Questa ricorrenza si colloca in un momento particolarmente significativo. La comunità internazionale si prepara infatti alla 70ª sessione della Commission on the Status of Women (CSW70), dedicata al rafforzamento dell’accesso alla giustizia per tutte le donne e le ragazze, attraverso sistemi giuridici più inclusivi ed equi, l’eliminazione delle discriminazioni e il superamento degli ostacoli strutturali ancora esistenti. A questo si aggiungono due importanti cornici internazionali per il 2026: l’Anno internazionale della donna contadina e l’Anno internazionale dei volontari per lo sviluppo sostenibile. Tutto ciò invita non soltanto alla riflessione, ma anche a una collaborazione concreta con le donne che ogni giorno sostengono la pace, spesso in modo silenzioso ma decisivo.
Il significato dell’8 marzo, del resto, non si riduce a una semplice celebrazione simbolica. La sua storia nasce dal lungo cammino delle donne per ottenere condizioni più giuste, una partecipazione più piena alla vita civile e il riconoscimento della loro pari dignità. Con il riconoscimento promosso dalle Nazioni Unite a partire dal 1975 e con l’invito agli Stati membri, nel 1977, a proclamare una giornata dedicata ai diritti delle donne e alla pace internazionale, questa data ha assunto una portata universale. Per la UPF, essa ricorda una realtà semplice e profonda: la pace si rafforza quando la voce, la coscienza e i doni delle donne vengono accolti con serietà.
In questo contesto, la Universal Peace Federation esprime profondo rispetto per la Dr.ssa Hak Ja Han, la cui vita pubblica è stata segnata da perseveranza, disciplina e da un costante impegno nella costruzione di istituzioni capaci di durare nel tempo. Insieme al suo sposo, il compianto Dr. Sun Myung Moon, ha contribuito a sviluppare una visione della pace radicata nella dignità umana, nella forza morale della famiglia e nella responsabilità del servizio pubblico. Dopo aver condiviso con lui le difficoltà e le sfide della missione pubblica, ha continuato a portarne avanti l’opera con coerenza e determinazione.
Un passaggio fondamentale di questo percorso fu la fondazione, nell’aprile del 1992, della Women’s Federation for World Peace, la più antica organizzazione sorella della UPF. Nei mesi successivi, la Dr.ssa Han tenne discorsi inaugurali in numerose città e Paesi, portando un messaggio centrato sul ruolo delle donne come costruttrici di pace e voci morali nella società. Durante il suo tour mondiale del 1993 parlò anche alle Nazioni Unite a New York, al Cremlino di Mosca e nella Great Hall di Pechino, sottolineando il nesso tra pace tra le nazioni, responsabilità etica e ruolo della famiglia. Su questo terreno si sviluppò in seguito anche la International Association of First Ladies for Peace, pensata come spazio di cooperazione per donne impegnate nella leadership pubblica.
Negli anni successivi, questo lavoro si è ulteriormente ampliato. La Dr.ssa Han ha promosso nel 2013 il Sunhak Peace Prize, assegnato per la prima volta nel 2015, e a partire dal 2016 ha contribuito alla nascita di importanti associazioni internazionali collegate alla UPF: parlamentari, leader religiosi, first ladies, accademici, professionisti dei media, esperti di sviluppo economico e rappresentanti del mondo artistico e culturale. Attraverso queste piattaforme, la UPF ha rafforzato il proprio impegno nella diplomazia dei summit, nel dialogo interreligioso, nella cooperazione parlamentare, nella responsabilità dei media, nello scambio accademico e nei partenariati per lo sviluppo.
Un riconoscimento particolare va anche alle dirigenti e alle volontarie della Women’s Federation for World Peace, il cui servizio si è rivelato prezioso soprattutto nei contesti più fragili. La UPF esprime speciale apprezzamento per le molte attiviste della WFWP provenienti dal Giappone, che hanno operato in aree segnate da conflitti, specialmente in Medio Oriente, Africa e Asia. Il loro lavoro ha sostenuto il dialogo, l’educazione e l’azione umanitaria, incarnando in modo concreto il principio del vivere per il bene degli altri. Il loro esempio mostra che la pace non si costruisce soltanto nei vertici internazionali, ma anche nelle famiglie, nelle scuole, nei partenariati locali e nel servizio fedele alle comunità più vulnerabili.
Nel messaggio trova spazio anche una nota di preoccupazione per i procedimenti legali e gli attacchi pubblici che la Dr.ssa Hak Ja Han continua ad affrontare nella Repubblica di Corea in relazione alla sua missione pubblica. La UPF auspica che tali questioni possano giungere a una conclusione equa e imparziale, nel rispetto dello stato di diritto e della dignità umana. Questo richiamo assume un significato ancora più forte proprio mentre la comunità internazionale si appresta a discutere, nel quadro della CSW70, il tema dell’accesso alla giustizia per donne e ragazze. Esso si collega inoltre alla campagna globale della UPF 100 Days of Serving Community, avviata il 20 febbraio 2026 e in corso fino al 1° giugno 2026, con il mese di marzo dedicato ai partenariati che rafforzano fiducia, servizio e vita familiare a livello locale.
Alla base di questo impegno vi è una convinzione fondamentale dei fondatori della UPF: l’umanità è una famiglia sotto Dio. In questa visione, la pace nasce nella famiglia come prima scuola di amore, responsabilità e coscienza, per poi estendersi alla comunità, alla nazione e al mondo intero.
Per questo, la Giornata internazionale della donna rappresenta per la Universal Peace Federation non solo una ricorrenza celebrativa, ma un invito concreto rivolto a governi, società civile, comunità religiose e cittadini: riconoscere più profondamente il valore del lavoro delle donne, collaborare con esse in modo più serio e stabile, e sostenere il loro contributo alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace.

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