Vi ringrazio per questo invito che ci riporta nel cuore della ragione per cui facciamo politica e, vorrei dire, non importa da quale parte.
Io sono qui a darvi una testimonianza di incontro tra parlamentari di Senato e Camera della nostra Repubblica. Una iniziativa che abbiamo assunto tra tutti i gruppi politici: un intergruppo che si chiama “Italia-Birmania: Amici della Birmania”, nel pieno della nostra responsabilità politica ma andando anche oltre gli strumenti, gli atti con cui solitamente si svolge la vita politica.
Abbiamo avuto una comune visione, nonostante l’appartenenza a gruppi politici diversi. Ecco perché stando in questo luogo, penso che qui c’è la forza del futuro e noi, svolgendo ogni giorno il nostro compito politico, che è quello che ha a che fare con le cose difficili, anche noi sentiamo che vogliamo lavorare per un mondo nuovo, per un mondo futuro.
E qui, nell’incontro di oggi, promosso in questo modo, c’è la forza del futuro, di un mondo unito del quale ciascuno si sente responsabile.
Perché la Birmania? Perché lì sappiamo da molte voci, da molti segnali, che c’è come un abisso della condizione umana, della condizione sociale, della condizione politica.
Da molti anni una dittatura soffoca la vita del popolo: c’è una enorme sofferenza del popolo, e c’è una spinta verso la libertà e verso la democrazia che viene da una grande leader, premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi, agli arresti domiciliari da molti anni, la quale conduce questo cammino del suo popolo in condizioni così difficili, con uno strumento che a noi è abbastanza sconosciuto, ed è la forza della spiritualità, cioè il tesoro della dignità delle persone.
Ecco io credo che anche in politica, in questo scambio noi dovremmo sentire che stiamo imparando gli uni dagli altri, e che la nostra politica dell’Occidente, quella che stiamo vivendo noi qui, ha molto da imparare nella forza dell’etica, della spiritualità, dei valori umani più profondi che sanno far vivere in dignità i popoli, anche nelle condizioni più difficili, e sanno dare loro la forza per essere protagonisti pieni, con tutti i diritti umani riconosciuti, del loro cammino, della loro storia.
Ecco, quando ci siamo trovati per ragionare intorno a questa iniziativa avevamo in mente proprio questa grande testimonianza, che ci spingeva ad essere noi testimoni con iniziative politiche, anche se forse è più quello che riceviamo noi di quello, credo, che riusciamo a dare in questo momento di testimonianza.
In fondo i parlamenti danno voce ai popoli e anche con questa iniziativa noi pensiamo che si debba crescere insieme, e si debba dare questo segnale. Abbiamo presentato sia alla Camera, sia al Senato, una mozione politica argomentata che spiega le condizioni della Birmania di oggi, e impegna il Parlamento e il Governo Italiano ad assumere ogni utile iniziativa sul piano internazionale per sostenere un futuro diverso per la Birmania.
Non ci fermeremo qui. Ascolteremo nelle sedi parlamentari gli interlocutori del popolo della Birmania e del Parlamento Birmano che è in esilio, ma invitiamo non solo il Governo, ma l’Unione Europea a svolgere anch’essa con maggiore incisività il ruolo di spinta per la democrazia in Birmania, per la transizione verso la democrazia, per un dialogo aperto in Birmania, perché si vada oltre l’attuale stato delle cose.
Stiamo sperando molto nelle Nazioni Unite. Ecco, questa è la testimonianza che io voglio darvi, per dirvi che in quello che noi stiamo facendo sentiamo la forza della spiritualità, perché Aung San Suu Kyi e il popolo birmano sono quello che sono grazie anche alla grande forza spirituale che anima la loro storia e la loro cultura. Soltanto attraverso questo e soltanto attraverso un grande investimento sulla scuola, sull’educazione delle nuove generazioni, noi possiamo dare forza a quello strumento politico, lasciatemi dire, che è il dialogo: non solo tra gli Stati, non solo tra le realtà economiche e sociali, non solo tra le organizzazioni di vario genere di volontariato, ma il dialogo molto importante, per raggiungere la pace e la giustizia nel mondo, è quello che avviene tra le religioni.
Le religioni hanno un compito fondamentale oggi: quello di fare in modo che tutti gli uomini possano sentirsi degnamente uomini, e allora noi abbiamo bisogno di fare di questo tempo, di questo nuovo secolo che è iniziato con questa grande speranza, il tempo del dialogo.
Le religioni sono uno strumento potentissimo per questo. Penso soltanto al Medio Oriente, per esempio, dove le religioni fondamentali sono lì con le loro radici comuni, da Abramo, ed è il luogo dove c’è il conflitto permanente.
Noi dobbiamo darci questa ambizione fortissima. Soltanto se scopriamo dentro di noi, dentro l’umanità che siamo, queste ragioni profonde che devono vincere sui condizionamenti della storia, sugli interessi presenti.
Noi abbiamo bisogno di imparare gli uni dagli altri. Per quanto riguarda noi, l’Occidente penso, lasciatemi dire, nella nostra politica italiana, per come siamo, abbiamo molto bisogno di imparare dagli altri quale è il senso vero della dignità e del modo di stare insieme, nella democrazia, lo dico sommessamente ma, insomma, forse è lo strumento migliore che abbiamo trovato fin qui, per impedire che le relazioni vengano regolate con la forza. Abbiamo bisogno invece di regolarle con la forza della non violenza e dello spirito, e credo che sia molto importante allora che anche da un incontro come questo si dia forza alla politica, perché la politica coincida con la crescita della coscienza universale nonostante le difficoltà di tutti i giorni, che vorrebbero anche appiattirci sull’esistente.
Noi dobbiamo sapere, facendo politica, che abbiamo una storia alle spalle, delle radici profondissime, e che abbiamo davanti un futuro tutto da costruire per le nuove generazioni ,e che questo futuro è già cominciato adesso.
Ma la politica come la conosciamo, da sola non ce la fa se non attinge alla forza più profonda che viene appunto dallo spirito, dallo spirito che parla diverse lingue, dalla varietà dello spirito. E quindi sono qui per dire grazie a tutti voi che rappresentate non solo la politica, ma anche la grande ricchezza umana che sta ovunque, e che è bene che si mobiliti perché penso che noi possiamo sognare davvero i prossimi anni, i prossimi decenni, poi non importa se noi non ci saremo, ma con una dimensione davvero nuova del mondo.
Io penso che i primi segni da molti punti di vista si stanno già vedendo, bisogna coglierli e investire su questi. Grazie.
28 novembre 2009
25 maggio 2009
Global Peace Tour 2009 - Roma
Religioni e Culture per la Pace
Global Peace Tour 2009
Una nuova visione di pace per il 21° secolo
Mercoledì 1 Aprile 2009 presso la Sala delle Conferenze, Camera dei Deputati, Palazzo Marini, Roma, si è tenuta la manifestazione del Global Peace Tour 2009.
Il "GLOBAL PEACE TOUR 2009" promuove la costituzione di una piattaforma inter-religiosa, inter-culturale, inter-etnica, per superare le barriere politiche, sociali ed economiche e che abbia al centro della propria azione il benessere completo degli individui, delle famiglie e di tutti i popoli della terra, attraverso l’acquisizione dei Principi e dei valori fondamentali dell’esistenza e la pratica del servizio verso la comunità.
Diffondere una nuova visione di pace fra i popoli di ogni religione, cultura, etnia per superare le barriere politiche, sociali ed economiche dei vari paesi del mondo. É l'obiettivo per cui è nata l'Upf (la Federazione universale per la pace), l'organizzazione non governativa internazionale e interreligiosa che dal 2003 promuove, in seno alle Nazioni Unite, la costituzione di un assemblea composta da leader di ogni fede religiosa nei cui intenti dovrebbero essere chiamati a partecipare anche i rappresentanti delle istituzioni governative e religiose, la società civile e il settore privato. É con questo spirito che vengono promossi nelle 192 nazioni presenti all'Onu, i Global Peace Festival.
