2 febbraio 2011

Multiculturalismo perde forza in Europa Quale integrazione per l’Europa?

Il multiculturalismo sembra aver perso forza in Europa, dopo che il presidente francese Nicolas Sarkozy è entrato a far parte dei dirigenti che hanno dichiarato che esso ha fallito.
"La verità è che in tutte le nostre democrazie siamo stati troppo occupati con l'identità di coloro che sono venuti da fuori e non abbastanza con l'identità del paese che li ha accolti", ha detto Sarkozy in un discorso alla televisione francese.
Le sue dichiarazioni fanno eco a quelle fatte dal leader come il Primo Ministro britannico David Cameron e il cancelliere tedesco Angela Merkel.
In tutta Europa, con un incremento dell’immigrazione nel corso degli anni novanta e l’inizio degli anni duemila, è cresciuta la preoccupazione per l'erosione delle identità nazionali.
I critici del multiculturalismo sostengono che la mancata integrazione degli immigrati ha portato ad una crescente minoranza che non ha un’adeguata conoscenza linguistica, non è in grado di trovare un lavoro e vengono ad aggravare il sistema dello stato sociale.
I timori che isolate comunità islamiche potrebbero produrre terroristi cresciuti nelle nostre comunità hanno alimentato il crescente sostegno a partiti di estrema destra che giocano sulla xenofobia e sentimenti anti-musulmani. L'anno scorso, un partito di estrema destra, nella Svezia tradizionalmente tollerante, è entrato in Parlamento per la prima volta dopo una campagna contro il multiculturalismo.
Il concetto di multiculturalismo sembra aver perso forza anche in paesi dove è stato molto apprezzato per molti anni.
Cameron ha criticato quello che ha definito "multiculturalismo di stato" in un discorso sull’estremismo in una conferenza ad alto livello sulla sicurezza, a Monaco di Baviera all’inizio di Febbraio.
"Non tolleriamo il razzismo nella nostra società, ad opera di bianchi, non dovremmo tollerare l'estremismo da parte di altri gruppi etnici", ha detto Cameron.
La Merkel già lo scorso ottobre (2010) ha dichiarato che il multiculturalismo in Germania era stato un fallimento totale.
Nel suo commento all’inizio di Febbraio, Sarkozy ha detto che i politici dovrebbero avere idee più chiare nell’ affrontare il tema immigrazione.
"E 'nel silenzio che gli estremisti prosperano", ha detto. "Non appena si pronuncia la parola, la gente ci accusa di essere razzisti".

