1 novembre 2007

Cristiani per servire

Dr. Franco Previte
Il Presidente

Nell’Unione Europea la discriminazione verso le persone disabili è contro ogni ideale.
Necessita un quadro normativo sull’assistenza psichiatrica uguale in tutta la UE.
Mentre i cittadini e la società in genere si chiedono il perché vengono disattese le priorità, come quelle derivanti dalla malattia mentale e non vengono urgentemente recepite, “l’urlo” verso le Istituzioni Italiane ed Europee rimane, per il momento inascoltato.
Le persone che portano nel loro corpo le disabilità, sono membri della nostra e della universale società civile ed in tale condizioni hanno il diritto di rimanere all’interno delle loro comunità e per questo devono ricevere il sostegno di cui hanno bisogno avvalendosi, se necessarie, di strutture che tutelino il loro diritti.
Il raggio d’intervento dovrebbe partire dai bambini alle persone adulte, tenendo ben presente le “Regole per le pari opportunità delle persone disabili” adottate dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 dicembre 1993.
Ma il termine disabilità ed handicap sono spesso utilizzati in maniera non chiara determinando confusione e scarse indicazioni verso la politica decisionale ignorando le imperfezioni e le deficienze nella società.
Nel 1980 l’Organizzazione Mondiale della Sanità adottò una “Classificazione internazionale del danno sulla salute” facendo una chiara distinzione tra disabile ed handicappato
Sotto gli auspici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità la “Classificazione” è stata rivista, riconfermata e rinominata nel 2005 presentando un quadro normalizzato per descrivere la funzionalità e la incapacità che costituiscono elementi molto importanti per una corretta gestione della salute.
Il legislatore italiano ha introdotto il 5 febbraio 1992 nella “legge-quadro n.104 per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” il termine handicappato e nei principi generale all’art. 2 detta i “Principi dell’ordinamento in materia di diritti, integrazione sociale e assistenza della persona handicappata”.
Disabile è colui/ colei che è privato di una forza fisica, sopravvenuta o congenita, di una certa incapacità fisica, ma conservante la lucidità mentale; handicappato è colui/colei che ha ricevuto uno svantaggio in partenza o un sopravvenuto ostacolo, un intralcio, una inferiorità interna che impedisce il manifestare il massimo della potenzialità più psichica e meno fisica.
Il fine e l’utilizzo di questa breve analisi delle due differenziazioni devono essere considerate alla luce ed alla stregua della realtà che insiste in Italia come in Europa, inoltre è quello di focalizzare l’attenzione sulle deficienze nell’ambiente e nelle attività organizzate della società che impediscono alle persone handicappate mentali di partecipare ad essere in uguali misure agli “altri” disabili.
Dal Rapporto curato dal Dipartimento Mentale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2001 emergono dati impressionanti :
1.) una persona su dieci è, o, sarà affetta da un qualsiasi disturbo mentale nella sua vita;
2.) oltre 450 milioni di persone nel mondo soffrono di un disturbo mentale;
24 milioni circa di persone soffrono di schizofrenia grave
20 milioni circa di persone tentano il suicidio e almeno 1 milione di loro riescono nell’intento;
3.) 50 milioni circa di persone soffrono di epilessia;
4.) 70 milioni circa di persone abusano di alcool ( anticamera della depressione-ansia);
5.) il 12% del carico globale soffre di disturbi mentali;
6.) la depressione da sola è la causa principale di disturbi neurologici e si classifica quarta e fra 20
anni diverrà la seconda malattia nel mondo;
7.) la malattia mentale colpisce il 2% della popolazione di tutti i Continenti.
Nella “Giornata Internazionale dei Diritti Umani” che si è svolta a Singapore il 10 dicembre 2006 è emerso che il 64% degli Stati membri ONU non hanno mai emanata alcuna legge in “materia di malattia mentale” o possiede una normativa in tal senso.
Nella “Giornata mondiale della Sanità 2007” l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inviato in tutto il mondo il messaggio di invito ad “investire mezzi finanziari sulla salute per costruire un futuro migliore”.
Questi pochi aridi dati statistici, ma molto significativi, indicativi, non ci distolgono dal pensare che gli “episodi di lucide follie” che avvengono quasi ogni giorno nel mondo compiuti da menti psicologicamente alterati o spinti da raptus, costituiscono una verità, una fondamentale dimostrazione di questo grave ed urgente disagio sociale che ci deve e deve richiamare tutti con urgenza alla realtà.
In ambito “Europa dei 27” data la diversificazione di leggi e trattamenti socio-sanitari necessita, un quadro normativo legislativo uguale, una normativa d’adeguamento comunitario e tale che i membri dell’UE possono indirizzarsi in maniera omogenea e con meccanismi di perequazione per migliorare la qualità dei servizi, cure ed eventuale inserimento sociale dei “malati”, garantendo sicurezza ai cittadini ed ampia tutela della salute per i sofferenti psichici, cittadini europei che necessitano più degli altri della promozione della loro dignità e dei loro diritti.
L’Associazione “Cristiani per servire” nel quadro della strategia di salute pubblica della UE nel Ricorso n.44330/06 del 2.11.2006 in atto alla “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” di Strasburgo ha richiesto con fiducia una sentenza :