Global Peace Tour 2009
Una nuova visione di pace per il 21° secolo
Mercoledì 1 Aprile 2009 presso la Sala delle Conferenze, Camera dei Deputati, Palazzo Marini, Roma, si è tenuta la manifestazione del Global Peace Tour 2009.
Il "GLOBAL PEACE TOUR 2009" promuove la costituzione di una piattaforma inter-religiosa, inter-culturale, inter-etnica, per superare le barriere politiche, sociali ed economiche e che abbia al centro della propria azione il benessere completo degli individui, delle famiglie e di tutti i popoli della terra, attraverso l’acquisizione dei Principi e dei valori fondamentali dell’esistenza e la pratica del servizio verso la comunità.
Diffondere una nuova visione di pace fra i popoli di ogni religione, cultura, etnia per superare le barriere politiche, sociali ed economiche dei vari paesi del mondo. É l'obiettivo per cui è nata l'Upf (la Federazione universale per la pace), l'organizzazione non governativa internazionale e interreligiosa che dal 2003 promuove, in seno alle Nazioni Unite, la costituzione di un assemblea composta da leader di ogni fede religiosa nei cui intenti dovrebbero essere chiamati a partecipare anche i rappresentanti delle istituzioni governative e religiose, la società civile e il settore privato. É con questo spirito che vengono promossi nelle 192 nazioni presenti all'Onu, i Global Peace Festival.
21 febbraio 2009
DONNE DELLA COMUNITA' ISLAMICA DI TRENTO
UNIONE FORENSE TUTELA DIRITTI DELL'UOMO, BENE MOZIONE CAMERA
MOZIONE SULLA BIRMANIA ALLA CAMERA
(ASCA)_18 febbraio 2009
''Abbiamo accolto con grande soddisfazione la mozione sulla Birmania approvata praticamente all'unanimita' dalla Camera. Sarebbe opportuno, pero', che si approntino immediatamente ulteriori stanziamenti per la cooperazione internazionale, senza i quali l'attuale mozione sulla Birmania, cosi' come altre azioni che il nostro paese deve intraprendere a livello internazionale per la tutela dei diritti umani, rischiano di rimanere lettera morta''. Lo dichiara l'avvocato Mario Lana, presidente dell'Unione forense per la tutela dei diritti dell'uomo e vice presidente del CIR, Consiglio italiano per i rifugiati.
''Cogliamo l'occasione per ricordare che da decenni i nostri sforzi sono volti nella direzione di far conoscere sul piano internazionale l'azione di difensori dei diritti umani e delle liberta' democratiche, come U Aye Myint, avvocato gia' condannato a morte in Birmania per la sua attivita' contro il lavoro forzato e il reclutamento di bambini soldato. U Aye Myint e' stato poi liberato grazie ad una campagna di appoggio dell'OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) e ha ricevuto a Roma, nel novembre dello scorso anno, il premio Premio Ludovic Trarieux, una sorta di nobel degli avvocati europei. L'impegno deve essere volto, inoltre, anche alla tutela delle minoranze religiose, in particolare quella cristiana e musulmana, che il regime sta cercando di cancellare dalla storia politica e sociale di quel paese''.
''L'Unione forense e' da sempre impegnata - continua l'avvocato Lana - nel sostegno dei movimenti e dei partiti democratici in Birmania, come auspicato dalla mozione parlamentare italiana, e sta intensificando il suo impegno in previsione delle elezioni del 2010, soprattutto sotto un profilo di supporto organizzativo e politico, ma abbiamo bisogno di maggior risorse''.
(ASCA)_18 febbraio 2009
''Abbiamo accolto con grande soddisfazione la mozione sulla Birmania approvata praticamente all'unanimita' dalla Camera. Sarebbe opportuno, pero', che si approntino immediatamente ulteriori stanziamenti per la cooperazione internazionale, senza i quali l'attuale mozione sulla Birmania, cosi' come altre azioni che il nostro paese deve intraprendere a livello internazionale per la tutela dei diritti umani, rischiano di rimanere lettera morta''. Lo dichiara l'avvocato Mario Lana, presidente dell'Unione forense per la tutela dei diritti dell'uomo e vice presidente del CIR, Consiglio italiano per i rifugiati.
''Cogliamo l'occasione per ricordare che da decenni i nostri sforzi sono volti nella direzione di far conoscere sul piano internazionale l'azione di difensori dei diritti umani e delle liberta' democratiche, come U Aye Myint, avvocato gia' condannato a morte in Birmania per la sua attivita' contro il lavoro forzato e il reclutamento di bambini soldato. U Aye Myint e' stato poi liberato grazie ad una campagna di appoggio dell'OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) e ha ricevuto a Roma, nel novembre dello scorso anno, il premio Premio Ludovic Trarieux, una sorta di nobel degli avvocati europei. L'impegno deve essere volto, inoltre, anche alla tutela delle minoranze religiose, in particolare quella cristiana e musulmana, che il regime sta cercando di cancellare dalla storia politica e sociale di quel paese''.
''L'Unione forense e' da sempre impegnata - continua l'avvocato Lana - nel sostegno dei movimenti e dei partiti democratici in Birmania, come auspicato dalla mozione parlamentare italiana, e sta intensificando il suo impegno in previsione delle elezioni del 2010, soprattutto sotto un profilo di supporto organizzativo e politico, ma abbiamo bisogno di maggior risorse''.
MOZIONE BONIVER CONCERNENTE INIZIATIVE PER LA DIFESA DEI DIRITTI UMANI E PER L'AFFERMAZIONE DELLE LIBERTÀ DEMOCRATICHE IN BIRMANIA
Seduta n. 133 di lunedì 16 febbraio 2009
Mozione
La Camera, premesso che:
il Premio Nobel per la pace Daw Aung San Suu Kyi, leader della Lega nazionale per la democrazia, è da 13 anni agli arresti domiciliari;
in questo ultimo anno il numero dei detenuti politici è passato da 1100 ad oltre 2130 e questi sono vittime di torture, maltrattamenti e pesantissime condizioni carcerarie, incluso il ricorso diffuso alla tortura e ai lavori forzati;
negli ultimi due mesi sono stati condannati a pene detentive, che vanno sino a 68 anni di carcere, 186 detenuti politici, membri della Lega nazionale per la democrazia, della cosiddetta «Generazione '88»; tra essi sindacalisti, attori, giornalisti, monaci, che hanno la sola responsabilità di aver tentato di esprimere liberamente la loro opinione nelle cosiddetta «rivoluzione zafferano» del settembre 2007;
l'appello del 3 ottobre 2008 di Navanethem Pillay, recentemente nominato Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha richiesto alle autorità militari birmane il rilascio di tutti i prigionieri;
l'appello al Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon di 112 ex Capi di Stato e di Governo chiede la liberazione immediata e incondizionata di tutti i detenuti politici, inclusa Daw Aung San Suu Kyi;
la giunta militare birmana rifiuta deliberatamente di adottare qualsiasi misura preventiva o di salvaguardia contro la grave carestia che sta minacciando lo Stato di Chin nella parte occidentale del Paese;
secondo l'autorevole rapporto della Campagna internazionale per la messa al bando delle mine, la Birmania è una dei due Paesi al mondo il cui esercito continua ad usare mine antiuomo; nel 2007 le vittime delle mine sono aumentate del 76 per cento e il regime sta incrementando la presenza di campi minati, soprattutto al confine tra Birmania e Bangladesh;
come denunciato dall'Organizzazione internazionale del lavoro, si perpetua nel Paese la pratica del lavoro forzato e la giunta militare utilizza direttamente ed indirettamente il lavoro forzato per la costruzione di strade, dighe e la ricostruzione delle zone colpite dal ciclone Nargis; a 10 anni dalle raccomandazioni della commissione di inchiesta dell'Organizzazione internazionale del lavoro, la giunta militare non ha adottato alcuna delle raccomandazioni per l'eliminazione del lavoro forzato;
la medesima commissione di inchiesta dell'Organizzazione internazionale del lavoro ha dichiarato il lavoro forzato come un crimine contro l'umanità e il consiglio di amministrazione ha deciso di mantenere aperta la possibilità di chiedereun parere consultivo urgente alla Corte internazionale di giustizia per la violazione della Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro sul lavoro forzato n. 29 e le istituzioni internazionali, I Governi, gli imprenditori e le parti sociali sono chiamate a rivedere I propri rapporti con la Birmania, in modo da evitare che questi possano contribuire al lavoro forzato; la giunta militare birmana continua a reclutare bambini soldato;
