1 giugno 2008

LA PACE ATTRAVERSO LA VERA CONOSCENZA DEL CUORE

Mag. Inge Tolson

Introduzione
Sto lavorando da diversi anni nel campo dell'educazione e della terapia per le famiglie e sto facendo interventi ed organizzando seminari su genitorialità, vita di coppia e vita in famiglia. Negli gli ultimi 4 anni ho lavorato come consulente per i giovani e in questo impegno ho sperimentato i risultati delle famiglie disfunzionali, in cui i giovani cercano la realizzazione dei loro desideri interiori al di fuori della loro famiglia e a causa della situazione emotiva difficile, agiscono con aggressività, vengono facilmente coinvolti in attività sessuali, cercano di evadere prendendo droghe o alcool, etc. Il percorso ci è fin troppo famigliare. La mia preoccupazione principale è la famiglia e ed il mio desiderio e la mia meta sono quelli di sostenere e affiancare coppie e genitori affinché possono stabilire rapporti profondi e stabili e famiglie felici. Come la vedo io, la famiglia è il posto migliore per apprendere ed acquisire la capacità di creare e mantenere la pace e rapporti di cuore.
Sono sposata da oltre 18 anni e sono veramente grata per il rapporto completo che vivo con mio marito Mark. Il nostro rapporto ha aggiunto incredibile guarigione, calore, comprensione, ricchezza e crescita alle nostre vite. Siamo dei genitori orgogliosi di tre meravigliosi ragazzi, che ci aiutano a sviluppare il potenziale del nostro cuore e diventare persone autentiche e capaci di amare, quali siamo destinati ad essere.
Tutti desideriamo la pace, ma una pace che è molto di più che soltanto l'assenza di conflitti, lotte o discussioni. La vera pace è caratterizzata da un'atmosfera di buona volontà, accettazione, apprezzamento, affetto, incorag-giamento, compassione, generosità, comprensione, rispetto, dignità, empatia, onestà. In questo stato pos-siamo rilassarci, sentirci liberi di essere la persona che siamo veramente e possiamo fare errori, imparare, crescere e realizzare il nostro potenziale.
Perché allora è cosi difficile creare pace nella nostra vita quotidiana? Per questo tipo di pace abbiamo bisogno di agire, vedere, pensare e sentire con il nostro cuore. Il cuore non è stato il principio che ha guidato le ere passate, altrimenti la storia non sarebbe così piena di spargimento di sangue, emozioni , concetti ed azioni distruttive.
Nella mia comprensione, si è aperta una nuova era di guarigione e di cuore, questo significa che il vero amore, la vera genitorialità e la pace possono essere realizzati. Ma, nonostante questa transizione in atto, dobbiamo liberarci dei vecchi modelli e concetti che non sono in accordo con il nostro cuore e dobbiamo costruire nuovi modelli di pensare, sentire e di volontà guidati dal cuore. Questo richiede tempo e sforzo continuo. Magari leggiamo testi sulla crescita e lo sviluppo spirituale del cuore e pensiamo "Sì, voglio seguire il mio cuore" ma poi nella frenesia delle nostre vite quotidiane con tutte le sue richieste scivoliamo facilmente indietro nei vecchi modelli di comportamento.
Quando ho cominciato a lavorare con gruppi di genitori insieme a Siegfried Klammsteiner, abbiamo detto ai genitori che devono essere disponibili a lavorare sul rapporto con il loro partner, i loro figli e sull'educazione almeno per due anni. Ci vuole tempo per acquisire una nuova comprensione ma ci vuole ancora più tempo per creare nuovi modelli. Con un gruppo stiamo per iniziare il quarto anno e loro non vedono l'ora di continuare. Vedono i cambiamenti positivi che hanno avuto luogo nelle loro famiglie ma sono consapevoli del fatto che hanno bisogno di più tempo e sostegno per acquisire le capacità ed i modelli necessari a creare e mantenere rapporti profondi e diventare i genitori che desiderano essere.
Cos'è il cuore. Quando qualcuno ci dice di vivere seguendo il nostro cuore siamo completamente d'accordo, noi sentiamo profondamente che è vero e che è questo che vogliamo, ma per essere in grado di realizzarlo abbiamo bisogno di una comprensione più profonda del cuore e del funzionamento di tutti nostri aspetti interiori.
Il cuore è il centro degli aspetti essenziali interni dell'essere umano: emozione, intelletto e volontà.
Il cuore è l'aspetto originale, autentico e più essenziale della personalità umana. Il cuore è il centro del nostro essere e la fonte dell'amore. Attraverso il nostro cuore siamo collegati con Dio, nostro Creatore ed il regno dell'amore di Dio. Noi portiamo nel nostro cuore l'essenza e la natura divina, il piano e l'ordine divini.
Gli aspetti del nostro Cuore: 1. bisogni e atteggiamenti, 2. desideri e sogni, 3. valori e principi, 4. visione e motivazione, con al centro l’amore.
I bisogni sono l'aspetto centrale del cuore. Noi abbiamo bisogno di rapporti per ricevere e dare amore , includendo tutti gli aspetti dell'amore: essere accettati incondizionatamente, fiducia, affetto, empatia, rispetto, apprezzamento, comprensione, realizzare il nostro potenziale e trovare il nostro ruolo nella vita, etc. Questi bisogni sono come la forza motivante dietro le nostre azioni e la nostra ricerca di coltivare rapporti profondi, trovare il significato della vita e dare un contributo sostanziale al mondo. Fino a che i nostri veri bisogni interiori non sono realizzati ci sentiamo vuoti e insoddisfatti. I figli dipendono molto dai loro genitori affinché i loro bisogni a ogni livello del loro sviluppo vengano soddisfatti e così diventino capaci, da adulti, di accedere al loro cuore e di fare buon uso della loro libertà e responsabilità, come il seme di un girasole che ha il potenziale di diventare un bellissimo girasole che produce semi nuovi quando riceve tutto quello di cui ha bisogno dal suo ambiente.
