C’è un desiderio sincero tra i tanti di vedere il sogno della pace diventare realtà. Alcuni adottano l’impostazione di un impegno politico volto a portare le parti in con itto al tavolo delle trattative. Lì, attraverso un accurato processo di costruzione della fiducia reciproca nel trovare soluzioni razionali per questioni pratiche, i semi di pace saranno piantati, innaffiati e con la speranza che fioriscano nel tempo. Tale è l’approccio di legislatori illuminati come il vice-presidente del Knesset, On. Hilik Bar.
Altri, che possono essere più inclini all’approccio di soft power (poteri morbidi), toccano i nervi molto sensibili di questioni come le credenze religiose. Non possiamo evitare di affrontare le emozioni profonde associate a religioni e ideologie se vogliamo seriamente sfidare il cammino della pace e della riconciliazione. Questo è il pensiero di Jocelyn Y. Hattab, MD, Membro del Forum di Gerusalemme per la comprensione e la cooperazione tra le Religioni, Israele. (Articolo precedente).
Questo articolo riassume una presentazione avutasi alla conferenza organizzata dalla UPF presso il palazzo di Westminster a Londra, in Inghilterra, dal 7 al 9 settembre 2016
On. Hilik Bar
Vicepresidente del Knesset* d’Israele
Prima di tutto, sono emozionato ad essere qui presso il Parlamento britannico per Parlare di pace. Non sto parlando per luoghi comuni, perché non è molto popolare discutere di pace tra noi e i Palestinesi - quantomeno non nella nostra regione, in Medio Oriente e in Israele - e certamente non in Parlamento. Quello che come UPF stiamo facendo qui presso il Parlamento Britannico è qualcosa di sorprendente: mettere la pace in cima alle nostre priorità. Sono altresì profondamente grato per la fondazione della Associazione Internazionale dei Parlamentari per la Pace, perché se c’è un gruppo che può davvero lavorare per la pace, legiferare per essa, promuoverla ed incoraggiare le persone al governo a fare qualcosa nel loro paese o altrove, questo è proprio quello dei parlamentari.