Editoriale
di Giuseppe Calì
L’ Universo è una perfetta macchina, la cui precisione è assoluta. Dalla costante di Planck al Pi greco, dalla forza di gravità alle ultime teorie sui frattali, i numeri ne esprimono l’armonia tra limiti naturali e infinito, in una danza di energie che nulla lascia al caso. Per questo non posso fare a meno di credere in Dio, come ricorda Paolo di Tarso nella sua lettera ai Romani 1:20: “poiché le perfezioni invisibili di Lui, la Sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente sin dalla creazione del mondo, essendo intese per mezzo delle opere Sue”.






