2 febbraio 2011
Teologhe, musulmane, femministe di Jolanda Guardi e Renata Bedendo (Effatà Editrice, 2009)
Il volume presenta una panoramica dello stato dell’arte nel dibattito della teologia musulmana femminista attraverso la lettura del pensiero di alcune esponenti del movimento. Il testo considera le esponenti principali della teologia musulmana femminista concentrandosi su alcune pensatrici che operano in diverse parti del mondo per un discorso di equità fra uomo e donna all’interno della cornice dei valori musulmani e propone anche alcune riflessioni sui possibili sviluppi del femminismo islamico in Italia. Spesso, nel corso dei secoli, le donne sono state ridotte al silenzio, con questo testo viene così data a loro una parola che ci si augura possa trovare un’eco sempre più vasta.
Siamo abituati a pensare all’Islàm come ad una realtà monolitica, senza sfaccettature, compatta, generalmente basata su una rigida ermeneutica coranica da cui discende un’unica realizzazione politica e sociale come a esempio una visione della donna relegata in un ruolo secondario e subalterno. Questo libro vuole dimostrare che un altro punto di vista dell’Islàm è possibile e attraverso un costante richiamo alle fonti principali che sono il Corano e la Sunna – costituita dai detti del Profeta Muhammad - presenta il lavoro di ricerca di diverse teologhe musulmane contemporanee che aprono ad un ripensamento dell’identità e del ruolo delle donne nei Paesi islamici e non , e più in generale ad una nuova esegesi del Corano che si richiama in parte “ a modelli di interpretazione già consolidati all’interno del mondo musulmano, pur se non prevalenti”.
Le autrici Renata Bedendo e Jolanda Guardi si occupano da molti anni del mondo islamico e specialmente di quello femminile: Bedendo in particolare si interessa di dialogo islamo-cristiano ed è membro del Consiglio di Presidenza del Coordinamento delle Teologhe Italiane, mentre Guardi è docente di Lingua e Traduzione Araba all’Università degli Studi di Milano, nel 2008 ha vinto il premio Benhaduga per la traduzione dall’arabo. Entrambe sono state insignite del titolo di Ambasciatore di Pace
I segni dei tempi e la nostra responsabilità
Di Giuseppe Calì
Sono appena tornato da un grande convegno, presieduto dal figlio del Rev. Sun Myung Moon, fondatore della Universal Peace Federation, Hyong Jin Moon,su “Interfaith Cooperation and Universal Peace” svoltosi a Seul in Corea del Sud nella seconda settimana di febbraio, in occasione della “World Interfaith Harmony week” delle Nazioni Unite. Ispirati dalla grande e qualificata partecipazione mondiale, riprendiamo il lavoro di costruzione dell’organismo dell’UPF che proprio a questo tema si rivolge: il Consiglio Interreligioso per la Pace.
A questo proposito, con l’intento di rendere partecipi i nostri lettori, ne comunico i punti fondanti. È un documento che sarà elaborato ulteriormente a seguito degli incontri che proprio in questi giorni si stanno realizzando tra esponenti delle varie fedi, raccogliendo così le ispirazioni e le istanze di tutte le componenti, al fine di costruire una vera e propria dichiarazione di intenti che servirà da base per l’operato dell’organismo.
Noi fedeli e rappresentanti delle religioni del mondo, constatando nella nostra società la crescente disattenzione ai Principi fondamentali dell’esistenza umana e la perdita dei valori che ne consegue, riteniamo di dovere prendere responsabilità, di fronte alla nostra gente e soprattutto alle nuove generazioni, nel ripristinare i Principi sacri ed universali donatici dal Creatore per la nostra felicità e promuovere strade nuove per la costruzione di un mondo di pace, amore e giustizia.
La crisi attuale, sicuramente drammatica, se affrontata con speranza e consapevolezza, può portare ad una svolta positiva senza precedenti nella storia dell’umanità. L’uomo di oggi, soprattutto grazie ai grandi personaggi che hanno fondato le varie religioni ed alle tradizioni che ne sono derivate, ha maturato un grande potenziale di spiritualità ed amore ed è pronto ad cambiamento epocale. È con grande senso di responsabilità ed idealismo quindi che affrontiamo questa impresa, che potrà compiersi attraverso la costruzione di un modello di convivenza, dialogo e collaborazione proprio tra coloro che raccolgono con sincerità e devozione l’eredità dei Grandi Santi della Storia.
Dichiariamo quindi che:
1. Riconosciamo che esiste un unico Creatore a cui tutti noi facciamo riferimento. E' grazie a Lui che siamo qui e nel Suo Nome noi operiamo per essere un canale puro della Sua Pace.
2. L'uomo è essenzialmente Spirito ed ha bisogno della "Religione" e della "Spiritualità" per essere giusto, predisposto al bene e felice. Il Consiglio Interreligioso per la Pace non vuole essere un'alternativa alle religioni esistenti, ma un sostegno per tutte loro, grandi e piccole , in un momento in cui l'umanità ha assoluto bisogno di ritrovare la vera fede, la vera speranza ed un amore vero.
3. Il dialogo aperto, libero ed amorevole, è la base per un mondo di pace. In un momento in cui il conflitto domina nella vita della nostra società come metodo politico, strumento di arrivismi egoistici ed insegnamento distruttivo per le nuove generazioni, noi proponiamo la fratellanza universale basata sul servizio altruistico, il dialogo sincero e la collaborazione al bene comune. Le religioni hanno il dovere di dimostrare che chi crede può essere buono, costruttivo e capace di vivere in armonia andando oltre le barriere di qualsiasi tipo: religioso, culturale, etnico, tra i sessi e generazionale.
4. Il nostro scopo è mirare alla costruzione, in collaborazione con il nostro Unico Creatore, di una unica famiglia mondiale sotto un unico Dio. È nella famiglia che l'uomo forma primariamente la propria spiritualità, la propria psicologia e la propria capacità relazionale. I valori che reggono il sistema familiare ed i Principi Universali da cui provengono, sono la base della prosperità sociale, delle relazioni tra persone, comunità, etnie e nazioni. La base per la formazione di un grande Consiglio Mondiale per la Pace e la sua efficacia ed autorità provengono dall'unica istituzione naturale creata dal Dio Onnipotente: la famiglia.
