5 aprile 2013

“Miloud Oukili: tutto cominciò da un naso rosso”

Non esistono bambini di strada, esistono bambini dimenticati in strada da adulti.
Questi adulti siamo tutti noi


Intervista raccolta da Elena Chirulli

Una valigia in mano, un ragazzo poco più che ventenne e un naso rosso. Inizia così la grande avventura di
Miloud Oukili che incontra i “ragazzi di strada” per la prima volta nel 1992, in Romania. E’ un clown franco-algerino che comincia proprio in questo paese a sfruttare l’arte circense per dare voce e speranza a bambini e adolescenti dimenticati dalla società. Si tratta di giovani generazioni completamente abbandonate sulle strade di Bucarest. Una realtà cruda e difficile, che narra e intreccia storie di vita, di orfani che trascorrono la loro vita vagabondando per le vie, senza un riparo e una casa. Invisibili vite umane, che subiscono abusi di ogni tipo, che sono costrette a scippare o a prostituirsi in cambio di cibo.
Il giovane artista francese inizia proprio così, dal nulla, a costruire una relazione “empatica” con i più emarginati, mettendo in gioco tutto se stesso per aiutare questi ragazzi. Numeri circensi che poco per volta, hanno attratto e offerto una nuova alternativa alla delinquenza, al vagabondaggio e allo sballo. Il suo primo pubblico è stato quello di bambini che il clown francese ha saputo apprezzare e ascoltare, piccole vite che per non morire di freddo vivono nelle fogne, che sniffano la “colla”, la droga dei poveri, per annebbiare la tristezza di una vita fatta di sofferenza e soprusi. Dimostrando attenzione a chi si sentiva dimenticato ha insegnato poco per volta a guardare la vita in modo diverso, con nuovi occhi e più positività. Lo spettacolo lentamente è divenuto un pretesto che il giovane Miloud ha scelto, per organizzare un percorso di recupero concreto, iniziando col tempo a coinvolgere anche assistenti sociali, animatori, medici e psicologi che potessero seguire più da vicino questa realtà. Così, sotto i riflettori, sul palcoscenico, queste giovani vite hanno iniziato a costruirsi un’identità e a sentirsi parte di una grande famiglia. Partendo da semplici parole, come un “buongiorno” o un “buonasera”, o “ ti voglio bene”, si sono creati piccoli tasselli che hanno arricchito con il tempo le giornate dei ragazzi. A giocare un ruolo fondamentale non è stata solo l’arte circense dunque, ma anche l’attenzione di operatori e educatori che con gli anni sono scesi in campo affiancandosi ai piccoli artisti. Nasce così un’“equipe di strada” che funge da intermediario tra la strada e i servizi offerti dal centro diurno che svolge un programma umanitario d’urgenza e d’integrazione. Qui i ragazzi possono trovare anche uno spazio d’aggregazione e riconoscersi in primo luogo come persone. “Non esistono bambini di strada, esistono bambini dimenticati in strada da adulti. Questi adulti siamo tutti noi” pone l’accento Miloud Oukili, che rende concreto il suo sogno fondando nel 1996 l’associazione “Parada” . Il giovane clown franco-algerino, iniziando a portare nei sottosuoli di Bucarest la sua arte, denuncia al mondo una cruda realtà, ma trova anche una strategia per cogliere il vero senso della strada. Sdrammatizzando alcuni aspetti della vita, giocando con questi ragazzi, rendendoli partecipi e valorizzandoli, Miloud riesce a infondere loro sicurezza e speranza. La loro agilità e abilità, ma soprattutto il loro sorriso sono la loro forza, capace di arricchire la quotidianità con positività, dignità e libertà. Con questo programma i ragazzi iniziano a farsi conoscere, non solo in Romania, ma anche in Europa, con tournée e spettacoli che valorizzano le loro abilità. Parada è una fondazione che tuttora opera nel sociale per aiutare i più deboli ed emarginati. Nasce in Romania ma da una decina di anni è attiva anche in Italia. Silvia Baraldi che da anni collabora con Miloud ed è responsabile dell’organizzazione italiana delle tournée e degli spettacoli dei ragazzi di Bucarest ci spiega che la mission di Parada Italia è volta ad offrire sostegno e strumenti di intervento per garantire un futuro ai bambini e ai giovani di strada. Parada inoltre, cerca di coinvolgere la società civile affinché diventi portavoce dei valori quali il