Con un atteggiamento di cuore ci occupiamo degli altri, prendiamo i loro ed i nostri bisogni sul serio e sia-mo capaci di avere empatia e comprensione. L'atteggiamento di cuore ci aiuta a vedere il potenziale e le qualità dell'altra persona e di me stessa, e sostenerci l’uno l'altro, impegnandoci a diventare la persona che siamo destinati a essere. L'atteggiamento di cuore viene espresso in modo bellissimo attraverso il vero amore dei genitori, quando i genitori mettono i bisogni dei figli al primo posto davanti ai propri bisogni e danno incondizionatamente. Nel nostro cuore ci sono desideri e sogni. Desideriamo vivere in una famiglia e in un rapporto di coppia piena d'amore, sogniamo un mondo dove le persone vivono insieme come fratelli e sorelle, desideriamo essere un buon marito o moglie, padre o madre pieni di amore e cura, sogniamo grandi realizzazioni personali, etc. I nostri sogni attivano le nostre risorse e il nostro considerevole potenziale di creatività e intelletto.
Nel nostro cuore ci sono valori universali ed il principio di creazione che devono essere applicati perché i bisogni possano essere realizzati. In tutto il mondo vengono apprezzati valori come la vera amicizia, una buona famiglia, il servizio, la compassione, la fedeltà, l'onestà, etc. I bisogni, i desideri e i valori più profondi per la nostra vita, per un rapporto pieno d'amore verso il nostro partner e i nostri figli, per una vita di servizio, per un mondo dove i bisogni essenziali interiori ed esteriori dell'essere umano vengono realizzati. Creano le visioni per la nostra vita. Queste visioni creano la motivazione e l'energia per la loro realizzazione.
Una delle principale confusioni del mondo di oggi è causata dal fatto che le persone non fanno differenza tra cuore ed emozioni. Quando le persone parlano secolarmente di amore, parlano spesso di emozioni. Ma il vero amore è molto di più dell'emozione. Le emozioni cambiano, non sono stabili, non si può basare un rapporto sulle emozioni soltanto. In un rapporto di coppia, la moglie può avere emozioni molto positive verso il marito e pensare che lo ama molto. Ma poi le emozioni cambiano e magari a causa di aspettative non realizzate, possono svilupparsi sentimenti di sfiducia. Come conseguenza, lei trova difficile amarlo incondizionatamente e può cominciare a pensare che non lo ama più. Tante volte le persone dicono di fare quello che uno sente. Questo è pericoloso, se le emozioni sono il centro e non sono guidate dal cuore. Questi tre aspetti, emozione, intelletto e volontà sono come dei figli. Loro hanno bisogno di un centro. Quando vengono guidati e uniti dal cuore sono strumenti meravigliosi che ci aiutano a vivere la nostra vita al massimo.
Per sviluppare il potenziale e il programma immagazzinato nel nostro cuore dobbiamo essere in grado di accedere al nostro cuore. Ma questo accesso può essere bloccato dal nostro intelletto, dai nostri preconcetti e convinzioni, dalle nostre emozioni e dalla nostra volontà. Rispetto a ciò, le emozioni sono la cosa più fondamentale. Per questo motivo analizzerò di più quest’ultime. Se le emozioni prendono il controllo e diventano soggetto non siamo capaci di pensare chiaramente e il cuore viene bloccato. Agiamo guidati dalle nostre emozioni e in queste situazioni l'intelletto fa il servo delle emozioni e provvede, in seguito, a fornire giustificazioni alle azioni.
Prima di avere figli non potevo immaginare di perdere la pazienza. Ma quando i nostri figli non obbedivano potevo diventare così furiosa da rimanere sconvolta di me stessa! I figli si spaventavano con questo tipo di eruzioni emotive che risultavano dalle grida. Agivo guidata dalle mie emozioni, in quel momento non ero capace di capire come sentivano i miei figli e di che cosa avevano bisogno. Soltanto dopo che ho imparato a trattare le mie emozioni in maniera costruttiva e a cambiare, andando al livello del cuore, ho potuto smettere di gridare, essere capace di mantenere un atteggiamento di amore anche in situazioni difficili e diventare la madre che desideravo essere.
Qual è un buon metodo di trattare con le emozioni? Le emozioni non vogliono essere giudicate, condannate, represse, rifiutate o ignorate. Vogliono essere percepite, accettate, permesse, nominate, espresse con parole e comprese. Spesso ho sperimentato questo quando ho dato consigli a persone disoccupate: quello che desideravano di più era l'occasione di esprimere le loro frustrazioni e preoccupazioni e sentire che erano accettati e compresi. Dopo erano grati ed erano più capaci di pensare in modo positivo e creativo. Magari tutte le madri hanno sperimentato una volta una situazione simile alla mia, quando circa due anni fa la mia seconda figlia tornava da scuola e gridava: "Odio quell'insegnante!" In quella situazione avrei potuto spiegare che lei non doveva odiare etc. e darle una spiegazione sull'amore e il rispetto. Invece le ho dato la mia completa attenzione e ho detto: "Vedo che sei veramente arrabbiata. Cos'è successo?" Dopodichè lei è esplosa e ha condiviso che si sentiva trattata ingiustamente e questo l'aveva ferita profondamente. Ma, poi, ha continuato e ha condiviso quella che era la vera causa del suo essere profondamente arrabbiata: la sua amica l'aveva delusa! Soltanto prendendo tempo e essendo in empatia con lei ho potuto scoprire cosa la preoccupava di più. Lei si sentiva capita e ci sentivamo molto vicine una all'altra. Dopo essersi calmata, lei ha cominciato a pensare cosa poteva fare in quella situazione. Le emozioni non spariscono semplicemente ignorandole o sopprimendole. Non sono un male in sé stesse ma possono portare ad azioni malvagie. Le emozioni non sono il problema, ma il problema si crea quando vengono espresse in maniera distruttiva come ignorare, sarcasmo, denigrare, creare muri, violenza con parole e con azioni, stuzzicare etc. Ricordo molto bene le parole di una signora anziana di 77 anni: "Tutti pensano che sono molto pacifica, non ho nemici, vado d'accordo con tutti, ho imparato a non insistere sulle cose … ma poi mi sorprendo quando mi arrabbio spesso per cose minime - così non mi considero pacifica!"