Gli strumenti per l'opera del Consiglio Interreligioso per la Pace saranno:
Dialogo costante all'interno del Consiglio, tra le varie fedi rappresentate.
Dialogo costante con le componenti laiche del Consiglio: Accademici, politici, giornalisti, artisti, sportivi, rappresentanti della società civile ecc…
Organizzazione di eventi interreligiosi ed interculturali.
Compilazione di documenti e dichiarazioni pubbliche che servano da orientamento a cittadini, associazioni ed istituzioni, nella direzione della costruzione di una società migliore.
Articoli e pubblicazioni che esprimano gli intenti del Consiglio e promuovano la pace.
Collaborazioni con entità della società civile che servano scopi compatibili con gli scopi del Consiglio.
Il Consiglio Interreligioso per la Pace, opera in collaborazione con governi, istituzioni, entità educative, associazioni per fornire loro sostegno, solidarietà, impulso verso la costruzione di una società più giusta, amorevole e capace di formare soprattutto le nuove generazioni alla cultura della vera pace.
Il Consiglio Interreligioso per la Pace vuole essere un modello di convivenza pacifica, costruttiva ed amorevole con al centro l’Unico Dio: "Un'unica famiglia sotto un unico Dio", anche allo scopo di dare speranza e fornire una concreta alternativa ai modelli sociali deleteri che imperversano oggi nella nostra società, togliendo "anima" e speranza alla vita dell'uomo.
Il Consiglio Interreligioso per la Pace, come parte del Consiglio Mondiale per la Pace, mira a contribuire all’opera di collaborazione e sostegno all’ Organizzazione delle Nazioni Unite, nella quale, tramite la Federazione madre UPF, ha lo status di organo consultivo presso l’ECOSOC.
È una speranza nuova che nasce con grandi propositi, ma credo, come tanti, che il tempo della grande svolta sia arrivato. Dopo il crollo della grandi ideologie che hanno dominato il secolo scorso, proprio mentre sembrava che non ci fosse via di uscita, che non potesse esistere più una visione di una vita migliore e la gente fosse demotivata dal lottare per essa, i recenti fatti di Egitto, Algeria, Tunisia ed ora anche Iran, riaccendono la fiamma e ci fanno capire che il tempo della vera libertà e della realizzazione delle più grandi aspirazioni è arrivato. È un’onda che non potrà essere fermata, che raggiungerà tutte le nazioni, anche se con modalità estremamente diverse e che porterà alla nascita di una nuova cultura di pace: siamo “all’inizio della rivoluzione del Cuore”, come diverse volte il Rev. Moon ha definito questa vera e propria svolta epocale, che sta avvenendo sotto i nostri occhi ed alla quale vogliamo dare il nostro contributo amorevole, pacifico e responsabile.
1 novembre 2010
L’ACCADEMIA CULTURALE SAMMARINESE “LE TRE CASTELLA”
di Renato Piccioni
Correva l’anno 2004, quando, con alcuni amici, con molto entusiasmo, tanta abnegazione abbiamo voluto fondare: l’Accademia Culturale Sammarinese “le Tre Castella”.
Abbiamo ritenuto fosse giusto, oltre che doveroso, dare visibilità premiante, additandoli alla massima attenzione, a tutti coloro che hanno dedicato i loro studi, la loro professione, il loro sapere e la loro attività, impegnandosi per il miglioramento della società civile con il loro esempio ed operando a beneficio del prossimo.
Lo scopo base della nostra Accademia, è quello di portare una vivace ed attenta consapevolezza delle tradizioni, quale patrimonio inalienabile che, unitamente alla storia della comunità, costituiscono il nostro passato e hanno la forza di stimolarci ad operare per l’evoluzione della cultura e creare i fondamentali supporti per dare il via all’avventura del futuro che deve essere il risultato dell’impegno di chi possiede la conoscenza e che, pertanto, ha il dovere di adoperarsi per condividerla finalizzandola al bene del prossimo.
Il significato profondo del titolo di “Accademico”, io l’ho scoperto un giorno che, passeggiando nelle campagne del contado riminese, osservai un agricoltore che, avanzando fra i solchi del suo campo, spargeva a piene mani la semente che gli avrebbe dato un raccolto rigoglioso e significativo.
Allora ho messo a confronto, in un ideale parallelismo, l’Accademico ed il Seminatore, ed ho realizzato che entrambi sono gli operatori che hanno la capacità di spargere il seme della Conoscenza, l’uno, come del suo pane futuro, l’altro, ma entrambi a beneficio del prossimo perché possa saziare il desiderio del sapere come soddisfare quello delle necessità della sopravvivenza.
E non è il seme che produce il seme, ma esso produce l’albero che, a sua volta, fruttificando, potrà produrre una infinità di semenza in quantità altamente esponenziale, producendo tanto da soddisfare la fame del sapere come l’esigenza fisiologica del corpo.
Quindi gli Accademici della Cultura sono i “Seminatori” del sapere e di quei principi etici che sono alla base del viver civile di ogni comunità.
Ed ecco che creando l’Accademia, ci proponiamo di operare per evidenziare e praticare il profondo rispetto di ogni e qualsiasi credo religioso, di qualsiasi indirizzo politico, in modo trasversale ed ecumenico, restando al disopra delle fazioni, riservandoci di far nostri solamente tutti quei principi etici, e quei valori moralmente sani, che possono contribuire ad elevare l’Uomo dalle sue miserie terrene.
E faremo nostri, quale dottrina e guida, anche quei bellissimi versi dell’Alighieri, con cui, nella sua “Commedia”, fa dire ad Ulisse rivolto ai suoi compagni sfiduciati, nel canto XXVI° dell’Inferno, dal verso 118 e seguenti :-
“ … … Considerate la vostra semenza :
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza … …”
Ed ecco che l’essere innovativi sarà dovere di ognuno, e riusciremo bene nell’intento, solo se poggeremo le nostre, sulla fondamenta del passato per emendarci e sentirci sollecitati al miglioramento di un futuro che sia soprattutto di Pacificazione per tutta l’Umanità.