la commissione dell'Organizzazione internazionale del lavoro sulla libertà sindacale ha presentato le conclusioni del suo lavoro e ha condannato duramente nella sessione di novembre 2008 la giunta militare per la violazione di questo diritto umano fondamentale, attraverso la condanna all'ergastolo di sindacalisti e la definizione del sindacato birmano come organizzazione terrorista;
le autorità militari birmane continuano le deportazioni forzate di migliaia di abitanti dei villaggi e le violenze e le intimidazioni hanno prodotto un aumento del numero dei rifugiati interni e nei Paesi limitrofi, che spesso cadono vittima di traffici di esseri umani e di sfruttamento sessuale ed economico;
la Commissione dell'Onu sulle donne (Cedaw) ha condannato la cultura di impunità nel trattamento dei perpetratori degli stupri;
la situazione dei diritti umani è ulteriormente deteriorata e, nonostante le raccomandazioni delle istituzioni internazionali, la repressione politica il Segretario generale delle Nazioni Unite ha annunciato la decisione di rinunciare alla prevista visita in Birmania, che avrebbe dovuto avvenire
entro il mese di dicembre 2008, a causa dell'assenza dei presupposti che permettessero la ripresa del dialogo;
l'inviato speciale dell'Unione europea per la Birmania, Piero Fassino, ha riaffermato il disappunto della comunità internazionale di fronte all'atteggiamento della giunta e la comunità internazionale non ha intenzione di arrendersi allo status quo, né può accettare un Paese ridotto alla fame e privo di ogni libertà civile;
nel corso del ciclone Nargis le autorità birmane hanno impedito per lungo tempo l'accesso nel Paese di esperti e di organizzazioni umanitarie per la gestione dell'emergenza;
le Nazioni Unite hanno reso noto nell'agosto 2008 che le autorità militari birmane si erano appropriate in modo illecito di una parte di aiuti umanitari destinati alla Birmania, applicando falsi tassi di cambio;
a seguito del tempestivo intervento del Segretario generale Onu vi è stata un'apertura limitata alle organizzazioni internazionali;
le autorità militari birmane hanno bloccato l'accesso via internet ai mezzi di comunicazione liberi, hanno vietato la diffusione delle fonti di informazione indipendenti e hanno arrestato i cosiddetti «cyberdissidenti» per aver tentato di esprimere liberamente le loro opinioni politiche;
nonostante la gravissima crisi umanitaria determinata dal ciclone Nargis e l'assenza delle condizioni minime di trasparenza e di rispetto degli standard internazionali, le autorità birmane hanno deciso di tenere un referendum per l'approvazione della bozza di costituzione il 10 maggio 2008 in tutto il Paese ed il 24 maggio 2008, nelle zone colpite dal ciclone;
dai rapporti ricevuti dalle organizzazioni democratiche si sono registrate diffuse minacce, ritorsioni e situazioni nelle quali le schede del referendum erano state già votate;
l'auspicato dialogo con le forze democratiche, con i rappresentanti delle minoranze etniche e della Lega nazionale della democrazia non ha avuto luogo; labozza di costituzione non è stata frutto di un dialogo inclusivo e democratico e la stessa mira a garantire la prosecuzione del potere politico dei militari e a limitare e condizionare pesantemente lo sviluppo di istituzioni pienamente democratiche;
la giunta militare si è impegnata a costruire un reattore nucleare e tali responsabilità non sono state affidate al Ministro dell'energia, ma al Ministro della difesa, creando i presupposti perché tale reattore sia destinato a scopi militari;
numerose iniziative sono state assunte in Italia, in modo particolare dagli enti locali, per il sostegno al popolo birmano e ad Aung San Suu Kyi, conferendo a lei e ad altri detenuti politici la cittadinanza onoraria;
i diritti umani fondamentali - come riconosciuti dalla nostra Carta costituzionale, sanciti dalle Dichiarazioni delle Nazioni Unite e richiamati nel Trattato per la Costituzione dell'Europa - rappresentano l'orizzonte comune dei popoli di tutto il mondo e devono costituire un riferimento costante per la politica internazionale e, in particolare, per l'iniziativa dei Governi democratici nei confronti dei Paesi in cui tali diritti sono disconosciuti e conculcati;
il diritto alla libertà in tutte le sue manifestazioni è un bene universale che non conosce confini geografici, in quanto appartenente all'intera famiglia umana e al futuro delle nuove generazioni;
particolare rilievo assume il richiamo ai diritti umani universali, con riferimento alle donne, come espressamente sancito dalle Conferenze mondiali dell'Onu e, in particolare, dalla Conferenza di Pechino nel 1995;
il 10 dicembre 2008 è ricorso il 60o anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo;
si auspica che:
a) vi sia l'immediata e incondizionata liberazione di Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la pace, agli arresti domiciliari da 13 anni;
b) vi sia l'immediata liberazione di tutti i prigionieri politici;
c) siano fornite cure mediche ai prigionieri politici e il comitato internazionale della Croce rossa possa riprendere le visite;
d) il Segretario generale dell'Onu metta in atto con urgenza tutte le iniziative necessarie, compresa una risoluzione del Consiglio di sicurezza, al fine di poter sbloccare la gravissima situazione di stallo attuale e per la liberazione di tutti i detenuti politici, affinché sia avviato un vero dialogo tripartito con tutte le forze politiche democratiche e la leader Aung San Suu Kyi, siano fissate scadenze e parametri per le riforme e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adotti ulteriori misure nei confronti della Birmania, in caso di mancato rispetto delle scadenze e dei parametri stabiliti;
e) gli Stati dell'Associazione dei Paesi del Sud Est asiatico rafforzino l'iniziativa politica e diplomatica nei confronti della giunta militare per il rilascio dei detenuti politici e l'avvio di un concreto dialogo tripartito;
f) sia condannata fermamente la pulizia etnica perpetrata contro le minoranze etniche e, in particolare, i Karen;
g) siano messe in atto tutte le iniziative internazionali necessarie ad ottenere che le elezioni del 2010 si realizzino sulla base di standard democratici internazionalmente riconosciuti, di una legge elettorale elaborata con il concorso dell'opposizione e da essa condivisa e con garanzie di piena agibilità politica per tutti i partiti e i candidati;
h) sia espressa viva preoccupazione per il fatto che l'organo investigativo istituito dalla giunta militare per indagare sulle morti, gli arresti e le sparizioni legate alle manifestazioni pacifiche del settembre 2007 non abbia fornito alcun risultato e sia chiesto alle autorità birmane di facilitare le operazioni di una commissione investigativa patrocinata dalle Nazioni Unite;
i) siano sollecitati i Governi di Cina, India e Russia ad utilizzare nei confronti delle autorità birmane i considerevoli mezzi di pressione economici e politici di cui dispongono, al fine di favorire il conseguimento di progressi sostanziali nel Paese, invitandoli a cessare di fornire armi e altre risorse strategiche;
l) sia espressa forte preoccupazione per la costruzione di un reattore nucleare sperimentale e si chieda all'Agenzia internazionale per l'energia atomica di porre in atto tutte le verifiche necessarie ad evitare che si costruisca un reattore a fini militari,
impegna il Governo:
ad agire, di concerto con i partner dell'Unione europea, al fine di adottare misure adeguate verso la Birmania, ivi compreso un possibile rafforzamento dell'attuale regime sanzionatorio;
a mettere in atto attraverso lo strumento della cooperazione allo sviluppo e altri strumenti non solo iniziative di aiuto umanitario, ma anche programmi mirati al sostegno e al rafforzamento delle organizzazioni democratiche;
birmane in esilio, al fine di aumentare la loro capacità di promozione di attività di denuncia delle violazioni dei diritti umani e del lavoro e di iniziativa democratica e progetti che favoriscano la crescita della società civile locale;
a promuovere, attraverso organizzazioni non governative e Agenzie dell'Unione europea e dell'Onu, l'azione di sostegno umanitario e programmi di cooperazione in settori cruciali per la vita della popolazione birmana;
ad agire in tutte le sedi internazionali e comunitarie per sostenere l'avvio del dialogo tra le parti interessate ad una rapida transizione verso la democrazia in Birmania.