Dossier sul fenomeno migratorio


Di Giorgio Gasperoni

Diritti Umani e Migranti

Il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki- moon ha parlato al Parlamento Europeo lo scorso Ottobre 2010. Il Segretario ha richiamato l’attenzione sui Diritti Umani Universali, la richiesta di lottare contro la povertà, la sensibilizzazione ai cambiamenti climatici, e l’avanzamento degli obiettivi del Millennio.
In un report di Thalif Deen, Int. Press Service, viene evidenziato che in un contesto di crescente xenofobia e tendenze anti-immigrazione in Europa Occidentale, le Nazioni Unite hanno celebrato “The International Migrants Day” (Giorno Internazionale del Migrante), nella settimana prima di Natale, chiedendo a tutti i Membri Stati di ratificare la Convenzione del 1990 che chiedeva di proteggere i migranti a livello mondiale.
L’appello del Segretario è diretto principalmente verso gli Stati Occidentali dove risiedono più di 215 milioni di immigranti, i quali hanno rifiutato di ratificare un trattato che obbliga queste nazioni a dare protezione e sicurezza ai lavoratori immigrati. “La situazione irregolare di molti immigranti non dovrebbe privarli sia della loro dignità umana che dei loro diritti”, Ha affermato Ban Ki- moon il 18 dicembre, il giorno prima del “Giorno Internazionale del Migrante”.
Il trattato che è diventato legale nel Luglio del 2003 con la firma di 20 nazioni, principalmente quelle che danno forza lavoro migrante, come l’Egitto, lo Sri Lanka, le Filippine, la Turchia, il Ghana, il Messico, l’Algeria e il Marocco. Le Nazioni occidentali hanno eluso il trattato soprattutto quelle che hanno una vasta popolazione immigrata come la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, la Francia, la Germania e l’Italia.
Nisha Varia, esperta ricercatrice sui diritti delle donne presso HRW(Human Right Watch), ha detto che molti governi hanno peggiorato la situazione con politiche che aggravano la discriminazione o rendono difficile per gli immigranti, anche contattare le autorità per chiedere aiuto. Ha detto che le politiche di immigrazione espongono i migranti all'abuso, compreso lo sfruttamento del lavoro, la violenza, la tratta, maltrattamenti nella detenzione, e le uccisioni. Inoltre, i paesi coinvolti offrono delle risorse limitate nella ricerca di giustizia.
L'aumento della xenofobia è evidente soprattutto in Europa occidentale, anche in paesi come Francia, Italia, Germania e Svizzera, e anche negli Stati Uniti.
“Durante i periodi di difficoltà economiche”, Varia ha continuato, “le popolazioni locali possono incolpare gli immigrati di portare via lavoro, anche se essi non sono disposti a svolgere tali mansioni, e i governi devono affrontare il sentimento xenofobo che può condurre alla discriminazione e alla violenza contro gli immigrati".
Un altro aspetto importante da tenere in considerazione sono, secondo la Banca Mondiale, i flussi delle rimesse verso i paesi in via di sviluppo che è passato da 278 miliardi dollari nel 2007 a 325 miliardi dollari nel 2008. Nel 2009, però, le rimesse sono scese a 307 miliardi dollari.
Nel suo rapporto, HRW sottolinea che molti paesi si basano sui lavoratori immigranti per colmare carenze di manodopera in lavori a bassa retribuzione, pericolosi e scarsamente regolamentati. L'organizzazione per i diritti umani ha inoltre documentato lo sfruttamento del lavoro e gli ostacoli al risarcimento per gli immigranti in agricoltura, lavoro domestico, e l’edilizia in nazioni come Indonesia, Malesia, Kazakistan, Kuwait, Libano, Arabia Saudita, Tailandia, Emirati Arabi Uniti, e Stati Uniti.
Uno studio pubblicato all'inizio di quest'anno dall’University College di Londra ha dimostrato che i nuovi arrivati dall'Europa dell'Est hanno pagato il 37 per cento in più tasse di quanto hanno ricevuto in benefici e servizi pubblici nel 2008-09. Gli immigranti hanno contribuito molto di più in termini di fornire importanti servizi pubblici come medici, infermieri o addetti alle pulizie nel Servizio Sanitario Nazionale.
Questi studi mettono in rilievo che dal livello parlamentare, alla gente della strada, o discussioni al bar o a cena, ci sono accesi dibattiti circa l'impatto degli immigranti sull’identità nazionale, sulla sicurezza, l'occupazione, la sanità e la previdenza sociale - tutte quelle cose che compongono il tessuto di una società.
Purtroppo, molte di queste discussioni sono basate su emozioni e miti e non sulla realtà sociale ed economica. La migrazione ora e in futuro sarà guidata dalle tendenze economiche mondiali, sociali e demografiche e questo fatto non può più essere ignorato.
Una delle ragioni di questo forte aumento sarà il calo della popolazione nei paesi industrializzati del mondo, un calo previsto di quasi il 25 per cento entro il 2050, in accordo alle ricerche. Questo aumenterà in modo significativo la domanda di lavoratori immigranti in un momento in cui la forza lavoro nei paesi in via di sviluppo aumenterà da 2,4 miliardi nel 2005 a 3,6 miliardi nel 2040.