Il sentire profondamente nel nostro animo quale dovere primario, e imprescindibile, l’impegno di educare le giovani generazioni sulla base dei principi che portano al desiderio della conquista della Pace con convincimento e partecipazione, diventa nostra aspirazione morale.
La meta prefissata, sarà quella di portare la futura Umanità tesa alla creazione del benessere comune eradicando i bassi istinti nefasti che, assieme all’ignoranza, hanno fatto insorgere gli egoismi e, con questi, lo sfruttamento dell’Uomo sull’Uomo, anziché impegnarsi nella fondamentale ricerca della Cooperazione fra gli Uomini.
Se mi chiedete con quali armi potremo raggiungere questi risultati, risponderò senza esitare.
Lo potremo fare solo con le valide armi che si chiamano “rispetto” per ogni Creatura e “amore” verso ognuno, e con l’ “esempio della propria nostra vita”, perché queste sono le sole componenti di base per instaurare la “libertà ” dello spirito e del corpo.
E sarà attraverso l’Amore, quello vero, che nulla chiede in cambio del suo dare, che si potranno attuare i principi che porteranno alla realizzazione della “vera libertà ” , ma solo se ci impegneremo tutti ad attuare il progetto partendo dal rispetto, con la generosità che ne consegue, di ognuno per ognuno, in quanto ogni creatura rappresenta la sacra espressione del creato.
Con questo basilare principio, se attuato nella pratica del quotidiano, abbatteremo anche quei preconcetti che hanno fatto delle “Etnie”, non una diversità dovuta alle differenze climatiche ed ambientali dei luoghi di origine e nascita dei soggetti di una popolazione, ma quell’aberrante concetto che storicamente é stato fonte di gravi incomprensioni e pregiudizi, fino ad essere la vera causa di ignobili genocidi di intere comunità umane giustificati con l’orrendo epiteto di “razzismo”.
È questo il vero fomentatore di quei fondamentalismi che furono la causa di tanti dolorosissimi eventi esecrabili in ogni epoca della storia dell’Umanità e che. purtroppo, persistono ancora ai giorni nostri.
L’Accademia nasce ed è, Sammarinese, ma vuole, tuttavia, contemplare fra le tante sue specifiche attività statuite, anche quella di portare la sua attenzione, non meno impegnativa, anche a livello internazionale.
Il Senato Accademico, quindi, ha voluto onorare anche quelle personalità che al di là dei confini del Titano, si sono distinte per essersi sempre adoperate per indicare con il loro esempio la via al miglioramento dell’Umanità.
In sintesi il programma Accademico è ben evidenziato nel motto che è stato adottato e che recita :-“vero amore, vera libertà, vera pace”.
Questo motto è l’indicatore ed il sostegno dell’impegno che dovrà sempre distinguere ogni attività dell’Accademia e dei suoi Illustri Membri che questo motto faranno proprio eleggendolo a guida della formazione etica della loro vita e stimolo per l’esempio che si impegnano a dare, partendo da se stessi, prima, dal proprio nucleo familiare poi, e con forza centripeta espanderanno esemplarmente nella Società e, quindi, nella Nazione, per poi allargare al mondo, adoperandosi per attuare la realizzazione di tutte le riconciliazioni fra tutti i popoli per il trionfo e la restaurazione di un mondo di pace.
Tutto ciò può sembrare utopico, ma è soltanto un programma irto di grandi difficoltà, ma non sarà per questo che saremo rinunciatari aprioristicamente, anziché persistere, adoperandoci con caparbietà, per la sua realizzazione.
Fornirà con la sua organizzazione le occasioni, gli incontri, per lo scambio di conoscenze e si adopererà per dare visibilità a coloro che, altrimenti, non avrebbero altra occasione di emergere alla notorietà, ma soprattutto, potrebbero rischiare di restare voci sopite in un anonimato infecondo e, questo, è un lusso che nessun popolo può permettersi.
Nelle attività previste dal programma che l’Accademia si è data, saranno organizzate conferenze informative e di divulgazione, che potranno essere tenute da nostri Accademici su loro proposta.
Abbiamo promosso Premi Letterari Internazionali di poesia e prosa, siamo fattivi e presenti nell’attività importantissima della educazione alla Pace. Nel settembre del 2010 abbiamo organizzato il 6° Premio Internazionale di Poesia e Prosa Titano 2010.
i 35 premiati provenivano da molte regioni d'Italia.
Correva l’anno 2004, quando, con alcuni amici, con molto entusiasmo, tanta abnegazione abbiamo voluto fondare: l’Accademia Culturale Sammarinese “le Tre Castella”.
Abbiamo ritenuto fosse giusto, oltre che doveroso, dare visibilità premiante, additandoli alla massima attenzione, a tutti coloro che hanno dedicato i loro studi, la loro professione, il loro sapere e la loro attività, impegnandosi per il miglioramento della società civile con il loro esempio ed operando a beneficio del prossimo.
Lo scopo base della nostra Accademia, è quello di portare una vivace ed attenta consapevolezza delle tradizioni, quale patrimonio inalienabile che, unitamente alla storia della comunità, costituiscono il nostro passato e hanno la forza di stimolarci ad operare per l’evoluzione della cultura e creare i fondamentali supporti per dare il via all’avventura del futuro che deve essere il risultato dell’impegno di chi possiede la conoscenza e che, pertanto, ha il dovere di adoperarsi per condividerla finalizzandola al bene del prossimo.
Il significato profondo del titolo di “Accademico”, io l’ho scoperto un giorno che, passeggiando nelle campagne del contado riminese, osservai un agricoltore che, avanzando fra i solchi del suo campo, spargeva a piene mani la semente che gli avrebbe dato un raccolto rigoglioso e significativo.
