28 ottobre 2026

UPF lancia «Voci per la pace in Medio Oriente»

di David Fraser-Harris e Alan Sillitoe – UPF Europa e Medio Oriente

Il 15 ottobre 2026, UPF Europa e Medio Oriente ha organizzato un webinar dedicato a un conflitto che 
sembra non trovare soluzione. Intitolato «Voci per la pace in Medio Oriente», l'incontro ha visto la partecipazione di due coraggiosi promotori della pace, uno israeliano e uno palestinese.

Il webinar è stato moderato da Gudrun Hassinen, vicepresidente di UPF Germania, che ha accolto i partecipanti e presentato i due attivisti per la pace: l'israeliano Tom Wegner e il palestinese Khaled Abu Awwad. Entrambi lavorano da decenni per promuovere il dialogo e la riconciliazione, nonostante il perdurare del conflitto e le profonde sofferenze personali e collettive che ne derivano.

Jacques Marion – Presidente di UPF Europa e Medio Oriente

Jacques Marion ha dato il benvenuto ai partecipanti in occasione del lancio della nuova iniziativa UPF, Voci per la pace in Medio Oriente, il cui obiettivo è dare maggiore visibilità alle voci di coloro che si impegnano per la pace nella regione.

Ha ricordato la lunga tradizione di UPF nel promuovere il dialogo interreligioso e la diplomazia religiosa, soprattutto nell'affrontare conflitti radicati nelle identità culturali, etniche e religiose. Ha inoltre richiamato la visione dei fondatori di UPF, volta a coinvolgere leader religiosi, culturali ed educativi nel dialogo con i rappresentanti delle nazioni, contribuendo così ad arricchire la missione delle Nazioni Unite nella costruzione della pace.

Marion ha ricordato anche la Middle East Peace Initiative, avviata nel 2003, attraverso la quale oltre 50 delegazioni internazionali hanno accompagnato nella regione circa 10.000 leader.

La nuova iniziativa, ha concluso, intende valorizzare questa esperienza, trasformando i valori condivisi dall'ebraismo, dal cristianesimo, dall'islam e da altre tradizioni in una base concreta di speranza e di azione.

Tom Wegner – Cofondatore dell'Abrahamic Movement

Tom Wegner ha sostenuto che decenni di tentativi di risolvere il conflitto mediorientale attraverso accordi territoriali e negoziati politici non sono riusciti ad affrontare un problema fondamentale: gli atteggiamenti e la coscienza delle persone.

La nostra identità comune: discendenti di Abramo

Richiamando l'esperienza dell'Europa del dopoguerra, Wegner ha spiegato come la nascita di un'identità europea condivisa abbia aiutato popoli un tempo nemici a convivere, senza rinunciare alle rispettive identità nazionali, culturali o religiose.

Secondo lui, un analogo senso di appartenenza comune potrebbe contribuire a trasformare le relazioni tra israeliani e palestinesi.

Wegner ha presentato la figura di Abramo come un potente fondamento di questa identità condivisa. Ebrei, musulmani e cristiani riconoscono infatti un legame con Abramo e con un più ampio patrimonio storico e spirituale.

Riconoscersi come membri di una famiglia allargata potrebbe trasformare i rapporti, passando dalla diffidenza reciproca e dalla semplice tolleranza alla cooperazione e a un autentico apprezzamento dell'altro.

Come ha affermato:

«Discendiamo entrambi da Abramo. Khaled e io ci riconosciamo come cugini. Il nostro desiderio non è soltanto tollerarci, ma anche stare bene insieme!»

Palestinesi e israeliani potrebbero così considerarsi non semplicemente vicini costretti a convivere, ma cugini che condividono la stessa terra.

Wegner ha quindi presentato l'Abrahamic Movement, un'iniziativa nata dalla società civile che intende offrire un'alternativa costruttiva all'estremismo religioso e alla polarizzazione.

Il movimento mira a rafforzare una voce moderata, capace di valorizzare ciò che unisce anziché ciò che divide, nel rispetto delle diverse tradizioni e identità.

Wegner ha riferito che il movimento è già presente in oltre 30 Paesi e ha illustrato alcuni progetti concreti, tra cui la creazione di una scuola abramitica a Gaza, con l'insegnamento della lingua ebraica e la promozione di narrazioni improntate alla moderazione.

Ha sottolineato che soluzioni politiche durature richiedono un fondamento di riconoscimento reciproco e di identità condivisa.

Khaled Abu Awwad – Già direttore generale palestinese del Parents Circle – Families Forum

Khaled Abu Awwad ha raccontato come una tragedia personale abbia segnato il suo impegno per la pace.

Dopo aver perso due fratelli, uccisi dall'esercito israeliano, ha iniziato a cercare un modo per interrompere il ciclo della violenza e offrire alle generazioni future la possibilità di vivere anziché morire.

