su relazioni giuste, umane e positive, edificate sulla giustizia sociale, sull'equità e la compassione.
Riferendosi al contesto australiano, Tohow ha osservato come la rappresentazione negativa della criminalità giovanile africana da parte dei media nazionali ha contribuito ad accentuare le tensioni, nonostante i giovani cerchino un senso di appartenenza, senza rinunciare alla propria identità culturale. Ha concluso il suo discorso affermando che la pace si costruisce collettivamente attraverso le relazioni umane, la giustizia e la responsabilità condivisa.
Prendendo la parola, John Bellavance, vicepresidente di UPF Australia, ha annunciato la proposta di istituire il Consiglio Australiano per la Pace, con l'obiettivo di rilanciare e promuovere i principi originari delle Nazioni Unite. Il progetto è stato definito una piattaforma inclusiva che supera gli interessi nazionali, politici e culturali, con l'obiettivo di promuovere il benessere dell'umanità.
Per il relatore, il Consiglio di Pace dovrà fondarsi su un insieme di valori morali, religiosi e laici, attingendo a prospettive sociali, accademiche, culturali e politiche. I principi fondamentali che sostengono questa visione, come illustrato, includono la promozione della pace a livello individuale e familiare, il valore del dialogo per la comprensione reciproca e la trasformazione delle narrazioni divisive in un'identità condivisa di "umanità comune". Questa istituzione, ha concluso, opera come un think tank, uno spazio di confronto e un generatore di proposte politiche, favorendo processi di pacificazione a livello locale, nazionale e internazionale.
In risposta alla domanda: "Come viviamo i nostri valori?", Fereshteh Zamani ha affermato che, nonostante lo sviluppo delle società e la loro crescita in termini di complessità, i valori umani fondamentali rimangono comuni a tutte le culture.
Secondo la relatrice, la costruzione della pace inizia quando le persone vivono i propri valori in modo autentico all'interno delle famiglie e delle realtà locali. Ha posto l'accento sulla necessità che le comunità della diaspora agiscano come elementi di coesione e non di separazione, opponendosi alla diffusione di narrazioni che generano divisione.
Parlando del suo impegno nella traduzione e nell'adattamento culturale della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell'Infanzia, ha concluso ponendo l'accento sulla necessità di unire la consapevolezza spirituale con un comportamento etico.
Direttrice esecutiva dell' Afghan Women Coordination and Promotion Organization, Shukria Jalalzay ha parlato del lavoro umanitario che svolge dall’esilio, esprimendo gratitudine per il contributo di cinquanta milioni di dollari da parte dell'Australia a favore dell'Afghanistan, che ha beneficiato 3,5 milioni di persone. Ha inoltre condiviso la sofferenza personale da lei vissuta in seguito al cambio di regime.
Ha messo in luce le sfide pratiche ed emotive associate al lavoro a distanza, alla gestione della fiducia, delle responsabilità e al mantenimento di relazioni significative. In conclusione, segnala che in Afghanistan si contano circa un milione di disoccupati e ventidue milioni di persone bisognose di assistenza alimentare e sanitaria, aggiungendo che la resistenza all'oppressione nasce all'interno delle famiglie e delle comunità.
Durante l'incontro, Essan Dileri ha evidenziato l'importanza del ruolo dei governi locali nel processo di costruzione della pace, affermando che essa si sviluppa a partire dai quartieri, dalle scuole, dai parchi e dai centri comunitari. Secondo la relatrice, i Consigli governativi rappresentano alleati chiave nella prevenzione dei conflitti e nel rafforzamento del senso di appartenenza.
In linea con i principi di coesione sociale della Fondazione Scanlon, ha evidenziato il contributo significativo delle comunità di migranti, riconosciuto come una fonte di energia, intuizioni e leadership preziose. I costruttori di pace, come sottolineato, contribuiscono con relazioni basate sulla fiducia, conoscenze culturali e segnalazioni tempestive di tensioni, che spesso sono carenti nelle istituzioni.
L'incontro ha confermato il ruolo attivo delle comunità della diaspora nel processo di costruzione della pace, smentendo il mito della loro passività. Attraverso il dialogo, la leadership etica, la pratica dei valori condivisi e l'impegno comunitario, le diaspore possono costruire ponti tra le culture diverse, restituire dignità e favorire la creazione di un mondo più pacifico e solidale.
In conclusione, UPF Australia ha conferito a Masoom Stanekzai e Mujib Abid il riconoscimento di Ambasciatori per la Pace.

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