Allora ho messo a confronto, in un ideale parallelismo, l’Accademico ed il Seminatore, ed ho realizzato che entrambi sono gli operatori che hanno la capacità di spargere il seme della Conoscenza, l’uno, come del suo pane futuro, l’altro, ma entrambi a beneficio del prossimo perché possa saziare il desiderio del sapere come soddisfare quello delle necessità della sopravvivenza.
E non è il seme che produce il seme, ma esso produce l’albero che, a sua volta, fruttificando, potrà produrre una infinità di semenza in quantità altamente esponenziale, producendo tanto da soddisfare la fame del sapere come l’esigenza fisiologica del corpo.
Quindi gli Accademici della Cultura sono i “Seminatori” del sapere e di quei principi etici che sono alla base del viver civile di ogni comunità.
Ed ecco che creando l’Accademia, ci proponiamo di operare per evidenziare e praticare il profondo rispetto di ogni e qualsiasi credo religioso, di qualsiasi indirizzo politico, in modo trasversale ed ecumenico, restando al disopra delle fazioni, riservandoci di far nostri solamente tutti quei principi etici, e quei valori moralmente sani, che possono contribuire ad elevare l’Uomo dalle sue miserie terrene.
E faremo nostri, quale dottrina e guida, anche quei bellissimi versi dell’Alighieri, con cui, nella sua “Commedia”, fa dire ad Ulisse rivolto ai suoi compagni sfiduciati, nel canto XXVI° dell’Inferno, dal verso 118 e seguenti :-
“ … … Considerate la vostra semenza :
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza … …”
Ed ecco che l’essere innovativi sarà dovere di ognuno, e riusciremo bene nell’intento, solo se poggeremo le nostre, sulla fondamenta del passato per emendarci e sentirci sollecitati al miglioramento di un futuro che sia soprattutto di Pacificazione per tutta l’Umanità.
Il sentire profondamente nel nostro animo quale dovere primario, e imprescindibile, l’impegno di educare le giovani generazioni sulla base dei principi che portano al desiderio della conquista della Pace con convincimento e partecipazione, diventa nostra aspirazione morale.
La meta prefissata, sarà quella di portare la futura Umanità tesa alla creazione del benessere comune eradicando i bassi istinti nefasti che, assieme all’ignoranza, hanno fatto insorgere gli egoismi e, con questi, lo sfruttamento dell’Uomo sull’Uomo, anziché impegnarsi nella fondamentale ricerca della Cooperazione fra gli Uomini.
Se mi chiedete con quali armi potremo raggiungere questi risultati, risponderò senza esitare.
Lo potremo fare solo con le valide armi che si chiamano “rispetto” per ogni Creatura e “amore” verso ognuno, e con l’ “esempio della propria nostra vita”, perché queste sono le sole componenti di base per instaurare la “libertà ” dello spirito e del corpo.
E sarà attraverso l’Amore, quello vero, che nulla chiede in cambio del suo dare, che si potranno attuare i principi che porteranno alla realizzazione della “vera libertà ” , ma solo se ci impegneremo tutti ad attuare il progetto partendo dal rispetto, con la generosità che ne consegue, di ognuno per ognuno, in quanto ogni creatura rappresenta la sacra espressione del creato.
Con questo basilare principio, se attuato nella pratica del quotidiano, abbatteremo anche quei preconcetti che hanno fatto delle “Etnie”, non una diversità dovuta alle differenze climatiche ed ambientali dei luoghi di origine e nascita dei soggetti di una popolazione, ma quell’aberrante concetto che storicamente é stato fonte di gravi incomprensioni e pregiudizi, fino ad essere la vera causa di ignobili genocidi di intere comunità umane giustificati con l’orrendo epiteto di “razzismo”.
È questo il vero fomentatore di quei fondamentalismi che furono la causa di tanti dolorosissimi eventi esecrabili in ogni epoca della storia dell’Umanità e che. purtroppo, persistono ancora ai giorni nostri.
L’Accademia nasce ed è, Sammarinese, ma vuole, tuttavia, contemplare fra le tante sue specifiche attività statuite, anche quella di portare la sua attenzione, non meno impegnativa, anche a livello internazionale.
Il Senato Accademico, quindi, ha voluto onorare anche quelle personalità che al di là dei confini del Titano, si sono distinte per essersi sempre adoperate per indicare con il loro esempio la via al miglioramento dell’Umanità.
In sintesi il programma Accademico è ben evidenziato nel motto che è stato adottato e che recita :-“vero amore, vera libertà, vera pace”.
Questo motto è l’indicatore ed il sostegno dell’impegno che dovrà sempre distinguere ogni attività dell’Accademia e dei suoi Illustri Membri che questo motto faranno proprio eleggendolo a guida della formazione etica della loro vita e stimolo per l’esempio che si impegnano a dare, partendo da se stessi, prima, dal proprio nucleo familiare poi, e con forza centripeta espanderanno esemplarmente nella Società e, quindi, nella Nazione, per poi allargare al mondo, adoperandosi per attuare la realizzazione di tutte le riconciliazioni fra tutti i popoli per il trionfo e la restaurazione di un mondo di pace.
Tutto ciò può sembrare utopico, ma è soltanto un programma irto di grandi difficoltà, ma non sarà per questo che saremo rinunciatari aprioristicamente, anziché persistere, adoperandoci con caparbietà, per la sua realizzazione.
Fornirà con la sua organizzazione le occasioni, gli incontri, per lo scambio di conoscenze e si adopererà per dare visibilità a coloro che, altrimenti, non avrebbero altra occasione di emergere alla notorietà, ma soprattutto, potrebbero rischiare di restare voci sopite in un anonimato infecondo e, questo, è un lusso che nessun popolo può permettersi.
Nelle attività previste dal programma che l’Accademia si è data, saranno organizzate conferenze informative e di divulgazione, che potranno essere tenute da nostri Accademici su loro proposta.
Abbiamo promosso Premi Letterari Internazionali di poesia e prosa, siamo fattivi e presenti nell’attività importantissima della educazione alla Pace. Nel settembre del 2010 abbiamo organizzato il 6° Premio Internazionale di Poesia e Prosa Titano 2010.
i 35 premiati provenivano da molte regioni d'Italia.