Le emozioni possono aprire o bloccare la via per il cuore. Sono in una posizione cruciale. Se sentiamo positivamente verso qualcuno è facile investire in quella persona. Se abbiamo emozioni negative come rabbia, frustrazione etc. faremo fatica a continuare ad amare quella persona incondizionatamente. Fino a che non abbiamo un'idea e una strategia chiara su come trattare le forti emozioni negative, loro limiteranno molto l'accesso al nostro cuore. Spesso il nostro problema è che non abbiamo imparato a essere consapevoli e trattare le nostre emozioni in maniera adeguata. Se elaboriamo le nostre emozioni, anche le più insignificanti, in maniera giusta, essendo consapevoli di loro, identificandole e verbalizzandole, esprimendo come ci sentiamo (usando frasi con "io") in un rapporto di comprensione possiamo far "scoppiare il palloncino". Se trattiamo noi stessi e le nostre emozioni in maniera amorevole e rispettosa, esse possono diventare nostre amiche e farci capire quali aspetti hanno bisogno di guarigione. La maggior parte delle persone porta con sé dolorose emozioni represse come solitudine, ferite, trascuratezza, colpa, paura, rabbia e lacrime non versate che hanno origine nelle esperienze durante l'infanzia e la loro vita, o sono state assorbite o ereditate. Fino a che non cominciamo a elaborarlo, questo "zaino emotivo" avrà un effetto negativo sulle nostre vite. Se nei nostri rapporti di coppia sviluppiamo una cultura di condivisione e comprensione onesta, allora anche le emozioni più difficili possono essere guarite. Per questo motivo un rapporto basato sul vero amore ha questo tipo di forza di guarigione e può essere così liberatorio. In questa maniera possiamo trattare noi stessi con un atteggiamento di cuore, prendere responsabilità per le nostre emozioni, vedere che la causa è dentro di noi e che sono state soltanto scatenate dal nostro partner. E così importante realizzare un' "igiene emotiva" nella nostra vita quotidiana, in modo che emozioni difficili non abbiano la possibilità di svilupparsi, per poi essere liberate in maniera dannosa, rovinando i nostri rapporti, ferendo le persone care intorno a noi o noi stessi attraverso malattie o dipendenze.
Noi tutti - uomini e donne ugualmente - vogliamo condividere quello che sentiamo, la gioia e le difficoltà. E facile condividere i nostri sentimenti e le nostre esperienze positive. E molto più difficile condividere le nostre battaglie interiori e le nostre emozioni negative e per farlo abbiamo bisogno di un atmosfera di amore, compassione e comprensione e la sicurezza che il nostro partner non ci giudicherà ma ci ascolterà con empatia.
Noi donne abbiamo un vantaggio storico nel campo delle emozioni perché fino adesso le donne e le ragazze generalmente potevano esprimere apertamente le emozioni e di conseguenza facevano meno fatica a parlare dei loro sentimenti. Penso che per questo motivo è importante che promuoviamo attivamente un clima di condivisione.
All'inizio del nostro matrimonio, mio marito erigeva semplicemente un muro attorno a sé quando attraversava un momento difficile. Lui aveva difficoltà di parlare delle sue emozioni perché era duro per lui articolarle e qualche volta non capiva consciamente cosa succedesse dentro di lui. Dopo anni di sforzi da parte di entrambi, lui è molto più in contatto con i suoi sentimenti ed è capace di condividerli spontaneamente. Per nostro figlio era più difficile che per le sorelle, dopo essere tornato da scuola, condividere il fatto di aver dovuto affrontare una situazione difficile, di sentirsi ferito, imbarazzato etc. Ho dovuto investire più tempo, attenzione ed energia affinché lui imparasse a condividere le cose appena possibile e non andare in giro a lungo tenendosi dentro quello che lo disturbava. Non sarebbe servito chiedendo a lui "Come stai? Com'è andata a scuola?" Invece ho dovuto indovinare dal suo linguaggio del corpo e con la mia intuizione cosa sentiva: "Posso vedere che sei triste: sembra che hai avuto una mattinata difficile, etc." Poi rispondeva immediatamente "No, non è quello" o "Sì, .." e poi di solito cominciava a condividere quello che gli era successo. Adesso è normale per lui tornare a casa e raccontare tutte le cose emozionanti ma anche i problemi che ha dovuto affrontare, così dopo è libero di concentrarsi sui compiti o le altre cose. I ragazzi condividono normalmente liberamente quando sentono che siamo liberi di ascoltare e quando c'è un'atmosfera di pace. Siamo molto abituati a usare il nostro intelletto, giudicare, dare consigli, analizzare etc. Ma in una situazione emotiva è essenziale ascoltare prima con empatia. Un bambino, se è arrabbiato e vuole condividere, ma riceve solo un consiglio o la madre addirittura vuole dirgli come deve sentirsi, si chiuderà in se stesso e non sarà in grado di ascoltare quello che i genitori cercano di dirgli. Alla fine smetterà di condividere e cercherà di elaborare da solo queste emozioni. Prima devono calmare le loro emozioni e poi possono ascoltare e accettare.
L'empatia crea una forte vicinanza nei rapporti. Le situazioni emotive difficili sono i momenti nei quali i nostri figli hanno veramente bisogno di noi. Durante il periodo di crescita i nostri figli sperimentano emozioni forti come la gelosia, che porta alla rivalità tra fratelli, etc. Spesso quando sono ancora piccoli possono picchiare il fratello o la sorella perché non hanno ancora imparato a esprimere le loro emozioni in maniera appropriata. Qui tocca a noi genitori aiutarli. Così i figli imparano che non è un problema se abbiamo emozioni o lotte difficili. Il problema esiste quando non siamo capaci di gestire situazioni difficili in una maniera pacifica, basata su una buona comunicazione.
Così, ci sono innumerevoli situazioni nelle quali i figli hanno la possibilità di imparare a risolvere i conflitti in maniera pacifica che poi saranno in grado di applicare nella loro vita futura e al di fuori della famiglia. Allora possono capire che quando due persone diverse s'incontrano è normale affrontare situazioni difficili e che questo non significa che non si amano ma che le emozioni difficili sono un'opportunità di crescita, di appro-fondire la comprensione e di sviluppare intimità e unità.
La vera conoscenza sociale è una conoscenza di cuore e comincia con la capacità di creare buoni rapporti e un'atmosfera pacifica realizzando modelli di pensieri, sentimenti e azioni con il cuore al centro. Il migliore posto di allenamento è la famiglia. Su questa base possiamo andare fuori nella società e portare compassione, riconciliazione e guarigione.