_________________
Euro-Burma Office
Square Gutenberg 11/2
1000 Bruxelles, Belgium
Mozione
La Camera, premesso che:
il Premio Nobel per la pace Daw Aung San Suu Kyi, leader della Lega nazionale per la democrazia, è da 13 anni agli arresti domiciliari;
in questo ultimo anno il numero dei detenuti politici è passato da 1100 ad oltre 2130 e questi sono vittime di torture, maltrattamenti e pesantissime condizioni carcerarie, incluso il ricorso diffuso alla tortura e ai lavori forzati;
negli ultimi due mesi sono stati condannati a pene detentive, che vanno sino a 68 anni di carcere, 186 detenuti politici, membri della Lega nazionale per la democrazia, della cosiddetta «Generazione '88»; tra essi sindacalisti, attori, giornalisti, monaci, che hanno la sola responsabilità di aver tentato di esprimere liberamente la loro opinione nelle cosiddetta «rivoluzione zafferano» del settembre 2007;
l'appello del 3 ottobre 2008 di Navanethem Pillay, recentemente nominato Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha richiesto alle autorità militari birmane il rilascio di tutti i prigionieri;
l'appello al Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon di 112 ex Capi di Stato e di Governo chiede la liberazione immediata e incondizionata di tutti i detenuti politici, inclusa Daw Aung San Suu Kyi;
la giunta militare birmana rifiuta deliberatamente di adottare qualsiasi misura preventiva o di salvaguardia contro la grave carestia che sta minacciando lo Stato di Chin nella parte occidentale del Paese;
secondo l'autorevole rapporto della Campagna internazionale per la messa al bando delle mine, la Birmania è una dei due Paesi al mondo il cui esercito continua ad usare mine antiuomo; nel 2007 le vittime delle mine sono aumentate del 76 per cento e il regime sta incrementando la presenza di campi minati, soprattutto al confine tra Birmania e Bangladesh;
come denunciato dall'Organizzazione internazionale del lavoro, si perpetua nel Paese la pratica del lavoro forzato e la giunta militare utilizza direttamente ed indirettamente il lavoro forzato per la costruzione di strade, dighe e la ricostruzione delle zone colpite dal ciclone Nargis; a 10 anni dalle raccomandazioni della commissione di inchiesta dell'Organizzazione internazionale del lavoro, la giunta militare non ha adottato alcuna delle raccomandazioni per l'eliminazione del lavoro forzato;
la medesima commissione di inchiesta dell'Organizzazione internazionale del lavoro ha dichiarato il lavoro forzato come un crimine contro l'umanità e il consiglio di amministrazione ha deciso di mantenere aperta la possibilità di chiedereun parere consultivo urgente alla Corte internazionale di giustizia per la violazione della Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro sul lavoro forzato n. 29 e le istituzioni internazionali, I Governi, gli imprenditori e le parti sociali sono chiamate a rivedere I propri rapporti con la Birmania, in modo da evitare che questi possano contribuire al lavoro forzato; la giunta militare birmana continua a reclutare bambini soldato;
la commissione dell'Organizzazione internazionale del lavoro sulla libertà sindacale ha presentato le conclusioni del suo lavoro e ha condannato duramente nella sessione di novembre 2008 la giunta militare per la violazione di questo diritto umano fondamentale, attraverso la condanna all'ergastolo di sindacalisti e la definizione del sindacato birmano come organizzazione terrorista;
le autorità militari birmane continuano le deportazioni forzate di migliaia di abitanti dei villaggi e le violenze e le intimidazioni hanno prodotto un aumento del numero dei rifugiati interni e nei Paesi limitrofi, che spesso cadono vittima di traffici di esseri umani e di sfruttamento sessuale ed economico;
la Commissione dell'Onu sulle donne (Cedaw) ha condannato la cultura di impunità nel trattamento dei perpetratori degli stupri;
la situazione dei diritti umani è ulteriormente deteriorata e, nonostante le raccomandazioni delle istituzioni internazionali, la repressione politica il Segretario generale delle Nazioni Unite ha annunciato la decisione di rinunciare alla prevista visita in Birmania, che avrebbe dovuto avvenire
entro il mese di dicembre 2008, a causa dell'assenza dei presupposti che permettessero la ripresa del dialogo;
l'inviato speciale dell'Unione europea per la Birmania, Piero Fassino, ha riaffermato il disappunto della comunità internazionale di fronte all'atteggiamento della giunta e la comunità internazionale non ha intenzione di arrendersi allo status quo, né può accettare un Paese ridotto alla fame e privo di ogni libertà civile;
nel corso del ciclone Nargis le autorità birmane hanno impedito per lungo tempo l'accesso nel Paese di esperti e di organizzazioni umanitarie per la gestione dell'emergenza;
le Nazioni Unite hanno reso noto nell'agosto 2008 che le autorità militari birmane si erano appropriate in modo illecito di una parte di aiuti umanitari destinati alla Birmania, applicando falsi tassi di cambio;
a seguito del tempestivo intervento del Segretario generale Onu vi è stata un'apertura limitata alle organizzazioni internazionali;
le autorità militari birmane hanno bloccato l'accesso via internet ai mezzi di comunicazione liberi, hanno vietato la diffusione delle fonti di informazione indipendenti e hanno arrestato i cosiddetti «cyberdissidenti» per aver tentato di esprimere liberamente le loro opinioni politiche;
nonostante la gravissima crisi umanitaria determinata dal ciclone Nargis e l'assenza delle condizioni minime di trasparenza e di rispetto degli standard internazionali, le autorità birmane hanno deciso di tenere un referendum per l'approvazione della bozza di costituzione il 10 maggio 2008 in tutto il Paese ed il 24 maggio 2008, nelle zone colpite dal ciclone;
dai rapporti ricevuti dalle organizzazioni democratiche si sono registrate diffuse minacce, ritorsioni e situazioni nelle quali le schede del referendum erano state già votate;
l'auspicato dialogo con le forze democratiche, con i rappresentanti delle minoranze etniche e della Lega nazionale della democrazia non ha avuto luogo; labozza di costituzione non è stata frutto di un dialogo inclusivo e democratico e la stessa mira a garantire la prosecuzione del potere politico dei militari e a limitare e condizionare pesantemente lo sviluppo di istituzioni pienamente democratiche;
la giunta militare si è impegnata a costruire un reattore nucleare e tali responsabilità non sono state affidate al Ministro dell'energia, ma al Ministro della difesa, creando i presupposti perché tale reattore sia destinato a scopi militari;
numerose iniziative sono state assunte in Italia, in modo particolare dagli enti locali, per il sostegno al popolo birmano e ad Aung San Suu Kyi, conferendo a lei e ad altri detenuti politici la cittadinanza onoraria;
i diritti umani fondamentali - come riconosciuti dalla nostra Carta costituzionale, sanciti dalle Dichiarazioni delle Nazioni Unite e richiamati nel Trattato per la Costituzione dell'Europa - rappresentano l'orizzonte comune dei popoli di tutto il mondo e devono costituire un riferimento costante per la politica internazionale e, in particolare, per l'iniziativa dei Governi democratici nei confronti dei Paesi in cui tali diritti sono disconosciuti e conculcati;
il diritto alla libertà in tutte le sue manifestazioni è un bene universale che non conosce confini geografici, in quanto appartenente all'intera famiglia umana e al futuro delle nuove generazioni;
particolare rilievo assume il richiamo ai diritti umani universali, con riferimento alle donne, come espressamente sancito dalle Conferenze mondiali dell'Onu e, in particolare, dalla Conferenza di Pechino nel 1995;
il 10 dicembre 2008 è ricorso il 60o anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo;
si auspica che:
a) vi sia l'immediata e incondizionata liberazione di Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la pace, agli arresti domiciliari da 13 anni;
b) vi sia l'immediata liberazione di tutti i prigionieri politici;
c) siano fornite cure mediche ai prigionieri politici e il comitato internazionale della Croce rossa possa riprendere le visite;