Giustizia economica


FINCHE’ UNA SOCIETA’ TOLLERA GRANDI DISPARITA’ nel tenore di vita tra ricchi e poveri, non può essere considerata una società giusta. Tali disparità indeboliscono i legami di solidarietà tra i cittadini, e generano distinzioni di classe e i pregiudizi che si accompagnano. Inoltre, la pari opportunità e la giustizia secondo la legge è una finzione in una società dove il ricco ha tutti i vantaggi sul povero. I visionari di ogni tempo hanno ricercato la democrazia economica per accompagnare la democrazia politica. Socialismi di vario tipo sono sorti in risposta a questo desiderio perenne della mente originale. La giustizia economica comincia con il comandamento di non rubare. I ladri non sono soltanto quelli che rubano alle altre persone, ma anche, e più pericolosamente, quelli in una posizione di autorità che derubano dal trogolo pubblico.
Questo porta alla questione di ciò che è 'pubblico' e ciò che è 'privato'. Dio creò la terra, con la sua aria, acqua e le risorse minerarie, e in Israele biblico, tutta la terra apparteneva a Dio insieme al popolo, come i suoi custodi.
Questo punto di vista scritturale sfida il concetto capitalista di proprietà privata, e suggerisce che proprio un sistema economico dovrebbe implicare una qualche nozione di proprietà comune.
Alcune riflessioni extrapolate da discorsi di Sun Myung Moon, Fondatore della Universal Peace Federation
Inoltre, dal punto di vista di Dio, tutte le persone sono membri di una famiglia. Come, allora, può il ricco dormire con una coscienza tranquilla, mentre alcuni dei suoi fratelli e sorelle soffrono la fame? I primi cristiani tenevano tutte le proprietà in comune, una tradizione che ha persistito negli esperimenti utopistici socialisti fino ad oggi. La chiave per un socialismo di successo, secondo Rev. Moon, è l'amore di Dio, che è la fonte dell'impulso verso un amore fraterno e benevolo. Può spingere i ricchi a condividere le loro benedizioni, creando un ciclo virtuoso del dare.
Il comunismo, d'altra parte, ha cercato di istituzionalizzare la proprietà comune attraverso un meccanismo di stato che ha preso ai ricchi per distribuire ai poveri. Si è utilizzato il risentimento del proletariato per giustificare ciò che si stava essenzialmente rubando, il tutto eseguito con grande brutalità. Si è adottata questa strategia spregevole, secondo il Rev Moon, a causa del suo ateismo e dell’ostilità nei confronti della religione.
Invece di guardare allo stato per correggere gli squilibri economici, possiamo guardare a noi stessi. Noi possiamo cessare di lottare solo per il nostro profitto individuale e invece riconoscerci come fratelli e sorelle, membri della famiglia di Dio. Poi, proprio come una famiglia i membri ripartiscono profitti e spese al momento del loro budget mensile, la gente di ogni villaggio o del quartiere potrebbe incontrarsi regolarmente e volontariamente suddividere il reddito e
le spese di partecipazione per promuovere la correttezza e l'uguaglianza. Per lo stesso motivo, i datori di lavoro e proprietari di fabbriche dovrebbero pagare ai loro lavoratori un salario dignitoso, non solo per incoraggiare la loro industria, ma anche a riguardo del loro valore come
esseri umani. Allo stesso modo, nella famiglia delle nazioni, i paesi ricchi offrirebbero volontariamente aiuti e assistenza tecnologica per le nazioni in via di sviluppo, con l'obiettivo che tutte le persone sul pianeta avrebbero standard di vita equivalenti. A supporto di questo, dovremmo promuovere una cultura che onori le persone di più per il loro altruismo che per le loro
ricchezze. Il rev. Moon immagina questo come un modo pratico per realizzare la giustizia economica.
Insegnamenti di Sun Myung Moon
La religione insegna alle persone a negare e respingere tutto ciò che il nostro corpo desidera. Il nostro corpo ci dice di rubare il cibo quando abbiamo fame, ma il Cielo ci insegna sempre a dire "No" a tale impulso. (131:25, 11 Mar 1984)
… Cosa c'è di sbagliato nel rubare? Quello che rubi è il risultato del sacrificio e del merito di qualcuno; quindi ha valore pubblico. Quando lo si prende senza pagare nulla per esso, si nega quel pubblico valore. Questo è un peccato. (105:92-92, 30 settembre 1979)

La Cittadinanza Mondiale



IL MONDO SEMBRA CHE SI STIA MUOVENDO INESORABILMENTE verso l'unità, ma le forze centrifughe minacciano di farla saltare in aria. Tendenze verso la globalizzazione delle comunicazioni, istruzione, trasporti e commercio stanno legando le nazioni insieme in una rete interdipendente di reciproco vantaggio. Tuttavia, il cammino verso l'unità del mondo non può essere forgiato solo sulla base degli scambi. Finché l'ordine del giorno mondiale è dettato dai poteri economici dominanti, ci saranno popoli del mondo in via di sviluppo che sentono il colosso della globalizzazione come una minaccia mortale. I popoli orgogliosi con una storia gloriosa cercheranno strade alternative per affermare il loro posto d’onore - l'ascesa dell’Islamismo ne è un esempio. Di conseguenza, l'economia non possiede la chiave per l'unità del mondo. Quella chiave, elemento centrale, è la religione. Certo, gli insegnamenti religiosi possono creare divisioni. Eppure, ogni religione contiene insegnamenti che elevano l'ideale di unità mondiale, radicata in Dio che è il Genitore di tutta l'umanità. Dio vede tutti gli esseri umani come Suoi figli; quindi il mondo è destinato ad essere una sola famiglia. Gli insegnamenti religiosi demarcano il percorso per rendere questa unità una realtà, per esempio la promozione del matrimonio internazionale, interrazziale e interreligioso da parte del Rev. Moon.