Mag. Inge Tolson
Pedagogista e consulente di famiglia
Istituto per la conoscenza sociale
Lienz (Austria)

Relazione presentata durante un convegno mondiale della WFWPI (Federazione delle Donne per la Pace nel Mondo Internazionale) in Austria che aveva come tema: Donne come costruttrici di ponti: applicando una cultura di cuore e di pace

Una grave omissione a danno di tutti i disabili

Del Dott. Franco Previte

http://digilander.libero.it/CristianiperServire

Il 6 dicembre 2006 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (nella Sixty-first Session Distr. General A/61/611) ha adottato la “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità”, un Documento di valenza internazionale sottoscritto da 191 Paesi aderenti all’ONU ed anche per l’Italia dall’Ex Ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero e dal Sottosegretario dello stesso Dicastero. La “Convenzione” è stata elaborata con la ferma intenzione di sostituire le politiche caritatevoli e di welfare dei vari Paesi obbligati ad abolire leggi che costituiscono forme di discriminazione nei confronti dei “diversamente abili”.
Infatti la “Convenzione” non tutela formalmente e concretamente il diritto di “ malato”, perché la “Cart” segna un distacco da un approccio medico-assistenziale ad un approccio legato ai soli diritti umani.
Quindi un impegno condiviso e costante nella difesa della dignità e dei diritti, anche quello del diritto alla vita, che si esplica attraverso una assistenza concreta nella promozione individuale e sociale delle persone portatrici di ogni genere di disabilità.
Purtroppo nella “Convenzione” non sono emerse “norme specifiche” verso i malati psichici, che come “tali”, non possono partecipare alle attività sociali e culturali, continuando a trovare ostacoli, anche in Italia nella legislazione ( legge 180 e 833 del 1978) che impedisce, in maniera pratica e prioritaria al vivere sociale soffrendo di continue violazioni dei loro diritti che si trascinano da ben 30 anni, e quello che non è condivisibile è il volere associare il malato fisico con il malato mentale. Infatti per il primo sussistono possibilità di inserimento sociale e lavorativo, nel secondo si possono attuare cure specifiche, ma non si possono prevedere né tempi di recupero, né proposizioni di intendimenti lavorativi che richiedono coesione di intelletto e responsabilità.
Oltre 450 milioni di persone nel mondo, soffrono di affezioni mentali, neurologiche od a causa di problemi comportamentali, ed il 64% degli Stati membri dell’ONU non ha mai emanato alcuna legge in “materia” o possiede una normativa che può essere considerata superata.
Un aspetto, non ultimo, non affrontato dalla “Convenzione”, riguarda il “progetto di vita” che emerge con vera drammaticità, quando viene il momento del “dopo di noi” sfiorato dall’art. 12 punto 5, cioè l’assenza della sicurezza economica di quanti devono proseguire il vivere quotidiano, dopo la morte dei genitori o parenti del “malato”, e del “durante”, che in Italia con euro 246,73 al mese consente solo di sopravvivere.
Il nostro Paese doveva procedere alla ratifica della “Convenzione”entro il 2007, perché secondo notizie dei mass media, l’allora Ministro Ferrero si era “impegnato a ridurre i tempi ed a promuovere le indispensabili misure legislative per la concreta approvazione dell’Accordo”.
Ma il provvedimento legislativo di ratifica da sottoporre all’approvazione del Parlamento entro il 2007 d’iniziativa del Governo Prodi, non vi è stato, per costituire principi, obiettivi e regole in sintonia con la “Convenzione”.
Ratificare quel Testo Giuridico Internazionale costituisce il passaggio obbligatorio per giungere alla effettiva entrata in vigore dei 50 articoli che definiscono traguardi e politiche anche di natura nazionali, indispensabili per regole chiare sulla non discriminazione e la promozione delle pari opportunità, elementi necessari per adottare dei veri e propri doveri pratici, impegnando all’art. 4 gli Stati, come l’Italia, “ad adottare appropriate misure legislative”, che per i malati psichici mancano da ben 30 anni!
Il 23 marzo 2007 con lettera da noi inviata al Segretario Generale della Nazioni Unite dr. Ban Ki-Moon avevamo richiesto l’indizione di una “Giornata Mondiale sulla Salute Mentale” e per inserire un emendamento alla “Convenzione” per il riconoscimento giuridico della malattia mentale.
Ci fu risposto ( Vittoria Beria-Secretariat for the Convention of Righys of Persons with Disabilities Division for Social Policy and Development DESA United Nations Secretariat 2 UN Plaza, Room DC2-1374 New York, NY 10017 USA 5 aprile 2007), che questi emendamenti devono essere presentati da uno Stato membro delle Nazioni Unite, Italia compresa, come pure quella per l’istituzione di “Giornata Mondiale sulla salute mentale”.
Si chiede al Governo Berlusconi di voler considerare prioritario nei 100 giorni di Governo:
1.) la ratifica della “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità”, (Distr. General A/61/611);
2.) emendamento dove viene riconosciuto il termine giuridico-sociale di handicappato mentale ( come recita la legge italiana art.104/1992), perché l’Italia, quale membro delle Nazioni Unite può proporlo in base all’art.47 della “Convenzione”
3.) richiesta indizione di una “Giornata Mondiale sulla salute mentale”.

PARLANDO DI POESIA

di Renato Piccioni

Come poter definire esaustivamente il concetto letterario di “Poesia”?
È forse il pensiero filosofico che ha dato all’uomo il concetto dell’espressione poetica dal suo pensiero stesso ?
Perché concettualmente, è la Poesia l’espressione letteraria che, servendosi della “parola”, sia nel suo etimo che nella costruzione sintetica del pensiero, induce con la sonorità della parola stessa ad essere canto espressivo dell’animo e del suo stesso esistere, quale spiritualità nella materialità dell’uomo.
Come nella musica, anche nella poesia, la misura metronomica fa evolvere il pensiero in canto e quindi asserve la musicalità della parola alle vibrazioni del suono, come misura matematica.
I versi di una poesia si qualificavano numericamente in sillabe fino alla rivoluzione dei novecentisti che riportarono la poesia all’espressionismo ellenico tornando a valorizzare il verso libero ancorché musicalmente supportato dal suono sillabico della misura di una cesura rispettosa della musicalità del canto dei fonemi.
I concetti espressi in poesia sono di per se l’intimo sofisma che l’animo o se volete il pensiero spirituale di ognuno può cantare.
Le tematiche possono essere le più varie, ma sempre dalla spiritualità prende la sua genesi in quanto è il “pensiero” in collegamento con il “cuore” che recepisce l’ispirazione a creare i ritmi del canto poetico.
La poesia può diventare proiezione di una rivelazione del pensiero proprio del poeta o recepito, da questi, da elaborazioni altrui, ma introitato e, quindi, reso fruibile in quanto comprensibile, ma difficilmente esaustivamente spiegabile se non in lunghi ed estenuanti trattati.
Un esempio eclatante è un verso del Poeta Giuseppe Ungaretti che, in tre parole, ha espresso una vastità enorme del pensiero umano quando scrisse :-