Questo impegno lo ha portato a partecipare alle attività del Parents Circle – Families Forum, un'organizzazione che riunisce famiglie palestinesi e israeliane colpite dalla perdita di persone care e che scelgono la riconciliazione anziché la vendetta.

Le sue esperienze nei viaggi internazionali lo hanno inoltre indotto a riflettere su come il conflitto abbia progressivamente influenzato anche le relazioni tra comunità ebraiche e musulmane in altre parti del mondo.

Abu Awwad ha messo in discussione l'uso della religione per legittimare la violenza, sostenendo che le interpretazioni politiche della fede ne abbiano distorto il messaggio essenziale.

Attraverso il proprio approfondimento dell'islam, ha maturato una crescente convinzione dell'importanza della diversità, del rispetto reciproco e della convivenza pacifica.

Le nostre differenze dovrebbero stimolarci a cooperare maggiormente

Abu Awwad ha contrapposto la mentalità escludente di un «villaggio» omogeneo al carattere inclusivo di una «città», nella quale convivono persone di fedi, provenienze e opinioni differenti.

Ha sostenuto che le differenze umane dovrebbero incoraggiare la cooperazione, anziché diventare una giustificazione per l'ostilità o l'esclusione.

Richiamandosi al Corano, ha affermato che la diversità rappresenta un'opportunità per imparare gli uni dagli altri, sostenersi reciprocamente e completarsi a vicenda.

Ha concluso sottolineando che l'amore e il perdono sono segni di forza, non di debolezza.

L'odio e la vendetta non fanno che perpetuare la sofferenza e non possono restituire la vita alle persone care che sono morte.

La pace, ha ribadito, deve cominciare dagli individui, dai loro atteggiamenti e dalla disponibilità a riconoscere l'umanità degli altri.

Domande e risposte

Il dibattito ha approfondito il modo in cui israeliani e palestinesi possano superare le contrapposte rivendicazioni legate alla propria condizione di vittime, affrontare i traumi e trasformare la riconciliazione dal basso in una prospettiva politica più ampia.

Interrogato sulla tendenza a confrontare chi abbia sofferto maggiormente, Abu Awwad ha osservato che questa competizione perpetua l'ostilità e impedisce qualsiasi progresso.

Utilizzando l'esempio delle dispute su chi prepari il miglior hummus, ha illustrato come persino semplici differenze culturali possano trasformarsi in manifestazioni di antagonismo.

La pace, ha spiegato, deve riflettersi nei sentimenti, nelle parole e nelle azioni delle persone, anziché rimanere un ideale astratto.

Wegner ha affrontato la questione della guarigione delle ferite fisiche ed emotive, osservando che entrambe le comunità portano con sé traumi profondi e possono temere che l'altra parte desideri la loro distruzione.

Il dialogo diventa possibile quando le persone si incontrano riconoscendosi reciprocamente come esseri umani, scoprono di condividere le stesse preoccupazioni per la famiglia e la comunità e iniziano a costruire rapporti di fiducia.

Abu Awwad ha aggiunto che i traumi più gravi richiedono un sostegno professionale, mentre un processo di guarigione più ampio dipende anche dal miglioramento delle condizioni di vita quotidiana.

La rabbia e la vendetta, ha avvertito, producono ulteriori sofferenze anziché giustizia o sollievo.

Riguardo alla possibilità di una soluzione politica che garantisca libertà e pace a tutti gli abitanti della Terra Santa, Wegner ha sottolineato la necessità di sviluppare alternative all'estremismo a partire dalla società civile, attraverso l'educazione, l'assistenza umanitaria e il sostegno alle comunità.

Abu Awwad ha ribadito che sia gli israeliani sia i palestinesi appartengono a quella terra.

Per compiere progressi, ciascuna parte deve esaminare le proprie responsabilità e riconoscere il legame dell'altra con la medesima patria.

Anche un piccolo gruppo di persone disposto a compiere il primo passo, ha concluso, può ispirare un cambiamento più ampio.

Considerazioni conclusive

Gudrun Hassinen ha ringraziato entrambi i relatori per i loro interventi toccanti e per l'impegno a favore della speranza, della nonviolenza e della riconciliazione.

Ha sottolineato l'importanza delle iniziative nate dalla società civile e del principio UPF secondo cui «la pace comincia da me», evidenziando come gli atteggiamenti e le reazioni individuali possano contribuire alla costruzione di un mondo più pacifico.

Concludendo il webinar, ha espresso gratitudine ai relatori, agli organizzatori, al gruppo tecnico e a tutti i partecipanti.

Ha infine invitato a seguire i prossimi appuntamenti di Voci per la pace in Medio Oriente, augurando a tutti buon proseguimento e la benedizione di Dio.

Video del webinar: Guarda il Video

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