Armonia concreta attraverso dialogo e servizio
La Settimana Mondiale dell’Armonia Interreligiosa si osserva ogni anno nella prima settimana di febbraio come quadro pratico per il dialogo e la cooperazione tra persone di fede e di buona volontà. È stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2010 con la risoluzione 65/5, a seguito di un’iniziativa presentata dal Regno hashemita di Giordania. Nel più ampio approccio delle Nazioni Unite a una cultura di pace, la Settimana evidenzia una realtà semplice: un impegno interreligioso continuativo rafforza la coesione sociale, riduce i pregiudizi e sostiene la convivenza pacifica nelle società diverse.
Febbraio 2026 ha mostrato ancora una volta che la cooperazione interreligiosa non è astratta. È una forma di costruzione della pace che aiuta le comunità a prevenire escalation, a mantenere la fiducia e a creare spazi per azioni comuni. La Settimana è inoltre in sintonia con l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, in particolare con l’Obiettivo 16 (società pacifiche e inclusive) e l’Obiettivo 17 (partnership).
Quest’anno la Settimana è stata strettamente collegata, per tempi e significato, alla Giornata Internazionale della Fraternità Umana del 4 febbraio. Nel suo messaggio per questa ricorrenza, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha sottolineato la necessità di rifiutare paura e divisione e di scegliere tolleranza, curiosità e rispetto per la diversità. Questa cornice è importante perché colloca il dialogo interreligioso dentro la più ampia responsabilità pubblica di governi, educatori, media e società civile nel proteggere dignità e pari diritti.
Leader nazionali e locali hanno ribadito temi analoghi. In Pakistan, il Presidente Asif Ali Zardari ha richiamato pace, compassione, rispetto reciproco e convivenza come valori condivisi tra le fedi e ha riaffermato l’impegno nazionale per l’armonia interreligiosa. In Nigeria, la First Lady, senatrice Oluremi Tinubu, ha invitato a trasformare la preghiera in azione attraverso passi deliberati che promuovano tolleranza, rispetto e cooperazione tra comunità religiose. In Canada, la provincia della British Columbia ha emanato una proclamazione riconoscendo la Settimana Mondiale dell’Armonia Interreligiosa e incoraggiando la partecipazione della comunità nello spirito dei valori comuni. Il mese ha inoltre riflesso l’ampiezza delle attività nel mondo: all’inizio di febbraio, il calendario ufficiale della Settimana registrava centinaia di eventi per il 2026 e continuava ad aggiungere nuove iniziative.
Anche l’impegno interreligioso a livello istituzionale è avanzato durante febbraio. Il Consiglio Ecumenico delle Chiese e il Dicastero vaticano per il Dialogo Interreligioso si sono incontrati a Ginevra durante la Settimana e hanno pubblicato una dichiarazione congiunta che considera il dialogo interreligioso un processo relazionale a sostegno della coesione sociale e della convivenza pacifica. Questa cooperazione tra grandi organismi religiosi stabilisce uno standard di continuità, soprattutto in un tempo in cui la polarizzazione spesso spinge le comunità di fede a ripiegarsi nell’isolamento.
Il mese ha incluso anche un dialogo multilaterale alle Nazioni Unite. L’11° Geneva Interreligious Dialogue riunisce attori diplomatici, religiosi e della società civile attorno al tema del rafforzamento del multilateralismo in tempi di sfide globali. Questo formato, ospitato nell’ambiente delle Nazioni Unite, sottolinea un punto chiave: l’impegno interreligioso non è solo una pratica a livello comunitario, ma anche un supporto significativo alla diplomazia quando viene affrontato con serietà e chiarezza.