Alcune riflessioni extrapolate da discorsi di Sun Myung Moon, Fondatore della Universal Peace Federation
Ognuno aspira a vivere in un mondo unificato che trascende la nazionalità. Questo desiderio nasce dalla profondità del cuore. Viene fuori a gran voce dall’ideale e dal cuore dei veri esseri umani. E’ anche il cuore e la speranza di Dio. (115:177, 10 novembre 1981)

Dobbiamo superare il nazionalismo. Un popolo dovrebbe far emergere quei cuori che trascendono lealtà etniche, che amano gli altri popoli più del loro stesso popolo. (34:337 20 settembre 1970)

Da questo momento in poi, la definizione di "mio paese" avrà bisogno di essere ampliata. Anche se tutti hanno il loro paese di origine in cui sono nati e vivono, in un senso più ampio, il mondo intero che Dio, il nostro Padre, ha creato è "il mio paese." (219:121, 28 agosto 1991).

Assemblea Generale delle Nazioni Unite

Inaugurano la Settimana Mondiale dell’Armonia Interreligiosa


A/65/L.5 - 15 ottobre 2010


Sessantacinquesima sessione
Punto 15 del programma
Cultura di pace

Risoluzione (traccia) presentata da: Azerbaijan, Bahrain, Giordania, Oman, Arabia Saudita e Turchia

Settimana Mondiale dell’Armonia Interreligiosa

L’Assemblea Generale,

facendo riferimento alle risoluzioni 53/243 del 13 settembre 1999 sulla dichiarazione e la programmazione di azioni relative a una cultura di pace, 57/6 del 4 novembre 2002 concernenti la promozione di una cultura di pace e non-violenza, 58/128 del 19 dicembre 2003 sulla promozione della comprensione, dell’armonia e della cooperazione religiosa e culturale, 60/4 del 20 novembre 2009 sull’Alleanza fra le Civiltà, 64/81 del 7 dicembre 2009 sulla promozione del dialogo, della comprensione, dell’armonia e della cooperazione interreligiosa e interculturale per la pace e 64/164 del 18 dicembre 2009 sull’eliminazione di ogni forma di intolleranza e discriminazione sulla base del credo o della religione,

Riconoscendo il bisogno imperativo di dialogo fra le diverse fedi e religioni per promuovere la comprensione, l’armonia e la collaborazione reciproca fra i popoli,

Richiamandosi, apprezzandole, alle varie iniziative globali, regionali o sub-regionali sulla comprensione reciproca e sull’armonia interreligiosa, compresi il Forum Tripartito sulla Cooperazione Interreligiosa per la Pace e l’iniziativa “Una Parola Comune”,

Riconoscendo che l’imperativo morale di tutte le religioni, convinzioni e credi fa appello alla pace, alla tolleranza e alla comprensione reciproca

1. Riafferma che la comprensione reciproca e il dialogo interreligioso costituiscono dimensioni importanti di una cultura di pace;
2. Proclama la prima settimana del mese di febbraio di ogni anno “Settimana Mondiale dell’Armonia fra tutte le Religioni, Fedi e Credi”;
3. Incoraggia tutti gli Stati a sostenere, su base volontaria, la diffusione del messaggio di armonia interreligiosa e di buona volontà in tutte le chiese, moschee, sinagoghe, templi e altri luoghi di culto durante quella settimana, basati sull’amore per Dio e per il prossimo, o sull’amore per il bene e per il prossimo, secondo le proprie tradizioni o convinzioni religiose;
4. Richiede al Segretario Generale di tenere informata l’Assemblea Generale sull’attuazione della presente risoluzione.


10-58725 (E) 181010

L’importanza delle Istituzioni:

Quale relazione esiste in una Società tra Religione, Politica e Scienza?

