In occasione della Giornata internazionale dei rifiuti zero, la Universal Peace Federation richiama il legame tra responsabilità ambientale, servizio alla comunità e costruzione della pace. Con particolare attenzione al tema dello spreco alimentare, il documento indica nella cura delle risorse una concreta espressione di responsabilità condivisa.
Dr. Tageldin Hamad*
Il 30 marzo, le Nazioni Unite osservano la Giornata internazionale dei rifiuti zero, ricordandoci che il problema dei rifiuti non è soltanto tecnico, ma profondamente umano. Nel 2026, la giornata è dedicata in particolare allo spreco alimentare, collocandosi pienamente nell’ambito dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, soprattutto in relazione all’Obiettivo di sviluppo sostenibile 11 e all’Obiettivo di sviluppo sostenibile 12. Il riferimento è diretto al taxrget 11.6, relativo alla gestione dei rifiuti urbani, e al target 12.3, che punta a ridurre lo spreco alimentare e le perdite di cibo lungo le filiere.
Secondo i messaggi chiave del Food Waste Index Report 2024 dell’UNEP, circa il 60 per cento dello spreco alimentare proviene dalle famiglie, mentre la perdita e lo spreco di cibo rappresentano una quota stimata tra l’8 e il 10 per cento delle emissioni globali di gas serra. L’UNEP rileva inoltre che nel 2022 il mondo ha sprecato circa 1,05 miliardi di tonnellate di cibo, pari a quasi un quinto di tutto il cibo disponibile ai consumatori. La giornata è promossa congiuntamente dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) e da UN-Habitat, fatto che ne conferisce un chiaro rilievo internazionale.
Per la Universal Peace Federation, il principio dei rifiuti zero comincia dalle abitudini. Quando cibo, acqua, materiali e spazi pubblici vengono trattati con superficialità, anche le relazioni ne risentono. Una cultura della pace valorizza le risorse come doni, rifiuta lo spreco e si impegna a riparare i luoghi danneggiati. Per questo questa giornata chiude un mese incentrato sul partenariato e ne apre uno dedicato al servizio. La responsabilità ambientale dipende dalla cooperazione, ma si dimostra nei fatti.
Questa visione riflette l’insegnamento della Dr.ssa Hak Ja Han e del compianto Dr. Sun Myung Moon. Essi hanno insegnato che la pace cresce attraverso responsabilità, cura e vita vissuta per il bene degli altri. La famiglia è la prima scuola di gratitudine, moderazione e custodia. Quando queste abitudini entrano nella vita pubblica, rafforzano le comunità e aiutano a vedere la Terra come una casa condivisa. In questo senso, la cura delle risorse è una delle espressioni pratiche della visione di One Family under God.
Le sezioni della UPF hanno espresso questa etica in modi molto concreti. In Slovacchia, UPF-Slovakia ha utilizzato la Giornata mondiale dell’acqua per riflettere sull’inquinamento da plastica negli oceani e sulle microplastiche, collegando la responsabilità locale ai danni globali. In Kenya, una pulizia del fiume Nairobi ha riunito più di mille partecipanti per rimuovere rifiuti, piantare alberi e assumersi una responsabilità continuativa su alcuni tratti del fiume. In Mali, la UPF e i partner giovanili hanno unito la pulizia dei canali alla piantumazione di alberi a Bamako. In Argentina, l’incontro “Peace With Creation” promosso da UPF-Argentina ha collegato consumo responsabile, raccolta differenziata, eco-bricks e riforestazione. Nelle Seychelles, UPF-Seychelles ha celebrato il World Cleanup Day con un servizio presso una casa per bambini. In Russia, il progetto EcoGeneration di UPF-Russia, a Voronezh, ha insegnato a bambini e adulti come separare i rifiuti e costruire abitudini quotidiane migliori.
Queste iniziative mostrano che la cura dell’ambiente è, nei fatti, una forma di costruzione della pace. Esse sono inoltre in sintonia con il quadro Waste Wise Cities di UN-Habitat e con il lavoro dell’UNEP per proteggere fiumi e sistemi di acqua dolce dall’inquinamento.
L’attenzione del 2026 allo spreco alimentare è particolarmente opportuna. Non si tratta più di una questione marginale. Essa si colloca all’incrocio tra responsabilità climatica, custodia delle risorse ed etica sociale. Lo spreco di cibo nasce dall’eccesso, dalla trascuratezza e dall’indifferenza nelle case, nelle scuole, nei ristoranti, nelle aziende agricole e negli eventi pubblici; e tuttavia può essere ridotto attraverso scelte ordinarie e concrete.
La UPF riconosce anche il contributo delle organizzazioni che lavorano seriamente in questo campo, tra cui il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, UN-Habitat, la Zero Waste International Alliance, Zero Waste Europe e WRAP. I loro standard, le loro ricerche e le loro indicazioni pratiche hanno aiutato molte comunità a passare dalla consapevolezza all’azione. Mentre si apre il mese di aprile all’interno della campagna UPF 100 Days of Serving Community 2026, il principio dei rifiuti zero può diventare non solo un obiettivo ambientale, ma anche una concreta disciplina di servizio comunitario, portando nello spirito del servizio l’eredità dei partenariati costruiti nel mese di marzo.
* Dr. Tageldin Hamad, Presidente Universal Peace Federation International
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