26 febbraio 2026

Vienna: il ruolo delle religioni verso un ordine mondiale pacifico

Vienna, Austria – In occasione della Settimana Mondiale dell'Armonia Interreligiosa, il 30 gennaio
2026, la Universal Peace Federation Europa e Medio Oriente, in collaborazione con la United Nations Correspondents Association Vienna; la Coalition of Faith-Based Organizations (CFBO); Youth and Students for Peace (YSP) e la Women's Federation for World Peace (WFWP), ha organizzato una conferenza sul tema "L'importanza delle religioni per un ordine mondiale pacifico", presso UN Vienna International Center, alla presenza di duecento ospiti.

Peter Haider, presidente di UPF Austria, ha accolto i presenti mettendo in evidenza come la Settimana Mondiale dell'Armonia Interreligiosa, istituita dalle Nazioni Unite, abbia lo scopo di favorire il dialogo, il rispetto reciproco e la cooperazione tra fedeli di diverse confessioni.

Secondo il relatore, il tema centrale dell'incontro assume particolare rilevanza in un periodo in cui il sistema internazionale manifesta evidenti segnali di vulnerabilità. Haider ha espresso la convinzione che le guerre non derivino dalle religioni in sé, ma da decisioni di natura politica, ribadendo il ruolo cruciale del dialogo interreligioso quale fondamento etico della pace.

I lavori sono stati aperti da Afsar Rathor, già diplomatico delle Nazioni Unite, vicepresidente della CFBO e moderatore della prima sessione. Nel corso della sua carriera, ha acquisito un'esperienza significativa in diverse aree di crisi, tra cui Bosnia, Ruanda, Yemen e Medio Oriente. Ha sostenuto un approccio basato sull'inclusione, la tutela delle minoranze e l'adozione di politiche pubbliche che favoriscono la convivenza pacifica.

Nel suo intervento si è detto preoccupato per l’aumento dell’antisemitismo, dell’islamofobia, per gli attacchi alle comunità cristiane e la violenza diretta verso migranti e altri gruppi vulnerabili. Ha concluso illustrando alcuni esempi internazionali che dimostrano come l'armonia interreligiosa possa tradursi in normative, finanziamenti, istituzioni e programmi efficaci, ribadendo che la pace non è solo un concetto astratto, ma una scelta politica e sociale che richiede un impegno nel lungo periodo.

Prendendo la parola, l'ambasciatore giordano in Austria e presso le Nazioni Unite a Vienna, Mohammed Sameer Salem Hindawi, ha ricordato che la Settimana Mondiale dell'Armonia Interreligiosa è stata promossa dal re Abdullah II di Giordania e approvata all'unanimità dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, rimarcando che le religioni, nella loro essenza autentica, sono forze di pace, giustizia e compassione. 

Per l'oratore, la vera difficoltà odierna non risiede nella pluralità delle fedi, ma nella deliberata distorsione della religione a fini ideologici o di potere politico. Invocare Dio per disumanizzare gli altri o per legittimare la negazione dei diritti fondamentali costituisce un tradimento del messaggio religioso

Lukas Mandl, europarlamentare austriaco, ha osservato che in Europa occidentale la religione è frequentemente considerata una questione privata, mentre a livello globale la maggioranza delle persone si riconosce in una tradizione religiosa. Tale realtà rende la religione un elemento decisivo per la comprensione internazionale.

Mandl ha rimarcato la necessità di distinguere chiaramente tra religione e suo impiego politico improprio  avvertendo che qualsiasi fede può essere strumentalizzata se svincolata dalla dignità umana e dalla libertà individuale. La pace, ha sostenuto, richiede relazioni giuste tra persone, nazioni e culture. Riferendosi al ruolo dei social media e dei meccanismi algoritmici nella polarizzazione, ha messo in guardia dai loro effetti di dipendenza e dal loro potenziale di minare la coesione sociale e i principi democratici.

Nella sua relazione, Rizwana Abbasi, docente presso l'Università Nazionale di Lingue Moderne di Islamabad, ha ricordato il periodo trascorso in Gran Bretagna, dove ha partecipato a numerosi dibattiti sulle problematiche sociali e le loro soluzioni. 

Per la relatrice le religioni e le culture risultano maggiormente intrecciate e diffuse grazie alle tecnologie digitali, tuttavia, i social media possono diffondere discorsi di incitamento all'odio attraverso messaggi religiosi. Per tali ragioni, ha concluso, che l'iniziativa dell'UE per il dialogo interculturale assume un’importanza ancora più rilevante.

Prendendo la parola, Jean-Luc Lemahieu, già direttore delle Politiche e degli Affari pubblici presso l'UNODC, ha ricordato che all'inizio del XXI secolo le Nazioni Unite apparivano come il cardine di un ordine internazionale regolato da norme basate sui diritti umani e sulla cooperazione. 

Secondo Lemahieu, la forza storica delle Nazioni Unite risiedeva nella sua autorità morale, nella capacità di aggregare persone, nella fiducia riposta nei suoi valori, nella difesa del dialogo interreligioso come elemento imprescindibile per ristabilire narrazioni condivise. Inoltre, favoriva la fiducia reciproca e sosteneva processi di pace duraturi, in particolare nelle aree di conflitto quali il Medio Oriente. Negli anni più recenti, tuttavia, si è registrata una progressiva erosione della fiducia, accompagnata dall'emergere di iniziative parallele che hanno messo in discussione la posizione centrale dell'ONU.