d) il Segretario generale dell'Onu metta in atto con urgenza tutte le iniziative necessarie, compresa una risoluzione del Consiglio di sicurezza, al fine di poter sbloccare la gravissima situazione di stallo attuale e per la liberazione di tutti i detenuti politici, affinché sia avviato un vero dialogo tripartito con tutte le forze politiche democratiche e la leader Aung San Suu Kyi, siano fissate scadenze e parametri per le riforme e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adotti ulteriori misure nei confronti della Birmania, in caso di mancato rispetto delle scadenze e dei parametri stabiliti;
e) gli Stati dell'Associazione dei Paesi del Sud Est asiatico rafforzino l'iniziativa politica e diplomatica nei confronti della giunta militare per il rilascio dei detenuti politici e l'avvio di un concreto dialogo tripartito;
f) sia condannata fermamente la pulizia etnica perpetrata contro le minoranze etniche e, in particolare, i Karen;
g) siano messe in atto tutte le iniziative internazionali necessarie ad ottenere che le elezioni del 2010 si realizzino sulla base di standard democratici internazionalmente riconosciuti, di una legge elettorale elaborata con il concorso dell'opposizione e da essa condivisa e con garanzie di piena agibilità politica per tutti i partiti e i candidati;
h) sia espressa viva preoccupazione per il fatto che l'organo investigativo istituito dalla giunta militare per indagare sulle morti, gli arresti e le sparizioni legate alle manifestazioni pacifiche del settembre 2007 non abbia fornito alcun risultato e sia chiesto alle autorità birmane di facilitare le operazioni di una commissione investigativa patrocinata dalle Nazioni Unite;
i) siano sollecitati i Governi di Cina, India e Russia ad utilizzare nei confronti delle autorità birmane i considerevoli mezzi di pressione economici e politici di cui dispongono, al fine di favorire il conseguimento di progressi sostanziali nel Paese, invitandoli a cessare di fornire armi e altre risorse strategiche;
l) sia espressa forte preoccupazione per la costruzione di un reattore nucleare sperimentale e si chieda all'Agenzia internazionale per l'energia atomica di porre in atto tutte le verifiche necessarie ad evitare che si costruisca un reattore a fini militari,
impegna il Governo:
ad agire, di concerto con i partner dell'Unione europea, al fine di adottare misure adeguate verso la Birmania, ivi compreso un possibile rafforzamento dell'attuale regime sanzionatorio;
a mettere in atto attraverso lo strumento della cooperazione allo sviluppo e altri strumenti non solo iniziative di aiuto umanitario, ma anche programmi mirati al sostegno e al rafforzamento delle organizzazioni democratiche;
birmane in esilio, al fine di aumentare la loro capacità di promozione di attività di denuncia delle violazioni dei diritti umani e del lavoro e di iniziativa democratica e progetti che favoriscano la crescita della società civile locale;
a promuovere, attraverso organizzazioni non governative e Agenzie dell'Unione europea e dell'Onu, l'azione di sostegno umanitario e programmi di cooperazione in settori cruciali per la vita della popolazione birmana;
ad agire in tutte le sedi internazionali e comunitarie per sostenere l'avvio del dialogo tra le parti interessate ad una rapida transizione verso la democrazia in Birmania.
_________________
Euro-Burma Office
Square Gutenberg 11/2
1000 Bruxelles, Belgium
Touching People’s Hearts (Testo in Inglese)
Mrs. Ida Odinga
Chair, League of Women Voters, Kenya
About 30 years ago I lived very close to the Nairobi River. My little son then used to sneak into the river and come back with small fish in a bottle and ask me to feed them and keep them for him so that he could have them as pets.
Today if you go to the Nairobi River, you don’t even want to touch the water, never mind the fish. The fish are not there. Therefore, the Universal Peace Federation project mobilizing young people to clean the Nairobi River was fantastic. It was a very good idea because young people own the activity. They know the future belongs to the young people, and they know that unless they do something now to clean the river and make sure it remains clean, they have no future. Therefore, this was a very important thing in the lives of young people and the life of Kenya as a whole.
This Nairobi River had become a point where criminals used to gather and they kept people away from the river. Of course, criminal activities went on around the river. Since the river had become very dirty, criminals knew that people of good faith and character would not visit the river. That’s why it became important to clean that river — so that the criminal activities that took place along the river could be removed.
What are these criminal activities? There’s the brewing of illicit brews; there is the planting of certain plants. Also, people hide near the river because they know even the police don’t want to go there. So, by cleaning up the river, you are not just cleaning the river but also cleaning up the environment, cleaning up criminal activities, and making people come out into the light and become better people.
The Global Peace Festival showed us the way. It awakened the young people and gave them an alternative to sitting around idle or doing negative things. It showed the young people that the world belongs to them. The Nairobi River belongs to them. Nairobi, the city, belongs to them. They feel proud to go and work for these things. It has given them an idea of what they can do with themselves.
The Global Peace Festival came at the right time in Kenya. We had been through a very difficult period in the months of January and February, following the contested elections, where people came out to protest. They protested violently, and many people lost their lives. Many people were maimed, and property was destroyed. Most of these activities were carried out by the young people.
When the Global Peace Festival came to Nairobi, it made the young people reflect on their lives. They reflected on what they had just done and had a change of mind. They said, “We want peace. It is only through peaceful coexistence that we will be able to survive.”
We saw those 30,000 young people from different ethnic backgrounds and different religious backgrounds coming together with one destiny — recognizing the importance of being Kenyans and the importance of belonging to one family under God. They came together and said, “We want to promote peace and improve our environment.”
In Kenya we had taken peace for granted. We thought that wars and uprisings were activities reserved for our neighbors in Rwanda, Uganda, Somalia, Sudan, and so forth. When conflict visited us at home in Kenya, we realized we were in trouble.
Having been Ambassadors for Peace for a long time, it was very useful to us. My husband and I looked back at the values that we had learned through this organization and we realized that we are the ones who are in the right place at the right time to lead people into reconciliation and peace-building.
To begin with, I was shocked at the conflict. I couldn’t believe what I was seeing. I tried to say prayers many times, and many times I got lost in my prayers. I asked my friends to come and pray with me. I asked my friends to pray for the nation, but it was so difficult. I couldn’t see an end to this thing. Life had just come to an end. It was the end of our nation. It was the end of our people. It was the end of us.
I took a trip to one of the areas that was badly affected. I was perhaps the first person to go to this place. I visited the people whose homes had been burned and who, as a result, had to move into the church compound. I visited the people who had been hurt. Most of them had been shot in various parts of their bodies. I also visited a morgue and could see what had happened.
One particular scene that touched my heart was a young mother who apparently was killed as she was running away. At the time when she was killed, she had a baby tied onto her back and was holding the hand of another one. I don’t know what happened to the child whose hand she was holding, but the bullet went through the mother and through the baby on her back and killed both of them instantly. The two bodies were removed to the morgue and kept there. When I saw that, I felt hurt in my heart, and I knew we had to do something and do it immediately. We wanted to be leaders, but you cannot take pride in being a leader of the dead. You want to be a leader of the living. You want to be a leader of happiness, leading people who are happy and are at peace.