Il Muro di Vetro
“Il Muro di Vetro. L’Italia delle religioni. Primo rapporto 2009”, a cura di Brunetto Salvarani e Paolo Naso. Collana 4.4 - Strumenti, EMI, Bologna 2009, pp. 224, Euro 13.
Brunetto Salvarani è scrittore, docente di Missiologia e Teologia del dialogo presso la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, è nato e risiede a Carpi (MO). Dirige il mensile CEM Mondialità e il periodico del dialogo cristiano-ebraico QOL. Membro del comitato editoriale della trasmissione di RAI Due “Protestantesimo”, è autore di numerosi libri.
Paolo Naso è giornalista e docente di Scienze politiche presso il Corso di Laurea in Scienze Storico Religiose dell’Università La Sapienza oltre che presso l’Istituto Religioni e culture della Pontificia Università Gregoriana. Ha lungamente diretto la rubrica televisiva “Protestantesimo” (Rai Due) e la rivista Confronti. Ha pubblicato numerosi libri.
Nel volume interventi di: Stefano Allievi, Enzo Biemmi, Paolo Branca, Giampiero Comolli, Gaëlle Courtens, Marco Dal Corso, Giovanni Ferrò, Simone Fracas, Paolo Naso, Gioachino Pistone, Brunetto Salvarani, Giovanni Sarubbi, Bruno Segre, Federico Tagliaferri, Sergio Velluto.
Recensione
di LAURA TUSSI
In questa occasione, vorrei offrire qualche riflessione a partire dal del libro "Il Muro di Vetro" e della concezione pluralista delle differenze nella società.
Il Muro di Vetro è un rapporto sulle religioni in Italia curato da Brunetto Salvarani e Paolo Naso ed edito dalla Editrice Missionaria Italiana.
Le diversità culturali aprono gli orizzonti della mente.
Il muro di vetro divide le molteplici realtà, i pluralismi religiosi, composti di intersezioni e persino di familiarità ricorrenti.
Tutti i muri innalzati dall'umanità e dalle conseguenti ideologie presentano fratture e pertugi di scambi e contaminazioni dialogiche, in un panorama ampio di multiculturalità religiosa sempre più significativo anche a livello nazionale, nell'incontro religioso e nel dialogo ecumenico.
La differenza è uno dei principi della cultura postmoderna, che insiste sulle diversificazioni, sulle molteplicità e le complessità, contro i rischi della pianificazione, dell'omologazione sociale e del relativismo radicale.
La finalità di riconoscersi in un'identità deve diventare sempre fonte di confronto con l'alterità, e quindi con l'implicita diversità dell'altro, nel concetto di differenza individuale, soggettiva, esistenziale e, per esteso, di varietà interetnica e multiculturale.
La conoscenza di sé attraverso il percorso religioso di autoriflessione, di autonarrazione, di racconto permette di approfondire una propria personalità in rapporto all'alterità di colui che si pone in dialogo.
Di conseguenza le molteplicità religiose, le complessità interetniche e multiculturali si incontrano e si incrociano trasversalmente con le diversità, psicologiche, identitarie, soggettive, all'interno di un tessuto sociale e comunitario che dovrebbe sempre più aprirsi all'accoglienza, al confronto, al dialogo, nell'interscambio tra molteplici aspetti che permeano l'intera umanità, perché la differenza è trasversale al concetto stesso di umanità.
Risulta spontaneo pensare alle diversità tra donna e uomo, tra generazioni, tra nazionalità, lingue e religioni dove è necessaria un'innovativa grammatica mentale per costruire la convivenza planetaria in dimensioni interculturali.
Le diversità culturali autentiche vivono nelle relazioni interpersonali spontanee, nei canali di dialogo, negli stili di vita, per la valorizzazione di una società ricca di differenze, di varietà e diversità in un mondo multirazziale e multilaterale, nell'insieme di valori che prevedono i diritti inalienabili e imprescindibili delle persone, sanciti dalle carte costituzionali democratiche, nella libertà di pensiero, nella ricerca scientifica e nella creazione artistica.
Il fondamento della diversità culturale è la persona, in quanto singolarità irripetibile da cui si realizzano la famiglia, le comunità, le associazioni, le istituzioni e le relazioni umane.
L'uniformazione delle culture e dei popoli è contro l'evoluzione dell'umanità, mentre la differenziazione, la multilateralità, l'apertura al mondo, sono valori imprescindibili.
Al totalitarismo vorrei opporre l'amore per le diversità, nella pace.
La diversità nasce dal riconoscersi diversi nel valore della relazione, per cui dopo l'incontro è possibile sapere di un altro pensiero, di un altro linguaggio, di un altro sguardo, ingenerando, contemporaneamente, cambiamento nell'altro che è incontrato.
Il riconoscersi nell'incontro restituisce momenti di felicità intima, perché ognuno cambierà diventando se stesso, declinandosi nell'altro.
Questa civiltà delle relazioni umane è uno stile aperto alla totale comprensione, dei comportamenti, dei riti e delle emozioni dell'altro, che ha i suoi fondamenti nella dignità della cultura della persona umana, nel valore dell'incontro e del dialogo nelle agorà e nelle poleis greche antiche, nel messaggio biblico ebraico, cristiano e islamico, nella cultura rinascimentale, con una forte etica della responsabilità e del riconoscimento nella diversità dell'altro da sé.
Infrangere la discriminazione, lo stereotipo e il pregiudizio, rappresentati dal "muro di vetro" consiste nella motivazione alla solidarietà, alla realizzazione di una società che abbia come valore fondante la pace e la convivenza civile tra popoli, genti e minoranze, nel rispetto dei diritti universali e sociali di cittadinanza multietnica, cosmopolita e internazionale.