Oltre alle istituzioni, febbraio ha mostrato la diversità delle risposte della società civile. In città e comunità di diverse regioni, consigli interreligiosi, congregazioni locali, gruppi giovanili e organizzazioni non governative hanno promosso dialoghi, pasti condivisi, eventi educativi, programmi culturali e attività di servizio. In Sudafrica, la Cape Town Interfaith Initiative ha utilizzato la Settimana per sostenere un apprendimento interreligioso rivolto ai giovani. Negli Stati Uniti, monaci buddisti impegnati in una lunga Walk for Peace hanno offerto un esempio visibile di nonviolenza come testimonianza pubblica nello stesso periodo.
In questo panorama più ampio, la Universal Peace Federation ha segnato la Settimana come parte di una continuità di impegno di lungo periodo. Presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Vienna, i relatori alla conferenza per la Settimana Mondiale dell’Armonia Interreligiosa hanno sottolineato che le religioni restano una risorsa morale vitale per la costruzione della pace quando sono orientate alla responsabilità, alla sobrietà etica e alla cooperazione, piuttosto che alla competizione o all’esclusione. I partecipanti hanno evidenziato che il dialogo tra religioni e il dialogo tra nazioni si rafforzano reciprocamente quando sono fondati su rispetto e valori condivisi.
In questo periodo, tali riflessioni sono state riprese anche in un webinar dedicato alla Settimana Mondiale dell’Armonia Interreligiosa, ospitato dalla HJ International Graduate School for Peace and Public Leadership il 6 febbraio, nel quale il dott. Tageldin Hamad, Presidente della Universal Peace Federation International, si è rivolto a rappresentanti della società civile, leader religiosi e organizzazioni collegate alle Nazioni Unite. Nel suo intervento ha sottolineato che l’armonia interreligiosa non riguarda accordo teologico o persuasione, ma la trasformazione della percezione attraverso un dialogo continuativo. Richiamando esperienze concrete, ha ricordato come incontri interreligiosi strutturati possano cambiare atteggiamenti anche quando le credenze restano invariate, sostituendo la sfiducia con il rispetto e l’isolamento con la cooperazione. Ha ribadito che, in un mondo segnato da conflitti violenti, migrazioni forzate, stress climatico, disuguaglianza economica e calo della fiducia sociale, il dialogo interreligioso non è solo un’aspirazione morale, ma una necessità strategica per una pace sostenibile. Tale dialogo, ha osservato, rafforza piuttosto che indebolire la fede, mentre costruisce quelle relazioni di fiducia da cui, in ultima analisi, dipendono la convivenza pacifica e una cooperazione multilaterale efficace.
Al suo meglio, la Settimana Mondiale dell’Armonia Interreligiosa offre un’alternativa disciplinata sia al cinismo sia alla sentimentalità. Non nega le reali differenze teologiche. Crea spazio per la cooperazione laddove la cooperazione è socialmente benefica e moralmente necessaria. Questo approccio riflette la visione fondativa della Universal Peace Federation, fondata dalla dott.ssa Hak Ja Han e dal compianto dott. Sun Myung Moon, includendo la loro proposta originaria di un consiglio interreligioso all’interno del sistema delle Nazioni Unite. La loro enfasi su interdipendenza, prosperità reciproca e valori universalmente condivisi indica un percorso realistico che rispetta l’identità e, al tempo stesso, incoraggia l’etica del vivere per il bene degli altri. In questo senso, la Settimana non riguarda soltanto l’armonia tra religioni: riguarda anche la costruzione di un’unica famiglia sotto Dio in forma pratica e civica.
Febbraio 2026 ha mostrato che il lavoro interreligioso è sempre più considerato una componente della responsabilità pubblica, non solo una questione di credo privato. Quando i governi affermano la pari dignità, quando i consigli religiosi cooperano oltre i confini e quando le comunità locali scelgono il dialogo invece del sospetto, le fondamenta sociali della pace si rafforzano. La Universal Peace Federation resta impegnata a lavorare con le Nazioni Unite, i governi, le comunità di fede e i partner della società civile per approfondire tale cooperazione e ampliare progetti pratici che servano le comunità e proteggano la dignità umana.
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