M’illumino d’immenso

Tutti conoscono il verso, tutti ne hanno parlato, tutti hanno cercato di darne un resoconto che fosse completo, tutti continuano a discettarne esprimendo anche relazioni in contrapposizione le une con le altre, ma nessuno c’è riuscito appieno a farlo, perché nel suo ermetismo, l’Ungaretti, è stato completo ed esaustivo di per se, nel suo breve verso più di ogni trattato che lo possa riguardare.
La sola lettura di quel verso-poesia, porta ogni lettore a profonde riflessioni per una considerazione ed una rivelazione data da una ricerca dell’intimo umano che non sarà mai definitiva, perché soggettivo è l’incipit che da quel verso ognuno riceve, ma sarà sempre foriera di una evoluzione continua della ricerca innovativa del proprio pensiero in relazione al verso stesso.
Ogni poeta con la sua poetica, guida il fruitore ad una ricerca di se stesso, perché nel pensiero poetico tutti possono riconoscersi e riconoscervi la propria esigenza di conoscenza spirituale.
La materialità umana è il “contenitore” dello spirito che ha sede nel cuore, ed il cuore connesso al cervello, cioè alla sede del “pensiero”, fa dell’uomo un “continuum” con il Creatore che ne ha concessa la facoltà.
Il materialista che non ha fede in Dio è come un claudicante che vuol vincere una corsa, tal come una persona che abbia fede, ma non tiene in conto il dualismo della creazione spirituale con la materia, che lo farà altrettanto claudicante e, quindi, perdente della corsa alla conoscenza.
Corpo e anima, spirito e materia, sono il complesso unico della creazione che, essendo foriera di intelletto e quindi di curiosità per aprirsi alla conoscenza, completa il suo corso con l’elevazione la letteratura in genere ma la poesia in particolare, e l’arte sublime del comporre musica a tutti i livelli.
È auspicabile che l’educazione culturale dei popoli sia più attenta all’ incremento della spiritualità senza per questo abbandonare la via della pragmaticità che rende benefici al vivere e convivere, ma con il rispetto delle esigenze e dello spirito e del corpo in egual misura.
Per quanto attiene ai concetti ispiratori e regolatori del fare poesia, come tutto nella vita, è in continuo evolversi e divenire, per cui sempre troveremo gli ispirati innovatori che ci saranno maestri, come lo furono fin dalla notte dei tempi quanti, con le loro opere letterarie lasciateci in eredità, hanno contribuito ad ampliare il nostro bagaglio culturale.

Il trofeo della pace

Mondo intero - 12.4.2008

Si gioca sui campi della Dominante a Monza e su quelli dei comuni di Agrate, Villasanta, Brugherio e Cologno Monzese. Si chiude il 15 giugno


Scritto da
Alessandro Baretti

Le parole stanno a zero se i significati che veicolano non sono sostenuti dai fatti. Qualche mese fa, nel corso di una conferenza stampa, è capitato di ascoltare Don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera (associazione che promuove la lotta contro le mafie), denunciare il fatto che a organizzare diversi dibattiti contro la mafia fossero gli stessi appartenenti alle cosche. “Perché le parole stanno a zero” trapelava da chi in quei dibattiti si truccava da accusatore mascherando inequivocabili i tratti dell’accusato.

Premessa utile a introdurre il senso - e i significati - del “Trofeo della Pace”, campionato di calcio a 7 quest’anno alla sua terza edizione. Le finalità dell’ente organizzatore, la sezione di Monza della federazione internazionale interreligiosa per la pace nel mondo presieduta da Carlo Chierico, sono la promozione dei diritti umani, l’integrazione tra differenti gruppi etnici che abitano un medesimo territorio, e la pace. Parole costrette a rimanere un ideale invito alla fratellanza se non fossero sostenute da una serie di iniziative che danno sostanza e significato al messaggio. Federazione interreligiosa, s’è detto. E allora al torneo partecipano, dal 30 marzo scorso all’8 giugno, rappresentative che realmente fotografano alcune tra le innumerevoli confessioni religiose presenti sulla terra: tre italiane, una mista del Sud Africa, il Perù e la Bolivia (cattolici o spirituali laici), il Tibet (buddisti), due egiziane, l’Algeria, il Senegal, il Marocco, una mista del Nord Africa e il Bangladesh (musulmani e induisti riferendosi all’ultima nazione citata), e ancora l’Ucraina (cristiani ortodossi). Perché innanzitutto dal confronto con “altre” religioni, o dalla semplice osservazione ripulita dai pregiudizi, può svilupparsi un’autentica spinta a desiderare la convivenza tra differenti confessioni.

A proposito di diritti umani è carica di significati la partecipazione al “Trofeo della Pace” del Tibet. Al di là dell’opportunità o meno di boicottare i Giochi Olimpici di Pechino 2008 in risposta all’occupazione cinese del territorio tibetano, e al successivo tentativo della Cina di annullare il tessuto sociale, culturale e religioso della popolazione che lo abita, resta evidente che in Tibet il governo di Pechino eserciti un'illegittima politica di espansione. E la partecipazione al Torneo dei ragazzi tibetani porta con sé la riflessione in merito al sostanziale disinteresse di larga parte della comunità politica internazionale a proposito della questione tibetana.