So what we learned from the Universal Peace Federation came in handy. What we learned is that we now have to change and talk to people. And I went and talked with people from all backgrounds. I told them, “This is not the Kenya we want. We want a peaceful Kenya. Let’s get back to where we should be.”
Sometimes I’ve wondered, if Hon. Odinga had not attended these meetings and not been a part of this institution, what would have happened to Kenya? The principles that we learned here, the principles of being one family under God, actually guided us. They became the major principles that guided us during this very difficult time. The principle of putting other people before yourself, the principle of putting other people’s interests before your personal interests, was very dominant and useful to us at this particular time, because many people who came out to fight may have thought they were fighting for him. But he said, “You don’t have to demonstrate like that. If you want to demonstrate, carry a twig, carry a wet handkerchief and wave it. That is demonstration. Don’t take a weapon and hurt your fellow Kenyans.”
I prayed a lot. I prayed a lot because I knew it was only God’s guidance that could keep us together. It was not easy. In the past I sometimes talked on national radio raising funds for people who had been affected by floods, and I gave my personal phone number. This personal number that I had given out at that earlier time was used during this time. Everywhere where there was trouble, people would call me, even in the middle of the night, at all times. I never switched off my phone. And they would tell me, “We have a problem here. We’re being attacked. Something is happening.”
I used the same phone to alert the police, to alert the authorities, to tell them exactly where they needed to go to help and so forth. So it was not an easy thing. And you could hear in the background as they talked about what was happening. Some people would say, “I want to tell you what’s happening but I have no money.” I had to look for a way of sending them air time so that they could call me back. And for some, even just talking to me was a relief.
When people are in trouble, sometimes it is not enough just to go there and talk to them, but listening to them is a critical part of the healing. Some of them just talk to you; you let them talk, and you listen. In the end they said, “Thank you very much for listening to me.” That’s what they needed.
Some people in UPF wrote to me. They sent me e-mails. They prayed with me, and believed in me. Some called me. This was a real source of encouragement. It helps you to focus once again when you feel you are lost.
Chair, League of Women Voters, Kenya
About 30 years ago I lived very close to the Nairobi River. My little son then used to sneak into the river and come back with small fish in a bottle and ask me to feed them and keep them for him so that he could have them as pets.
Today if you go to the Nairobi River, you don’t even want to touch the water, never mind the fish. The fish are not there. Therefore, the Universal Peace Federation project mobilizing young people to clean the Nairobi River was fantastic. It was a very good idea because young people own the activity. They know the future belongs to the young people, and they know that unless they do something now to clean the river and make sure it remains clean, they have no future. Therefore, this was a very important thing in the lives of young people and the life of Kenya as a whole.
This Nairobi River had become a point where criminals used to gather and they kept people away from the river. Of course, criminal activities went on around the river. Since the river had become very dirty, criminals knew that people of good faith and character would not visit the river. That’s why it became important to clean that river — so that the criminal activities that took place along the river could be removed.
What are these criminal activities? There’s the brewing of illicit brews; there is the planting of certain plants. Also, people hide near the river because they know even the police don’t want to go there. So, by cleaning up the river, you are not just cleaning the river but also cleaning up the environment, cleaning up criminal activities, and making people come out into the light and become better people.
The Global Peace Festival showed us the way. It awakened the young people and gave them an alternative to sitting around idle or doing negative things. It showed the young people that the world belongs to them. The Nairobi River belongs to them. Nairobi, the city, belongs to them. They feel proud to go and work for these things. It has given them an idea of what they can do with themselves.
The Global Peace Festival came at the right time in Kenya. We had been through a very difficult period in the months of January and February, following the contested elections, where people came out to protest. They protested violently, and many people lost their lives. Many people were maimed, and property was destroyed. Most of these activities were carried out by the young people.
When the Global Peace Festival came to Nairobi, it made the young people reflect on their lives. They reflected on what they had just done and had a change of mind. They said, “We want peace. It is only through peaceful coexistence that we will be able to survive.”
We saw those 30,000 young people from different ethnic backgrounds and different religious backgrounds coming together with one destiny — recognizing the importance of being Kenyans and the importance of belonging to one family under God. They came together and said, “We want to promote peace and improve our environment.”
In Kenya we had taken peace for granted. We thought that wars and uprisings were activities reserved for our neighbors in Rwanda, Uganda, Somalia, Sudan, and so forth. When conflict visited us at home in Kenya, we realized we were in trouble.
Having been Ambassadors for Peace for a long time, it was very useful to us. My husband and I looked back at the values that we had learned through this organization and we realized that we are the ones who are in the right place at the right time to lead people into reconciliation and peace-building.
To begin with, I was shocked at the conflict. I couldn’t believe what I was seeing. I tried to say prayers many times, and many times I got lost in my prayers. I asked my friends to come and pray with me. I asked my friends to pray for the nation, but it was so difficult. I couldn’t see an end to this thing. Life had just come to an end. It was the end of our nation. It was the end of our people. It was the end of us.
I took a trip to one of the areas that was badly affected. I was perhaps the first person to go to this place. I visited the people whose homes had been burned and who, as a result, had to move into the church compound. I visited the people who had been hurt. Most of them had been shot in various parts of their bodies. I also visited a morgue and could see what had happened.
One particular scene that touched my heart was a young mother who apparently was killed as she was running away. At the time when she was killed, she had a baby tied onto her back and was holding the hand of another one. I don’t know what happened to the child whose hand she was holding, but the bullet went through the mother and through the baby on her back and killed both of them instantly. The two bodies were removed to the morgue and kept there. When I saw that, I felt hurt in my heart, and I knew we had to do something and do it immediately. We wanted to be leaders, but you cannot take pride in being a leader of the dead. You want to be a leader of the living. You want to be a leader of happiness, leading people who are happy and are at peace.
So what we learned from the Universal Peace Federation came in handy. What we learned is that we now have to change and talk to people. And I went and talked with people from all backgrounds. I told them, “This is not the Kenya we want. We want a peaceful Kenya. Let’s get back to where we should be.”
Sometimes I’ve wondered, if Hon. Odinga had not attended these meetings and not been a part of this institution, what would have happened to Kenya? The principles that we learned here, the principles of being one family under God, actually guided us. They became the major principles that guided us during this very difficult time. The principle of putting other people before yourself, the principle of putting other people’s interests before your personal interests, was very dominant and useful to us at this particular time, because many people who came out to fight may have thought they were fighting for him. But he said, “You don’t have to demonstrate like that. If you want to demonstrate, carry a twig, carry a wet handkerchief and wave it. That is demonstration. Don’t take a weapon and hurt your fellow Kenyans.”
I prayed a lot. I prayed a lot because I knew it was only God’s guidance that could keep us together. It was not easy. In the past I sometimes talked on national radio raising funds for people who had been affected by floods, and I gave my personal phone number. This personal number that I had given out at that earlier time was used during this time. Everywhere where there was trouble, people would call me, even in the middle of the night, at all times. I never switched off my phone. And they would tell me, “We have a problem here. We’re being attacked. Something is happening.”
I used the same phone to alert the police, to alert the authorities, to tell them exactly where they needed to go to help and so forth. So it was not an easy thing. And you could hear in the background as they talked about what was happening. Some people would say, “I want to tell you what’s happening but I have no money.” I had to look for a way of sending them air time so that they could call me back. And for some, even just talking to me was a relief.
When people are in trouble, sometimes it is not enough just to go there and talk to them, but listening to them is a critical part of the healing. Some of them just talk to you; you let them talk, and you listen. In the end they said, “Thank you very much for listening to me.” That’s what they needed.
