13 ottobre 2026

Regno Unito: il mondo dell’arte e della cultura celebra la Giornata della Pace

Londra, Regno Unito. Artisti, poeti, scrittori, registi e figure di rilievo del panorama culturale si sono dati appuntamento nella sede di UPF a Londra, il 23 settembre 2026, per una serata dedicata a esplorare come l’arte, la cultura e la narrazione possano contribuire a edificare un mondo più pacifico e improntato alla comprensione. 

Promosso dall’Associazione Internazionale delle Arti e della Cultura per la Pace, l’incontro ha celebrato la Giornata Internazionale della Pace, riprendendo il tema del 2026: “Investire nella pace: per tutti, ovunque, ogni giorno”. 

La conduttrice della serata, Rhoslyn Singh, dopo aver dato il benvenuto agli ospiti, ha illustrato il programma, comprendente poesia, patrimonio culturale, film documentari, testimonianze personali e dibattiti. Nel corso dell’evento, gli interventi hanno ribadito un messaggio condiviso: la pace non nasce soltanto da accordi politici o istituzioni internazionali, ma anche da relazioni, storie ed esperienze culturali che permettono alle persone di riconoscere la propria comune umanità. 

Robin Marsh, segretario generale di UPF UK, dopo aver evidenziato come arte e cultura possano avvicinare le persone al di là delle divisioni nazionali, religiose e sociali, ha presentato le attività internazionali di UPF con il supporto di un video che illustra l'impegno dell'organizzazione in diversi settori della società per la costruzione della pace.

Successivamente, è stato lanciato un appello a sostegno delle popolazioni colpite dalle alluvioni in Nepal, tramite il Fondo di soccorso in caso di calamità del Primo Ministro nepalese. 

Sangita Swechcha, presidente di IAACP UK, è intervenuta presentando il tema principale della serata: come la creatività possa superare gli ostacoli, tutelare l'identità e promuovere la comprensione reciproca. Secondo la relatrice, investire nella pace significa favorire lo sviluppo delle relazioni e degli spazi culturali, che permettono alle persone di apprendere a comprendersi a vicenda.

E’ stata poi la volta di Nnamdi Chukwuka, membro del Parlamento dello Stato della Diaspora Africana (SOAD) e già suo ministro della Cultura, il quale ha illustrato il ruolo e l’importanza della diaspora africana, che conta circa 360 milioni di persone di origine africana nel mondo. L’Unione Africana, spiega, è articolata in cinque regioni geografiche, con la diaspora riconosciuta ufficialmente come la sesta regione. 

In seguito, Nirvik Jung Rayamajhi, poeta e scrittore nepalese residente a Londra, ha letto due poesie, “Farewell” e “The Watch Window”, dimostrando come la poetica possa dar voce ai vissuti individuali e, al contempo, trattare temi universali. Attraverso la poesia, i partecipanti sono stati invitati a riflettere su come esperienze di perdita, appartenenza, speranza e identità possano trasformarsi in occasioni di connessione anziché di divisione.

Ha quindi preso la parola Sushil Prajapati, presidente della Pasa Puchah Guthi UK, il quale ha parlato di “Kumari: patrimonio vivente, cultura e tradizione”, descrivendo l’antica usanza della Kumari nella Valle di Kathmandu, in Nepal, una pratica culturale e spirituale peculiare che trae origine sia dalla tradizione indù sia da quella buddista. 

La Kumari è tradizionalmente una bambina adorata come una divinità vivente, che ricopre un ruolo cerimoniale di rilievo all’interno della comunità. Il suo intervento ha dimostrato come l’identità culturale, se condivisa apertamente e rispettosamente, possa trasformarsi in uno strumento di dialogo e di reciproco arricchimento.

Partecipando al programma da remoto, il regista e produttore creativo Diyodi Devinda Menon ha esaminato come i documentari e la narrazione visiva possano mettere in discussione i pregiudizi e portare all'attenzione esperienze umane poco conosciute. 

I suoi video, dal titolo “Storie che ispirano la comprensione”, vertono sui temi dell’identità, dell’inclusione e della resilienza. Tra questi, un documentario dedicato a una personal trainer plus-size che contesta gli stereotipi legati all’immagine corporea e al fitness. 

Si è poi soffermato sulla storia intitolata “Recipes of Resilience”, un progetto artistico comunitario che riunisce persone di origini diverse attorno a una tavola condivisa, permettendo loro di esplorare le proprie esperienze attraverso il cibo, la narrazione, la poesia e l’arte.

Scrittrice e ideatrice di Plot Potatoes, Sara Kapadia ha proseguito il discorso sulla narrazione con un intervento dedicato a come le storie riescano a creare legami tra individui appartenenti a comunità diverse. Secondo quanto da lei sostenuto, i racconti permettono alle persone non solo di conoscersi, ma anche di osservare il mondo da altri punti di vista. In contesti sociali sempre più eterogenei, queste occasioni di incontro favoriscono l’empatia e la coesione sociale.

Una testimonianza fortemente personale è stata condivisa da Margaret Aberdeen, relatrice più volte premiata, autrice, coach di auto-relazione e poetessa. Nel suo intervento intitolato “Oggi sono viva: dalle avversità all’empowerment”, ha ripercorso il suo cammino verso la resilienza e la serenità interiore. Secondo l’oratrice, trasformare le esperienze dolorose in forza, determinazione e compassione può cambiare la vita, i rapporti familiari, la comunità e la società nel suo complesso, soprattutto quando questi sono fondati sulla gratitudine e sulle emozioni positive.

In seguito, Sangita Swechcha ha guidato una riflessione condivisa, approfondendo la questione: “Cosa significa per noi una cultura della pace?”. Il confronto ha intrecciato diverse direttrici del programma, tra cui poesia, identità culturale, resilienza individuale, narrazione, patrimonio culturale e comunicazione. Dal dibattito è emersa con forza la convinzione che una cultura della pace debba essere praticata ogni giorno, attraverso le parole scelte, i racconti condivisi, le tradizioni rispettate e i legami instaurati. 

“Il ruolo dei media e della cultura nella promozione della pace e della comprensione globale” è stato il tema affrontato da Ian Pelham Turner, conduttore televisivo internazionale e sostenitore di UPF UK. Basandosi sulla sua carriera internazionale, ha riflettuto su come la comunicazione influenzi la percezione delle persone riguardo comunità, nazioni e conflitti.

 Ha evidenziato la responsabilità di coloro che operano nel settore dei media e della comunicazione pubblica, i quali possono alimentare le divisioni o promuovere la comprensione, consentendo alle persone di confrontarsi con prospettive ed esperienze diverse dalle proprie.

La serata si è conclusa con alcune riflessioni sulla responsabilità condivisa di costruire la pace nelle comunità e tra culture diverse, e su come la Giornata Internazionale della Pace ricordi l’importanza di investire nella concordia. 

L’incontro ha evidenziato che creatività, comprensione culturale, dialogo e relazioni possono consentire a persone con background, nazionalità, fedi ed esperienze diverse di scoprire un legame più profondo che le accomuna.

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