Nella Giornata internazionale della coscienza delle Nazioni Unite, celebrata il 5 aprile, la vita morale della persona umana viene posta al centro come questione di responsabilità globale
Nel linguaggio delle Nazioni Unite, la coscienza non viene trattata come una dottrina confessionale. Essa è collegata alla stessa dignità umana. La Dichiarazione universale dei diritti umani afferma che tutti gli esseri umani sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. La visione ONU di una cultura della pace si fonda sul dialogo e sull’educazione, capaci di orientare il comportamento nella vita pubblica. In questo quadro, la coscienza è la capacità interiore che frena la crudeltà, resiste all’indifferenza e rende moralmente possibile la convivenza pacifica. Non è soltanto un sentimento privato. È una sorgente di responsabilità.
Questa comprensione è particolarmente rilevante oggi. Le società moderne dispongono di un accesso enorme alle informazioni, ma l’informazione da sola non produce saggezza. Le istituzioni possono funzionare in modo efficiente e tuttavia perdere credibilità morale. Il discorso pubblico può essere abbondante mentre la verità resta fragile. La crisi più profonda del nostro tempo non è soltanto politica o economica. È anche una crisi di discernimento morale. Quando la coscienza si ottunde, l’odio diventa più facile, la menzogna diventa utile e gli esseri umani perdono la loro dignità concreta.
Persone appartenenti a molte tradizioni religiose e filosofiche riconoscono l’esistenza di una facoltà morale interiore, anche se la descrivono in modi diversi. Attraverso queste tradizioni, gli esseri umani sono considerati capaci di giudizio morale, autocontrollo, sincerità e attenzione verso gli altri. Queste tradizioni non dicono tutte la stessa cosa nello stesso modo, ma convergono nell’affermare che questa capacità morale interiore può essere coltivata, trascurata o corrotta.
Per la Universal Peace Federation, questo punto è essenziale. Ispirata alla Dr.ssa Hak Ja Han e al compianto Dr. Sun Myung Moon, la UPF considera la coscienza come una guida interiore che orienta verità, bontà e responsabilità. Essa funge da profonda bussola morale per l’etica personale e sociale. Questa prospettiva interreligiosa si riflette anche nel progetto World Scripture, avviato dai fondatori della UPF. World Scripture: A Comparative Anthology of Sacred Texts, pubblicato per la prima volta nel 1991, ha raccolto passi sacri provenienti da molte religioni del mondo, con l’obiettivo di illuminare i loro insegnamenti universali e metterne in evidenza il terreno comune. Sviluppato con il sostegno di un comitato editoriale formato da illustri studiosi appartenenti a diverse tradizioni religiose, il progetto ha contribuito a esprimere una visione di compatibilità e armonia interreligiosa che rimane direttamente rilevante per il significato etico della coscienza oggi.
Per questo la coscienza non può restare una virtù astratta. Deve assumere una forma sociale. Questo messaggio ha una rilevanza particolare nell’attuale campagna internazionale della UPF, 100 Days of Serving Community. Aprile è il Month of Service. In questo contesto, la coscienza trova una sua espressione concreta attraverso il servizio che rafforza le comunità e ricostruisce la fiducia. Attraverso questo servizio pratico, la UPF mostra che la convinzione morale trova la sua espressione più piena quando viene vissuta per il bene degli altri e della comunità più ampia. Per la UPF, questa convinzione si riflette in sforzi concreti che collegano la riflessione morale all’azione pubblica. Attraverso il dialogo interreligioso, la leadership etica, il coinvolgimento dei giovani, l’educazione familiare e la cooperazione tra soggetti civici e governativi, la coscienza viene tradotta in abitudini di pace. Un mondo pacifico richiede non solo leggi e sistemi, ma persone il cui orientamento interiore sia ancora vivo.In questa Giornata internazionale della coscienza, la UPF ricorda che la pace nasce nella coscienza, si forma nelle famiglie, si rafforza attraverso l’educazione e diventa visibile nel servizio. In questo spirito, la Universal Peace Federation invita a una rinnovata cooperazione tra educatori, leader religiosi, servitori pubblici, professionisti dei media, giovani e società civile. La coscienza deve essere formata nelle famiglie, insegnata nelle scuole, rispettata nella vita pubblica ed espressa nel servizio. In questo sforzo condiviso, la comunità internazionale può ritrovare non solo il linguaggio della pace, ma anche la disciplina necessaria per praticarla.
Dr. Tageldin Hamad, Presidente Universal Peace Federation
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