2 febbraio 2011

Teologhe, musulmane, femministe di Jolanda Guardi e Renata Bedendo (Effatà Editrice, 2009)


Il volume presenta una panoramica dello stato dell’arte nel dibattito della teologia musulmana femminista attraverso la lettura del pensiero di alcune esponenti del movimento. Il testo considera le esponenti principali della teologia musulmana femminista concentrandosi su alcune pensatrici che operano in diverse parti del mondo per un discorso di equità fra uomo e donna all’interno della cornice dei valori musulmani e propone anche alcune riflessioni sui possibili sviluppi del femminismo islamico in Italia. Spesso, nel corso dei secoli, le donne sono state ridotte al silenzio, con questo testo viene così data a loro una parola che ci si augura possa trovare un’eco sempre più vasta.

Siamo abituati a pensare all’Islàm come ad una realtà monolitica, senza sfaccettature, compatta, generalmente basata su una rigida ermeneutica coranica da cui discende un’unica realizzazione politica e sociale come a esempio una visione della donna relegata in un ruolo secondario e subalterno. Questo libro vuole dimostrare che un altro punto di vista dell’Islàm è possibile e attraverso un costante richiamo alle fonti principali che sono il Corano e la Sunna – costituita dai detti del Profeta Muhammad - presenta il lavoro di ricerca di diverse teologhe musulmane contemporanee che aprono ad un ripensamento dell’identità e del ruolo delle donne nei Paesi islamici e non , e più in generale ad una nuova esegesi del Corano che si richiama in parte “ a modelli di interpretazione già consolidati all’interno del mondo musulmano, pur se non prevalenti”.
Le autrici Renata Bedendo e Jolanda Guardi si occupano da molti anni del mondo islamico e specialmente di quello femminile: Bedendo in particolare si interessa di dialogo islamo-cristiano ed è membro del Consiglio di Presidenza del Coordinamento delle Teologhe Italiane, mentre Guardi è docente di Lingua e Traduzione Araba all’Università degli Studi di Milano, nel 2008 ha vinto il premio Benhaduga per la traduzione dall’arabo. Entrambe sono state insignite del titolo di Ambasciatore di Pace

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