Di Giorgio Gasperoni

In questo articolo vogliamo esaminare brevemente il ruolo che hanno religione, politica, scienza e come possono contribuire - in questo particolare momento, quando sembra che la nostra società abbia perso il bandolo della matassa - alla creazione, mantenimento e miglioramento della società. Si analizzerà perché rivestono diverse, anche se contemporaneamente essenziali, funzioni. La religione crea l'unità della società, la politica crea la giustizia della società, e la scienza crea la verità della società.
Ogni società è la creazione di molte istituzioni, individuali, e di modelli simbolici. Questa unità è vissuta come un vincolo comune, che consente ai membri della società di avere una base comune. Questa identificazione non è, in linea di principio, la conoscenza immediata e l'amore degli uni per gli altri. Si tratta, piuttosto, del riconoscimento comune che identifica tutti con qualcosa che li trascende. In virtù della loro comune appartenenza o amore, per questa realtà superiore che tutti identificano, i membri della società confermano la loro unione con gli altri.
Questo riconoscimento che la società è un’unità mediata, tramite comportamenti sociali e articolata attraverso simboli, si può definire una società con una visione di "religione civile". Che ogni società abbia una propria religione (cioè, qualcosa che lega la sua gente insieme) è un luogo comune della sociologia contemporanea.
Dal punto di vista sociale e funzionale, anche una società atea ha una religione civile, perché questo termine si riferisce semplicemente ai valori, riti e simboli che regolano le relazioni fra la gente in ogni società e stabilisce il senso di unità. Da questo punto di vista funzionale, il simbolo dell'unità di una società è il concetto di “Dio”. La domanda importante, quindi, non è se una società chiama il suo concetto di Dio "Dio" o se lo chiama con un altro nome. La controversia Teismo vs Ateismo è irrilevante dal punto di vista funzionale di quella società.
Ciò che è importante rilevare, è se i valori di una società sono universali ed inclusivi, o se sono soggettivi ed esclusivi. Se una società ha valori esclusivi, quindi l'identificazione dei suoi membri richiede la loro non identificazione con persone al di fuori del loro gruppo. In questa situazione, guerra e concorrenza con gli altri possono essere visti come essenziali per l'identità e l'esistenza di una società. Il nazionalismo moderno, che afferma che un particolare stato-nazione è l’obiettivo a cui far riferimento per la propria lealtà, è una religione civile non universale. Per questo motivo, il nazionalismo moderno vive di guerra e concorrenza economica.
Il mondo ha bisogno di valori universali condivisi, in modo che tutte le persone siano in grado di identificarsi come parte di un’unica famiglia umana. Una società mondiale potrebbe mitigare la concorrenza e la guerra tra gruppi sociali e fornire un quadro di riferimento per risolvere i conflitti in maniera giusta.
In conclusione, il contributo dei valori religiosi alla società è quello di creare la sua unità, la società non si basa su rapporti immediati, ma su una identificazione condivisa e mediata con qualcosa di più elevato, questa identificazione condivisa dovrebbe essere universale, piuttosto che non universale; tale identificazione può essere universale, senza rappresentare una minaccia per l'integrità di gruppi particolari, solo se si tratta di una identificazione con valori universali condivisi.
La religione non è la politica. La politica ha il suo compito speciale. La responsabilità della politica è quella di creare la giustizia della società.
La giustizia non è la stessa cosa dell’unità. Nella tradizionale teoria sociale cristiana, questo è riconosciuto, distinguendo la giustizia dall’amore. Limitarsi a dire che ci amiamo l’un l’altro e riconoscere che siamo tutti fratelli, non risolve i problemi del mondo. Il problema è che, anche dove le persone si amano, il loro amore non indica in modo specifico come agire.
La giustizia si occupa di come interagire nelle relazioni. Dovunque ci sia una società, c'è un bisogno di giustizia. Dal momento che una società non è solo un’unità, ma un'unità di molti individui, istituzioni, e obiettivi, è necessario che il bene di tutte queste parti della società sia ordinato e mantenuto. Il bene di tutti questi componenti della società può essere concepito solo come un loro bene nel rispetto di quello degli altri.
Bilanciare il bene di ogni parte della società in relazione al bene della altre parti della società è giustizia. La giustizia è un confronto, bilanciamento e armonizzazione delle diverse rivendicazioni in relazione degli uni verso gli altri e viceversa, per mantenere una giusta unità della società. La creazione della giustizia nella società è soprattutto il compito della politica.
