Dalla loro separazione in due Paesi, entrambi i governi coreani sono rimasti impegnati nella riunificazione della Nazione. Allora, cos’è che ha impedito loro di farlo negli ultimi 70 anni? Che cosa li trattiene ora? Dimentichiamo per un attimo questi anni passati. Oggi, quali sono gli ostacoli all’unificazione? Cosa può fare in questo contesto la comunità internazionale? Per iniziare, mettiamo le cose nella giusta prospettiva storica. Voglio spiegarvi in breve il motivo per cui i coreani sono stati divisi, e questo non è così semplice come potrebbe sembrare. I coreani sia del Nord sia del Sud si identificano in una storia comune che risale a 5000 anni fa, in parte documentata e in parte mitica. L’attuale confine tra la Cina e la Corea del Nord è stato stabilito nell’anno nove. È quindi solo nel XX secolo che l’identità unitaria viene trasformata in due entità distinte. Come per gran parte del mondo, l’ultimo secolo è stato un periodo di trasformazione molto tumultuoso.
Nel 1905 il Paese cadde sotto il controllo giapponese e nel 1910 ne fu formalmente annesso. Nove anni dopo, ci furono proteste a livello nazionale contro il dominio giapponese, e gli organizzatori delle proteste rilasciarono una dichiarazione di indipendenza. Erano tutti uomini, alcuni buddisti, gli altri per lo più cristiani e credenti di Jandakot, una religione locale. I cristiani, nel perorare la loro causa, misero l’accento su azioni non violente. Fu quindi una rivolta nazionale molto insolita, non violenta, in una società e in un tempo abbastanza feroci. Il loro obiettivo era quello di richiamare l’attenzione delle maggiori potenze in Occidente sul loro grido d’indipendenza, e ottenere il loro aiuto. La polizia giapponese schiacciò la rivolta e l’auspicato sostegno straniero non si concretizzò mai.