È seguito un intermezzo musicale presentato da Joshua Sinclair, con le interpreti Kirsten Wedeborn e Caroline Stevenson, che hanno eseguito i brani "He Ain't Heavy, He's My Brother" e "The White Cliffs of Dover".

Il programma è proseguito con l'intervento di Elmar Kuhn, presidente internazionale della CFBO, che ha riflettuto sui limiti del dialogo interreligioso condotto a livello istituzionale, osservando che gli incontri di alto profilo perdono efficacia se non sono collegati alle comunità locali, dove si formano percezioni, pregiudizi e atteggiamenti che incidono direttamente sulla convivenza.

Kuhn ha avvertito che il dialogo interreligioso fallisce quando si riduce a proselitismo, al confronto delle differenze o a una rappresentazione idealizzata che ignora i conflitti reali, proponendo invece un orientamento verso azioni concrete: l'educazione ai valori fin dall’infanzia, la cooperazione sociale e una spiritualità vissuta che consolidi il rispetto per la dignità umana e la diversità. 

La teologa ortodossa e canonista Androniki Barla ha esaminato il ruolo sempre più rilevante della diplomazia religiosa in un contesto internazionale segnato da una perdita di fiducia nelle istituzioni e da crescenti tensioni identitarie. Per la relatrice la politica estera per decenni ha tendenzialmente confinato la religione nella sfera privata, una prospettiva che oggi risulta inadeguata alla luce di un ordine mondiale multipolare.

Barla ha evidenziato il ruolo che possono svolgere i leader e le organizzazioni religiose nella mediazione, nella riconciliazione e nel ristabilire la fiducia, specialmente in contesti fragili dove le istituzioni statali risultano limitate; ha precisato tuttavia che tale forma di diplomazia è efficace soltanto se esercitata con responsabilità, inclusività e spirito autocritico, evitando la strumentalizzazione della fede e assicurando la partecipazione di minoranze, donne e giovani. 

È intervenuto quindi Albert David, membro della Chiesa anglicana e rappresentante cristiano della Commissione Nazionale per le Minoranze in Pakistan, il quale ha sostenuto che la religione, quando praticata in modo genuino, costituisce una forza per la pace piuttosto che per il conflitto. Per l’oratore, l’armonia tra le fedi non comporta la cancellazione delle differenze, ma implica invece il loro rispetto e la loro valorizzazione come aspetti della pluralità umana, fondata su valori comuni quali dignità, compassione e giustizia. 

David ha messo in evidenza l’impegno del Pakistan nella tutela delle minoranze religiose e nella condanna dell’estremismo, pur riconoscendo le difficoltà esistenti, concludendo che la pace duratura sarà realizzabile solo se le religioni coopereranno per proteggere i diritti umani e trasformare la diversità in una risorsa collettiva. 

Nella sua relazione, Matea Strkulová, coordinatrice dello YSP nella Repubblica Ceca, ha illustrato le attività svolte dall’organizzazione presso le Nazioni Unite, segnalando la presenza di 16 gruppi locali in Europa. Ha citato diversi eventi a Mitrovica, in Kosovo, dove un programma di borse di studio ha coinvolto anche partecipanti serbi, e nella Repubblica Ceca, presentandoli come opportunità straordinarie per giovani appartenenti a differenti fedi; ha quindi concluso con la presentazione di ulteriori progetti dell’IAYSP, tra cui la Peace Cup di calcio e altre manifestazioni sportive.

Successivamente è intervenuto Jacques Marion, presidente di UPF Europa e Medio Oriente e vicepresidente di UPF Internazionale, il quale ha aperto il suo discorso sostenendo che la pace non può essere conseguita esclusivamente attraverso l’impegno politico. Per il relatore, le Nazioni Unite devono coinvolgere non solo gli Stati, ma anche le risorse morali e spirituali per assicurare una pace stabile. Ha rimarcato la missione della Federazione di sostenere le Nazioni Unite e ha richiamato alcune iniziative passate, come quella di riunire leader politici e religiosi in Africa e prevenire disordini tramite un programma interreligioso annuale a base locale, tenutosi a Solihull, nei pressi di Birmingham. 

Marion ha proseguito affermando che tutte le religioni fanno appello alla coscienza, radicata nel cuore umano e denunciando che nel mondo si registrano persecuzioni contro le comunità religiose non soltanto nei regimi autoritari, ma anche, seppur in modo più sottile, nelle società democratiche. A concluso ricordando il primo consiglio interreligioso della Bosnia-Erzegovina, istituito durante la guerra, che allora come oggi ha un ruolo importante. 

La conferenza è terminata con un appello congiunto volto a riaffermare il ruolo delle religioni come ponti per il dialogo, fonti di valori etici e alleate nella tutela della dignità umana. Considerata la strumentalizzazione politica della fede e l’indebolimento dell’ordine multilaterale, i partecipanti hanno concordato che il dialogo interreligioso, l’istruzione e la cooperazione tra attori religiosi, figure politiche e società civile restano elementi imprescindibili per il perseguimento di un mondo più giusto e pacifico.

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