Il compito della politica è minacciato sia dall’individualismo antireligioso sia da un comunitarismo iper-religioso. Una società molto individualista, come gli Stati Uniti, non riesce a dare adeguato riconoscimento a questa esperienza di unità, che la preoccupazione della politica per la giustizia presuppone. (Da qui, negli Stati Uniti, ci si preoccupa troppo per i diritti individuali e non abbastanza per la giustizia sociale.) D'altro canto, l'enfasi esagerata sulla religione e il principio di unità ("amore") può portare alla svalutazione della giustizia. In ogni società l'amore e la giustizia devono essere distinti. Perciò, la religione e la politica devono dare il loro contributo in maniera distinta, entrambe necessarie, al bene sociale.
Ora, che cos’è la giustizia? La prima cosa da dire è che la giustizia non è una sola cosa. Ci sono diversi tipi di giustizia, e l'osservanza di ogni tipo di giustizia è altrettanto necessaria.Vi può essere una politica razionalistica che riduce la giustizia della società ad un tipo di giustizia, e in tal modo non presta attenzione a molte altre richieste di giustizia. Ad esempio, vi è una democrazia totalitaria, che riduce ogni giustizia alla parità (una sorta di giustizia) e non ascolta le giuste pretese di eccellenza e di ordine. La giustizia richiede, pertanto, che vi sia un giusto bilanciamento e armonizzazione dei diversi livelli di giuste richieste.
Questi diversi livelli di giustizia non sono racchiusi sotto un unico modello razionale. Ogni livello di giustizia ha un proprio valore sociale. I conflitti tra i vari livelli di giustizia non possono essere risolti razionalmente dalla scienza. Il conflitto tra le diverse esigenze richiede un’armonizzazione, o compromesso, attraverso un atto politico. La politica, dunque, è un'arte. Il tentativo di far passare la politica come scientifica evidenzia un malinteso che tutte le giuste richieste possono essere racchiuse in un unico genere.
In conclusione, i compiti della religione e della politica sono diversi, la prima crea l'unità sociale, la seconda la giustizia sociale. Ci sono diversi tipi di giustizia e, quindi, la politica non è una scienza, ma un'arte, un’attività pratica che mira a bilanciare molti tipi di richieste; la sua funzione essenziale è quella di creare una maggiore armonia sociale e cooperazione; piuttosto che limitarsi a reprimere il male, la politica sarà sempre necessaria anche in un mondo giusto.
La scienza mantiene e aumenta la libertà umana. Il contributo della scienza alla società è quello di aumentare la libertà umana. Ma che cos'è la libertà? La libertà è la capacità di poter controllare la propria situazione futura o effettivamente influenzare il mondo in modo che le cose si muovano in accordo con i propri desideri. La libertà non è una mera spontaneità del volere, o semplice voglia di ciò che si vuole. La libertà è piuttosto la capacità di agire in modo tale che si può controllare il proprio futuro. La libertà è la capacità dell'uomo di controllare il suo futuro attraverso la sua attività. Ha un carattere oggettivo e non soggettivo.
Una vera scienza cerca di aumentare la libertà umana, cioè, perfezionare la nostra capacità di controllare la nostra situazione futura, le attività della scienza servono per aumentare la nostra conoscenza delle implicazioni e delle conseguenze dei nostri atti, una scienza che non tiene questi due compiti in equilibrio, non solo non aumenta la libertà umana, ma può effettivamente ridurre la libertà umana, creando un mondo sempre più irrazionale. La scienza deve riscoprire il suo scopo morale e istituzionalmente ristrutturarsi in modo da servire a tale scopo.
Fino a questo punto, la discussione si è incentrata sul contributo essenziale della religione, della politica e della scienza alla società, ma non sulla loro relazione reciproca. L'argomento fin qui trattato implica chiaramente che non solo la società ha bisogno del beneficio di tutte e tre ma che ognunadi esse ha bisogno delle altre due. Pertanto, nessuna di queste tre dovrebbe essere ridotta a uno strumento degli altri. Quando, ad esempio, la religione si confonde con la politica o la politica con la scienza, non solo è la società ad essere danneggiata, ma queste tre istituzioni vengono distorte. Ad esempio, la scienza diventa politicizzata o la religione diventa nazionalista.
Abbiamo considerato le conseguenze sociali della riduzione della scienza o della politica o della religione a qualcosa d’altro da sé. Ciascuna di queste istituzioni ha un proprio contributo da dare alla società, e quindi ognuna deve rispettare l'integrità e il diritto delle altre istituzioni a svolgere il proprio ruolo corretto. Naturalmente, la società è un sistema, e queste attività istituzionali devono essere coordinate, ma sono tutte ugualmente essenziali e devono essere tutte rispettate e mantenute. Inoltre, le altre istituzioni, soprattutto la famiglia, l’economia, le arti, i mezzi di comunicazione - hanno i loro importanti contributi, e altrettanto significativi, da dare alla società. I principi sopra elencati si applicano anche a loro. Anche se non abbiamo esaminato altre sfere istituzionali non significa che non siano altrettanto importanti.