Oltre "il muro di vetro" vi è un mondo dove non esistano patrie e nazioni, frontiere e burocrazie, limiti e confini, ma comunità educanti aperte all'accoglienza, al dialogo, al cambiamento rivoluzionario, al progresso costruttivo, senza stereotipi, pregiudizi e conseguenti discriminazioni, nel rispetto delle culture altre, nella coesistenza pacifica che agevola il confronto tra diversità interculturali, differenze tra donna e uomo e tra generazioni, per costruire una coscienza di convivenza civile che ponga come obiettivo prioritario la conoscenza, il dialogo, l'accoglienza, il confronto nelle comunità, nelle città, nel mondo.
Da "Narciso e Boccadoro" di Hermann Hesse: "La nostra meta non è di trasformarci l'un l'altro, ma di conoscerci l'un l'altro e di imparare a vedere e a rispettare nell'altro ciò che egli è: il nostro opposto e il nostro completamento".
Laura Tussi, docente, giornalista e ricercatrice.
Ha conseguito la sua quinta laurea specialistica nel 2009 in formazione degli adulti e consulenza pedagogica nell'ambito delle scienze della formazione e dell'educazione.
Autrice dei libri: Sacro (EMI 2009) Memorie e Olocausto (Aracne 2009) e Il Disagio Insegnante (Aracne 2009)
Collabora con l'Istituto Comprensivo Prati Desio (MB)e con diverse riviste di settore come: La Rassegna dell'Istruzione (Le Monnier Mondadori- MIUR) Scuola e Didattica (La Scuola)
U.I.S.P - UNIONE ARBITRALE SPORT PER TUTTI
Il Presidente LUCA VERGANI
E’ un onore e un piacere per la Lega Calcio U.I.S.P. Monza-Brianza partecipare con il proprio Settore Arbitrale ad un evento così significativo come il “Trofeo della Pace 2010”, al quale ci sentiamo profondamente vicini.
Infatti la nostra Lega, operante sul territorio da oltre 30 anni, si e’ sviluppata nell’alveo di U.I.S.P. (Unione Italiana Sport per Tutti) che è l’Ente di Promozione Sportiva più importante in Italia con oltre 1.200.000 associati e che si pone l’obiettivo di promuovere la pratica sportiva nel senso più ampio e alla portata di tutti.
L’U.I.S.P. mette al centro delle proprie proposte associative le persone, gli uomini e le donne, i giovani e gli anziani, i più e i meno dotati; lo sport per tutti e’ un diritto, un riferimento immediato ad una nuova qualità della vita da affermarsi giorno per giorno sia negli impianti tradizionali, sia in ambiente naturale.
Lo “sport per tutti” interpreta un nuovo diritto di cittadinanza, appartiene alle “politiche della vita” e pur sperimentando numerose attività di tipo competitivo, si legittima in base ai valori che non sono riconducibili al primato dell’ottica del risultato, propria dello sport di prestazione assoluta.
Innanzitutto, quindi, “SPORTPERTUTT”, per noi una sola grande parola che non esiste ancora nei vocabolari ma esiste nella realtà di tutti i giorni dove lo sport costituisce, tra i tanti altri meriti, uno dei rimedi più efficaci per superare le divisioni e contribuire a costruire una società e una cultura autenticamente multietnica.
E non c’è miglior esempio di questo bellissimo torneo per rappresentare concretamente i valori dello sport per tutti, per il quale vanno i nostri sinceri complimenti alla UPF/Universal Peace Federation che lo ha ideato e organizzato, unitamente ad un cordiale e sentito saluto a tutti i partecipanti da parte del Settore Arbitrale e della dirigenza della Lega Calcio U.I.S.P. Monza-Brianza.
E’ un onore e un piacere per la Lega Calcio U.I.S.P. Monza-Brianza partecipare con il proprio Settore Arbitrale ad un evento così significativo come il “Trofeo della Pace 2010”, al quale ci sentiamo profondamente vicini.
Infatti la nostra Lega, operante sul territorio da oltre 30 anni, si e’ sviluppata nell’alveo di U.I.S.P. (Unione Italiana Sport per Tutti) che è l’Ente di Promozione Sportiva più importante in Italia con oltre 1.200.000 associati e che si pone l’obiettivo di promuovere la pratica sportiva nel senso più ampio e alla portata di tutti.
L’U.I.S.P. mette al centro delle proprie proposte associative le persone, gli uomini e le donne, i giovani e gli anziani, i più e i meno dotati; lo sport per tutti e’ un diritto, un riferimento immediato ad una nuova qualità della vita da affermarsi giorno per giorno sia negli impianti tradizionali, sia in ambiente naturale.
Lo “sport per tutti” interpreta un nuovo diritto di cittadinanza, appartiene alle “politiche della vita” e pur sperimentando numerose attività di tipo competitivo, si legittima in base ai valori che non sono riconducibili al primato dell’ottica del risultato, propria dello sport di prestazione assoluta.
Innanzitutto, quindi, “SPORTPERTUTT”, per noi una sola grande parola che non esiste ancora nei vocabolari ma esiste nella realtà di tutti i giorni dove lo sport costituisce, tra i tanti altri meriti, uno dei rimedi più efficaci per superare le divisioni e contribuire a costruire una società e una cultura autenticamente multietnica.
E non c’è miglior esempio di questo bellissimo torneo per rappresentare concretamente i valori dello sport per tutti, per il quale vanno i nostri sinceri complimenti alla UPF/Universal Peace Federation che lo ha ideato e organizzato, unitamente ad un cordiale e sentito saluto a tutti i partecipanti da parte del Settore Arbitrale e della dirigenza della Lega Calcio U.I.S.P. Monza-Brianza.
Editoriale “Trofeo della Pace 2010”
Andrea Arbizzoni,
Assessore allo Sport
Ormai da un lustro il “Trofeo della Pace”, torneo interetnico tra squadre di calcio di nazionalità diverse, si svolge in Brianza a testimonianza che la nostra terra è quanto mai sensibile alle tematiche sociali. Si tratta di un momento di grande aggregazione e di interscambio culturale che la nostra Amministrazione ha voluto sostenere fin dalla prima ora convinta dell’importanza di creare opportunità di incontro attraverso lo sport e il divertimento.