Some people in UPF wrote to me. They sent me e-mails. They prayed with me, and believed in me. Some called me. This was a real source of encouragement. It helps you to focus once again when you feel you are lost.
I disabili psichici ancora una volta gabbati.
Dott. Franco Previte
http://digilander.libero.it/cristianiperservire
Anche il Parlamento Europeo chiede l’adozione di norme conformemente alla “Convenzione sui dirittti delle Persone con Disabilità” dell’ONU.
La “Convenzione sui i diritti delle persone con disabilità” adottata dall’ONU nel dicembre 2006, elabora i diritti civili e politici delle persone con disabilità ed alla partecipazione di diritto alla salute al lavoro ed alla protezione sociale, che il Parlamento Europeo votando il “Patto per la salute mentale” ( Rel.Evangelia Tzambazi-PSE EL) sollecita gli Stati Membri all’adozione delle linee-guida della “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità” dell’ONU.(26.12.2006).
Riconosce il cambiamento radicale di atteggiamento della società verso queste persone per raggiungere la piena eguaglianza, considerandoli individui con menomazioni in un contesto che diventa disabilità.
In mezzo a tanto bailamme di opinioni convergenti o divergenti, sbagliate o giuste, mi permetto di fare un’osservazione come la farebbe un qualsiasi cittadino dopo aver letto la “Convenzione”, che “parla” chiaramente del diritto del malato in qualsiasi fase, anche terminale, a cui nessuno può rifiutare assistenza, tanto meno alimentazione e idratazione.
La “concentrazione giusta di rispetto del caso Englaro, ha messo in ombra le 2000/3000 famiglie che si tengono ed curano da anni i loro parenti in stato vegetativo e di cui nessuno ne parla, mettendo totalmente in ombra altre tragedie, come quelle dei malati mentali e delle loro famiglie che si devono confrontare quotidianamente con loro.
Il disegno di legge n.2121, votato dal Parlamento il giorno 20 febbraio 2009, di ratifica della “Convenzione” ancora una volta non gratifica la disabilità psichica, perché non è stata riconosciuta questa particolare “situazione”.
Accomunando la persona con minorazioni fisiche a quella con menomazioni mentali, senza riconoscere la diversità ( Preambolo lettera i), ancora continua la non differenza non valutata dal disegno di legge.
Infatti come può un soggetto handicappato mentale, fra le principali, compiere :
a.) “proprie scelte” art.3/a che richiedono coesione d’intelletto o responsabilità;
b.) “capacità giuridica” art.12/2;
c.) “controllare i propri affari finanziari ed avere uguale accesso a prestiti bancari, muti ipotecari “(art.12/5);
d.) “la veste di testimoni in giudizio” art.13/1;
e.) “vivere in maniera indipendente” art.19 ;
f. “la piena capacità mentale” art.26/1 ;
g.) “il diritto a mantenersi attraverso il lavoro comprensivo ed accessibile” art.27 ;
h.) “ di sposarsi” art.23/a. Ma l’handicappato mentale è in condizioni di valutare (consenso e volontà) questo “atto” di livello intellettivo e volitivo consapevole e responsabile al consenso?.L’eventuale prole non ricade,poi, sulla famiglia e sulla società?
Inoltre sia per l’uomo e nel caso di violenze alla donna è lecito usare metodologie di sterilizzazioni per frenare la diffusione di handicap genetici, anche attraverso interventi e servizi volti a ridurre al minimo ed a prevenire ulteriori disabilità ( art.25). Ma la sterilizzazione, l’aborto la mascherata eutanasia non sono forse una precisa menomazione ed una coercizione della persona, della sua libertà della sua dignità, senza che il “soggetto handicappato” possa esprimere la sua volontà?
Nel 1994 il Parlamento Europeo, del quale fa parte l’Italia, ha dichiarato che “ferite irreversibili non devono essere apportate alle capacità riproduttive degli individui sofferenti di turbe mentali” concetto ribadito dall’art.3 della “Carta dei dirìtti fondamentali della Unione Europea”.
Se queste “enunciazioni” venissero applicate, ripeto ancora una volta come fatto nelle n/s Petizioni, giacenti in Parlamento, potrebbe accadere che TUTTI i disabili, specie gli handicappati psichici, potrebbero subire forme di eutanasia ed quindi negato non solo un diritto alla nascita, ma anche alla vita.
http://digilander.libero.it/cristianiperservire
Anche il Parlamento Europeo chiede l’adozione di norme conformemente alla “Convenzione sui dirittti delle Persone con Disabilità” dell’ONU.
La “Convenzione sui i diritti delle persone con disabilità” adottata dall’ONU nel dicembre 2006, elabora i diritti civili e politici delle persone con disabilità ed alla partecipazione di diritto alla salute al lavoro ed alla protezione sociale, che il Parlamento Europeo votando il “Patto per la salute mentale” ( Rel.Evangelia Tzambazi-PSE EL) sollecita gli Stati Membri all’adozione delle linee-guida della “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità” dell’ONU.(26.12.2006).
Riconosce il cambiamento radicale di atteggiamento della società verso queste persone per raggiungere la piena eguaglianza, considerandoli individui con menomazioni in un contesto che diventa disabilità.
In mezzo a tanto bailamme di opinioni convergenti o divergenti, sbagliate o giuste, mi permetto di fare un’osservazione come la farebbe un qualsiasi cittadino dopo aver letto la “Convenzione”, che “parla” chiaramente del diritto del malato in qualsiasi fase, anche terminale, a cui nessuno può rifiutare assistenza, tanto meno alimentazione e idratazione.
La “concentrazione giusta di rispetto del caso Englaro, ha messo in ombra le 2000/3000 famiglie che si tengono ed curano da anni i loro parenti in stato vegetativo e di cui nessuno ne parla, mettendo totalmente in ombra altre tragedie, come quelle dei malati mentali e delle loro famiglie che si devono confrontare quotidianamente con loro.
Il disegno di legge n.2121, votato dal Parlamento il giorno 20 febbraio 2009, di ratifica della “Convenzione” ancora una volta non gratifica la disabilità psichica, perché non è stata riconosciuta questa particolare “situazione”.
Accomunando la persona con minorazioni fisiche a quella con menomazioni mentali, senza riconoscere la diversità ( Preambolo lettera i), ancora continua la non differenza non valutata dal disegno di legge.
Infatti come può un soggetto handicappato mentale, fra le principali, compiere :
a.) “proprie scelte” art.3/a che richiedono coesione d’intelletto o responsabilità;
b.) “capacità giuridica” art.12/2;
c.) “controllare i propri affari finanziari ed avere uguale accesso a prestiti bancari, muti ipotecari “(art.12/5);
d.) “la veste di testimoni in giudizio” art.13/1;
e.) “vivere in maniera indipendente” art.19 ;
f. “la piena capacità mentale” art.26/1 ;
g.) “il diritto a mantenersi attraverso il lavoro comprensivo ed accessibile” art.27 ;
h.) “ di sposarsi” art.23/a. Ma l’handicappato mentale è in condizioni di valutare (consenso e volontà) questo “atto” di livello intellettivo e volitivo consapevole e responsabile al consenso?.L’eventuale prole non ricade,poi, sulla famiglia e sulla società?
Inoltre sia per l’uomo e nel caso di violenze alla donna è lecito usare metodologie di sterilizzazioni per frenare la diffusione di handicap genetici, anche attraverso interventi e servizi volti a ridurre al minimo ed a prevenire ulteriori disabilità ( art.25). Ma la sterilizzazione, l’aborto la mascherata eutanasia non sono forse una precisa menomazione ed una coercizione della persona, della sua libertà della sua dignità, senza che il “soggetto handicappato” possa esprimere la sua volontà?
Nel 1994 il Parlamento Europeo, del quale fa parte l’Italia, ha dichiarato che “ferite irreversibili non devono essere apportate alle capacità riproduttive degli individui sofferenti di turbe mentali” concetto ribadito dall’art.3 della “Carta dei dirìtti fondamentali della Unione Europea”.
