100 Days of Serving Community
Nei diversi Paesi, l’8 e il 9 maggio vengono ricordati in modi differenti. Per alcuni significano vittoria; per altri, liberazione. Per molte famiglie, tuttavia, restano giorni segnati da dolore, sacrificio, separazione e da una memoria non ancora pienamente pacificata. Le Nazioni Unite, attraverso il riconoscimento del Tempo del ricordo e della riconciliazione per coloro che persero la vita durante la Seconda guerra mondiale, offrono a queste date un quadro morale più ampio, che invita l’umanità a ricordare tutti coloro che hanno sofferto e a riaffermare l’impegno comune affinché una simile devastazione non si ripeta mai più.
Con la Risoluzione 59/26, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha invitato gli Stati membri e le organizzazioni a osservare l’8 e il 9 maggio come un tempo di memoria e riconciliazione. La Carta delle Nazioni Unite si apre con la determinazione a salvare le generazioni future dal flagello della guerra. Questo impegno rimane urgente, perché le conseguenze della guerra vanno ben oltre la cessazione del conflitto. Esse continuano nelle vite segnate dalla vedovanza, nelle famiglie sfollate, nella fiducia spezzata e nel dolore storico trasmesso da una generazione all’altra. Se la memoria pubblica è custodita nei monumenti e nelle cerimonie, la memoria privata vive più profondamente nelle famiglie.
Per questa ragione, le ricorrenze di maggio risuonano direttamente con il Mese della Famiglia promosso dalla Universal Peace Federation. Se il conflitto entra nella storia attraverso le nazioni, entra nella vita quotidiana attraverso le case. I bambini ereditano racconti, paure, appartenenze e silenzi molto prima di comprendere la politica. Le famiglie possono trasmettere risentimento, ma possono anche consegnare dignità, compassione e il coraggio di riconoscere l’umanità degli ex nemici. La famiglia è il luogo in cui le persone imparano per la prima volta memoria, responsabilità e rispetto per gli altri.
I fondatori della Universal Peace Federation, la Dr.ssa Hak Ja Han e il compianto Dr. Sun Myung Moon, hanno sottolineato che la pace deve essere coltivata nel carattere umano, nelle relazioni e nelle abitudini morali formate all’interno della casa. Questa prospettiva è strettamente in sintonia con l’Obiettivo di sviluppo sostenibile 16, che richiama società pacifiche e inclusive, accesso alla giustizia e istituzioni responsabili. Le istituzioni sono essenziali, ma restano fragili quando famiglie e comunità sono divise nel loro nucleo più profondo.
Osservare l’8 e il 9 maggio può collegare in modo significativo la memoria con le ricorrenze centrate sulla famiglia che seguono tra maggio e giugno. Questi giorni preparano il terreno alla Giornata internazionale delle famiglie del 15 maggio e guardano alla Giornata globale dei genitori del 1° giugno, che segna il culmine della campagna 100 Days of Serving Community. Insieme, queste date mettono in luce una verità fondamentale: la pace tra le nazioni non può essere separata dalla responsabilità all’interno delle famiglie, così come la vita familiare non può essere isolata dal futuro condiviso dell’umanità.
Qui diventano evidenti i contributi concreti della Universal Peace Federation. Attraverso la rete degli Ambassadors for Peace, il dialogo interreligioso, le iniziative di servizio comunitario, il coinvolgimento dei giovani e programmi come Peace Road e Play Football, Make Peace, la memoria viene tradotta in atti concreti di servizio, dialogo ed educazione. I fondatori hanno inoltre sostenuto la diplomazia culturale attraverso i Little Angels, le cui esibizioni, anche a Pyongyang e Mosca, hanno mostrato come l’arte possa aprire vie di rispetto reciproco là dove la sola politica può non bastare. Questi sforzi riflettono una convinzione semplice ma profonda: la pace non si costruisce soltanto con le dichiarazioni.
La pace si costruisce anche attraverso il servizio condiviso, uno scopo comune, lo sport, la cultura e incontri umani capaci di restituire dignità oltre le divisioni sociali, culturali, etniche e nazionali. Nel mondo, iniziative di questo tipo hanno riunito partecipanti, soprattutto giovani, provenienti da comunità segnate da conflitti o da ferite storiche, in Medio Oriente, Asia, Caucaso ed Europa. Una celebrazione locale dell’8 o del 9 maggio potrebbe includere testimonianze di famiglie colpite dalla guerra, servizio agli anziani sopravvissuti, dialogo tra leader religiosi e civici, programmi educativi per i giovani, attività sportive e culturali che favoriscano la fiducia, oppure incontri centrati sulla famiglia che colleghino la memoria storica alla responsabilità morale presente. Anche se modesti nell’apparenza, sforzi di questo tipo aiutano a coltivare una cultura della pace che le istituzioni, da sole, non possono creare.
Merita attenzione anche il contesto internazionale. Gli sforzi del dopoguerra di organizzazioni come le Nazioni Unite, l’UNESCO, il Consiglio d’Europa e il primo processo di integrazione europea, che avrebbe poi condotto all’Unione Europea, meritano sincero rispetto. Lo stesso vale per le iniziative che hanno reso la riconciliazione tangibile attraverso le generazioni e oltre antiche divisioni, tra cui l’Ufficio franco-tedesco per la gioventù, l’Ufficio tedesco-polacco per la gioventù e il Regional Youth Cooperation Office nei Balcani occidentali.
Altre organizzazioni hanno mostrato che la riconciliazione diventa credibile quando si fonda su un autentico incontro umano. Il Parents Circle–Families Forum, formato da israeliani e palestinesi in lutto, ha scelto il dialogo invece della vendetta. Seeds of Peace lavora da decenni alla formazione di giovani leader attraverso le linee di conflitto. PeacePlayers e Football for Peace hanno mostrato come lo sport possa favorire rispetto, lavoro di squadra e convivenza tra bambini e comunità segnate dalla divisione.
La Seconda guerra mondiale ha colpito Europa, Asia, Africa, Pacifico e oltre. La sua eredità non può essere racchiusa in una sola narrazione nazionale. Una memoria responsabile evita il trionfalismo e rifiuta l’odio. Crea spazio per il lutto, la gratitudine, la verità e la riconciliazione. Questo riflette la visione di “One Family under God”, non come formula sentimentale, ma come esigente criterio morale che orienta il modo in cui l’umanità ricorda la sofferenza e plasma il proprio futuro.
Queste ricorrenze di maggio offrono a governi, società civile, educatori, comunità di fede e famiglie stesse l’opportunità di rafforzare una cultura della responsabilità attraverso le generazioni. In questo sforzo condiviso, la memoria non deve imprigionare il futuro: può invece contribuire a educarlo e trasformarlo. La Universal Peace Federation accoglie con favore una collaborazione continua con tutti coloro che cercano di trasformare il ricordo in riconciliazione, e la riconciliazione in un mondo più umano e pacifico.
Dr. Tageldin Hamad
Presidente, Universal Peace Federation International
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