Persone di tutte le età e di tutto il mondo hanno l’occasione di ritrovarsi attraverso una sana competizione sportiva, nella quale la parola d’ordine è partecipare con il più vero spirito decubertiniano.
Il Trofeo della Pace rappresenta un esempio di strumento adatto a creare quella integrazione culturale che porta a un rispetto frutto della conoscenza della diversità.
Un ringraziamento particolare va agli organizzatori, con alla testa Carlo Chierico, che con vera passione e dedizione porta avanti da anni significativi progetti con il preciso obiettivo di diffondere una cultura del rispetto e della solidarietà.
Auguro quindi a tutti i partecipanti di vivere delle intense giornate nel segno dell’amicizia.
Assessore allo Sport
Ormai da un lustro il “Trofeo della Pace”, torneo interetnico tra squadre di calcio di nazionalità diverse, si svolge in Brianza a testimonianza che la nostra terra è quanto mai sensibile alle tematiche sociali. Si tratta di un momento di grande aggregazione e di interscambio culturale che la nostra Amministrazione ha voluto sostenere fin dalla prima ora convinta dell’importanza di creare opportunità di incontro attraverso lo sport e il divertimento.
Persone di tutte le età e di tutto il mondo hanno l’occasione di ritrovarsi attraverso una sana competizione sportiva, nella quale la parola d’ordine è partecipare con il più vero spirito decubertiniano.
Il Trofeo della Pace rappresenta un esempio di strumento adatto a creare quella integrazione culturale che porta a un rispetto frutto della conoscenza della diversità.
Un ringraziamento particolare va agli organizzatori, con alla testa Carlo Chierico, che con vera passione e dedizione porta avanti da anni significativi progetti con il preciso obiettivo di diffondere una cultura del rispetto e della solidarietà.
Auguro quindi a tutti i partecipanti di vivere delle intense giornate nel segno dell’amicizia.
Trofeo della Pace 2010
di Carlo Chierico
Favorire l'amicizia, l'integrazione, la conoscenza e il rispetto reciproco tra persone residenti sullo stesso territorio ma di diverse culture, tradizioni e religioni: questo lo spirito fondante del torneo interetnico di calcio a 7 denominato “Trofeo della Pace”, promosso dalla sezione di Monza Brianza della UPF/Universal Peace Federation.
Giunto alla sua quinta edizione, il torneo, al quale hanno partecipato 16 squadre e circa 200 giocatori in rappresentanza di molte nazionalità, si è veramente rivelato una delle manifestazione più interessanti per il suo mix di sport e solidarietà.
I palloni utilizzati per le partite, come già negli anni scorsi, sono quelli della campagna “diritti in gioco” prodotti in Pakistan senza l'utilizzo di manodopera minorile e distribuiti in Italia da Commercio Alternativo.
La pratica di uno sport può davvero essere strumento di valori ed ideali che poi si riversano nella vita di tutti i giorni, quando si riconosce nell'altro non più uno straniero sconosciuto ma un'amico, scoperto dapprima come leale avversario su un campo sportivo, partendo dalla passione comune per il gioco del calcio. D'altronde sono molte le iniziative promosse dal dipartimento UPF Sport for Peace, attivo sia a livello locale che nazionale.
Al Trofeo della Pace ogni domenica è speciale e questo è possibile grazie ai tanti giocatori di nazionalità diverse che scendono in campo non solo per rappresentare la propria nazione, non solo per divertirsi praticando l'amato gioco del calcio, ma anche per lanciare insieme un messaggio di pace attraverso lo sport, che può davvero promuovere la conoscenza e il dialogo anche su problematiche molto serie. L'esempio più clamoroso è la causa dei diritti umani in Birmania e Tibet, con i giovani di questi Paesi che vengono sul campo sventolando le loro bandiere.
Il torneo è iniziato domenica 11 aprile, dopo il sorteggio di fine marzo che ha visto le 16 squadre suddivise in 4 gironi preliminari e, dopo aver giocato quasi tutte le domeniche pomeriggio nei vari campi messi a disposizione, la giornata conclusiva si è tenuta domenica 13 giugno allo stadio Brianteo in viale Stucchi a Monza.
La grande novità dell'edizione 2010 sono state proprio le finali giocate al Brianteo, il vero grande stadio della città di Monza, messo a disposizione dal Monza Calcio, denotando una condivisione di valori e sensibilità a tematiche etiche di questa Società Sportiva, che la UPF ringrazia vivamente, anche a nome dei giocatori che ne hanno calcato il prato!
E l'ultima domenica è stata davvero una giornata da ricordare, iniziata con la partita amichevole tra il Tibet e il Bangladesh, proseguita con la finale per il 3° posto tra Benin e del Marocco, mentre i campioni in carico dell'Egitto si sono confermati anche nel 2010 battendo nella finalissima la Romania, unica squadra europea a superare la fase a gironi e vera sorpresa del torneo. A seguire si è tenuta la festa finale con le premiazioni e un rinfresco, ulteriore spinta alla conoscenza reciproca e alla condivisione.
All'edizione 2010 del Trofeo della Pace hanno dato il patrocinio e l'adesione il Comune di Monza e la Provincia di Monza e Brianza, la Provincia di Milano, i Comuni di Agrate Brianza, Brugherio, Cologno Monzese, Sesto San Giovanni, Villasanta e Vimercate.
Il calendario con i risultati delle partite, oltre a foto, resoconti e commenti degli stessi protagonisti sono on line sul sito web dedicato: www.trofeodellapace.org
Per info: mail monza@iifwp.it
Favorire l'amicizia, l'integrazione, la conoscenza e il rispetto reciproco tra persone residenti sullo stesso territorio ma di diverse culture, tradizioni e religioni: questo lo spirito fondante del torneo interetnico di calcio a 7 denominato “Trofeo della Pace”, promosso dalla sezione di Monza Brianza della UPF/Universal Peace Federation.
Giunto alla sua quinta edizione, il torneo, al quale hanno partecipato 16 squadre e circa 200 giocatori in rappresentanza di molte nazionalità, si è veramente rivelato una delle manifestazione più interessanti per il suo mix di sport e solidarietà.
