Papa Leone XIV chiama i fedeli a San Pietro l’11 aprile, mentre il Medio Oriente cerca un passaggio da un cessate il fuoco fragile a un dialogo duraturo
Questo rende la veglia qualcosa di più di un gesto simbolico. Essa giunge in un momento in cui è stato annunciato e accolto con favore un cessate il fuoco di due settimane come possibile apertura alla diplomazia, mentre la situazione resta tuttavia fragile e incompleta. Le informazioni già disponibili indicano incertezza sull’effettiva portata della tregua, soprattutto riguardo al Libano, e la violenza non è cessata del tutto. L’intervento del Papa appare dunque come un accompagnamento morale a una finestra diplomatica, non come la dichiarazione che la pace sia già stata raggiunta.
Il linguaggio conta. Nel suo messaggio pasquale, Papa Leone ha invocato la pace, ma non una pace imposta con la forza: una pace cercata attraverso il dialogo, e non con il desiderio di dominare gli altri, bensì di incontrarli. Questo è coerente con il suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2026, nel quale ha chiesto una pace disarmata e disarmante e ha messo in guardia contro la normalizzazione della paura, del riarmo e dell’uso del linguaggio religioso per giustificare la violenza. In questa prospettiva, la preghiera non è un ritiro dalla vita pubblica. È un rifiuto disciplinato dell’indifferenza.
Questa prospettiva incontra anche le preoccupazioni delle Nazioni Unite. Il Segretario Generale ha accolto con favore il cessate il fuoco e ha invitato le parti a rispettare il diritto internazionale e i termini della tregua, così da poter avanzare verso una pace duratura e complessiva. Essa è inoltre in sintonia con l’Obiettivo di sviluppo sostenibile 16, che collega pace, giustizia e istituzioni solide. Quando diplomazia, diritto internazionale e testimonianza morale procedono nella stessa direzione, anche una pausa ristretta nella violenza può diventare l’inizio di qualcosa di più grande.
Per la Universal Peace Federation, questo momento richiama un principio coltivato da lungo tempo. La Dr.ssa Hak Ja Han e il compianto Dr. Sun Myung Moon hanno insegnato che una pace duratura richiede una trasformazione della coscienza e il riconoscimento dell’umanità come una famiglia sotto Dio. La Middle East Peace Initiative della UPF e la Interreligious Association for Peace and Development riflettono questa convinzione, riunendo leader della politica, delle religioni, dei media, del mondo accademico, dell’economia, delle donne, dei giovani, della società civile, dell’arte e della cultura in spazi di dialogo che la sola politica ufficiale spesso non riesce a sostenere.
Nessuna veglia di preghiera può da sola risolvere le ferite del Medio Oriente. Eppure, gesti pubblici di preghiera possono ancora avere un peso quando rafforzano la moderazione, rendono più umano il dolore dei civili e ricordano ai leader politici che il vantaggio militare non coincide con la pace. In questo momento così delicato, l’invito che giunge dalla Basilica di San Pietro indica una direzione chiara: proteggere la vita, tornare al dialogo e allargare lo spazio morale entro il quale la riconciliazione può ancora diventare possibile.
La Universal Peace Federation accoglie con favore questa iniziativa e la considera un contributo significativo al lavoro morale e spirituale della pace. Nello stesso spirito, la UPF invita i rappresentanti di tutte le tradizioni religiose a unirsi nella preghiera, nella solidarietà e in un rinnovato impegno per il dialogo, affinché l’attuale apertura possa condurre non soltanto a una pausa nella violenza, ma a un cammino più duraturo verso la riconciliazione.
Dr. Tageldin Hamad, Presidente Universal Peace Federation
#UniversalPeaceFederation #PopeLeoXIV #MiddleEastPeace #PrayerForPeace #InterreligiousDialogue #SDG16

Nessun commento:
Posta un commento