Dopo i saluti iniziali di Ray Lipowcan, direttore esecutivo di Universal Peace Federation Pennsylvania, e di Cheryl Wetzstein, consulente senior del Times Global Media Group, i lavori sono stati aperti da Juraj Lajda, presidente di UPF Repubblica Ceca.
Il relatore ha trattato il tema del rapporto tra Chiesa e Stato durante il periodo comunista in Cecoslovacchia, condividendo anche la propria esperienza personale di arresto, interrogatori e detenzione.
Ha evidenziato il controllo esercitato dallo Stato sulle istituzioni religiose, affermando che, sotto il regime comunista, oltre 200.000 persone furono condannate per ragioni politiche connesse alla loro fede.
Tra gli aspetti più rilevanti della persecuzione, ha menzionato le irruzioni nei monasteri cattolici, la sottomissione delle chiese al controllo statale e la sorveglianza delle nomine del clero attraverso un sistema di approvazione obbligatoria da parte delle autorità pubbliche.
Lajda ha inoltre condotto un'analisi comparativa tra tali abusi di potere e le pratiche attualmente utilizzate nei confronti degli oppositori politici appartenenti alle comunità religiose in Giappone e Corea del Sud. Per il relatore, il trattamento riservato alla dott.ssa Hak Ja Han durante la detenzione in Corea del Sud, è più severo rispetto alla propria esperienza di prigionia sotto l'occupazione sovietica della Cecoslovacchia.
Il successivo relatore, Martin Slezak, avvocato e vicepresidente della Federazione delle Famiglie della Repubblica Ceca, ha esposto le sfide contemporanee alla libertà religiosa nella Repubblica Ceca, concentrandosi sulla battaglia della Federazione delle Famiglie per il riconoscimento giuridico come ente religioso.
Slezak ha ricordato che, nonostante l’organizzazione abbia ottenuto il riconoscimento civile nel 1996, le richieste di registrazione come ente religioso sono state respinte a causa di pratiche irragionevoli e discriminatorie. Ha poi affrontato i rapporti con i media, osservando che, sebbene la sua comunità ecclesiale abbia subito una copertura mediatica negativa negli anni Novanta, le risposte proattive alle inesattezze giornalistiche hanno favorito un trattamento mediatico più equilibrato.
Nel suo intervento, Cheryl Wetzstein ha fornito una panoramica storica della libertà religiosa negli Stati Uniti, evidenziando come la fondazione del Paese sia stata influenzata dalle diverse interpretazioni della libertà religiosa tra i primi coloni. In merito alla copertura mediatica, ha affermato l'importanza di avere giornalisti specializzati in informazione religiosa e ben preparati, per garantire un trattamento equo e accurato delle comunità di fede.
Il programma è terminato con le dichiarazioni di Michael Jenkins, presidente di UPF USA e Canada. Durante il suo intervento, ha espresso preoccupazione per la situazione della libertà religiosa a livello globale, con particolare riferimento al continente asiatico. Ha inoltre riconosciuto ed elogiato gli sforzi compiuti in Europa e negli Stati Uniti per sostenere questa causa.

Nessun commento:
Posta un commento