Nell’ambito del rispetto dei diritti umani rientrano anche i diritti del lavoratore. In tal senso è significativa la scelta dei palloni da utilizzare durante le partite: sono messi a disposizione dall’ente “Diritti in gioco”, che si batte contro lo sfruttamento minorile sul lavoro. Le cuciture dei palloni non saranno insomma frutto del lavoro di bambini, come invece è successo in eventi sportivi ben più importanti.

E’ una forma di educazione, un “semplice” appello alla sensibilità altrui, ma anche la decisione di sostituire immediatamente il giocatore che bestemmia in campo contribuisce a dare un senso al Torneo. Altre le violenze, anche verbali, da annullare prima della bestemmia, ma è ovvio che nell’ambito di un torneo promosso da un’associazione interreligiosa possa stonare una partita di pallone giocata con l’eco di continue imprecazioni a sfondo religioso. Un “vaffa” qui e là sarà sufficiente a sfogare le piccole tensioni che genera una partita...

Si gioca sui campi della Dominante a Monza e su quelli dei comuni di Agrate, Villasanta, Brugherio e Cologno Monzese. Si chiude il 15 giugno, una settimana dopo la fine del torneo programmata l’8, con una festa alla cascina Costa Alta del parco di Monza. Intanto, domenica 30 marzo, si è svolta la giornata inaugurale del torneo. Sul campo della Dominante l'Egitto1 ha sconfitto per 7-4 Italia2. Mentre alla cascina Bassa si è svolta la festa d'apertura con la condivisione di cibo etnico preparato dagli stessi partecipanti. Domenica 6 aprile infine si sono giocate altre tre partite: Italia1-Bolivia 4-4; Egitto2-Bangladesh 6-3; Italia Cral-Tibet 10-4.

LA POESIA DELLA PACE

Anna Maria Bracale Ceruti

La pace, un bene che dovrebbe essere prerogativa di tutte le nazioni, di tutti gli uomini, di tutti i cuori, perché non c’è stato d’animo più appagante del sentirsi in pace con se stessi e con il prossimo. Chi coltiva la pace sorride, opera con gioia, la comunica. E’, così facendo, contribuisce al bene dell’umanità. Dovrebbe essere la nostra stessa condizione ad affratellarci e additarci sentieri verso convivenze pacifiche, pressati come siamo dalle urgenze del villaggio globale, realtà di questo millennio.
Il mio io si nutre di sentimenti profondi; non potrei scrivere se, al momento di riempire il foglio, il mio cuore ne fosse lontano. Infatti in poesia non si può barare, non esprimi solo le tue opinioni, ma emozioni che sono alimentate dai tuoi pensieri dalle tue riflessioni sul senso dell’esistere, filtrate dai sentimenti. L’ispirazione collima con le istanze del momento e con le voci della tua epoca. La presa di coscienza della situazione contingente del mondo guida la tua mano, e fa sì che tu possa essere interprete della storia.
Ogni epoca ha generato poeti che si sono ispirati alla pace. Voglio ricordarne uno, Carrera Andrade, voce altissima del mondo ispanoamericano del ‘900. I suoi versi mi fecero traboccare di passione quando li lessi, e per celebrarlo ho inserito una citazione nella mia poesia “Bandiera come Arcobaleno”.
La sua scrittura, pervasa di nostalgia per la sua terra, raggiunse il culmine nel periodo della seconda guerra mondiale. Egli lanciò un grande messaggio di fraternità, facendo sua l’ispirazione suprema dell’uomo alla pace universale, e additandola con l’incisività della parola poetica.

BANDIERA COME ARCOBALENO
Bandiera come arcobaleno
sventola l’annuncio
di altra guerra
sette i colori
le armi della pace
a ricomporre luce
batte come ali
in attesa di virare
quando interdette
tacciono le voci
ma altre incalzano
dai rotoli del tempo
una per tutte
è di Carrera Andrade
“Sobre mi corazòn firman los pueblos
un tratado de paz hasta la muerte”
di pace è fatto il cuore
e i suoi segreti.
Anna Maria Bracale Ceruti

AMBASCIATORI DI PACE ? CHI SONO ?