1.) che si dia inizio per un provvedimento comunitario relativo ai portatori di handicap psichici, ripeto, uguale e nella stessa misura in tutti i 27 Stati membri della Unione Europea;
2.) che si possa da inizio all’adozione di servizi reali e specifici nell’ambito delle competenze economico-organizzative di ciascun membro UE, nel pieno rispetto della dignità delle persone malate psichicamente, cure adeguate in strutture ad alta tecnologia;
3.) che si possa attivare la ricerca scientifico-farmacologica e sviluppo tecnologico comunitario sulla malattia mentale, come ogni comparto sanitario;
4.) che si possa risolvere “il cruccio delle famiglie”di questi handicappati psichici attuando una formazione di un Fondo Economico Finanziario Speciale (dopo di noi) dove confluire quelle parti di patrimonio che per legge naturale andranno in eredità al “malato sopravissuto”, amministrato da un Ente Pubblico che costituisce naturale continuità che il singolo tutore, curatore, amministratore di sostegno non può garantire fisicamente. Inoltre per le persone indigenti un sostegno finanziario della Unione Europea.

A questo proposito il Parlamento Europeo nel promuovere (solo?) un maggiore impegno verso la salute mentale “ chiede che sia attribuita una maggiore priorità nelle politiche sanitarie” disponendo del “Settimo Programma-Quadro per la ricerca” la “ capacità atta ad assecondare la ricerca sulla salute mentale”, “ patologie che in Europa ogni anno interessano 18,4 milioni di persone fra i 18 ed i 65 anni colpiti da gravi forme di depressione”. “Restituire, quindi, dignità ad un gran numero di persone “ prosegue la nota del Parlamento Europeo “ esortando la Commissione Europea a sostenere la prosecuzione delle riforme negli Stati membri dove si è abusato della psichiatria, dell’uso di medicinali , del ricovero obbligato o di pratiche disumane” e “ ad inserire la riforma della psichiatria fra i punti da esaminare nel grado di adesione all’Unione Europea.”
In ambito europeo, Italia compresa, la parte della popolazione colpita da questo grave disagio sociale costituito dalla malattia mentale merita rispetto, comprensione e solidarietà contro ogni forma di emarginazione, segregazione e discriminazione.
Il 22 dicembre 1953 Dag Hammarskjòld, secondo Segretario Generale delle Nazioni Unite, nell’affermare che tutte le persone sono state create uguali con pari opportunità e dignità disse “ per costruire un mondo di giustizia dobbiamo essere giusti”, mentre il dr.Hiroshi Nakajima Direttore Generale dell’OMS nella “Conferenza Internazionale sul disagio della mente umana” nell’Aula Paolo VI in Vaticano ( 28-29-30 novembre1996) disse: “…noi dobbiamo offrire delle strutture sanitarie e non luoghi di custodia”, poiché “le malattie mentali necessitano di essere affrontate tanto dal punto di vista medico, quanto da quello psicologico-sociale”. ( Dolentium Hominum n.34 Anno XII 1997 n.1 Pontificio Consiglio Pastorale per gli Operatori Sanitari).
Lapidario e reale concetto, che ci deve e deve far profondamente meditare, è stato espresso concretamente dal dr. Gro Harem Brundtland Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nell’ottobre 2001 a conclusione della Presentazione nel 2001 del Rapporto del Dipartimento Mentale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità :

“ I Governi sono stati negligenti, così come lo sono state le Istituzioni Sanitarie Pubbliche. Per errore o per scelta, noi siamo tutti responsabili di questa situazione. In quanto Agenzia di Salute pubblica nel mondo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha una sola ed una sola strada : assicurare che la nostra sia l’ultima generazione a permettere che la vergogna e lo stigma regnino al di sopra della scienza e della ragione”.

Nessun commento, aspettiamo, almeno dalla UE, che il “fare” faccia seguito al “dire”!

Cristiani per servire
http://digilander.libero.it/cristianiperservire

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