rispetto e l’apertura alla diversità. La filosofia del giovane clown ha riscosso successo, ricevendo notevoli riconoscimenti, tra cui anche la laurea ad honorem in Scienze dell’Educazione, il premio Unicef 2000, l’incontro con il Papa e il “diploma d’Eccellenza” da parte del Ministro della Cultura del Patrimonio Nazionale della Romania. I ragazzi di Parada, ambasciatori di un’infanzia negata, hanno coraggiosamente dato una svolta alla loro vita, hanno saputo credere nelle loro potenzialità, riappropriandosi della loro dignità ed è forse questa la loro caratteristica più importante e il loro incisivo messaggio di speranza. Riportiamo il testo dell’intervista gentilmente concessaci da Miloud a Padova nell’incontro organizzato dall’Istituto Maria Ausiliatrice e dal Comitato AGeSC in cui con un buffo italiano ammorbidito dalla pronuncia francese ha fortemente ribadito il valore dei suoi ragazzi.
Tutto nasce a partire da un naso rosso … Cosa ha visto negli occhi di quei ragazzi la prima volta che li ha incontrati?
“Cosa vedi quando incontri un clown?”
 … allegria?
“Quando incontri un clown la prima cosa che noti è l’allegria. I ragazzi mi trasmettono lo stesso sentimento. Quando ho incontrato questi ragazzi che si trovavano sulla strada ho provato la stessa cosa . Mi riferisco a quella speranza che, attraverso l’allegria, può sprigionare il diverso e cambiare il cammino”.
 Quindi un messaggio diverso, una nuova possibilità?
“Stiamo parlando di più di venti anni fa, il tempo passa. Secondo me sono rimasti colpiti da “qualcuno” che non portasse cibo o vestiti, ma la disponibilità, il sorriso e la messa in gioco. Ciò è avvenuto in un contesto particolare, in cui bisogna anche richiamare l’emergenza verso l’aiuto materiale, sanitario ed anche affettivo. Tutto ha avuto inizio con il “clown”, che per fortuna è riuscito a creare una dinamica a cui si sono affiancati medici, psicologi, animatori, segretari che hanno dato la possibilità a questi ragazzi di essere visti in modo molto diverso dalle persone. Si sono trovati sulla strada, che all’inizio è stato il loro spazio di quotidianità, non scelto da loro, ma imposto dalla necessità”.
Purtroppo non c’è solo Bucarest … la realtà è simile nelle periferie delle grandi città come Parigi, Milano, Lisbona.
 “Assolutamente. Posso ringraziare tutti i ragazzi che hanno accettato le dinamiche nostre, che hanno saputo cooperare alle diverse iniziative proposte da noi. La nascita della “Fondazione Parada” parte proprio dai loro bisogni, dai loro “buchi” rimasti incolmati. Ogni tanto mi piace ricordare che io non ho inventato assolutamente nulla, ho sempre portato tante esperienze che avevo vissuto prima in Francia e in seguito in altri paesi, avendo incontrato lì tante fondazioni, tante associazioni straniere. Le abbiamo inserite dove ci mancavano servizi, come risposte concrete ai bisogni totalmente mancanti.  Il fascino del clown, dell’arte circense ha colpito i ragazzi con seduzione, affascinandoli. Così la costruzione di un rapporto con loro è stata sicuramente più facile. Mi hanno sempre considerato diverso, ma la diversità fa sempre parte comunque di una dinamica dell’uomo. Il naso rosso contro l’indifferenza è più di una campagna, è una riflessione concreta”.
Com’è Miloud - papà?
“E’ una nuova avventura, è un’esperienza molto privata che desidero custodire come un gioiello personale. Ho dato la mia disponibilità portando per venti anni il mio impegno nelle strade di Bucarest e altre città. Ora vorrei essere come tutti i papà del mondo, orgoglioso di esserlo e tenere tutta questa bellezza e proteggerla anche più di ciò che ho protetto prima”.
La famiglia quindi per Lei ha un valore importante …
“Il mio senso di famiglia ho cercato di trasmetterlo attraverso l’educazione che ogni bambino può ricevere, attraverso la memoria che per fortuna abbiamo. Vedere un ex ragazzo della Fondazione che si prende cura con responsabilità di un bambino, per me è una lezione di vita. Quando ho iniziato avevo ventidue anni e loro quattordici, sedici anni. E’ stata per me un’esperienza forte. Credo che il non giudicare, ma cercare di imparare qualcosa anche da loro sia veramente prezioso”.

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