di Renato Piccioni

Quando fui nominato “Ambasciatore di Pace” dal rappresentante dell’Universal Peace Federation, fui sorpreso dell’onore che mi veniva fatto con questo inatteso riconoscimento.
Provai la sensazione di essere stato richiesto di essere particolare, all’interno del sociale in cui avrei vissuto immerso totalmente.
Ma ho anche realizzato che dovevo solo continuare ad essere quello di sempre che proprio con il mio modo di vivere la vita, ero stato considerato un esempio etico e quindi, una guida, a quanti mi conoscevano e stimavano già.
Ero stato chiamato, per essere esempio di persona di “Pace”, ed è necessario che nel mio intimo io debba contenere la pace nel mio spirito, nel profondo del mio intimo, congiuntamente al senso di servizio per il bene del prossimo.
Maggiormente importante è che l’Ambasciatore di Pace, non tenga primieramente in conto il suo”Ego”, ma abbia constante l’attenzione al prossimo, ai suoi bisogni, ed anche operare per alleviarne pene e necessità di vita.
Deve coltivare un altruismo attivo, e non sterile a parole, ma confortato da opere e fatti, che è cosa che fa di ogni persona un “Ambasciatore di Pace”.
Vivere nella società con la sensibilità che proviene dall’amore che si dona all’altro in forma altruistica in quanto lo considera “Fratello in Dio”.
Dimentica di notare le differenze biologiche dovute all’etnia, ma quindi, e non solo perciò, pronto a supportare i differenti “Bisogni”, le Speranze, il Desiderio di vivere una vita nel rispetto della dignità umana, e fare di queste esigenze il proprio vademecum per cancellare quelle diversità, che il passato storico dell’umanità, ha messo in essere per ragioni di sfruttamento dell’uomo sull’uomo solo per ragioni di “mercato”, quindi del puro ignobile egoismo perverso e cieco alle ragioni che vogliono gli uomini tutti riconoscibili come “eguali con pari dignità, diritti e doveri”.
Ecco che l’Ambasciatore di Pace, diventa il fulcro sul quale, la leva fa perno per un progresso umano fatto di rispetto di tutti per ognuno, e di ognuno nel rispetto di tutti.
Le armi che l’Ambasciatore di Pace deve mettere in campo sono, il rispetto, l’amore, il senso di fratellanza, la disponibilità, il concetto di eguaglianza a prescindere dal colore della pelle, dallo stato economico, dal progresso civile in cui ogni popolo opera, dalla fede religiosa alla quale si rapporta, ma essere membro sollecito nel sentirsi parte di ogni popolo, a prescindere dall’idioma con cui si esprime, dagli usi e costumi dovuti alla patria di appartenenza.
L’Ambasciatore di Pace, può e deve trasmettere il concetto di “Pace” fra gli uomini, non solo con l’esempio del suo tenore di vita etico e morale, ma con la condivisione delle sue conoscenze per aiutare ad elevarsi a coloro che non le posseggono, perchè uno dei mali profondi di un qualsiasi popolo è nella non conoscenza dei valori espressi da una cultura, che non può ne deve essere solo riservata ad una elite, che ne fa arma di sfruttamento.
Un Ambasciatore di Pace, non deve fare proselitismo, ma deve accettare che “l’Altro” possa e debba conservare la sua fede diventando “Il Migliore” nell’ambito di quella fede, ma pieno di rispetto e comprensione per ogni credo che possa risultare diverso dal suo.
L’Ambasciatore di Pace, è colui che con il suo esempio lascia che le divisioni storico-politiche, finiscano per non trovare più la ragione d’essere.
L’ambasciatore di Pace, deve avere animo predisposto alla generosità, alla comprensione, ad avere e coltivare un animo di “Charitas”, nell’accezione profonda del suo significato latino di amore fatto di accoglienza con il sorriso, fatto di condivisione per capire, fatto in poche parole d’amore, perchè là dove l’amore mancasse , tutto il resto non avrebbe porte aperte per entrare in contatto con il senso profondo dell’animo.
E l’Anima, ha per certo il compito di fornire l’energia spirituale e vitale ad un corpo, ma costituisce la parte migliore della vita di ciascuno, in quanto, è la “Scintilla Divina” con la quale Dio ha voluto distinguere l’Uomo, dal resto delle creature viventi parte della Creazione.
É compito preciso di ogni “Ambasciatore di Pace” fare, della propria anima, il faro del concetto base della realizzazione di una umanità in cui la Pace dovrà costituire l’avvento della ragione principale della Creazione, in quanto Dio, ha si creato l’uomo, ma per farne erede di tutta la sua opera divina, che da Dio la riceve in momentaneo prestito, e, quindi, non potrà possederla, ma ha il dovere primario di migliorarla per passarla, poi, in eredità alle future generazioni.
Il compito dell’Ambasciatore di Pace, se lo si guarda con timore di non esserne all’altezza, sembrerà una missione impossibile, e potrebbe anche esserlo, ma solo se non lo si affronta con la formula semplice che con l’amore che si possiede, lasciamo che ne diventi il maestro, ed allora quali allievi diligenti faremo tutto quanto saremo amorevolmente disposti a dare, senza mai nulla chiedere, e come sempre ci renderemo conto che è l’amore che compie il miracolo e noi gli Ambasciatori di Pace, siamo solo chiamati a darne semplicemente testimonianza educatrice, quale unico insostituibile tramite.

Cav. RENATO PICCIONI
Superno Ordo Equestris Templi
Ambasciatore di Pace
Presidente Accademia Culturale Sammarinese “Le Tre Catella”

Un Giorno di Pace in Kenya

Rev. Frederick Wakhisi, Segretario Generale UPF-Kenya

Come risposta alla recente crisi in Kenya, l’UPF-Africa ha riunito insieme nel Centro Internazionale di Conferenze a Nairobi un gruppo di 800 leaders della società keniota per considerare urgentemente la visione principale, i principi ed i programmi dell’UPF che possono contribuire ad una pacifica risoluzione dei conflitti.

La conferenza, sponsorizzata dai Veterani del Kenya per la Pace, con il sostegno delle corporazioni locali, è stata tenuta nello stesso giorno in cui il parlamento keniota era in riunione con lo scopo specifico di portare un termine allo stallo politico e all’agitazione civile che ha colpito la nazione fin dalle dispute presidenziali per le elezioni del 27 dicembre 2007.

La soluzione è stata progettata in consultazione con l’ex Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan, che è stato chiamato per stabilire un’alleanza governativa. Quindi, in sostegno al Presidente e Vicepresidente, ci sarà ora un Primo Ministro e due deputati Primi Ministri. Lo sfidante del Presidente Mwai, l’Onorevole Raila Odinga è stato nominato Primo Ministro Designato il 18 marzo.

Il Segretario Generale della UPF Dr. Thomas G. Walsh è diventato il primo visitatore straniero, dopo lo storico accordo di pace, a convocare l’On. Raila Odinga e la Sig.ra Ida Odinga, che sono stati ambedue coinvolti nel lavoro della UPF durante il corso degli ultimi anni. Il nuovo primo ministro ha spiegato che ha trovato i principi di pace della UPF “molto utili”, in un tempo di crisi disperata.

La conferenza di due giorni è stata l’ultima delle serie di Conferenze Internazionale per la Leadership in corso, tenute sul tema “Verso un nuovo paradigma di Leadership e Buon Governo per la Pace e lo Sviluppo.” Fra i presentatori v’erano il Dr. Walsh, l’Amministratore Fiduciario della Fondazione del Kenia Mahatma Ghandi, Dr. Manu Chandaria, il Presidente di “Realizing the Dream” Martin Luther King III, Insu Choi della Federazione Internazionale dei Giovani per la Pace nel Mondo, il Segretario Generale della UPF-Africa Rev. Mwalagho Kililo e il Presidente della UPF del Kenya Dr. Hee Sun Ji.

Il Dr. Chandaria ha parlato di Mahatma Ghandi, dell’ispirazione per la fondazione e lo sviluppo dell’Università di Nairobi. In onore alla presenza di Martin Luther King III, ha posto l’accento sull’influenza di Gandhi sull’importante guida non violenta sui diritti civili del Dr. Martin Luther King Jr.

