Questa ricorrenza si inserisce pienamente nel quadro dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in particolare dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile 15, dedicato alla vita sulla terra, e richiama l’urgenza del Decennio ONU per il Ripristino degli Ecosistemi (2021-2030), insieme agli impegni internazionali espressi dalla CITES e dal Quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montreal.
Il messaggio si colloca anche all’interno della campagna globale di UPF 100 Days of Serving Community, in corso dal 20 febbraio al 1° giugno 2026. Il mese di marzo è dedicato in particolare al rafforzamento dei partenariati per il servizio alla comunità. È una scelta significativa: quando si parla di biodiversità, nessun attore può bastare a sé stesso. Servono cooperazione, continuità e responsabilità condivisa. In questo senso, l’Obiettivo 17 dell’Agenda 2030, dedicato alle partnership, non è un elemento accessorio, ma una condizione concreta di efficacia.
Fin dalla sua fondazione, UPF ha promosso la visione di One Family under God, incoraggiando una cultura della pace che si esprime nella vita quotidiana attraverso il servizio, la responsabilità e la cura del bene comune. La dott.ssa Hak Ja Han Moon e il defunto dott. Sun Myung Moon hanno più volte sottolineato che la pace non si costruisce soltanto nei grandi consessi internazionali, ma anche nei gesti concreti di attenzione verso le persone, le comunità e il creato.
Questa prospettiva ha trovato una particolare espressione anche nella riflessione sulla custodia degli oceani e delle risorse naturali. Già dagli anni Ottanta, i fondatori di UPF proponevano una visione educativa in cui il rapporto con il mare non fosse segnato dallo sfruttamento, ma da un senso di eredità condivisa e responsabilità morale. È un’intuizione che oggi appare ancora più attuale, in sintonia con l’Obiettivo di sviluppo sostenibile 14, dedicato alla vita sott’acqua.
Nel corso degli anni, UPF ha promosso dialoghi e iniziative che collegano la tutela ambientale allo sviluppo sostenibile. Tra questi, la International Leadership Conference svoltasi a Yeosu, in Corea del Sud, nel 2019, dedicata all’ambiente oceanico, e i più recenti incontri accademici e summit sul cambiamento climatico promossi in Corea e a livello internazionale, con il coinvolgimento della Hyo Jeong International Foundation for Environmental Peace.
Accanto alla riflessione, tuttavia, emerge con forza il valore dell’azione concreta. In Paraguay, nel Pantanal, il Leda Project è stato presentato da UPF come un esempio di sviluppo comunitario capace di coniugare la sostenibilità dei mezzi di sussistenza locali con la protezione di un ecosistema di straordinaria ricchezza biologica.
In molte altre regioni del mondo, i team di UPF operano per ridurre la pressione sugli habitat naturali causata dall’inquinamento da plastica e dalla cattiva gestione dei rifiuti. Si tratta di iniziative che uniscono educazione, pulizia ambientale, collaborazione con le autorità locali e attenzione alle buone pratiche territoriali. È spesso proprio lì, infatti, nei fiumi, nelle zone umide e nei litorali, che si gioca una parte decisiva della salvaguardia della biodiversità.
In Africa, ad esempio, volontari e partner di UPF a Nairobi, in Kenya, hanno coinvolto oltre mille persone — giovani, scuole, gruppi femminili, comunità religiose, cadetti di polizia e associazioni di veterani — nella pulizia di un tratto del fiume Nairobi. L’iniziativa è stata accompagnata dalla piantumazione di alberi lungo la riva per contenere l’erosione e favorire la salute del corridoio fluviale, oltre che dall’adozione di segmenti del fiume per una cura continuativa. È un esempio concreto di come il servizio comunitario possa sostenere insieme l’Obiettivo 6 sull’acqua pulita e l’Obiettivo 15 sulla vita terrestre.
Sempre in Africa, in Mali, UPF ha unito la pulizia dei canali alla piantumazione di alberi attorno ai cimiteri di Bamako, mettendo in relazione tutela ambientale, salute pubblica e dignità degli spazi comunitari. In Burkina Faso, UPF ha promosso un’iniziativa pubblica legata alla Giornata mondiale dell’ambiente, con una cerimonia di piantumazione di alberi e un momento di riflessione sul rimboschimento.
In Giappone, una pulizia degli argini del fiume Arakawa, a Tokyo, ha assunto una forte dimensione familiare ed educativa. I partecipanti non si sono limitati a raccogliere i rifiuti, ma ne hanno registrato tipologie e quantità, segnalando anche la presenza di piccoli pellet di resina, particolarmente dannosi per gli animali acquatici. È un esempio interessante: la custodia del creato non nasce soltanto da grandi politiche, ma anche da abitudini educative trasmesse nella vita ordinaria.
Nei Caraibi, il Religious Youth Service ha utilizzato il servizio ambientale come scuola di cooperazione e responsabilità civica. A Trinidad e Tobago, attività di pulizia e interventi connessi alla barriera corallina sono stati affiancati da progetti comunitari, compreso il sostegno a una scuola per bambini con disabilità. In un altro programma, sempre a Trinidad, i volontari hanno contribuito alla manutenzione di un centro per il recupero e la riabilitazione della fauna selvatica.
Anche in Europa non sono mancati esempi significativi. Nel Regno Unito, UPF-UK ha collaborato con CleanCyclers in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente 2025, promuovendo un documentario e una tavola rotonda sul tema dell’inquinamento da plastica e delle microplastiche. In Slovacchia, UPF ha organizzato un programma educativo in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, soffermandosi sull’impatto delle microplastiche sugli ecosistemi e sulla catena alimentare.
In Oceania, volontari di UPF hanno preso parte al Clean Up Australia Day, contribuendo alla rimozione di rifiuti destinati altrimenti a raggiungere i corsi d’acqua. In Argentina, UPF ha partecipato a una piantumazione pubblica di alberi nell’ambito della campagna “Let’s Plant Trees: Let’s Sow Peace”, presentando gli spazi verdi come una responsabilità condivisa. Nella Federazione Russa, iniziative come l’Eco-Losevo Festival e il Baikal Project hanno mostrato il valore della perseveranza: pulizie ripetute, ripristino di sentieri sensibili, costruzione di passerelle e promozione di un ecoturismo a basso impatto possono davvero contribuire alla tutela di ecosistemi di valore globale.
Nel celebrare la Giornata mondiale della fauna selvatica, UPF rinnova così un invito chiaro alle agenzie delle Nazioni Unite, ai governi, alla società civile, al mondo accademico e alle comunità di fede: lavorare insieme per la protezione della biodiversità attraverso il servizio, la responsabilità educativa e la cooperazione sul campo. In questo compito, gli Ambassadors for Peace possono svolgere un ruolo importante nel mettere in rete partner diversi e nel dare continuità a iniziative che, da locali, possono diventare veri percorsi di custodia durevole del territorio.
La biodiversità, in definitiva, non si difende soltanto con dichiarazioni di principio. Si difende creando alleanze, educando le coscienze e prendendosi cura, con costanza, dei luoghi in cui la vita continua a fiorire.
Dr. Tageldin Hamad
President Universal Peace Federation
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