13 ottobre 2026

Stati Uniti: allarme mondiale per la libertà religiosa

Stati Uniti - "Let Freedom Ring: perché la libertà religiosa negli Stati Uniti e nel mondo oggi è più importante che mai" è stato il tema del webinar mensile organizzato il 28 luglio 2026 dall'Associazione Internazionale dei Media per la Pace (IMAP). Il seminario, condotto da Peggy Yujiri, direttrice esecutiva di UPF Colorado, ha visto la partecipazione di tre esperti: Aaron Rhodes, Rachel Miner e Dan Fefferman.

Rhodes, autore di saggi sui diritti umani e già direttore esecutivo dell’International Helsinki Federation for Human Rights, ha esordito sostenendo che la libertà religiosa è alla base del pluralismo americano e della sua impareggiabile rete d’istituti d’istruzione superiore, molti dei quali affondano le radici nei seminari confessionali.

Tale fenomeno, spiega, va ricondotto alla fede dei padri fondatori degli Stati Uniti nei "diritti naturali", norme che ogni individuo possiede fin dalla nascita e che non dipendono da concessioni governative. Per Rhodes questo concetto è scomparso nel dibattito sui diritti civili e umani, sostituito da una visione “positivista” che lega i diritti esclusivamente ai trattati e alla legislazione.

Terminando, si è dichiarato contrario riguardo al nazionalismo cristiano, definendolo incostituzionale e discriminatorio, criticando inoltre il sistema internazionale dei diritti umani per aver attribuito lo stesso peso a tutti i diritti, il che, a suo avviso, oscura la centralità della libertà religiosa per la democrazia stessa.

È poi intervenuta Rachel Miner, direttrice esecutiva di Bellwether International, che ha collegato la libertà religiosa alla prevenzione del genocidio, affermando che l'odio basato sull'identità, spesso radicato nelle differenze religiose, rappresenta ancora oggi una delle principali cause delle atrocità di massa commesse a livello mondiale.

Di particolare valore sono state le storie raccontate dalla relatrice riguardanti due artefici di pace: Miriam, una giovane donna musulmana in Nigeria che ha deciso di intervenire nel settore scolastico, organizzando scambi interreligiosi e mettendo in contatto studenti cristiani e musulmani; e Nishman, una sopravvissuta al genocidio degli yazidi in Iraq, che ha scelto di avviare un’attività di sartoria impiegando persone di diverse fedi religiose, per ricostruire un tessuto sociale lacerato dopo le atrocità perpetrate dall’ISIS.

Per Miner va sostenuto il "principio di prossimità”, secondo cui il contatto diretto tra individui appartenenti a gruppi diversi rappresenta l'antidoto più efficace contro il pregiudizio e l'ostilità. Rivolgendosi agli ascoltatori, li ha invitati a diventare “bellwethers”, ovvero figure di riferimento che incarnano la solidarietà come pratica quotidiana personale e sociale. 

A suo avviso, nonostante il riconoscimento della crescita delle coalizioni per la libertà religiosa a livello globale, non si possono ignorare le crescenti minacce interne negli Stati Uniti, come la frammentazione della società civile e la mancanza di preparazione a contrastare le azioni degli Stati autoritari.

È stata poi la volta di Dan Fefferman, da anni attivo nel campo dell’educazione ai diritti umani, il quale ha esordito soffermandosi sulla storia della libertà religiosa negli Stati Uniti: dal divieto sancito dalla Costituzione di imporre test religiosi ai candidati alle cariche pubbliche, passando per il Bill of Rights, fino alle pronunce giurisprudenziali dell’epoca del 14° Emendamento che estendevano tali tutele anche agli Stati.

Altri argomenti trattati dall’oratore sono stati i dibattiti in corso, tra cui i diritti di proselitismo, le manifestazioni religiose in pubblico e la parità di trattamento per i musulmani americani.

 Secondo Fefferman, sono quattro i modelli globali di relazioni tra Chiesa e Stato: il modello statunitense (neutrale), quello europeo (Chiesa favorita dallo Stato), quello cinese (Stato diffidente/ateo) e quello islamico (religione di Stato). 

Concludendo, si è detto preoccupato per l’adozione di posizioni sempre più restrittive da parte delle democrazie, citando lo scioglimento della Chiesa dell’Unificazione in Giappone e la detenzione della dott.ssa Hak Ja Han in Corea del Sud. Per l’oratore rappresentano segnali preoccupanti della diffusione del “modello cinese” nelle democrazie liberali.

Durante il dibattito che ne è seguito, Rhodes è intervenuto sul crescente antisemitismo in Europa e negli Stati Uniti, e sulla riluttanza degli organismi per i diritti umani a difendere le fedi minoritarie controverse.

Per Fefferman, il ruolo dei media è duplice: da un lato promuovono la tolleranza, ma dall’altro talvolta amplificano le teorie del complotto e la polarizzazione attraverso la copertura giornalistica.

Il dibattito è terminato con un appello comune all’azione, affermando che gli individui e le comunità devono praticare e difendere attivamente il pluralismo religioso, sia a livello nazionale sia internazionale.

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