Martin Luther King ha parlato sull’eredità non violenta di suo padre e sua madre e dell’ideale di una “amorevole comunità” di pace. Come presidente dell’Associazione “Realizing the Dream”, il Dr. King ha invitato i 1000 partecipanti della ILC a diventare Ambasciatori di Pace. Ha dichiarato: “A volte dobbiamo assumere delle prese di posizione non perché esse sono politiche o popolari, ma perché sono giuste.” Ha aggiunto che dobbiamo imparare a “guidare con amore”, ed espresso appassionatamente il bisogno di una visione interreligiosa e della sfida di trasformare i sogni in realtà. Inoltre King ha elogiato la decisione del Presidente Kibaki e dell’On. Odinga di formare una coalizione governativa.
In particolare la UPF-Africa e la UPF-Kenya si stanno sviluppando in modi sostanziali e molto incoraggianti. Inoltre, le Conferenze Internazionali sulla Leadership continuano ad essere una forza principale per promuovere un buon governo di pace. Nel dialogo con diversi parlamentari, il Dr. Walsh e il Rev. Kikilo hanno riportato l’esistenza di uno spirito di grande speranza e di risoluzione a lavorare per un futuro prosperoso e pacifico del Kenya.

Il trauma dello Zimbabwe

di Giorgio Gasperoni

Nonostante una crescente pressione da parte delle potenze occidentali di intervenire nella crisi elettorale dello Zimbabwe, il loro coinvolgimento rimane una remota possibilità.
Al Summit dell’Unione Africana tenutasi presso le Nazioni Unite lo scorso 16 Aprile sia l’Inghilterra che gli Stati Uniti avevano fatto presente la necessità della presenza delle N.U. in Zimbabwe per superare lo stallo della situazione ma la loro azione si era venuta a scontrare con la reazione negativa della maggioranza dei membri dell’Unione Africana.
“La questione deve essere presa in considerazione dal governo dello Zimbabwe” affermava il Presidente del Sud Africa, Thabo Mbeki. Il governo del Presidente Robert Mugabe sosteneva che il ritardo nel rendere pubblici i risultati delle elezioni del 29 Marzo era causato da anomalie avvenute durante la conta delle schede. La commissione elettorale nazionale sosteneva che non poteva rendere pubblici i risultati fino a che un riconteggio parziale delle schede non sarà ultimato.
Ma il movimento di opposizione per un cambiamento democratico(MDC) aveva rifiutato la spiegazione del governo e sosteneva che il riconteggio era una strategia per coprire la sconfitta del partito di governo.
In una dichiarazione, il leader del MDC, Morgan Tsvangirai affermava che Mbeki non è qualificato a tenere una posizione di mediatore. Tsvangirai ha pure accusato il governo Mugabe di commettere grosse violazioni dei diritti umani e ha chiesto alle N.U. di sottoporre il caso alla Corte Internazionale sui Crimini (ICC).
Mbeki e Mugabe sono vecchi compagni rivoluzionari nella loro lotta contro le regole dell’Apartheid in Sud Africa e Zimbabwe, conosciuto come Rhodesia, prima della sua indipendenza. Mbeki, che con la sua nazione, presiede al momento il Consiglio di Sicurezza dei 15 Stati Membri, affermava che il SADC (Sviluppo delle Comunità dell’Africa del Sud) è in grado di far fronte alla situazione di crisi in Zimbabwe. Il SADC era in attesa che venissero resi pubblici i risultati delle elezioni.
“Se la situazione si deteriorasse e la pace e la sicurezza fossero in pericolo, allora la questione dovrebbe essere esaminata dal Consiglio di Sicurezza” aveva detto Mbeki ai giornalisti. Ma aveva anche aggiunto che “la soluzione è nelle mani del popolo dello Zimbabwe”.
La proposta di rifare le elezioni, veniva respinta dall’opposizione in quanto essi affermano che, loro, le elezioni le hanno vinte, come affermava Morgan Tsvangirai, che subito dopo le elezioni si era portato in Botswana.
In risposta, il governo Mugabe lo aveva accusato di fare il gioco delle nazioni occidentali. Sia gli USA che l’Inghilterra come la Commissione Europea volevano l’immediata pubblicazione dei risultati elettorali del 29 Marzo. Il Segretario di Stato americano, Condoleezza Rice aveva descritto la situazione deprecabile ed aveva criticato aspramente la posizione dell’UA: “E’ ora che l’Africa reagisca”, affermava la Rice, “dov’è la preoccupazione dell’UA e delle nazioni limitrofe allo Zimbabwe di ciò che sta realmente accadendo in quel paese?”
Il primo ministro britannico, Gordon Brown aveva anch’egli rilasciato una dichiarazione nella quale affermava che il mondo deve fermare Mugabe dal rubare le elezioni ed aveva aggiunto che è necessario un monitoraggio delle N.U. sulla situazione. “Nessuno crede”, affermava al Summit N.U.-UA, “che fra coloro che erano presenti ai seggi elettorali, il presidente Mugabe avesse vinto le elezioni. Una elezione rubata non è assolutamente una elezione democratica”.
In disaccordo con gli USA e la GB al Summit, due altre nazioni con diritto di veto, sono la Russia e la Cina. Si sono astenute dal fare dichiarazioni pubbliche al Summit. Comunque, diplomatici di entrambe le nazioni affermavano però che le organizzazioni regionali come l’UA mostrano più determinazione a risolvere i problemi africani.
Il leader dell’opposizione in Zimbabwe chiede che la comunità internazionale blocchi l’invio di armi alla sua nazione, anche se, al riguardo, non c’è alcuna risoluzione del Consiglio di Sicurezza riguardo l’embargo di armi allo Zimbabwe.
Il Segretario Generale delle N.U., Ban Ki-Moon si era tenuto in gran parte neutrale: dichiarava però che “le autorità dello Zimbabwe e le nazioni della regione avevano insistito che queste problematiche venissero risolte dalla regione. Ma la Comunità Internazionale continua ad aspettare azioni concrete”.
“La credibilità del processo democratico in Africa potrebbe essere messo in discussione in questa situazione”, affermava al Summit Ban Ki-moon, “se ci fosse un secondo turno elettorale, deve essere condotto in modo trasparente e corretto, con osservatori internazionali”.
Ora la data per un secondo turno elettorale è stata fissata per il 27 Giugno. Speriamo che quanto si auspica il Segretario Generale dell’ONU, Ban ki Moon, avvenga davvero anche se le minacce e gli arresti verso gli esponenti dell’opposizione continuano ad avvenire nell’avvicinarsi della data delle elezioni.