Teologhe, musulmane, femministe di Jolanda Guardi e Renata Bedendo (Effatà Editrice, 2009)


Il volume presenta una panoramica dello stato dell’arte nel dibattito della teologia musulmana femminista attraverso la lettura del pensiero di alcune esponenti del movimento. Il testo considera le esponenti principali della teologia musulmana femminista concentrandosi su alcune pensatrici che operano in diverse parti del mondo per un discorso di equità fra uomo e donna all’interno della cornice dei valori musulmani e propone anche alcune riflessioni sui possibili sviluppi del femminismo islamico in Italia. Spesso, nel corso dei secoli, le donne sono state ridotte al silenzio, con questo testo viene così data a loro una parola che ci si augura possa trovare un’eco sempre più vasta.

Siamo abituati a pensare all’Islàm come ad una realtà monolitica, senza sfaccettature, compatta, generalmente basata su una rigida ermeneutica coranica da cui discende un’unica realizzazione politica e sociale come a esempio una visione della donna relegata in un ruolo secondario e subalterno. Questo libro vuole dimostrare che un altro punto di vista dell’Islàm è possibile e attraverso un costante richiamo alle fonti principali che sono il Corano e la Sunna – costituita dai detti del Profeta Muhammad - presenta il lavoro di ricerca di diverse teologhe musulmane contemporanee che aprono ad un ripensamento dell’identità e del ruolo delle donne nei Paesi islamici e non , e più in generale ad una nuova esegesi del Corano che si richiama in parte “ a modelli di interpretazione già consolidati all’interno del mondo musulmano, pur se non prevalenti”.
Le autrici Renata Bedendo e Jolanda Guardi si occupano da molti anni del mondo islamico e specialmente di quello femminile: Bedendo in particolare si interessa di dialogo islamo-cristiano ed è membro del Consiglio di Presidenza del Coordinamento delle Teologhe Italiane, mentre Guardi è docente di Lingua e Traduzione Araba all’Università degli Studi di Milano, nel 2008 ha vinto il premio Benhaduga per la traduzione dall’arabo. Entrambe sono state insignite del titolo di Ambasciatore di Pace

I segni dei tempi e la nostra responsabilità


Di Giuseppe Calì

Sono appena tornato da un grande convegno, presieduto dal figlio del Rev. Sun Myung Moon, fondatore della Universal Peace Federation, Hyong Jin Moon,su “Interfaith Cooperation and Universal Peace” svoltosi a Seul in Corea del Sud nella seconda settimana di febbraio, in occasione della “World Interfaith Harmony week” delle Nazioni Unite. Ispirati dalla grande e qualificata partecipazione mondiale, riprendiamo il lavoro di costruzione dell’organismo dell’UPF che proprio a questo tema si rivolge: il Consiglio Interreligioso per la Pace.
A questo proposito, con l’intento di rendere partecipi i nostri lettori, ne comunico i punti fondanti. È un documento che sarà elaborato ulteriormente a seguito degli incontri che proprio in questi giorni si stanno realizzando tra esponenti delle varie fedi, raccogliendo così le ispirazioni e le istanze di tutte le componenti, al fine di costruire una vera e propria dichiarazione di intenti che servirà da base per l’operato dell’organismo.

Noi fedeli e rappresentanti delle religioni del mondo, constatando nella nostra società la crescente disattenzione ai Principi fondamentali dell’esistenza umana e la perdita dei valori che ne consegue, riteniamo di dovere prendere responsabilità, di fronte alla nostra gente e soprattutto alle nuove generazioni, nel ripristinare i Principi sacri ed universali donatici dal Creatore per la nostra felicità e promuovere strade nuove per la costruzione di un mondo di pace, amore e giustizia.
La crisi attuale, sicuramente drammatica, se affrontata con speranza e consapevolezza, può portare ad una svolta positiva senza precedenti nella storia dell’umanità. L’uomo di oggi, soprattutto grazie ai grandi personaggi che hanno fondato le varie religioni ed alle tradizioni che ne sono derivate, ha maturato un grande potenziale di spiritualità ed amore ed è pronto ad cambiamento epocale. È con grande senso di responsabilità ed idealismo quindi che affrontiamo questa impresa, che potrà compiersi attraverso la costruzione di un modello di convivenza, dialogo e collaborazione proprio tra coloro che raccolgono con sincerità e devozione l’eredità dei Grandi Santi della Storia.