I palloni utilizzati per le partite, come già negli anni scorsi, sono quelli della campagna “diritti in gioco” prodotti in Pakistan senza l'utilizzo di manodopera minorile e distribuiti in Italia da Commercio Alternativo.
La pratica di uno sport può davvero essere strumento di valori ed ideali che poi si riversano nella vita di tutti i giorni, quando si riconosce nell'altro non più uno straniero sconosciuto ma un'amico, scoperto dapprima come leale avversario su un campo sportivo, partendo dalla passione comune per il gioco del calcio. D'altronde sono molte le iniziative promosse dal dipartimento UPF Sport for Peace, attivo sia a livello locale che nazionale.
Al Trofeo della Pace ogni domenica è speciale e questo è possibile grazie ai tanti giocatori di nazionalità diverse che scendono in campo non solo per rappresentare la propria nazione, non solo per divertirsi praticando l'amato gioco del calcio, ma anche per lanciare insieme un messaggio di pace attraverso lo sport, che può davvero promuovere la conoscenza e il dialogo anche su problematiche molto serie. L'esempio più clamoroso è la causa dei diritti umani in Birmania e Tibet, con i giovani di questi Paesi che vengono sul campo sventolando le loro bandiere.
Il torneo è iniziato domenica 11 aprile, dopo il sorteggio di fine marzo che ha visto le 16 squadre suddivise in 4 gironi preliminari e, dopo aver giocato quasi tutte le domeniche pomeriggio nei vari campi messi a disposizione, la giornata conclusiva si è tenuta domenica 13 giugno allo stadio Brianteo in viale Stucchi a Monza.
La grande novità dell'edizione 2010 sono state proprio le finali giocate al Brianteo, il vero grande stadio della città di Monza, messo a disposizione dal Monza Calcio, denotando una condivisione di valori e sensibilità a tematiche etiche di questa Società Sportiva, che la UPF ringrazia vivamente, anche a nome dei giocatori che ne hanno calcato il prato!
E l'ultima domenica è stata davvero una giornata da ricordare, iniziata con la partita amichevole tra il Tibet e il Bangladesh, proseguita con la finale per il 3° posto tra Benin e del Marocco, mentre i campioni in carico dell'Egitto si sono confermati anche nel 2010 battendo nella finalissima la Romania, unica squadra europea a superare la fase a gironi e vera sorpresa del torneo. A seguire si è tenuta la festa finale con le premiazioni e un rinfresco, ulteriore spinta alla conoscenza reciproca e alla condivisione.
All'edizione 2010 del Trofeo della Pace hanno dato il patrocinio e l'adesione il Comune di Monza e la Provincia di Monza e Brianza, la Provincia di Milano, i Comuni di Agrate Brianza, Brugherio, Cologno Monzese, Sesto San Giovanni, Villasanta e Vimercate.
Il calendario con i risultati delle partite, oltre a foto, resoconti e commenti degli stessi protagonisti sono on line sul sito web dedicato: www.trofeodellapace.org
Per info: mail monza@iifwp.it
Trofeo della Pace 2010
Egitto-Egitto-Egitto. Ripetizione voluta e doverosa. Già, perché a vincere per la terza volta consecutiva il Trofeo della Pace sono proprio gli emigrati in Italia da Il Cairo e dintorni. Soddisfazione doppia, dopo che la nazionale dei Faraoni ha visto sfumare l’opportunità di volare in Sud Africa per i Mondiali, a completare il quadro delle africane è infatti stata l’Algeria, vittoriosa nello spareggio appunto contro l’Egitto.
E così al Brianteo di Monza è andata in scena la piccola-grande rivincita degli egiziani, che hanno alzato la coppa dopo aver superato 2-1 la Romania. Altra nazione di fini calciatori che ha ingoiato il fiele dell’eliminazione dal Mondiale nel corso delle qualificazioni. Cornice di rilievo, si diceva. Non tutti i giorni capita di essere ricevuti in una struttura che solitamente ospita le partite di una squadra professionistica. E a Monza non si sono limitati ad aprire lo stadio. Su un terreno adibito a sfide 11 contro 11 gli addetti al campo hanno infatti delimitato il terreno in modo tale che fosse adatto ad ospitare una finale giocata 7 contro 7. Non basta. I migliori giocatori sono stati premiati con le maglie ufficiali del Monza calcio e alle squadre (16) che hanno preso parte al torneo è stato regalato il gagliardetto del club.
Migliori giocatori. Non si pensi al gesto tecnico, però. Al Trofeo della Pace i migliori sono quelli che magari giocano col sorriso, danno una mano all’organizzazione, non si alterano come belve ferite per una decisione sbagliata dell’arbitro. Come i giocatori di Benin e Siria, che hanno dato vita a un parapiglia decisamente poco pacifico. Nessun dramma, a chiunque e a maggior ragione sotto sforzo fisico può capitare che la vista si annebbi. Nemmeno però l’episodio è da nascondere. Meglio mandarlo a memoria facendo in modo che rimanga eccezione.
L’altra faccia della medaglia sono... tutte le altre partite disputate e il contorno alle medesime. Fatto di cori e tamburi mentre si gioca, pizza e dolci per ricaricare le batterie dopo la doccia. Particolare rilievo ha avuto l’amichevole tra Tibet e Bangladesh. Un modo per tenere alta l’attenzione sulla questione dei diritti umani. Spettatore d’eccezione il Lama Geshe Lodoe, monaco tibetano della comunità buddista di Monza.
“Ogni volta che l’uomo incontra l’altro gli si presentano tre possibilità: fargli guerra, ritirarsi dietro un muro, aprire un dialogo”, scrisse Ryszard Kapuscinski. Anche quest’anno il Trofeo della Pace ha scelto la via del dialogo. Come quello promosso dagli organizzatori dopo la lite in occasione di Benin-Siria. Perché, si sa, proprio da un attrito può nascere una amicizia. In questo, per dire, i bambini sono maestri...
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