Se queste “enunciazioni” venissero applicate, ripeto ancora una volta come fatto nelle n/s Petizioni, giacenti in Parlamento, potrebbe accadere che TUTTI i disabili, specie gli handicappati psichici, potrebbero subire forme di eutanasia ed quindi negato non solo un diritto alla nascita, ma anche alla vita.
Lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri On.Berlusconi
Dott. Franco Previte
previtefelice@alice.it
On.le Silvio Berlusconi
Presidente del Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi
Signor Presidente,
con il disegno di legge di ratifica della “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità”, approvato dalla III° e XII° Commissione della Camera dei Deputati che andrà in votazione in Aula a Montecitorio domani 20 febbraio 2009, oltre a “mettere in moto” l’aborto e l’eutanasia nei confronti ed a danno dei disabili psico-fisici, è stato “generato” un “Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità”( ennesimo intralcio della non benedetta burocrazia) non superiore a 40 persone con un costo di 500.ooo euro per gli anni dal 2009 al 2014.
Risultato : i destinatari diretti, cioè le persone con disabilità (specie gli handicappati psichici non valutati) e quelli indiretti ( la collettività) concretamente dei 50 articoli della “Convenzione” otterranno poco!
Da tempo avevo inviato alle Camere tre Petizioni- che allego- ( col n.6 assegnata alla XII° Commissione Igiene e Sanità e III° Affari Esteri al Senato; col n.9 e poi in data 10 febbraio 2009 col n.592 assegnate alla XII° e III° Commissione alla Camera dei Deputati, solo la n.592 è stata abbinata al disegno di legge.
In poche parole avevo richiesto nel quadro della strategia nazionale di salute pubblica:
1.) meccanismi interpretativi uguali nell’universalità e nell’interdipendenza senza discriminazione ;
2.) adozione di servizi reali e specifici nel pieno rispetto della dignità delle persone portatrici di handicap psichici, cure adeguate in strutture ad alta tecnologia riconoscendo tutti i diritti negli stessi luoghi e nelle comunità in cui vivono, in osservanza dell’art.19 della “Convenzione”;
3.) attivazione della ricerca scientifico-farmacologica e sviluppo tecnologico sulla malattia mentale come ogni comparto sanitario:
4.) formazione di un Fondo Economico Finanziario Speciale ( non incluso nel Testo della “Convenzione”) il DOPODINOI un autentico cruccio delle famiglie;
5.) leggi appropriate come sancisce l’art.4 della “Convenzione” riconoscendo i diritti e le necessità degli handicappati mentali per la tutela della salute, per le loro famiglie e pere garantire la sicurezza di tutti i cittadini;
6.) un emendamento quale norma migliorativa in base all’art.47 paragrafo 1, per far riconoscere lo stato giuridico del termine di handicappato mentale in sintonia con la legge 104/1992;
7.) emendamento in base all’art.47 paragrafo 1 per far riconoscere lo stato giuridico-sociale del termine handicappato mentale;
8.) come consenso vincolante ai sensi dell’art.42 e nel rispetto della dignità umana, precise riserve ai sensi dell’art.47 della “Convenzione” e tali da escludere ogni possibile riferimento all’aborto, ad ogni metodo o modalità della salute riproduttiva.
9.) Richiesta all’ONU di indizione di una “Giornata sulla salute mentale”.
Signor Presidente, era opportuno ricercare un meccanismo internazionale che sollecitava un punto d’incontro su cui equilibrare le diverse normative, soprattutto gli umili suggerimenti cui sopra.
La giusta concentrazione sul “caso Englaro” ha messo in ombra le 2000/3000 famiglie che si tengono in casa e curano da anni parenti in stato vegetativo e di cui nessuno ne parla, omettendo totalmente altre tragedie come quelle delle famiglie dei circa 10 milioni di sofferenti psichici ( dalla depressione alla schizofrenia), delle loro famiglie che quotidianamente si devono confrontare con essi e la sicurezza di tutti i cittadini. Signor Presidente, penso che il mondo della sofferenza,quello cristiano e l’opinione pubblica, con amarezza, non dimenticheranno se non saranno apportate modifiche domani in Aula.
Con deferenti ossequi.
Previte
previtefelice@alice.it
On.le Silvio Berlusconi
Presidente del Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi
Signor Presidente,
con il disegno di legge di ratifica della “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità”, approvato dalla III° e XII° Commissione della Camera dei Deputati che andrà in votazione in Aula a Montecitorio domani 20 febbraio 2009, oltre a “mettere in moto” l’aborto e l’eutanasia nei confronti ed a danno dei disabili psico-fisici, è stato “generato” un “Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità”( ennesimo intralcio della non benedetta burocrazia) non superiore a 40 persone con un costo di 500.ooo euro per gli anni dal 2009 al 2014.
Risultato : i destinatari diretti, cioè le persone con disabilità (specie gli handicappati psichici non valutati) e quelli indiretti ( la collettività) concretamente dei 50 articoli della “Convenzione” otterranno poco!
Da tempo avevo inviato alle Camere tre Petizioni- che allego- ( col n.6 assegnata alla XII° Commissione Igiene e Sanità e III° Affari Esteri al Senato; col n.9 e poi in data 10 febbraio 2009 col n.592 assegnate alla XII° e III° Commissione alla Camera dei Deputati, solo la n.592 è stata abbinata al disegno di legge.
In poche parole avevo richiesto nel quadro della strategia nazionale di salute pubblica:
1.) meccanismi interpretativi uguali nell’universalità e nell’interdipendenza senza discriminazione ;
2.) adozione di servizi reali e specifici nel pieno rispetto della dignità delle persone portatrici di handicap psichici, cure adeguate in strutture ad alta tecnologia riconoscendo tutti i diritti negli stessi luoghi e nelle comunità in cui vivono, in osservanza dell’art.19 della “Convenzione”;
3.) attivazione della ricerca scientifico-farmacologica e sviluppo tecnologico sulla malattia mentale come ogni comparto sanitario:
4.) formazione di un Fondo Economico Finanziario Speciale ( non incluso nel Testo della “Convenzione”) il DOPODINOI un autentico cruccio delle famiglie;
5.) leggi appropriate come sancisce l’art.4 della “Convenzione” riconoscendo i diritti e le necessità degli handicappati mentali per la tutela della salute, per le loro famiglie e pere garantire la sicurezza di tutti i cittadini;
6.) un emendamento quale norma migliorativa in base all’art.47 paragrafo 1, per far riconoscere lo stato giuridico del termine di handicappato mentale in sintonia con la legge 104/1992;
7.) emendamento in base all’art.47 paragrafo 1 per far riconoscere lo stato giuridico-sociale del termine handicappato mentale;
8.) come consenso vincolante ai sensi dell’art.42 e nel rispetto della dignità umana, precise riserve ai sensi dell’art.47 della “Convenzione” e tali da escludere ogni possibile riferimento all’aborto, ad ogni metodo o modalità della salute riproduttiva.
9.) Richiesta all’ONU di indizione di una “Giornata sulla salute mentale”.
Signor Presidente, era opportuno ricercare un meccanismo internazionale che sollecitava un punto d’incontro su cui equilibrare le diverse normative, soprattutto gli umili suggerimenti cui sopra.
La giusta concentrazione sul “caso Englaro” ha messo in ombra le 2000/3000 famiglie che si tengono in casa e curano da anni parenti in stato vegetativo e di cui nessuno ne parla, omettendo totalmente altre tragedie come quelle delle famiglie dei circa 10 milioni di sofferenti psichici ( dalla depressione alla schizofrenia), delle loro famiglie che quotidianamente si devono confrontare con essi e la sicurezza di tutti i cittadini. Signor Presidente, penso che il mondo della sofferenza,quello cristiano e l’opinione pubblica, con amarezza, non dimenticheranno se non saranno apportate modifiche domani in Aula.
Con deferenti ossequi.
Previte
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