Dichiariamo quindi che:

1. Riconosciamo che esiste un unico Creatore a cui tutti noi facciamo riferimento. E' grazie a Lui che siamo qui e nel Suo Nome noi operiamo per essere un canale puro della Sua Pace.
2. L'uomo è essenzialmente Spirito ed ha bisogno della "Religione" e della "Spiritualità" per essere giusto, predisposto al bene e felice. Il Consiglio Interreligioso per la Pace non vuole essere un'alternativa alle religioni esistenti, ma un sostegno per tutte loro, grandi e piccole , in un momento in cui l'umanità ha assoluto bisogno di ritrovare la vera fede, la vera speranza ed un amore vero.
3. Il dialogo aperto, libero ed amorevole, è la base per un mondo di pace. In un momento in cui il conflitto domina nella vita della nostra società come metodo politico, strumento di arrivismi egoistici ed insegnamento distruttivo per le nuove generazioni, noi proponiamo la fratellanza universale basata sul servizio altruistico, il dialogo sincero e la collaborazione al bene comune. Le religioni hanno il dovere di dimostrare che chi crede può essere buono, costruttivo e capace di vivere in armonia andando oltre le barriere di qualsiasi tipo: religioso, culturale, etnico, tra i sessi e generazionale.
4. Il nostro scopo è mirare alla costruzione, in collaborazione con il nostro Unico Creatore, di una unica famiglia mondiale sotto un unico Dio. È nella famiglia che l'uomo forma primariamente la propria spiritualità, la propria psicologia e la propria capacità relazionale. I valori che reggono il sistema familiare ed i Principi Universali da cui provengono, sono la base della prosperità sociale, delle relazioni tra persone, comunità, etnie e nazioni. La base per la formazione di un grande Consiglio Mondiale per la Pace e la sua efficacia ed autorità provengono dall'unica istituzione naturale creata dal Dio Onnipotente: la famiglia.

Gli strumenti per l'opera del Consiglio Interreligioso per la Pace saranno:
Dialogo costante all'interno del Consiglio, tra le varie fedi rappresentate.
Dialogo costante con le componenti laiche del Consiglio: Accademici, politici, giornalisti, artisti, sportivi, rappresentanti della società civile ecc…
Organizzazione di eventi interreligiosi ed interculturali.
Compilazione di documenti e dichiarazioni pubbliche che servano da orientamento a cittadini, associazioni ed istituzioni, nella direzione della costruzione di una società migliore.
Articoli e pubblicazioni che esprimano gli intenti del Consiglio e promuovano la pace.
Collaborazioni con entità della società civile che servano scopi compatibili con gli scopi del Consiglio.

Il Consiglio Interreligioso per la Pace, opera in collaborazione con governi, istituzioni, entità educative, associazioni per fornire loro sostegno, solidarietà, impulso verso la costruzione di una società più giusta, amorevole e capace di formare soprattutto le nuove generazioni alla cultura della vera pace.
Il Consiglio Interreligioso per la Pace vuole essere un modello di convivenza pacifica, costruttiva ed amorevole con al centro l’Unico Dio: "Un'unica famiglia sotto un unico Dio", anche allo scopo di dare speranza e fornire una concreta alternativa ai modelli sociali deleteri che imperversano oggi nella nostra società, togliendo "anima" e speranza alla vita dell'uomo.
Il Consiglio Interreligioso per la Pace, come parte del Consiglio Mondiale per la Pace, mira a contribuire all’opera di collaborazione e sostegno all’ Organizzazione delle Nazioni Unite, nella quale, tramite la Federazione madre UPF, ha lo status di organo consultivo presso l’ECOSOC.

È una speranza nuova che nasce con grandi propositi, ma credo, come tanti, che il tempo della grande svolta sia arrivato. Dopo il crollo della grandi ideologie che hanno dominato il secolo scorso, proprio mentre sembrava che non ci fosse via di uscita, che non potesse esistere più una visione di una vita migliore e la gente fosse demotivata dal lottare per essa, i recenti fatti di Egitto, Algeria, Tunisia ed ora anche Iran, riaccendono la fiamma e ci fanno capire che il tempo della vera libertà e della realizzazione delle più grandi aspirazioni è arrivato. È un’onda che non potrà essere fermata, che raggiungerà tutte le nazioni, anche se con modalità estremamente diverse e che porterà alla nascita di una nuova cultura di pace: siamo “all’inizio della rivoluzione del Cuore”, come diverse volte il Rev. Moon ha definito questa vera e propria svolta epocale, che sta avvenendo sotto i nostri occhi ed alla quale vogliamo dare il nostro contributo amorevole, pacifico e responsabile.