Il programma ha posto al centro il giornalismo etico, proponendo ai cronisti il ruolo di “progettisti della pace”, anziché quello di semplici spettatori dei conflitti. Le autorità governative hanno accolto con favore questa visione, riconoscendo nei media un elemento importante nell’impostazione dell’agenda pubblica e mettendo in guardia dai pericoli legati alla disinformazione digitale. Questa sintonia garantisce che l’impostazione di IMAP per un giornalismo responsabile trovi riscontro nelle politiche nazionali.
Lawrence Banda e Jean-Augustin Ghomsi hanno fornito il quadro filosofico dell’appuntamento, definendo il giornalismo come professione dotata di un obbligo morale. Essi hanno illustrato ai presenti il concetto di “cultura mediatica orientata alla pace”, concependo il giornalismo come radicato nella verità, nella dignità umana e nel principio del “Give to Gain”. La presentazione di video a cura della Direzione Media di UPF Africa ha collegato le iniziative locali alla più ampia struttura continentale per la pace.
Una parte rilevante del confronto ha riguardato il cosiddetto “rumore” dell’era digitale. I partecipanti hanno analizzato le minaccie rappresentate dal sensazionalismo e dai contenuti non verificati sui social media. Il seminario si è impegnato a diffondere il concetto di “giornalismo orientato alle soluzioni”, volto a superare la mera esposizione dei problemi per identificare attivamente soluzioni sociali praticabili.
Per garantire la continuità del lavoro di IMAP, undici professionisti di alto profilo del settore dei media sono stati nominati Ambasciatori per la Pace. L'iniziativa prevede l'istituzione di una rete di "gatekeepers" tra i media tradizionali e digitali, che aderiscono formalmente alla visione di UPF.
“Il giornalismo ha l’obbligo morale di contribuire alla costruzione della pace. È necessario superare un giornalismo reattivo e assumere un atteggiamento proattivo che favorisca l’unità nazionale e il dialogo costruttivo”, ha dichiarato Peter Chikwampu, presidente di IMAP-Zambia. “La pace non è soltanto un ideale; è un’azione. Per i media ciò comporta la scelta deliberata di difendere la verità e di verificare le informazioni, riconoscendo l’impatto profondo che le nostre narrazioni esercitano sulla stabilità sociale”.
L’iniziativa ha segnato il rilancio delle attività di IMAP Zambia, che adesso ha un piano d’azione definito: estendere la base associativa in tutte e dieci le province, organizzare regolarmente percorsi di formazione professionale e avviare campagne di sensibilizzazione contro l’incitamento all’odio. Inserita in un contesto globale, la sezione IMAP Zambia è ora in grado di guidare la trasformazione del panorama mediatico nazionale verso un giornalismo fondato su principi e orientato alla riconciliazione.

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